Il nostro Natale Express con la sua tredicesima tappa, entra oggi nella tradizione della Festa di Santa Lucia.
La cuccìa porta con sé il tempo della sua preparazione che si distende nell'attesa iniziata alla sua Vigilia con l'acqua che ammolla il grano, il fuoco lento che lo cuoce e il riposo della rivelazione devozionale che lo arricchissce per il consumo nel giorno della festa.
Il piatto della tradizione siciliana e del Sud Italia, è legato soprattutto alla festa di Santa Lucia e al voto di astensione dai farinacei come pane e pasta prodotti dal grano macinato. E in questo spazio sospeso si inserisce nell'archetipo mediterraneo del grano bollito come alimento rituale, una costellazione simbolica universale che attraversa culture, religioni e lingue.
Nel corso del tempo alcuni studiosi e divulgatori hanno cercato la sua origine in una miscela di semi rituale, chiamata πανσπερμία/panspermia - tutti i semi, attribuita ai riti agrari di Demetra e alle Pyanepsia ateniesi. Ma quando si passa dal terreno della suggestione a quello dell'analisi storica, antropologica e filologica, con l'assenza di trasmissioni documentate, o di tracce linguistiche coerenti, l'ipotesi di una continuità diretta tra il piatto dedicato a Santa Lucià e i rituali precristiani risulta insostenibile.
La cuccìa che in origine prevedeva solo il grano e non una mescolanza di cereali, non può essere identificata con una panspermia né per struttura materiale, né per finalità rituale. In essa convivono la memoria di un miracolo, la ritualità domestica, la ripetizione annuale del gesto comunitario e un arco temporale di oltre quindici secoli che la separa dalle celebrazioni pagane.
Nei riti legati a Demetra troviamo termini quali, μᾶζα/máza - impasti di farina, πέλανος/pelanos - torte offerte; nei riti legati alla Pyanepsia, che etimologicamente deriva da πύανος - fava e per estensione legume, più ἕψω - cuocere, il termine usato è invece σπέρματα/spérmata - semi e rimanda a un insieme composito il cui nucleo centrale è costituito da legumi destinati a un rito civico ateniese, lontano geograficamente e culturalmente dalla Sicilia medievale e moderna. Dal punto di vista filologico la terminologia usata in questi contesti pagani non ha nessun punto di contatto e nessuna assonanza con la parola cuccìa per la quale il lessicografo Joseph Vinci nel Settecento propose un'origine greca a partire da κόκκος - seme, mentre Pasqualino, seguendo una linea più immediata, suggerì la derivazione da cocciu - granello. Entrambe le ipotesi risultano ingenue o insufficienti perché la prima è troppo generica e la seconda priva di fondamento storico.
Corrado Avolio nel XIX secolo riconobbe la piena plausibilità della derivazione dal tardo bizantino kokkía, ossia "i chicchi di grano", spesso impiegati in preparazioni cerimoniali. Questa intuizione, accolta e approfondita da Gioeni, trova riscontro sia nella fonetica sia nella semantica della voce siciliana.
Vincenzo Dorsa, indagando le tradizioni delle comunità arbëreshë, confermò la presenza nelle parlate balcaniche medievali di forme affini a kokkía per indicare grani cotti destinati a ricorrenze religiose mentre l'ipotesi araba avanzata da Michele Amari da kesc, una preparazione a base di latte cagliato mescolato con farina venne esclusa dagli arabisti Da Aleppo e Calvaruso, per evidente incompatibilità linguistica e gastronomica.
La filiera linguistica dunque, dal greco classico kókkos - seme al diminuitivo Kοκκίον/Kokkíon - semino, si dirige verso la nascita del termine medievale bizantino kokkía che in un'evoluzione fonetica adotta una specificazione semantica, e dal significato generico di "seme" conduce a un uso rituale culturale, riconoscibile nel suo valore simbolico di chicco di grano bollito, destinato a un contesto devozionale in cui rientra la Kόλλυβα/Kólliva dei cristiani bizantini, originariamente κόλλυβος/kóllybos - piccola moneta, che nel plurale in un'ulteriore innovazione fonetica e semantica per similitudine definisce i "chicchi di grano bolliti" che caratterizzano il rito della mnemósyna - messa per il suffragio dei morti, e suggeriscono, attraverso la dominazione bizantina, il nesso culturale con la cuccìà che in un atto di devozione e memoria nei centri come Girgenti, Palazzo Adriano e Santa Caterina, è preparata per la celebrazione della Commemorazione dei Defunti del 2 novembre.
Lieta Festa di Santa Lucia!


Sei stupefacente. Buona festa di santa Lucia. Segugio
RispondiEliminaGrazie, troppo buono.
EliminaLieta Terza Settimana d'Avvento a te!
Sono affascinata, ogni giorno di più, dai tuoi post culturali accurati in tutti i dettagli. Buona festa di Santa Lucia Sciarada! Segugia
RispondiEliminaGrazieee Segugia!
EliminaLieta Terza Settimana d'Avvento a te!
Quante cose che non conoscevo !!! buona festa di Santa Lucia, cara Sciarada !!
RispondiEliminaNon smettiamo mai di imparare Mirty.
EliminaLieta Terza Settimana d'Avvento a te!
Ogni cosa lega, consegue e riporta l'antico al moderno. Basta sapere e poterlo fare come sa e può Sciarada. Rincuorano le tradizioni che arrivano di lontano, è come un'eredità che ci hanno lasciato gli antenati.
RispondiEliminaBrava!
Buona festa.
Esatto! Il legame ereditario con chi ci ha preceduto è prezioso e non va dimenticato.
EliminaGrazie infinite Splendida Sari, ti abbraccio!
Perdonami Sciarada, non ho compreso una cosa. Il grano bollito, utilizzato per fare la pastiera, è tradizionalmente associato al periodo della Pasqua. Non è la stessa cosa, giusto? Comunque, grazie. L'etimologia della parola è molto importante e, se si sbaglia, è bene conoscere la verità.
RispondiEliminaScusa, sono Pia. Non so perché risulto anonimo. Perdonami.
EliminaSì Deliziosa Pia, non sono la stessa cosa a livello simbolico, entrambe le tradizioni cristiane usano il grano bollito; il suo ruolo è centrale, ma con significati diversi.
EliminaNella pastiera che si prepara per Pasqua rappresenta la rinascita e nella cuccìa è legato al rito devozione per Santa Lucia e alla memoria del suo miracolo.
Ti avevo riconosciuta :-)
EliminaAbbraccio e lieta Terza Settimana d'Avvento a te!
Grazie Sciarada, ora comprendo meglio. Bacio.
EliminaAncora notizie interessanti e tante curiosita svelate,parlo per me eterna ignorante.Grazie Sciarada.Sono appassionata principalmente delle etimologie delle parole che usiamo e spesso scopro qualche curiosità o norizia interessante.Un buon cammino ancora,insieme.
RispondiEliminaLe etimologie hanno il sapore del profondo significato che chi ci ha preceduto voleva mettere nelle parole, non vanno perse perché ci raccontano la nostra storia.
EliminaChicchina nel post precedente trovi l'etimologia della purvìa, abbraccio e lieta Terza Settimana d'Avvento a te!
Grazie!
Eheheh!!!! Navighiamo su navi cariche di grano e cristianità!!!!!!!!
RispondiEliminaEh sì!
EliminaAzz.... che chicca etimologica!
RispondiEliminaEh sì!
Elimina