giovedì 6 agosto 2026

6 agosto - Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896


Trasfigurazione di N. S. G. C.

Alcuni interpreti della Santa Scrittura vogliono, che Gesù siasi recato sul monte Ermon (m. 3000) e non gia sul Tabor, che è un piccolo colle, presso Nazaret, in Galilea, assieme con Pietro, Giacomo e Giovanni. Colà il volto di Gesù divenne come sole, e le sue vesti candide come la neve. Allora apparvero Mosè ed Elia, e parlarono con lui. I tre Apostoli caddero a terra, ma Gesù disse loro: Sorgete e non temete.

Ricordi. _________________________________

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Effemeride storica. – 1819. Trattato di pace
Fra il Piemonte e l’Austria. – 1839. Leonetto
Cipriani è nominato governatore della Romagna.

I proverbi del Giovedì. – Quando Dio serra una finestra, apre una porta. – Tutto il male non vien per nuocere.

6 agosto Giovedì
Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896

L'Almanacco Italiano del 1896, nel ricordare la Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, ci offre lo spunto per riflettere e per ampliare il discorso sul rapporto fra ciò che una fonte contiene e ciò che le epoche successive vi leggono. I Vangeli siano essi canonici o apocrifi non indicano il nome del monte su cui avviene la Trasfigurazione di Gesù, fin dai primi secoli la tradizione cristiana lo identifica con il Monte Tabor ubicato in Galilea; la scelta non nasce da una dimostrazione geografica, ma dalla memoria liturgica della Chiesa e dalla progressiva sacralizzazione di quel luogo, divenuto meta di pellegrinaggi e sede di edifici di culto.
Il monte, nella simbologia biblica, è spesso il luogo dell'incontro tra Dio e l'uomo, Mosè sale sul Sinai, Elia incontra Dio sull'Oreb, Gesù si trasfigura davanti ai discepoli e identificare il luogo con il Tabor significava quindi inserire l'episodio dentro un codice spirituale riconoscibile dalla comunità cristiana.
Tra XVIII e XIX secolo, con lo sviluppo degli studi biblici, l'esegesi storico-critica muta la prospsttiva della lettura del racconto evangelico, Gesù si trova poco prima nella regione di Cesarea di Filippo alle pendici del Monte Ermon e poiché non è descritto un ritorno verso la Galilea prima della Trasfigurazione, l'Ermon appare ad alcuni interpreti una collocazione geograficamente più plausibile.
I Padri della Chiesa lavoravano all'interno di una tradizione di cui erano parte, la loro interpretazione nasceva dentro la comunità che leggeva e trasmetteva le Sacre Scritture, il loro intento principale non era ricostruire con i criteri moderni la cronologia degli eventi o l'identità storica dei personaggi e dei luoghi, ma comprendere il significato spirituale della narrazione, così come succede nell'omelia XXXIII di Gregorio Magno in cui, come abbiamo già visto, Maria Maddalena è identificata con la peccatrice anonima del Vangelo di Luca e con Maria di Betania, tre figure oggi distinte, ma che in quella lettura antica rispondevano insieme a una domanda teologica sulla trasformazione dell'uomo attraverso la grazia; la peccatrice che incontra Cristo diventa testimone della Risurrezione, un'immagine pastorale e spirituale per una comunità che rifletteva sul peccato, sul perdono e sulla conversione. 
Queste interpretazioni non costituiscono un dogma della fede, sono letture autorevoli, nate all'interno di una determinata cultura e di un preciso metodo esegetico senza cambiare il nucleo del racconto che letto rimane nella sua versione originale.
Quando l'interpretazione si fa reiterpretazione che non restituisce il significato originario di un'opera per trasferirla dentro un nuovo sistema di valori, ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e la recente versione cinematografica dell'Odissea di Christopher Nolan, accolta con grande favore da parte della critica e del pubblico e considerata da molti un'opera di grande rilievo artistico, rappresenta un esempio significativo di questo processo; la μῆτις/mêtis, intelligenza astuta che permette ad Odisseo di affrontare un mondo governato dall'incertezza, la sua ὕβρις/hybris, tracotanza che cede all'argolio, e il κλέος/kleos, gloria destinata a sopravvivere attraverso il racconto delle imprese compiute, vengono marginalizzate per lasciare spazio al senso di colpa che trasporta l'eroe nella contemporaneità. 
Se la nuova versione dovesse consolidarsi nel tempo, sovrapponendosi all'originale potremmo trovarci nella situazione paradossale di dover spiegare ancora una volta, come già accade, che il cristianesimo, a cui la memoria collettiva, generalmente, associa il senso di colpa, non ha rubato niente a Nessuno.

Lieta Trasfigurazione!

4 commenti:

  1. Leggere la conclusioe e scoppiare a ridere è stato un tutt'uno, grandeeee! Buona Trasfigurazione. Segugia

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  2. La Trasfigurazione rimane uno degli episodi più profondi del Vangelo, al di là della discussione sul luogo geografico, il principio dell'evento è la manifestazione della gloria di Cristo davanti ai discepoli. Il monte, come giustamente detto, è il simbolo dell'incontro tra Dio e l'uomo, dove la storia si apre al mistero. Che Dio vi benedica

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  3. Il valore di questa riflessione sta nel mostrare come un testo non viva mai isolato, ma dentro una storia di ricezione. La critica storica cerca di ricostruire gli eventi, mentre la tradizione interpreta il significato che quegli eventi hanno assunto per una comunità. Sono due piani diversi, che non necessariamente entrano in conflitto. In Cristo un caro saluto

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  4. La tradizione non è un ostacolo alla conoscenza, ma una parte della storia della conoscenza. Studiare un testo significa anche studiare coloro che lo hanno letto, amato e trasmesso. Senza questa consapevolezza rischiamo di uniformare la critica alla cancellazione e la reinterpretazione alla comprensione. Con gratitudine e nella luce della fede.

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