giovedì 29 gennaio 2026

La Merla sulla brocca

Il 29, 30, e 31 gennaio, nella tradizione popolare, si raggiunge il culmine del freddo, un passaggio obbligato, un'ultima prova di resistenza, prima di intravedere il primo spiraglio di luce al giro di boa del mezzo inverno, il giorno della Candelora. È in questo clima sospeso, tra il rigore del freddo e l'impazienza del cambiamento, che si collocano i canti e le varianti locali legate alla leggenda dei Tre Giorni della Merla che mutano di paese in paese, ma che conservano lo stesso desiderio di attraversare l'inverno per arrivare, finalmente, alla soglia del risveglio.

La merla sulla brocca - I Tre Giorni della Merla

"... Ma essendo il canto della Merla stato affidato unicamente alla tradizione, questa, secondo il suo costume, doveva portare nella canzone stessa qualche variante cambiando paese. Gian Stefano Cremaschi, maestro benemerito del comune di Ospedaletto Lodigiano ed autore di alcuni opuscoletti in vernacolo, che potrebbero col tempo assumere un'importanza ben diversa da quella con cui sono oggidì considerali, si tolse l'incarico di fornirci altre informazioni da lui pazientemente assunte pel caso nostro a S. Colombano al Lambro e nel suo paese natale. Questi due paesi, nella parte opposta al territorio Laudense, conservano essi pure il costume dei tre giorni della Merla: la seguente viene cantata a S. Colombano:

Tratti de fora, Luzia
Olì, olà, olela, olà
Tratti de fora che in strada ghi e l'amante
Olì . . etc.
Che per ti more.
Olì ... etc.
La gh' ha '1 curtelin che sibia ben mulad (2)
Olì, olà ... etc.
La colombina bianca la sa ben vula
Olì, olà ... etc.
La sgula in su la brocca, la dundara
Olì, olà ... etc.
La sgula adrè la riva, la bevarà
Olì, olà ... etc.
La sgula in mezz al mar, la negarà.
Olì, ola ... etc.
I sparu le balestre da sta ai balcon
Oli, olà ... etc.
I han ferid lai bella in d'un galon.
Olì, olà ... etc,
O si 'ndarem in Francia a toeu un barbe,
Olì, olà ... etc.

(2) Ha il coltellino che sembra ben affilato."

Giovanni Agnelli

Luzia esce nella strada gelida, avvolta dal freddo pungente dei giorni più rigidi dell'inverno; le case sono addormentate e i tetti ghiacciati; il vento tagliente fischia tra i vicoli, e ogni passo è un piccolo atto di coraggio; incontra l'innamorato che ha con sé il coltellino affilato che brilla tra le sue dita e si fa simbolo del rischio che corre nell'essere uscita.
Nel cortile, la colombina bianca che riflette la merla della tradizione, si libra nell'aria, leggera e agile; Luzia la osserva mentre vola, si posa sulla brocca, se si sposterà verso la riva del fiume berrà, se continuerà verso il mare annegherà.
Dai balconi si odono i colpi delle balestre, l'inverno punge attraverso il suono, sembra voler punire chi osa muoversi fuori, ogni gesto della città è impregnato di pericolo.
La bella viene colpita in un lembo del suo vestito e si fà metafora della merla che viene ferita per la sua audacià che sfida il gelo e supera il confine della sicurezza.
Continua...

2 commenti:

  1. Qui da me, Milano, fa freddo ma ha fatto più freddo nelle scorse settimane ! Io non vedo l'ora che le temperature si alzino almeno di qualche grado. Dalle mie parti, oggi, c'è la tradizione di bruciare la Giobia, un pupazzo con le sembianze di vecchia , che rappresenta i mali dell'inverno Saluti.

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  2. Grazie Sciarada. Hai il talento di farci vedere le tradizioni del tempo che non abbiamo vissuto e ce le fai sentire sotto la pelle.

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