giovedì 2 aprile 2020

Fior di grespino

Si è fatto strada tra i rami aggrovigliati di un gelsomino del Madagascar e dopo la pioggia si è schiuso ai raggi del sole.

Fior di grespino tra i rami attorcigliati di un gelsomino del Madagascar

Fior di grespino

venerdì 20 marzo 2020

Primavera come in un quadro

La primavera si può osservare dalla finestra e chi non capisce ancora il perché provi ad ascoltare Laura

Ragazza alla finestra - 1955  Balthus

Ragazza alla finestra
1955
Balthasar Kłossowski de Rola in arte Balthus



Aggiornamento 24 marzo 2020


La poesia che ho pubblicato in questo post mi è stata spedita in un messaggio sul cellulare con un'attribuzione che ho riportato e che si è rivelata falsa. Ora, avrei potuto risolvere l'errore semplicemente correggendo il nome dell'autrice, ma non è più possibile perché lei stessa è stata coinvolta a giusta ragione in un plagio, per cui.... via la poesia, rimane invece il video di Laura linkato sotto il suo nome. 
Grazie Sari per avermi avvertita.

Per ulteriori informazioni

domenica 8 marzo 2020

Arricchisci te stessa

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La notte tra il dieci e l'undici gennaio 2017 il capoverdiano Edson Tavares aspetta sotto casa la sua ex fidanzata Gessica Notaro, vuole punirla perché lui non riesce ad accettare la fine della loro relazione e mantiene la minaccia di " farla star male senza toccarla con un dito ", l'aggredisce gettandole in faccia dell'acido:

" Il dolore si faceva sempre più violento e mi sono appoggiata sulla porta che ha ancora il segno dell’acido che avevo sul viso. Poi sono andata in giardino, mentre mia madre cercava le chiavi della macchina e lì mi sono messa in ginocchio a pregare. Pregavo che Dio mi togliesse pure la bellezza che mi aveva regalato, ma che non si prendesse la vista, quella no. Era la mia paura più grande perché da un occhio non vedevo più nulla e dall’altro sentivo l’acido entrare e lentamente vedevo meno luce e più ombre; io credo, ho sempre creduto in Dio e ho pregato con tutta me stessa ".

Gessica Notaro
Intervista a Panorama


L'idea iniziale del carnefice è quella di colpire la sua preda il 27 gennaio giorno in cui compie gli anni, ma poi Edson fa una scelta ancora più crudele e agisce nel sesto anniversario del suicidio del fratello della vittima.
Edson viene condannato a dieci anni di reclusione e a un risarcimento di 230 mila euro con espulsione dall'Italia a fine pena mentre Gessica non si lascia vincere dall'incubo che sta vivendo, reagisce:

" Non sono io che mi devo vergognare, ma chi mi ha fatto questa cosa "

Gessica Notaro
Ospite alla finale di Miss Italia
2017

Ramo di mimosa

e dopo un anno difficile di interventi chirurgici diventa un'icona della lotta alla violenza contro le donne. Lei sostiene che Edson:

" A livello materiale mi ha tolto qualcosa a livello spirituale mi ha arricchito "

Gessica Notaro
Ospite a Carta bianca
16 gennaio 2018

Ma in realtà è stata arricchita dalla sua determinazione e dal suo coraggio.

" Mi sono domandata se l'innominabile mi stesse guardando dal carcere ... Il messaggio deve arrivare anche a lui: che il male non va da nessuna parte, alla fine vince sempre il bene "

Gessica Notaro
Ballando con le stelle
17 marzo 2018

" Semplicemente vorrei dire allo specchio qualcosa che dovrebbero dirsi forse tutte le donne, tutte le donne d'Italia, tutte le donne del mondo, veramente quello di svegliarsi la mattina e imparare a dirsi ti voglio bene perché è importante e a ricordarsi ogni giorno veramente quanto la vita sia preziosa e quanto non ne vada sprecata nemmeno un istante, quindi circondarsi delle persone che meritano la nostra presenza e... soprattutto circondarsi di persone che ci lascino qualcosa che possa arricchire le nostre vite, nella maniera più assoluta. "

Gessica Notaro
Ospite a Sabato Italiano
31 marzo 2018

mercoledì 26 febbraio 2020

Del mangiar di grasso e del mangiar di magro

Se entrassimo nell'acquaforte di Valerio Spada risalente al 1653/1654, in un cammino che inizia dal basso, potremmo incontrare le maschere del Carnevale che satolle dal mangiar di grasso tra scherzi e divertimenti, giunte al Mercoledì delle Ceneri, lasciano il passo alla Quaresima del mangiar di magro, e inoltrandoci su i suoi quaranta gradini, tra giorni di rinunce e penitenze intervallati da bianche piattaforme che corrispondono alle domeniche, porgendo lo sguardo a sinistra e in alto ci inseriremmo nelle scene di vita di Firenze e della campagna circostante mentre volgendoci a destra potremmo osservare alcune scene della vita di Gesù Cristo. 

Carnevale, Quaresima e scene della vita di Cristo

La Quaresima
1653 - 1654
Valerio Spada

" Volendo la graziosa amorosa, e pietosa bennata, onorata, costumata et onesta madonna Quaresima sapere, vedere e provedere, scacciare, privare, annullare, fornire e bandire tante usanze, danze e ciance, tanti sonari, ballari e cantari, tanti errori, furori e romori, tante panzane, quintane e baccane, et in somma tanti disordini posti, proposti, composti dal pettardo, leccardo, infingardo Carnovale. Ordina, comanda, prohibisce aderisce, e sminuisce a ogni, e qualunque persona di che arte, parte, carte tanto terriero, come forestiero, così rotto, come intiero, sia chi esser si voglia, sia obligato sforzato e tirato a l'entrata onorata e garbata di sua magnificenza, eccellenza, potenza, che sarà Mercoledì mattina a bonissima ora riceverla con quell'onore, amore, fervore, gravità, maestà, dignità, che a sua signoria molto secchissima si conviene, et a furore populi si debba a suon di squille, d'anguille, d'arenghe, di sarenghe ranocchi e finocchi, di sardelle, frittelle de spinaci e pavaracci, acquadelle, tenchelle marinate e misaldate, cannelle, grancelle, cappe, sgombri, sfogli, passare, scardue, lucci, tenche, guovi sardoni lasche, testuggine, lumache, ostrighe, granci, uva secca, uva passa, pasta, castagne, noci, pomi, mandorle, fichi, ceci, cicerchia, fava, fagioli, lente, porri, agli, cipolle, insalata, lupini, scalogne, ravanelli, et in somma con ogni sorta di legumi, salumi e frittumi scacciare e percuotere il lupo sfondrato e prodigo di Carnovale per le spese, offese e contese che egli ha fatto in questo paese, e che debbia star fuori un anno, ò più ò meno secondo che piacerà a sua signoria molto distrutta, atteso che inviolabilmente vuole che si osservi.
Di più ordina è vuole che siano banditi tutti gli ontumi, carnumi e grassumi come sono porci, buoi, manzi, vitelli, castrati, agnelli, capretti, pecore, capre e becchi (eccetto i domestici), lepri, cinghiali, spinosi, caprioli, pavoni, galli, galline, capponi, anitre, oche, papari, fagiani, pernici, e quaglie (eccetto le lombarde), tordi, tortore, ortolani, beccafichi, franguelli, starne, storni, lodole, rondoni, passere, colombi, piccioni, gazze, merli e folighe, fanelli, cucchi e lardi e lonze, destrutti, persutti, salami, salcicce, cervellati, mortadelle, inducoli, teste, grugni, milze cervelli, e cervellati, trippe, coratelle, coste, cotiche, et panzette, etc.
Ancora si bandiscono l'uova, botirro, formaggio, ricotta, torte, sfogliate, zeladine, brofadelli, polpette, soffritti, tomaselle, brasuole, pottaggi alla francese, tortelli, frittate, ballotte, ravioli, parpadelle, et ogni sorte di brodetti grassi, e si comprende tanto quello che tiene, quanto quello che scortica ... "

Sbandimento di Carnevale
Libro di Carnevale dei secoli XV e XVI
raccolto da Luigi Manzoni


Buon Mercoledì delle Ceneri e buona Quaresima!

Per ulteriori informazioni

lunedì 27 gennaio 2020

Montagne azzurre

" Quanto distano quelle montagne velate d’azzurro? Quanto è ampia la pianura che si estende sotto la radiosa luce primaverile? È un giorno di marcia, per chi può camminare libero. Un’ora a cavallo, di buon trotto. Per noi sono più lontane, lontanissime, è una distanza infinita. Quei monti non appartengono a questo mondo, al nostro mondo. Perché fra noi e quei monti c’è il filo spinato.
Il desiderio ardente, il battito feroce dei nostri cuori, il sangue che affluisce alla testa, è tutto inutile. Fra noi e la pianura, del resto, c’è il reticolato. Due serie di filo elettrificato, sopra le quali sono poste piccole lampade di un rosso pallido, per indicare che la morte è in agguato su tutti noi, imprigionati in questo rettangolo delimitato da un doppio reticolato e un alto muro bianco. Sempre quella stessa immagine, sempre quella stessa sensazione. Stiamo davanti alle finestre dei nostri blocchi e aneliamo a quella distesa lontana e tentatrice, e il petto ansima per l’ansia e per il senso di impotenza.
Fra me e lei ci sono dieci metri. Mi sporgo fuori dalla finestra, quando provo desiderio per la libertà lontana. Friedel non può fare nemmeno quello, è prigioniera di grado superiore. Io posso ancora muovermi liberamente nel Lager. Lei non può fare nemmeno quello. Abito nel Block a 9, un normale blocco per infermi. Friedel nel 10. Anche nel suo ci sono persone malate, ma non come nel mio. Chi è ricoverato da noi si è ammalato a causa di crudeltà, fame ed eccessivo lavoro. Cause ancora naturali, che portano a malattie naturali, definibili con una diagnosi. Il 10 è il Blocco degli esperimenti. Ci vivono donne che sono state violate da sadici che si autodefiniscono professori, in modi in cui nessuna donna è mai stata violata prima, in ciò che di più prezioso possiedono: la loro essenza di donna, la capacità di diventare madre. Anche una ragazza costretta a subire la feroce lussuria di un bruto soffre, tuttavia l’atto a cui viene sottoposta contro la sua volontà ha origine dalla vita, da una pulsione vivente. Nel Block 10 non sono mossi da un accesso di passione, ma da un delirio politico, un interesse economico.
Siamo consapevoli di tutto ciò, quando guardiamo questa pianura della Polonia meridionale, desiderando di correre sui prati e sui terreni paludosi che ci separano da quei monti Beschidi bluastri all’orizzonte. Ma sappiamo anche altro. Sappiamo che ci attende un’unica fine, un’unica liberazione da questo inferno di filo spinato: la morte ... "

Ultima fermata Auschwitz
Eliazar de Wind
detto Eddy
Traduzione
Dafna Fiano


P.S. 
Sono senza P.C. - appena possibile in questo stesso post racconterò qualcosa in più su Eddy e Friedel

lunedì 6 gennaio 2020

Il vento dell'Epifania

Vi auguro una felice Epifania!

L'Adorazione dei Magi 1585 - Simone De Wobreck - Museo del Castello Ursino Catania

L'Adorazione dei Magi 
1585 
Simone De Wobreck 
Museo del Castello Ursino - Catania

Era pieno inverno. 
Soffiava il vento della steppa. 
E aveva freddo il neonato nella grotta 
Sul pendio della collina.
L'alito del bue lo riscaldava. 
Animali domestici 
stavano nella grotta, 
sulla culla vagava un tiepido vapore.
Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio 
e i grani di miglio, 
dalle rupi guardavano 
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.
Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero 
e recinti e pietre tombali 
e stanghe di carri confitte nella neve, 
e sul cimitero il cielo tutto stellato.
E lì accanto, mai vista sino allora, 
più modesta d'un lucignolo 
alla finestrella d'un capanno, 
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.
Per quella stessa via, per le stesse contrade 
degli angeli andavano, mescolati alla folla. 
L'incorporeità li rendeva invisibili, 
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.
Una folla di popolo si accalcava presso la rupe. 
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri. 
E a loro: "Chi siete? " domandò Maria. 
"Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due". 
"Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia".
Nella foschia di cenere, che precede il mattino, 
battevano i piedi mulattieri e allevatori. 
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo; 
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata 
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.
Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava, 
come granelli di cenere, le ultime stelle. 
E della innumerevole folla solo i Magi 
Maria lasciò entrare nell'apertura rocciosa.
Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia, 
come un raggio di luna dentro un albero cavo. 
Invece di calde pelli di pecora, 
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.
I Magi, nell'ombra, in quel buio di stalla 
Sussurravano, trovando a stento le parole. 
A un tratto qualcuno, nell'oscurità, 
con una mano scostò un poco a sinistra 
dalla mangiatoia uno dei tre Magi; 
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita, 
alla Vergine guardava la stella di Natale.

La stella di Natale - Il dottor Živago
Boris Leonidovič Pasternak

mercoledì 1 gennaio 2020

Ciò che è

Le culture arcaiche attraverso la tradizione ci insegnano che per ogni nuovo inizio è necessario un ritorno al caos primigenio affinché l'ordine costituito si smantelli per dar vita a una nuova forma rigenerata ed ecco che il veliero di Anima Mundi anche quest'anno intraprende il suo viaggio nel tempo, raggiunge il 1957 e tra le pagine di un libro trova il portale d'accesso allo "Spazio beante" che da ciò che ancora non è genera... ciò che è 


Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l'ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l'uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all'infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell'anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell'alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell'anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.

Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come un liquido topazio.

Giorno dell'anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

Ode al primo giorno dell'anno - Terzo libro delle odi - 1957
Pablo Neruda
Traduzione Alessandra Mazzucco

Auguri per un felice 2020

 Tantissimi auguri a tutti voi!

Per ulteriori informazioni:

mercoledì 25 dicembre 2019

L'ora del Natale

" ... nel dormiveglia, si immaginava di essere di nuovo in quella chiesa la vigilia di Natale, nella folla della messa di mezzanotte. I ceri brillavano sugli altari. Si cantava l'inno gioioso Adeste fideles. La vigilia di Natale con la pioggia che filtrava dalle porte, e poi a casa, con l'alberello che sfolgorava nell'angolo e la fiamma a gas accesa nel camino. Com'erano belle quelle minuscole fiammelle azzurre. Com'era bello l'albero, con le luci che rappresentavano la Luce del Mondo, e gli ornamenti che ricordavano i doni dei Magi, e i rami odorosi di verde che annunciavano la promessa dell'estate già nel cuore del freddo invernale. Ricordava una processione della messa di mezzanotte, con le bambine della prima classe vestite da angioletti che sfilavano nella navata principale. Sentiva l'odore dei rami verdi di Natale che si mescolava al profumo dolce dei fiori e della cera ardente. Le bambine cantavano in onore di Gesù Bambino ... "

L'ora delle streghe 
Anne Rice
Traduzione Roberta Rambelli


Sacra Famiglia con Zaccaria, Elisabetta,Giovanni Battista e gli angeli 1536 - 1537 circa Lorenzo Lotto

Sacra Famiglia con Zaccaria, Elisabetta,Giovanni Battista e gli angeli
1536 - 1537 circa
Lorenzo Lotto 
Museo del Louvre


Il nostro calendario si conclude oggi sul blog del Folletto del Vento - Viaggio nel Vento.
Ho la sensazione di aver iniziato ieri e invece sono passati ben 25 giorni, grazie a chi ha fatto vivere questo cammino e grazie a chi ci ha seguiti con affetto.

Buon Natale a tutti!

domenica 22 dicembre 2019

Il dì più corto e la notte più lunga

Dalle 5.19 di questa mattina siamo entrati ufficialmente nella stagione invernale, il dì più corto dell'anno è passato e ora arriva la notte più lunga.

Buon solstizio d'inverno!

Paesaggio invernale

" ... il solstizio d’inverno, un periodo dell’anno in cui i bambini e gli dèi si incontrano, in cui i bambini possono parlare con gli dèi e gli dèi sono tenuti ad ascoltare, un periodo dell’anno in cui si celebra la parentela tra le divinità e l’infanzia ... "

Inverno
Ali Smith
Traduzione Federica Aceto

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