domenica 30 novembre 2025

Natale Express tra Novene e Domeniche d'Avvento

Natale Express - Calendariodell'Avvento 2025

«Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme, quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove si trovavano abitualmente. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.»

Atti 1,12-14

Il concetto di novena dal latino medievale novenus - che è in numero di nove, affonda le sue radici nelle Sacre Scritture; la pratica si ispira ai nove giorni che gli Apostoli e la Vergine Maria trascorsero insieme pregando nel Cenacolo tra l'Ascensione di Gesù e la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, è la novena cristiana per eccellenza, considerata la matrice di tutte le successive consuetudini devozionali di nove giorni. Da questo seme si sono sviluppate le novene intese sia come preparazione spirituale, riflessione e preghiera in vista delle grandi solennità, sia come pratiche dedicate ai santi, dove la ripetizione modulata delle orazioni diventa un percorso di intensità e memoria spirituale.
Ogni trenta novembre inizia la novena dedicata all'Immacolata Concezione, in onore di Maria, la "piena di grazia"; si conclude il giorno della sua festa unendo simbolicamente l'inizio del periodo di Avvento con la celebrazione della sua purezza; durante questi giorni la riflessione si concentra sulle virtù della Madonna e sul suo essere preservata dal peccato originale fin dal momento del suo concepimento, in previsione del suo ruolo di Madre di Dio. Si radica in modo stabile parallelamente alla crescente devozione verso questo mistero di fede e si intensifica notevolmente dopo la solenne proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione da parte di Papa Pio IX l'8 dicembre 1854, con la bolla papale Ineffabilis Deus.
Quest'anno la prima novena della stagione natalizia si intreccia con la Prima Domenica di Avvento e insieme offrono un lento incedere su due sentieri sacri che si snodano paralleli verso il Mistero.

Candela della Prima Domenica d'Avvento

Candele delle Domeniche d'Avvento

Nel diffusore spirali di scorze d'arancia

I link dei partecipanti al Calendario dell'Avvento 2025 come da tradizione verranno attivati dal giorno della pubblicazione in poi. A voi, che in questi dodici anni avete donato tempo e creatività per realizzarlo, dedico questo cammino di attesa. Con gratitudine,  auguro a tutti un lieto e meraviglioso Avvento!




Attesa Di Vita Eccelsa, Natale Trasmette Unione Spirituale



Gioco Ha Inaspettati Risvegli L'Allegro Natale Dell' Avvento







Babbo Arriva Benevolo, Brilla Oscurità Natale Annuncia Tra Allegria Letizia Entusiasmo



Krampus Ruggisce Ai Monelli, Punisce Usi Scorretti



Pace Riempie Emozioni Sincere, Eterna Presenza Emana



Puro Amore Celebra Eternità



Pasciami Amami: Chetamente Esisterò



Tavole Ornate Raccolgono Risate Ogni Natale Evviva



Caramele IOgni Casa Calendario Offre 



Cuccia Unisce Cuori Con Immensa Allegria



Stelle Accendono Notti Tra Auguri, Luce Unisce Cuori In Armonia



Al Tempo Migliore Offriamo Sentimenti Forti E Rispettosi, Attendendo Docilmente INatale. Aspettan o Taciti, Attimi Lietamente Emozionanti



Luminoso Unico Creatore Eterno



Natale Ogni Voce Esprime Nuovo Avvento



Note Armoniose Tessono Auguri Lieto Evento 





Splende Amore Nel Tempo Infinito





Innevata Notte Vieni Eco Racconta Natale Ora



Bianco Riveste Inverno Nell'Attesa



Risvegliano Emozioni Nella Notte Eterna






martedì 25 novembre 2025

Abbraccia tutti i cuori

Raggio di Sole
Abbraccia tutti i cuori
Luce che scalda

Sciarada Sciaranti

Auguri Raggio di Sole

Tanti auguri a te da me e Sorellina!

lunedì 17 novembre 2025

La leggenda nera della Vox in Rama

Nel 1914 lo storico spagnolo Julián Juderías coniò la locuzione Leyenda Negra per denunciare la tradizione storiografica e propagandistica messa in atto da Inghilterra e Paesi Bassi contro la Spagna imperiale; attraverso pamphlet, cronache e racconti esagerati, i rivali della Spagna avevano diffuso un'immagine monolitica di crudeltà e fanatismo, utile a screditarla politicamente e a giustificare la propria espansione coloniale. Con questa espressione Juderías definì un meccanismo per cui un fatto reale viene reinterpretato in chiave negativa, arricchito da elementi inesistenti e diffuso come mito, fino a diventare verità accettata dall'opinione pubblica. Una volta definito il concetto, la locuzione leggenda nera fu applicata anche ad altri contesti storici e iniziò a essere usata al di fuori della Spagna. Un esempio è la bolla Vox in Rama, che, come abbiamo già visto in La Giornata Nazionale del Gatto Nero, fu emanata da papa Gregorio IX nel giugno del 1233 per denunciare il propagarsi dell'eresia luciferiana in Germania. Nel testo viene descritto un rituale eretico in cui compare un gatto nero a cui gli adepti baciano le terga. La bolla non ordinava alcuno sterminio di gatti, ma nel XIX secolo, in un clima fortemente anticlericale, fu reinterpretata come prova che la Chiesa perseguitava i gatti neri.
Questa rilettura è stata diffusa attraverso testi divulgativi e manuali popolari, trasformandosi in una vera e propria leggenda nera del Medioevo.
Dal XX secolo con la nascita di internet, la storia si è consolidata come mito popolare, la convinzione che la Chiesa avesse ordinato lo sterminio dei gatti neri è diventata un falso storico ripetuto e amplificato, fino a entrare nell'immaginario collettivo accanto ad altre narrazioni di un Medioevo superstizioso e crudele.

Vediamo, ora, come il 27 luglio 2022 Alessandro Barbero smentisce la leggenda nera della Vox in Rama a Superquark?

Piero Angela: "Questa sera cominciamo con un affresco del '400* che rappresenta l'Ultima Cena, ma quello che a lei interessa di questo affresco è un dettaglio, quello che si trova sotto la tavola, o meglio qui sono raffigurati due animali, un cagnolino ma soprattutto un gatto. Perché le interessa proprio questo gatto? "

Ultima Cena - affresco 1481-1482 - Cosimo Rosselli e Biagio d'Antonio - Cappella Sistina - Vaticano

Ultima Cena
Affresco 1481- 1482 
Cosimo Rosselli e Biagio d'Antonio
Cappella Sistina - Vaticano

Alessandro Barbero: "Perché io stasera vorrei provare a smentire un falso storico, una fake news, come si dice adesso, che si sente ripetere ancora troppo spesso secondo cui nel Medioevo i gatti sarebbero stati perseguitati e sterminati in quanto associati con il demonio, ecco è incredibile, ma anche in quotidiani nazionali e perfino nelle pagine scientifiche, continuano a uscire ogni tanto degli articoli che papa Gregorio IX nel 1233 emanò una bolla, la Vox in Rama, in cui appunto ordinava il massacro dei gatti, ora, sarà vero, non sarà vero, ma basta controllare, i testi delle bolle papali ci sono tutti, e non c'è neanche bisogno di andare in biblioteca, ci sono su internet, uno va a rileggersi la Vox in Rama e scopre la verità.

Piero Angela: "Cosa dice la bolla?"

Alessandro Barbero: "La bolla dice, beh, è una testimonianza ovviamente delle ossessioni di quell'epoca, il clero del Medioevo era ossessionato dalle sette sataniche che compivano riti diabolici, e papa Gregorio è stato informato da un inquisitore tedesco, Corrado di Marburgo, che in Germania è comparsa una nuova setta che appunto compie un rito di questo tipo, loro si riuniscono tutti e appare un grosso gatto nero, grande come un cane, con la coda alzata, e tutti a turno lo baciano sotto la coda, ora, confessioni del genere chi sa come ha fatto a estorcere questa cosa, anche allora, non erano mica stupidi e lo sapevano benissimo che con la tortura puoi far dire di tutto, tant'è vero che l'inquisitore Corrado di Marburgo, fu accusato di abuso d'ufficio, poi qualcuno lo fece fuori, e la pratica venne chiusa, ma insomma, il punto è che il Papa condanna questa nuova setta satanica, ma non c'è niente sui gatti, non c'è il minimo ordine di sterminare i gatti.

Piero Angela: "Ma all'epoca come erano considerati i gatti?"

Alessandro Barbero: "Io direi che nel Medioevo i gatti erano considerati un po' come oggi li considera la gente in campagna, cioè come degli animali che vanno e vengono per casa, non proprio addomesticati del tutto, sono utili, prendono i topi, ogni tanto gli butti un boccone sotto la tavola, il gatto della nostra Ultima Cena è lì che si sta disputando con il cagnolino. E nella vita di Santa Caterina da Siena, si dice che quando lei era ragazzina, ancora in famiglia, e voleva fare penitenza, voleva digiunare, ma non voleva che la famiglia se ne accorgesse, perché il papà e la mamma non eran d'accordo, allora quando le mettevano i bocconi di carne nel piatto, lei di nascosto senza farsi vedere, li buttava sotto la tavola, ai gatti, e poi, certo, ogni tanto il gatto ti ruba la carne o il prosciutto e allora gli dai anche una pedata, questo succedeva, ma nessuno si è mai sognato di sterminarli, anzi noi sappiamo che i gatti erano particolarmente benvenuti nei monasteri, c'è una regola di monache inglese che dice: 'le monache non devono tenere animali, tranne i gatti', e Santa Chiara d'Assisi, l'amica di San Francesco, aveva, in convento, una gatta che per scherzo era stata promossa suora, la chiamavano suora gattuccia.
Ecco, io vorrei concludere notando che queste frottole sullo sterminio dei gatti, si trovano su internet proprio nei siti delle persone che amano i gatti, e a me colpisce che queste persone che voglion bene ai gatti, e poi hanno il piacere di inventare morbosamente queste storie di massacri, di stragi, di torture, ecco io vorrei esortarli a smettere, perché appunto i gatti del Medioevo, lo ripeto, qualche pedata magari la prendevano, ma nessuno ha mai pensato di sterminarli ..."

La leggenda nera sullo sterminio dei gatti neri, attribuito all'emanazione della Vox in Rama, è stata da tempo smascherata come falso storico. Eppure c'è chi continua ostinatamente a riproporla. Alessandro Barbero li esorta a smettere; io li invito a perseverare perché ogni volta che la diffondono non fanno altro che rivelare la misura di ciò che sono e la loro incapacità di distinguere tra falso mito strumentalizzato e realtà.

affresco del '400* Tra il 1481 e il 1482, Cosimo Rosselli, chiamato da Lorenzo de' Medici insieme ad altri maestri fiorentini tra cui Biagio d'Antonio, realizzò nella Cappella Sistina l'affresco dell'Ultima Cena, parte del grande ciclo voluto da papa Sisto IV per celebrare la continuità tra Antico e Nuovo Testamento. La scena mostra Cristo e gli apostoli seduti attorno a una lunga tavola imbandita, con Giuda isolato sul lato destro dello schermo; sullo sfondo si svolgono episodi della Passione come l'Orazione nell'orto, la Cattura e la Crocifissione. Rosselli arricchisce la composizione con dettagli realistici e quotidiani, che avvicinano il racconto evangelico alla sensibilità del pubblico del tempo. Tra questi spiccano due cani e un gatto, raffigurati sotto la tavola. In particolare, il gatto e uno dei cani si contendono un boccone di cibo, creando una piccola scena vivace e domestica che contrasta con la solennità del momento sacro.
Nel Rinascimento, e già nel Medioevo, i gatti erano presenti nei monasteri e nelle case come alleati contro i topi e quindi ben accettati dal clero. La loro raffigurazione in un contesto sacro come la Cappella Sistina dimostra che non erano considerati proscritti o perseguitati, ma parte della vita quotidiana. Rosselli li inserisce con naturalezza, segno che erano percepiti come animali familiari, non come simboli diabolici. 

Lieta Giornata Nazionale del Gatto Nero

Chi vuole guardare il video di Superquark sulla Vox in Rama clicchi su:

venerdì 14 novembre 2025

Figli della terra

Funghi nel bosco

"Il Fungo trae la sua etimologia da diversi fonti secondo l'opinione di molti. Imperocchè i Greci secondo ne attesta Giovanni Battista Porta Napoletano così lo denominarono dall'antico punpuntale della spada, poichè la maggior parte de' Funghi ad esso simiglia Poeti Greci, attesa la prestezza de medesimi nel germogliare, ed atteso che il seme era ad essi ignoto li chiamarono con vocabolo tale, che suona presso i Latini terra nata; imperocchè siccome ci attesta Cicerone in Epistolis solevanosi chiamare figlie della Terra tutte quelle cose, delle quali n'era il padre sconosciuto. I latini, secondo l'opinione di alcuni, e ch'è altresì la più comune dissero Fungus a funere; poichè mediante l'aver trangugiato il veleno de' Funghi, moltissimi, anco in tempo immaturo, giungono alla morte. Il Fungo secondo il Micheli, fu detto da Greci Mucus, e nel nostro Idioma Moccio, perchè sempre i Funghi abbondano di questo viscido umore, come dirassi da noi a suo luogo. Lo stesso Micheli dice, che Fungus deriva a Fugando, perchè come cibo non poche volte dubbioso, dee dalle persone saggie essere dalle proprie mense allontanato. Queste sono fra le tante, le opinioni, che inintorno alla etimologia de' Funghi mi sono sembrate le migliori a doversi qui inserire, siccome le più conformi al buon senso ..."

".. Quando poi cominciasse l'uso de' Funghi mangerecci, e chi ne fosse il primo mo a costumarlo, oltre il non esser così facil cosa il rinvenirlo non forma eziandio il più importante articolo della presente operetta ..."

Trattato de' funghi - 1782
 Girolamo Gavotti 

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Giorni liberi; 8

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

Indicatemi se volete più giorni

martedì 11 novembre 2025

L'Albero di San Martino

La letteratura spesso produce nessi leggendari che chiamano in causa miti e tradizioni popolari inesistenti, ma funzionali alla costruzione narrativa e simbolica; li nutre e li diffonde creando un immaginario collettivo che, pur privo di fondamento storico, viene percepito come autentico. In questo spazio sospeso tra invenzione e memoria, come abbiamo visto nella Notte di Guy Fawkes e la continuità immaginata, si colloca il romanzo di Thomas Hardy The Return of the Native del 1878.
In occasione della ricorrenza della Congiura delle Polveri, Hardy descrive i fuochi accesi sulla brughiera di Egdon Heath, attribuendo loro un'origine celtica e sassone che non trova riscontro nelle fonti storiche, conferisce al paesaggio un'aura arcaica e misteriosa, i fuochi diventano simbolo di continuità tra natura e destino, inscrivendo i personaggi in un ambiente che li sovrasta e li condiziona. Hardy intensifica così il senso di fatalità, trasformando la brughiera in un palinsesto di memorie immaginate. Come sottolinea Raymond Williams in The Country and the City del 1973, Egdon Heath è caricato di un senso mitico che sostituisce la storia documentata. L'assenza di un'origine celtica attestata da fonti scritte dirette, spiega inoltre perché questa falsa genealogia abbia potuto diffondersi liberamente, colmando il vuoto identitario lasciato dalla storia.

Il gigante Gargantua distrugge il castello del Gué de Vède con l'Albero di San Martino - Incisione Gustave Doré  -  Gargantua e Pantagruel Libro I - François Rabelais  1873 - Editore Garnier Frères

Il gigante Gargantua distrugge il castello del Gué de Vède con l'Albero di San Martino - Incisione Gustave Doré - Gargantua e Pantagruel Libro I - François Rabelais  1873 - Editore Garnier Frères

François Rabelais invece, nel primo libro del suo Gargantua e Pantagruele del 1532, racconta di un "Albero di San Martino", nato dal bordone* da pellegrino piantato dal santo, che Gargantua sradica per usarlo come lancia; questa leggenda non trova un riscontro nella tradizione agiografica reale, non esiste alcuna fonte che attribuisca a San Martino un bastone trasformato in albero, ma poichè si àncora a una realtà storica e viene costruita intorno a un santo realmente vissuto la cui vita è attestata da fonti scritte precise, a partire dalla Vita Martini di Sulpicio Severo alla fine del IV secolo, è riconoscibile più come invenzione letteraria e pertanto poiché non ha la necessità di riempire un vuoto, non si diffonde e rimane circoscritta, confinata al registro parodico e letterario che l'ha creata.

"... Allora Gargantua montò sulla sua grande giumenta, accompagnato come abbiamo detto poco prima. E incontrando sul suo cammino un grande albero, comunemente chiamato l’albero di San Martino, perché un tempo San Martino vi aveva piantato il suo bordone da pellegrino, che era cresciuto fino a tale altezza e grandezza, disse: “Ecco ciò che cercavo; quest’albero mi servirà da bordone e da lancia.” E subito lo sradicò facilmente, ne tolse i rami e lo sistemò a suo piacimento ..."

"... Allora egli percosse con il suo grande albero contro il castello e, a gran colpi, abbatté torri e fortezze e ridusse tutto in rovina, tanto che quelli che vi erano dentro furono tutti uccisi e fatti a pezzi ..."
Gargantua e Pantagruel
François Rabelais
Liberamente tradotto da Me Medesima

Interessante è la traduzione italiana di Gildo Passini che nel 1933 aggiunge un elemento assente nel testo francese, l'Albero di San Martino diventa un ontano, specie diffusa nelle zone umide e rurali della Francia e dell'Italia, tanto quanto diffuso è il culto di San Martino.

"... Montò dunque Gargantua sulla sua grande giumenta accompagnato come dianzi abbiamo detto. E incontrando per la strada un alto e grosso ontano, chiamato comunemente l’albero di San Martino perché si credeva cresciuto da un bordone piantatovi già da San Martino, disse: «Ecco ciò che mi occorre: quest’albero mi servirà di bordone e di lancia». E lo svelse facilmente da terra, ne sfrondò i rami e lo accomodò a suo piacere ..."

"... Allora egli percosse del suo grosso albero contro il castello e a gran colpi abbatté torri e fortezze e ridusse tutto in rovina, onde furono morti e messi a pezzi quelli che vi erano dentro ..."

Gargantua e Pantagruele
François Rabelais
Traduzione di Gildo Passini

La versione italiana si distacca dunque dalla matrice rabelaisiana, e attraverso l'introduzione di una definizione in più ci offre un gancio interpretativo, che, come è giusto che sia, rimane anch'esso ancorato al libro, un segno arboreo affascinante e suggestivo che diventa il punto di avvio di un filo conduttore simbolico, capace di legare natura, scrittura, tradizione e liturgia in un'unica continuità. Nell'alfabeto ogham, che gli studiosi come Damian McManus considerano un'invenzione tardo‑antica, probabilmente monastica cristiana, nata in Irlanda tra il IV e il V secolo d.C. con funzione didattica e mnemonica; la lettera F corrisponde alla parola Fearn - Ontano, e le glosse medievali - kennings, raccolte nell'Auraicept na n-Éces e studiate da George Calder, lo definiscono "albero del combattente", epiteto che trova un riflesso diretto in San Martino, combattente romano e poi miles Christi, simbolo di un passaggio dal guerriero terreno al guerriero spirituale, è anche "albero del sangue" o "colui che arrossisce", per il colore rossastro del suo legno e nella lettura analitica moderna richiama l'immagine della morte, del sacrificio e della rinascita, temi centrali della spiritualità cristiana.
L'11 novembre con la festa segna l'inizio della "Quaresima di San Martino", tempo di penitenza che prepara al Natale e introduce alla Pasqua caratterizzata dalla morte e la resurrezione di Cristo che trasformano il sangue versato in vita nuova.

bordone* = In latino burdo, burdonem indicava il mulo o il bardotto, animale da soma che porta il peso. Da questa immagine concreta nasce il senso figurato di sostegno, così come il mulo regge il carico, il bordone diventa il bastone robusto che sorregge il pellegrino lungo il cammino. In francese antico bourdon designava sia il bastone sia il calabrone, per il suo ronzio grave e continuo, da qui il significato musicale di "nota bassa persistente" che accompagna la melodia. In italiano, oltre al valore originario di bastone, il termine ha assunto anche quello musicale e figurato: "tenere bordone" significa infatti appoggiare o accompagnare qualcuno, proprio come il bastone o la nota grave sostengono ciò che li circonda.

11 novembre Festa di San Martino

11 novembre Lanterne di San Martino

11 novembre Lanterna Vegetale di San Martino

Lanterna di pomelo

11 novembre Bruciatore con spirali d'arancia per la Festa di San Martino

Bruciatore con spirali d'arancia per la Festa di San Martino

Lieta Festa di San Martino!

Ecco il link del reel sulla Festa di San Martino


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Giorni liberi; 15

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 6 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

Indicatemi se volete più giorni
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