L'Assunzione di Maria Santissima - Almanacco Italiano 1896
L'Assunzione di Maria SS.
Oggi Maria s'avvicina al trono di Dio. Si
incurvano i cieli per riceverla, s'insertano le
stelle per cingerle il capo, ed i Cherubini velano
la faccia colle ali di oro, abbagliati dai
torrenti di luce, che emanano dal volto dell'incoronata.
Veni, coronaberis, ecco l'inno,
che oggi s'innalza nelle celestiali sfere, ecco
la più grande apoteosi di Maria. — Festa
nella Metropolitana di Messina, a Benevento,
Ceva, Garresio, Lula e Mamojada (Nuoro) —
S. Arduino sac. Festa a Eimini.
Ricordi._____________________________________
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Effemeride storica. — 1843. La banda dogli
insorti romagnoli capitanata da Pasquale Muratori
sconfigge i carabinieri pontificii a Savigno
sulla Samoggia.
Un pensiero al giorno. — Ninna cosa fa
morir tanto contento quanto ricordarsi di
non aver mai offeso alcuno, anzi piuttosto
beneficato ognuno. (Machiavelli).
15 agosto Sabato
L'Assunzione di Maria Santissima - Almanacco Italiano 1896
Ragazze e ragazzi mettetevi comodi perché la storia è lunga, ma necessaria per rendere giustizia alla Festa della Vergine Assunta.
La storia che segue va inserita nel più ampio ambiente religioso del Vicino Oriente antico, dove acqua, fertilità e trasformazione costituiscono temi ricorrenti, le acque erano associate alla possibilità stessa della vita; divinità come Enki/Ea erano legate alle acque sotterranee e alla sapienza, mentre diverse creature ibride umano-animali esprimevano il confine tra il mondo umano e quello divino.
Atargatis è attestata come grande divinità della Siria settentrionale, il suo principale centro cultuale fu Hierapolis-Bambyce, dove era venerata insieme al dio maschile Hadad, il santuario era uno dei più importanti centri religiosi della regione e rimase celebre anche durante l'età ellenistica e romana. Il nome Ἀτάργατις/Atargatis appartiene al patrimonio linguistico semitico e la sua etimologia è tuttora discussa; è stato messo in rapporto con elementi divini comeʿAtar/Athtar, ma la ricerca non la ricostruisce in maniera univoca. Per comprendere come la figura della dea venga recepita nella tradizione greca, è utile partire da Δερκετώ/Derketo forma che incontriamo nelle fonti di un nome orientale, dal significato non immediatamente traducibile, che la tradizione antica finì per mettere in relazione con Atargatis, tanto che la ricerca moderna lo considera generalmente una delle forme attraverso cui la divinità siriaca venne conosciuta e interpretata nel mondo greco-romano, ma non diamo per scontato che le due forme fossero state sempre e ovunque perfettamente sovrapponibili, appartengono a tradizioni locali e letterarie diverse, successivamente confluite in un complesso religioso. Diodoro Siculo racconta che presso Ascalona, in Siria, si trovava un grande lago ricco di pesci e, sulle sue rive, un recinto sacro dedicato a una famosa dea chiamata dai Siri Derceto. La sua immagine era straordinaria, aveva volto di donna e il corpo a forma di pesce:
"... pressappoco per queste ragioni: i più dotti tra gli abitanti del paese raccontano che secondo il mito Afrodite, urtatasi con la dea appena citata, suscitò in lei una forte passione per un certo giovanetto, non brutto, che era tra i suoi devoti. Derceto, unitasi al Siro, generò una figlia, ma poi, piena di vergogna per la colpa commessa, fece sparire il giovanetto ed espose la bambinetta in una contrada deserta e rocciosa, mentre lei, per la vergogna ed il dolore, si buttò nel lago e fu trasformata, nel suo aspetto fisico, in pesce - e perciò i Siri ancor oggi si astengono da questo animale ed onorano i pesci come delle divinità -. Ma poiché intorno al luogo dove la neonata fu esposta nidificava un gran numero di colombe, da esse la bambina fu nutrita in modo straordinario e miracoloso, perché alcune colombe chiudevano in un abbraccio il corpo della neonata da ogni parte con le loro ali riscaldandolo, altre invece, dai poderi delle vicinanze, ogniqualvolta osservavano che i bovari e gli altri pastori erano assenti, le portavano del latte nel becco e la nutrivano !asciandoglielo stillare tra le labbra. Quando la bambinetta compì un anno ed ebbe bisogno di un alimento più solido, le colombe le fornivano cibo bastante raschiandolo via dai formaggi. Ma quando i pastori, al ritorno, notarono che ai bordi i formaggi erano sbocconcellati, si meravigliarono di quella stranezza; ora, spiando, ne compresero la causa e trovarono la fanciulla che si segnalava per la sua bellezza.
Dunque, portatala subito nel loro podere, la donarono all'incaricato degli armenti reali, di nome Simmas; e costui, che era senza figli, allevò la bambinetta come figlia sua, con ogni cura, e le mise nome Semiramide, il quale in lingua sira è derivato, con lieve modifica, da quello delle colombe, che da quei tempi tutti quanti gli abitanti della Siria hanno continuato ad onorare come dee. "
Biblioteca Storica - Libro II
Diodoro Siculo
Traduzione a cura di Giuseppe Cordiano e Marta Zorat
Il santuario di Hierapolis era uno dei più importanti della Siria, Luciano di Samosata lo descrive nel II secolo d.C. e ci restituisce un'immagine della dea molto diversa da quella pisciforme di Ascalona. La dea del grande santuario è una figura complessa, associata a numerosi attributi, è presentata come Hera, ma incorpora peculiarità riconducibili a numerose altre divinità greche; il suo trono è trainato da leoni, mentre quello della divinità maschile che le sta accanto è trainato da tori.
"... Un'immagine di Derceto io vidi in Fenicia, una strana vista: sino al mezzo è donna, dai fianchi sino ai pié finisce in una coda di pesce: ma quella che é nella città Sagra é tutta donna. Le pruove di questo racconto sono molto chiare per loro. Credono i pesci cosa sacra, e non mai gustano pesci: di tutti gli uccelli si cibano, della colomba no, perchè è sacra per essi. E questo stimano si faccia per cagione di Derceto e di Semiramide, ché Derceto ha figura di pesce, e Semiramide fini con trasmutarsi in colomba. Ma io, che il tempio sia opera di Semiramide, forse posso ammettere, ma che sia sacro a Derceto non me ne persuado: perchè anche fra gli Egizi ci ha alcuni che non mangiano pesci, e non per amor di Derceto..."
"... A sinistra del tempio sta la statua di Semiramide, che addita il tempio a destra, e vi sta per questa cagione. A tutti gli abitatori della Siria ella fece una legge, di adorar lei per iddia, e non curarsi degli altri dii, e noppur di Giunone: e quei così fecero. Ma dipoi come le vennero malattie e disgrazie e dolori, le passò quella pazzia, si riconobbe mortale, e comandò un'altra volta ai suoi soggetti di rivolgersi a Giunone. Però ella sta in quell'atteggiamento, additando a chi viene di adorare Giunone, e riconoscendo non sè per iddia, ma quella ..."
Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini
Il suo culto comprendeva l’acqua, la fertilità, la regalità, la generazione e la protezione; nel tempio; descritto da Luciano, situato accanto a un lago popolato da pesci sacri, alcuni dei quali erano enormi, ornati d’oro e di certo non erano considerati un alimento destinato a sfamare i fedeli; la più importante delle feste celebrate si teneva all’inizio della primavera ed era chiamata da alcuni "Pira" e da altri "Lampada".
"... Di tutte le feste che ho vedute, la maggiore è quella che si celebra al cominciar di primavera: alcuni la chiamano il falò, altri la pira ..."
Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini
Nel cortile si innalzavano grandi alberi a cui erano appesi animali, uccelli, vesti, oggetti d'oro e d'argento e, una volta completata la cerimonia, le immagini divine venivano portate intorno agli alberi e tutto era dato alle fiamme, una grande moltitudine di gente arrivava dalla Siria e dalle regioni circostanti e:
"... Molti Galli, e gli uomini che dissi addetti al culto sacro, celebrano le orgie, s'intaccano le braccia, si percuotono l'un l'altro il dorso, mentre parecchi altri suonano flauti, picchiano timpani, cantano sacre ed ispirate canzoni. Tutto questo fassi fuori del tempio, e queste persone non entrano nel tempio. In questi medesimi giorni si castrano e diventano Galli. Mentre quella moltitudine suonano e celebrano le orgie, parecchi sono presi da furore; e taluno che venne pure a vedere la festa infuriò anch'egli, e fece come gli altri. Ed ecco quel che fanno, il giovane che va in furore, gettate via le vesti, con grandi urli si fa piazza, e piglia un coltello. Ma io credo che per parecchi anni è disposto a questo. Pigliato adunque il coltello, subito tagliasi, e corre per la città, e porta in mano ciò. che ha tagliato. In quale casa lo getta, da quella riceve una veste femminile, e tutto l'ornamento da donna. E questo fanno nel castrarsi. I Galli che muoiono non hanno sepoltura come gli altri, ma quando muore un Gallo, i compagni lo pigliano su le spalle e lo portano nei sobborghi. Quivi depostolo col feretro in cui l'hanno portato, sopra vi gettano pietre: e fatto questo, se ne tornano; guardandosi per sette giorni di entrare in sagro, e se v'entrano prima, commettono empietà. E per questo ci hanno alcune leggi. Se uno di loro vede un morto, per quel giorno non entra in sagro: l'altro di, poi che s'è purificato, v'entra: i parenti del morto debbono stare trenta giorni, poi si radono il capo, ed entrano: prima di far questo, l'entrare è vietato ..."
Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini
La storia di Atargatis così comincia a viaggiare. Il culto dalla Siria, attraverso differenti forme di mobilità, comunità siriache, mercanti, schiavi, militari e sacerdoti, si espande, raggiunge l'Egitto, la Macedonia, diverse città greche e Delo, dove cittadini di Hierapolis fondarono un santuario nel 128–127 a.C.
La diffusione geografica del culto non comportò soltanto lo spostamento della dea da un luogo all'altro, nei nuovi contesti Atargatis venne reinterpretata attraverso le categorie religiose locali, a Delo è attestata come Hagne Aphrodite, un caso concreto di interpretatio che mostra come la sua identità potesse essere tradotta nel linguaggio religioso greco; in altri contesti la dea venne invece accostata ad altre divinità femminili attraverso le quali la dea siriaca venne progressivamente inserita nei diversi sistemi religiosi del Mediterraneo.
Diodoro racconta di Euno, uno schiavo originario di Apamea, in Siria, che sosteneva di ricevere dalla Dea Syria messaggi attraverso i sogni; prima della grande rivolta servile siciliana diceva che la dea gli aveva annunciato che sarebbe diventato re; quando la rivolta scoppiò, Euno assunse il nome di Antioco e divenne il capo dei ribelli.
La Dea Syria era dunque arrivata in Sicilia non come un'astrazione letteraria, ma attraverso uomini reali, e il suo culto poteva diventare perfino un elemento della rappresentazione politica di una comunità di schiavi di origine siriaca.
"... C 'era uno schiavo, appartenente ad Antigene di Enna, un Siro nato ad Apamea, uomo esperto nella magia e nel dare presagi. Costui proclamava di predire il futuro secondo ordini che gli dèi gli impartivano in sogno e, per il suo talento in questo genere di cose, riuscì ad ingannare molti. Procedendo oltre, non solo profetizzava dai sogni, ma pretendeva di vedere gli dèi anche da sveglio, e di udire da loro il futuro. Delle sue molte previsioni, per caso alcune avvennero davvero: e dal momento che a quelle che non si erano verificate nessuno faceva caso, e quelle che si avveravano ottenevano grande ammirazione, la sua fama ne veniva aumentata. Alla fine, durante uno stato d'estasi, con un trucco gettava dalla bocca fuoco e fiamme, ed era così che nel delirio vaticinava il futuro. In realtà aveva messo del fuoco e della legna per mantenerlo in una noce, o qualcosa di simile, forata da entrambe le parti: mettendola poi in bocca ne soffiava fuori ora fuoco ora scintille. Prima della rivolta costui diceva che gli era apparsa la Dea di Siria che gli diceva che sarebbe stato re: ed era solito dirlo non solo davanti agli altri, ma anche davanti al suo stesso padrone ..."
"... Di lì Rupilio, attraversata tutta la Sicilia con poche truppe scelte, la liberò da ogni brigantaggio in minor tempo di quanto si sperasse. Il re dei ribelli, Euno, aveva chiamato se stesso Antioco, e Siri la folla dei rivoltosi.
[exc. de Virt. et Vit. , pp. 302-303] Non c'era mai stata una rivolta di schiavi così grande come quella che scoppiò in Sicilia. Con essa molte città caddero in tremende sciagure, e innumerevoli uomini e donne con i loro figli sperimentarono le peggiori sventure, e tutta l'isola rischiò di cadere
in possesso di schiavi fuggitivi, che ponevano come indice della loro potenza I' enormità delle sofferenze dei liberi. A molti queste cose accaddero improvvisamente e senza che se lo aspettassero, ma a chi sapeva giudicare con senso pratico sembrò che ciò non accadesse senza motivo. A causa dell'enorme ricchezza di coloro che coltivavano quest'isola ricca, quasi tutti coloro che erano diventati ricchi per prima cosa si dedicarono al lusso, poi all'arroganza e all'insolenza. Da tutto questo derivò che crebbero di pari passo i maltrattamenti verso gli schiavi e l'avversione di questi verso i padroni, tanto che, al momento opportuno, ne nacque l'odio. Perciò, senza che ne venisse dato il comando, decine di migliaia di schiavi si riunirono per far fuori i loro padroni. E nello stesso periodo avvenne qualcosa
di simile anche in Asia, quando Aristonico reclamò il regno che non gli apparteneva e gli schiavi gli si unirono nella sua folle impresa, spinti dai maltrattamenti che ricevevano dai padroni, e gettarono molte città in gravi sciagure.
Biblioteca Storica - Libro XXXIV - XXXV
Diodoro Siculo
Traduzione a curadi Giorgio Bejor
Qualche secolo dopo, Apuleio ci offre un'altra immagine della diffusione occidentale del culto, nell'Asino d'oro Lucio incontra i sacerdoti della Dea Syria che percorrono le strade portando con sé l'immagine della divinità accompagnandola con cembali e nacchere.
"... A simili battute la gente rideva ch’era un piacere. Su di me, invece, la sfortuna maledetta tornava a puntare i suoi occhi ciechi, quella sfortuna che da un po’ di tempo mi tiravo dietro dovunque andassi e che, nonostante tutti i guai che mi aveva già fatto passare, non s’era ancora stancata di perseguitarmi.
Ecco che ora mi offriva un compratore fatto apposta per me, trovato proprio giusto per compensare le mie disgrazie. Pensate un po’: un finocchio, un vecchio finocchio, per di più calvo, tranne qualche riccioletto sbiadito e penzoloni attorno al capo, uno della feccia, di quelli che battono le strade e che vanno per piazze e paesi portando in processione la dea Siria e costringendola a chiedere l’elemosina al suono di cembali e nacchere. Ebbene, proprio a costui venne la voglia di comprarmi. «Di che paese è?» fece al banditore. E quello ad assicurarlo. «Della Cappadocia. È ancora forte abbastanza.» «E quanti anni ha?» E l’altro, spiritoso: «Un astrologo, facendogli l’oroscopo ha detto che aveva cinque anni.
Tu, però, chiedilo a lui, che deve sapere meglio di tutti il suo stato anagrafico. D’altro canto, per
quanto io sia prudente, so che avrò a che fare con la legge Cornelia se ti vendo come schiavo questo cittadino romano. Tu però che aspetti a comprarlo? È un servitore fedele e onesto e ti sarà di aiuto in casa e fuori.» Ma quell’odioso compratore non la smetteva di far domande e, alla fine, tutto preoccupato, chiese se fossi una bestia mansueta ..."
L'Asido d'oro
Apuleio
Traduzione a cura di Marina Cavalli
Ed è importante per capire che la data della celebrazione della festa di Atargatis era mobile e veniva definita dall'arrivo dei ministri della dea che con le loro pratiche religiose percorrendo chilometri e chilometri si spostavano da una comunità all'altra. La ricerca moderna collega infatti il culto di Atargatis alla presenza dei suoi Galli e dei suoi sacerdoti itineranti in diverse regioni dell'Impero romano.
A questo punto qualcuno si sarà già chiesto: "perché Sciarada sta parlando di Atargatis proprio oggi, 15 agosto?"
Da un po', online, circola l'affermazione dogmatica e senza fonte secondo cui il 15 agosto sarebbe stato originariamente consacrato ad Atargatis, la celebrazione cristiana dell'Assunzione di Maria sarebbe stata istituita in questa data per sostituire la festa della dea siriana e, dulcis in fundo, nel suo culto si troverebbe l'origine della moltiplicazione dei pani e dei pesci evangelica.
In realtà la tesi, molto meno devastante di come viene presentata, fu proposta da Uberto Pestalozza nel 1909; leggendo il Martirologio siriaco, risalente al 411 d.C., osservò che al 15 agosto compare la formula Obitus matris Dei pro vitibus - Il transito della Madre di Dio per le vigne, da lui interpretata come indizio della presenza, in quella stessa data, di un'antica celebrazione agraria. Sulla base di tale elemento, e sulla scia delle interpretazioni già formulate da Frazer, Pestalozza ipotizzò che all'origine della ricorrenza vi fosse la festa di Atargatis, ma non fa cenno alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Gabriele Maria Roschini nella sua opera La Madre de Dios según la Fe y la Teología del 1955 evidenzia che Pestalozza inferisce la festa, ma non la dimostra attraverso le fonti disponibili che non forniscono alcuna prova che Atargatis fosse celebrata il 15 agosto.
Quando un'ipotesi storiografica, già contestata, viene presentata come un fatto acquisito, non siamo più di fronte a una semplice ricostruzione storica, nel racconto evangelico i pesci costituiscono un alimento destinato alla folla e la loro moltiplicazione rientra nel miracolo della nutrizione, confonderli con i pesci sacri del culto della Dea Syria è pretestuoso, la semplice compresenza del motivo del pesce non costruisce una derivazione storica tra le due narrazioni, tanto meno attribuisce ad Atargatis un episodio che le fonti relative al suo culto non attestano. Studiare eventuali continuità, trasformazioni o sovrapposizioni tra tradizioni religiose è un oggetto legittimo della storia delle religioni, ma vi è una precisa scelta interpretativa nel trasformare una relazione ipotetica controversa e non documentata in una presunta prova di appropriazione cristiana di una precedente festa pagana e l'uso selettivo delle fonti assume un'evidente funzione provocatoria nei confronti del cristianesimo che conduce a divulgare l'odio religioso.
Sarebbe ora interessante passare ai fantomatici tre giorni deì Nemoralia romani che dal 13 agosto giungono giusto giusto al 15 agosto, ma questa è un'altra storia.
Lieta Festa di mezza estate con l'Assunzione della Vergine Maria!
La vostra vicinanza la sento, grazie!
Per chi è interessato:


Min-ghia che spiegazione Sciarada magistrale, merita tutto il tempo che ci vuole per leggerlo. Quando diciamo che solo tu puoi è perché solo tu puoi. Buona festa dell'Assunta. Segugio
RispondiEliminaFeriae augusti andate, Diana Nemorense andata, Atargatis andata, avanti la prossima Signore e Signori, il posto è libero. Mitica Sciarada grazie e buona festa a te!
RispondiEliminaSciarà, ma co' 'ste interpretazioni a testa di... mó ce piazzano Atargatis al 25 marzo?😂 Nooo!🤣 Madonnina aiutace! Buona Assunta! Segugio
RispondiEliminaNell'antichità filosofi e scuole diverse si sono interrogati sulle medesime questioni, l'origine del cosmo, l'anima, la morte, il destino dell'uomo, il bene, e il divino, arrivando a formulare anche idee simili, ma non per questo diciamo che ogni filosofo abbia copiato dal precedente. Ogni pensatore elaborava quelle questioni attraverso il proprio linguaggio, il proprio sistema di pensiero, mantenendo caratteristiche proprie. Lo stesso criterio dovrebbe valere anche nello studio delle religioni, una somiglianza, un simbolo o un tema comune possono essere interessanti da confrontare, ma non costituiscono automaticamente una prova di derivazione. Per affermare che una tradizione deriva da un'altra servono fonti, cronologia, trasmissione documentabile e argomenti storici. Complimenti.
RispondiEliminaAdoroooooooo, buona festa! Segugia
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