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martedì 18 giugno 2024

Addolcisce la molle malva

" ... alcune piante pare che si trasformino, e altre per opera, a della coltivazione si cambiano e allontanano dalla loro natura, come la malva fatta crescere alta o divenuta arborescente, il che avviene non già in lungo tempo, ma in sei o sette mesi, e per lunghezza e grossezza diventa come un'asta, onde può servire anche da bastone; e in proporzione cresce poi anche di più con maggior tempo ... "

La storia delle piante
Teofrasto
Traduzione Filippo Ferri Mancini

Malva Sylvestris

Teofrasto ci spiega che quando la malva assume un aspetto arborescente anche con i suoi steli così come con quelli del verbasco si possono costruire dei bastoni. 
I fiori di questa affascinante erba officinale che hanno la caratteristica di seguire il cammino del sole fanno di lei una pianta eliotropica; al tempo degli antichi romani e degli egizi era apprezzata in cucina:

" ... io mi nutro di olive, di cicoria e di malve facili a digerire. 
Ofiglio di Latona, concedimi di godere quello che mi son procacciato, 
in buona salute, e soprattutto, ti prego, con la mente sana, e di vivere una
vecchiezza non incresciosa, né priva del conforto della lira .. "

Odi - XXXI
Quinto Orazio Flacco
A cura di Tito Colamarino e Domenico Bounione

" ... non discenderebbe più saporita nel ventre mio la gallina faraona o il francolino
ionico, che L'oliva còlta dai rami stracarichi della pianta, o L'erba del romice
amante dei prati, e le malve, che fanno bene allo stomaco aggravato, o
L'agnella uccisa nelle feste Terminali, o il capretto strappato dalla bocca del lupo .. "

Epodi - II
Quinto Orazio Flacco
A cura di Tito Colamarino e Domenico Bounione

" ... La tavola a forma di sigma ammette sette commensali: siamo sei; possiamo aggiungere Lupo. La fattoressa mi ha portato delle malve buone per scaricare il ventre e vari prodotti dell’orto. Tra essi troverai la lattuga sessile, il porro tagliato, la menta che provoca i rutti e l’erba afrodisiaca5; fette di uova sode faranno da contorno a sgombri avvolti in foglie di ruta; ... "

Epigrammi - Libro IX - XLVIII
Marziale
A cura di Giuseppe Norcio

 mentre apprendiamo da Giamblico che Pitagora: 

 " ... prescriveva l'astensione dalla malva, essendo questa la prima messaggera e annunciatrice della simpatia tra le cose celesti e le terrene ... " e in quanto tale rappresentava un ostacolo per la liberazione dal saṃsāra ciclo di vita, morte e rinascita.

Vita Pitagorica
Giamblico
A cura di Luciano Montoneri

Ippocrate ne consigliava l'uso per le proprietà emollienti e lassative e per Plinio era una sorta di panacea:

" La malva, sia coltivata che selvatica, è fatta segno di grandi elogi. Di ciascuna specie si distinguono due qualità in base alla grandezza delle foglie. Delle specie coltivate i Greci chiamano malope quella di maggiori dimensioni, e l'altra ritengono sia detta malache per il suo effetto emolliente sull'intestino. Invece, di quelle selvatiche, la qualità a foglia grande e radici bianche si chiama altea (plistolochia per alcuni, a causa delle sue eccellenti virtù medicamentose). Le diverse specie di malva rendono più grassi tutti i terreni in cui vengono piantate. Sono efficaci contro tutte le punture da aculei, soprattutto quelle di scorpioni, di vespe e insetti consimili, e quelle del toporagno. Anzi, evita di essere punto chi si sia preventivamente asperso con malva tritata di qualunque tipo insieme con olio, oppure chi la tenga su di sé. Gli scorpioni coperti con una foglia di mal va restano inerti. Questa pianta agisce anche contro l'avvelenamento da psimizio. Applicata cruda con schiuma di nitroz fa uscire qualunque aculeo; invece bollita con la propria radice dà una pozione che annulla il veleno della lepre marina, a patto che, come certuni affermano, si provochi il vomito. Della malva sono riportate anche altre sorprendenti proprietà, ma la più rilevante è quella di preservare da ogni malattia chi beva ogni giorno mezzo ciato di succo di malva, selvatica o coltivata che sia. Quest'erba guarisce, se fatta macerare nell'orina, le ulcere sierose della testa; se unita a miele, la fungosi e le piaghe della bocca; la radice, bollita a lungo, è un rimedio contro la desquamazione della testa e i denti malfermi. La radice della malva a stelo unico si usa per punzecchiare tutt'intorno un dente che duole, finché non cessa di far male. Sempre questa pianta guarisce le scrofole e la parotite e, con l'aggiunta di saliva umana, i pani, senza provocare ferite. I semi, presi in pozione con vino nero, liberano dalla pituita e dalla nausea. La radice, portata come amuleto avvolta in lana scura, è utile in caso di affezioni alle mammelle, mentre bollita nel latte e ingerita come una minestra guarisce dalla tosse in cinque giorni. Sestio Nigra dice che la malva, sia selvatica che coltivata, è dannosa per lo stomaco; secondo Olimpiade di Tebe provoca l'aborto, qualora sia unita a grasso d'oca; alcuni ritengono che una manciata di foglie di malva prese in olio e vino provochi il flusso mestruale. Ad ogni modo risulta che le partorienti sgravano più rapidamente se sotto di loro si pongono delle foglie di malva, le quali immediatamente dopo il parto devono essere tolte per evitare che venga espulso anche l'utero. Alle partorienti si fa bere anche, a digiuno, del succo ottenuto facendo bollire in vino un'emina di malva. Addirittura, a chi soffre di gonorrea si lega come amuleto al braccio una certa quantità di semi di malva; questa è a tal punto venerea» che secondo Senocrate i semi della specie con un solo gambo usati per curare i disturbi femminili aumentano all'infinito il desiderio sessuale, e lo stesso effetto hanno tre radici legate vicino al sesso. Inoltre lo stesso autore afferma che contro il tenesmo e la dissenteria sono utilissimi clisteri di mal va, così come contro i disturbi dell'ano, per i quali quest'erba è adatta anche in fomento. Con la malva si cura anche l'atrabile, somministrando tre ciati di succo tiepido, mentre quattro ciati è la dose per i malati di mente; agli epilettici si dà il succo di un'emina di malva bollita: questo preparato si usa anche, tiepido, per fare impacchi in caso di calcoli, di flatulenze, di coliche, oppure di opistotono. Le foglie bollite in olio si applicano sulle parti del corpo interessate da fuoco sacro o da ustioni; crude e unite a pane curano le infiammazioni delle ferite. Il decotto di malva fa bene ai tendini, alla vescica, e in caso di dolori lancinanti all'intestino. Sia come alimento, sia in infuso, la malva distende l'utero. Il decotto rende più agevole il passaggio dell'olio nell'intestino. "

Storia Naturale - Libro XX
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

Malva Sylvestris

Malva sylvestris dal greco μάλᾰ χη/malá khe, analogo a μᾰ λάσσω/ma lásso dalla radice μάλ/mal che sta per rammollire, rendere molle, addolcire, mitigare, placare, in relazione alla sua azione emolliente, e dal latino silva - selva pari a silvestre.
A ciò si aggiunge una tradizione medievale suggestiva che lega la malva a male va cioè a scaccia il male con le sue proprietà officinali; ritenute all'epoca antiafrodisiache; nel Capitulare de villis vel curtis imperii di Carlo Magno era descritta tra le erbe che dovevano essere coltivate nei giardini e in Bretagna dai suoi filamenti si ricavava un filato con cui veniva tessuta la tela di rensa. La radice fungeva da spazzolino e accuratamente pulita la si faceva masticare ai bambini durante la dentizione. Alberto Magno, nel suo Secreta mulierum e virorum, scriveva " Fac eam mingere super quandam herbam quae vulgo dicitur malva de mane; si sit sicca, tunc est corrupta" ovvero il rito infallibile per comprovare la verginità di una donna era quello di farla urinare sulla malva che si seccava deponeva a sfavore della malcapitata. Per la dottrina delle segnature il fusto peloso la rendeva consona alla ricrescita dei capelli anche se nel Rinascimento era appellata come omnimorbia - rimedio per tutti i mali.

" Sono due spetie di Malva, una domestica, e l'altra saluatica. La domestica è più convenevole per mangiarsela ne i cibi, che non è la salvatica , come ch'ella sia inutile allo stomaco. Lenisce il corpo, ma molto più lo fanno i suoi fusti . E utile la malva alle interiora, e alla vescica. Le sue foglie crude masticate con un poco di sale, e fattone impiastro con mele guariscono le fistole lagrimali: ma nel saldare la cicatrice s'usano poscia senza sale. Giovano così applicate medesimamente alle punture delle api, e delle vespe; e però chi s'unge con la malva pesta cruda insieme con olio, non può esser punto da loro. Fattone impiastro con orina humana mondifica la farfarella, e l'ulcere del capo, che menano, Le frondi della malva lesse peste, e applicate con olio medicano alle cotture del fuoco, e al fuoco sacro, Sedendosi nella sua decottione mollifica le durezze de i luoghi secreti delle donne: e facendone cristeri giova à i rodimenti delle budella, del sedere, e della madrice. Giova la decottion della malva fatta insieme con le sue radici bevendola à tutti i veleni mortiferi: ma bisogna che coloro, che la beono, continuamente la vomitano. Vale medesimamente à morsi de i ragni, che chiamano phalangi, e provoca il latte. Il seme bevuto nel vino insieme con quello del loto salvatico mitiga i dolori della vescica.

E la Malva una delle più volgari, e più conosciute herbe, che si ritrovino tra le piante, nondimeno gl'antichi usarono di seminarla ne gli horti, percioche a loro era ella ordinariamente in uso ne i cibi. Ritrovarsene di più spetie: imperoche quella, che cresce in albero, non è altro, che Malva commune tirata con artificiosa coltura, come recita Theophrasto al V. cap. del I. libro dell'historia delle piante, così dicendo. Sono alcune piante, che per il coltivare diventano diverse, e s'allontanano dalla natura loro, come è quella Malva, che cresce in alto, e si trasforma in albero, il che veramente non si fa con lungo tempo, ma in sei, over sette mesi, di modo ch'ella può così crescere alla lunghezza, e grossezza d'una hasta, il perché comodamente s'usano i suoi fusti per bastoni: quantunque in più lungo tempo assai più cresca. Questo tutto della Malva arborea scrisse Theophrasto. Appresso di Plinio al III. cap. del XIX. libro oltre alla Malva, che in Arabia cresce in albero in sette mesi, e fansene bastoni, si legge d'un altra Malva arborea, che nasce in Mauritania appresso Lixo castello, dove si dice essere stati gli horti delle Hesperidi d'altezza di venti piedi, e di grossezza di più dell'abbracciare d'un uomo, e di questa medesima grandezza dice ritrovarsi parimente del canape. Di Malva arborea vidi già io in su la riva del Benaco nella villa di Grignano alcune piante bellissime e grandi, fatte per arte in un chiostro di Frati di san Francesco. E similmente spetie di Malva quell, che essendo hoggi fatta volgare à tutti gli horti d'Italia, cresce alta com'un arboscello, con fusto grande, tondo simile à un bastone, et con foglie ben larghe, rare, e all'intorno dentate, quantunque quelle, che sono su per il gambone, sieno più piccole, e del tutto simili alla malva volgare: produce i fiori in cima, e su per il gambo, grandi simili alle rose, ma più folte di foglie, Enne di diversi colori, peroche alcune nel porporeo acceso nereggiano, altre sono bianche, e altre incarnate, di modo che così nella forma, come nel colore imitano le rose; durano questi fiori assai più lungo tempo delle rose, ma sono inutili e senza veruno odore. Produce la radice lunga vencida, e arrendevole, come quella dell'althea. Questa adunque non è cosa che prohibisca, che non si possi chiamare malva maggiore, quantunque sieno alcuni che la chiamano matita arborea, ma errano, imperoche come fa testimonio Galeno al VII. cap. del X. libro delle facultà de semplici I.... non è altro che l'althea, quantunque mi scrivesse gl'anni passati l'Eccellentissimo medico M. Giovangiordano, che la malva arborea nasceva copiosa ne i lidi del mare di Genova, ma non però ho possuto fin hora ottenerla da lui. La terza malva poi da me prima non più veduta, mi fu mandata dal diligentissimo semplicista M. Francesco Calzolari Veronese spetiale alla campana doro, di cui è qui la figura. La radice della malva commune secca, e macerata un giorno nell’acqua, e involtata in una carta bagnata, e cotta sotto la cenere calda, e di nuovo riseccata, leva via fregandosene la ruggine, e il gesso de i denti. La decottione della malva gargarizata, toglie la ruvidezza delle fauci, e del gorgozzule. Le foglie cotte ne i cibi rischiarano la voce rauca, e aggiuntovi olio, sale, è boturo fresco, muovono il corpo. Le foglie trite con foglie di salice, s impiastrano utilmente sopra tutte l'infiammagioni, e spetialmente à quelle delle ferite e trite con porri, e cipolle sopra i morsi de i serpenti velenosi, il succhio distillato caldo nell' orecchie, ne leva via ogni dolore, la decottione della malva, e delle radici, cotte fin che diventi mucilaginosa si da con manifesto giovamento à bere alle donne, che stentano à partorire, e il medesimo fa meza libra del succhio loro, bevuto caldo; il seme trito, e bevuto con vino vermiglio, vale, alla nausea dello stomaco. Cotti i germini della malva, e mangiati con olio, sale, e aceto à modo dì sparagi nel principio del mangiare, muovono commodamente il corpo. Dassi il succhi della malva utilmente à bere ài melancholici al peso di sei oncie, e otto se ne danno quando impazziscano. In somma la malva è utile à molte, e molte cose, e però chiamata da gl’antichi medicina di tutti i mali. Scrisse della malva Galeno al VII, delle facultà de semplici con queste parole. La Malva salvatica ha virtù di digerire alquanto, e mollificare leggiermente ma la domestica quanto più ella ha in se dell'humità acquea, tanto è piu debile. Il suo seme tanto è più valoroso, quanto è più secco. Di questa medesima spetie è quella che chiamano anadendromalache ( cioè malva arborea ) ma più valorosa di tutte l' altre in digerire, chiamasi anchora althea. Et al secondo delle facultà de i cibi: La Malva ( diceva pur egli) non solamente si ritrova domestica, ma anchora salvatica, come dicemmo della lattuca, ma è però differenza tra queste spetie, percioche sempre le piante salvatiche sono più secche, e le domestiche più humide. La domestica adunque ha in sé del viscoso, e del che non si ritrova punto nella lattuca. Oltre à ciò non si ritrova nella Malva virtù infrigidativa manifesta: Il che senza mangiarla si può conoscere, facendone impiastro sopra le calde infiammagioni, come sono l'erisipelle, hor con malva, e hor con lattuca, come si costuma, cio è pestandone le foglie tenere così diligentemente, che sieno nel toccarle ben liscie, e ben peste. Così adunque conoscerai, che la lattuca manifestamente infrigidisce, e la malva così poco, che altro non si può giudicare, se non ch'ella contenga in se una tepida caldezza. Mangiata la Malva cotta velocemente scende à basso: ma non però tanto per esser humida, quanto per esser ella viscosa, e massimamente quando ella si condisce abondantemente con olio, e sale. Chiamano i Greci la Malva, Malaxe; i Latini, Malva: gli Arabi, Chubeze, e Chabazi: li Tedeschi, Papel: gli Spagnuoli, Malvas: i francesi, Malve. "

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Malva, maleva, marba, marmaruzza marmetta, mariva, marva, mavva, melba, meloha, miloghia, moloj, nalba, narbighedda, palmuccia, parmuzza, riondela rondella; malva comun in spagnolo; cheeseflower, common mallow, high-mallow, e wood mallow in inglese, wilde malve in tedesco, grande mauve e mauve sauvage, in francese; originaria dell'Europa appartiene alla famiglia delle Malvacee e può raggiungere il metro di altezza, il fusto eretto o prostrato è pubescente, le foglie sono palminervi con 5 - 7 lobi a margine irregolarmente seghettato, i fiori rosa a cinque petali con striature che virano verso il viola si sviluppano alle ascelle delle foglie, seccati all'ombra rilasciano un colorante ceruleo che tende al rosso se unito agli acidi e al verde se unito agli alcali.
Contiene flavonoidi: antociani; mucillagini, pectina, sali minerali: calcio, magnesio, potassio; tannini, vitamina A, B1, C, E.
Ha proprietà antibatteriche, antinfiammatorie, bechiche, depurative, emollienti, espettoranti, lassative, lenitive e nel dizionario universale economico rustico del 1797 è descritta così:

" Malva , lat. Malva, fr. Mauve. Si osservano in questa pianta 2. calic . L’estrinseco è formato di due in tre foglie e il calice interiore il quale è d’un solo pezzo a 5. divisioni, ha 5. petali eguali terminati in basso da una unghietta che li attacca al di sotto attorno ad un centro comune di modo che sembrano una foglia fola partita in 5. fino dalla base. Nel centro del fiore sonovi una ventina di stamine le quali riunite nella base formano una come colonna. Il frutto e una capsula rotonda, piatta, divisa in molte logge ognuna delle quali contiene una semenza. Molte sono le specie di malva nostrali ed esotiche numerate dai botanici, specialmente nell’Enciclopedia metodica. Havvi la cinese, la selvaggia con foglie rotonde comune nelle nostre campagne; questa si sdraja per terra. I fiori sono poco considerevoli perché o sono tutti bianchi o appena leggerissimamente lavati di un rossigno. La malva silvestre maggiore che nasce spontanea. Questa innalza i suoi rami. Tutta la pianta è ispida di peli. Si trova di frequente ne’ luoghi incolti e spezialmente ne’ cimiteri. Questa è la malva usata nella medicina. La malva crespa. Questa coltivasi nei giardini ed è annuale; manda questa un tronco diritto alto 4, o 5. piedi. Le sue foglie sono assai riccie. Questa pianta non ha bisogno di coltura. Quando ella si avvicini ad un muro che la sostenti non cerca altro, getta le sue sementi e si moltiplica prodigiosamente. Le malve o malvoni che si coltivano nei giardini a distinzione delle altre sono dette rosee per la somiglianza che hanno colle rose. Si distinguono dal P. Arena in rosa doppia di color rosso oscuro, rosa doppia col disco incarnato e il mantello solferino , arborea scempia bianca. Sono uno de’ più belli ornamenti tra i fiori estivi se le piante siero disposte con ordine incorno ai viali e adornano coll’alca struttura dello stelo, colla grandezza e moltitudine de’ fiori e mistura de' più fini colori. Vi si è aggiunta l’arborea scempia apportata dal Weinmanno, se pur ella sia diversa dalla malva arborea cinese la quale noi riporteremo fra le rose. Riescono vegete piantate in terra grassa e ben adacquata. Si seminano nell’autunno e poi si trapiantano prima che la pianta sia molto cresciuta. Quando è maturo il seme troncasi lo stelo senza disturbarne la radice, la quale dura e torna a dar fiori per 3. o 4. anni, ma devesi ogni anno levarle intorno la terra sfruttata e ricambiarla con nuova e sostanziosa. Si mangiano i teneri getti della malva conditi come gli asparagi o con olio ed aceto o col butiro. La specie cinese è la migliore d’ogn’altra a questo effetto. Il cibo è sanissimo e non so comprendere come non si metta in uso nelle nostre parti. Gli usi delle malve nostrali in medicina per emollienti sono troppo noti e i fiori particolarmente si adoprano anche secchi per farne brodi. Si la maggiore che la minore comunissime s’adoprano ugualmente in guisa che possono supplire l’una all’altra. La pianta ha un sapore scipito, mucillagginosa, acquoso, alquanto viscido. Essa è emolliente, lenitiva, rilassante e una delle 4. primarie erbe emollienti. 1 fiori calmano la sete, favoriscono l’espettorazione, nutriscono leggerissimamente, rendono il corso delle urine più facile, diminuiscono la loro acrimonia e mantengono il ventre sciolto. In clisteri essi sono indicati Della ritenzione delle materie fecali, nelle coliche cagionate da materie acri, nel tenesmo c nella dissenteria. Le foglie in forma di cataplasma rilasciano la porzione degli integumenti sui quali si applicano e calmano il dolore, il calore e la durezza dei tumori flegmonosi. La radice viene raccomandata nelle specie di malattia nelle quali sono indicaci i fiori. Questi freschi si adoprano da una mezza dramma fino a mezz’oncia in infusione in 6. once d’acqua; i fiori secchi da 8. erari fino a 2. dramme in 5. once d’acqua; le foglie fresche macinate in sufficiente quantità d’acqua finca consistenza polposa per un cataplasma; la radice secca da 2. dramme fino a mezz’oncia in decozione in 8. once d’acqua. Generalmente tutte le malve, le altee e le lavatene hanno le stesse proprietà e non differiscono fra di loro che in ragione d’alquanto più o meno di mucillaggine. Le pastiglie di malva sono in gran fama per le indisposizioni della gola. Una monaca di Salins in Franca contea essendosi figurata che alcuni piedi di malva alti da circa 3. piedi e mezzo che essa aveva veduti nel giardino del suo monastero si potessero macerare a guisa che si fa della canapa, ebbe voglia di farne la prova. Fatto sta che quegli steli macerati, battuti e pettinati le diedero una stoppa più morbida della canapa e più forte del lino, e che i fili che ne fece di diverse specie furono tutti trovati di ottima qualità dopo di essere stati imbiancati. Essendo la malva una pianta vivacissima la quale produce ogni anno nuovi rampolli, e non esigendo dall’ altra parte la sua cultura né il concime, né quella diligenza che richiede la cultura delia canapa, pare perciò che non sarebbe mal fatto di coltivarla più generalmente per poi servirsene al detto uso. Il sig. ab. Cavanilles ha fatto simili esperienze sulla malva crespa, su quella di Lima e sulla sida delle quali parleremo all’articolo Piante e che possono sostituirsi alta canape, e a Sida. Teofrasto e Columella scrivono che la malva gira col sole come si disse del girasole.

Dizionario universale economico rustico

Malva Sylvestris

La malva è uno dei componenti della tisana dei sette fiori per i disturbi da raffreddamento, bronchiali e polmonari:
Aggiungete 10 grammi di fiori secchi di altea, di malva, di papavero, di primula, di verbasco, di viola mammola e di tossilaggine in 1 litro d'acqua bollente, lasciate in infusione per 5 minuti, filtrate, addolcite con il miele e dai 5 ai 20 giorni bevete 3-4 tazze al giorno.
Anche lessata o saltata in padella, condita con sale e olio, nelle frittate, nelle insalate le foglie più tenere, nelle minestre e nelle zuppe ha il suo perché.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta l’amore e la comprensione materna e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

sabato 12 giugno 2021

Il trionfo dell'alloro

" ... Scesi in breve al lido,
Sopra un’altura non discosta un’ampia
Grotta vedemmo, che guardava il mare,
Ombreggiata da lauri, e sotto ai lauri
Capre, agnelle e montoni accovacciati ...

Odissea Libro IX
Omero
Traduzione Paolo Maspero

Alloro

Δάφνη - Dáphne è il nome del lauro in greco che nell'immediato rimanda al mito di Dafne e Apollo:
Apollo, figlio di Latona e di Giove, gemello di Artemide e dio delle arti, della medicina e del sole, orgoglioso di aver ucciso il serpente Pitone, nel vedere il dio dell'amore Cupido che piega il suo arco per tendere la corda, lo provoca dicendogli che può accontentarsi di infiammare la fiaccola dell'amore mentre lui è impegnato ad assestare colpi mortali, degni di ogni onore e gloria, alle fiere e ai nemici. Cupido estrae due frecce dalla sua faretra, con la prima che ha la punta aguzza, è d'oro e suscita l'amore, colpisce il vanesio Apollo e con la seconda che è spuntata, di piombo e respinge l'amore, colpisce Dafne ninfa dei corsi d'acqua, figlia del fiume Peneo e della Madre Terra Gea*, amata anche da Leucippo* che viene ucciso dalle ninfe quando scoprono che per avvicinarsi a Dafne si è unito a loro travestito da donna. Apollo in preda al suo desiderio lussurioso insegue Dafne nel bosco, lei fugge ma allo stremo delle forze vedendosi raggiunta invoca l'aiuto del padre Peneo che la trasforma in alloro.

" ... «Aiutami, padre», dice. «Se voi fiumi avete qualche potere,
dissolvi, mutandole, queste mie fattezze per cui troppo piacqui».
Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra,
il petto morbido si fascia di fibre sottili,
i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami;
i piedi, così veloci un tempo, s’inchiodano in pigre radici,
il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva.
Anche così Febo l’ama e, poggiata la mano sul tronco,
sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia
e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo,
ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.
E allora il dio: «Se non puoi essere la sposa mia,
sarai almeno la mia pianta. E di te sempre si orneranno,
o alloro, i miei capelli, la mia cetra, la faretra;
e il capo dei condottieri latini, quando una voce esultante
intonerà il trionfo e il Campidoglio vedrà fluire i cortei.
Fedelissimo custode della porta d’Augusto,
starai appeso ai suoi battenti per difendere la quercia in mezzo.
E come il mio capo si mantiene giovane con la chioma intonsa,
anche tu porterai il vanto perpetuo delle fronde!».
Qui Febo39 tacque; e l’alloro annuì con i suoi rami
appena spuntati e agitò la cima, quasi assentisse col capo. "

figlia del fiume Peneo e della Madre Terra Gea* = In una variante del mito i genitori di Dafne sono la naiade Creusa e il dio fluviale Ladone, per il poeta Partenio Dafne è una cacciatrice figlia di Amicla.
Leucippo* =L'episodio è raccontato nella Descrizione della Grecia di Pausania - Libro VIII, tradotto da S. Alfonso Bonacciuoli " ... Ha il Ladone la più bell'acqua di tutti gli altri fiumi della Grecia.Et per altro ancora è molto famoso tra gli huomini, questo per cagione di Dafne et di quello, che di lei hano scritto i poeti. Ma volendo parlare ili Dafne lascierò da parte ciò, che ne dicono i Sortani c'habitano sul fiume Orote, percioche d'altra maniera ne parlano gli Arcadi, et gli EÌei. Era Leucippo figliuolo d'Enomao signore di Pisa. Innamoratosi così lui di Dafne incotanente havrebbe cercalo d'haverla per moglie, ma si difidò di poterla havere, come colei ch’abborriva tutto il sesso maschile. Ond'egli si servì cotra di lei d'uno così fatto ingano. Si coservava Leucippo la chioma lunga per Alfeo, questa accomodadosi egli come fanno le fanciulle, et postosi un habito feminile; andò à trovare Dafne, mostrado d'essere una figlia di Enomao che desiderava di farle copagnia alla caccia. Così tenuto per donzella, avanzando quell'altre vergini per la nobiltà del suo sangue, per la molta pratica del cacciare, oltre all'estrema schiavitù, ch’egli faceva à Dafne; acquistò co esso lei una strettissima amicizia. Ma quei poeti c'hano citato l'amore d'Apolline co lei, dicono, c’havédo Apolline invidia del felice successo dell'amore di Leucippo mise subito in animo a Dafne d'adare in fume co l'altre vergini sue copagne, à nuotare nel Ladone.Onde spogliado Leucippo contra sua voglia, e trovatolo non essere femina; tanto il percossero colle saette co' loro coltellini, che l'uccisero ... "

Metamorfosi - Libro I
Publio Ovidio Nasone
Traduzione Mario Ramous

Apollo è dunque δαϕνηϕόρος - dafneforos - portatore di lauro celebrato nelle Δαϕνηϕόριαι - Daphneforie, feste che  venivano allestite ogni otto, nove anni ad Atene, a Cheronea, a Tebe e a Delfi luogo in cui fu edificato il primo tempio dedicato ad Apollo e in cui la sua sacerdotessa, la Pizia, masticando le foglie di alloro entrava in contatto con l'oracolo ed esponeva i suoi vaticini a chi ne facesse richiesta. In una delle cerimonie delle Δαϕνηϕόριαι un ragazzo, scelto tra le famiglie più in vista delle città, impersonava il δαϕνηϕόρος e portava i rami di lauro al tempio seguito da una processione.
Il potere divinatorio dell'alloro era protagonista anche nelle δαϕνημανζιε dafnomanzie, rituali in cui i rami dell'arbusto venivano gettati nel fuoco, se bruciavano scoppiettando il presagio era fausto e se non si udiva alcun crepitio il presagio era infausto. 

"Il vero io canto, se del sacro alloro
Senza danno io mi pasca, e se di mia
Verginitate ognor salvi il tesoro.ι

E il sacro lauro ne le fiamme ardenti
Ben orepitando ne dia segni buoni,
E porti a l’ anno più felici eventi.

Viva. viva ! allegratevi, o coloni;
Felicissimi segni il lauro diede:
Voi da Cerere avrete immensi doni ..."

Elegie - Libro II - V
Albio Tibullo
Traduzione Antonio Cavalli

" ... e con stridore acuto
L' alloro scoppiettando arda nel foco

Fasti Libro I
Publio Ovidio Nasone
Traduzione Giambatista Bianchi

Laūrūs in latino fino all'inizio del XIV secolo era considerato un termine di genere femminile, alcuni vocabolari riportano entrambi i generi, e preceduto dal pronome dimostrativo illa, con valore di articolo, formava la dicitura illa laurŭs  - quell'alloro da cui, per crasi probabilmente deriva l' alloro laudem - gloria del trionfo che incorona le vittorie.
La querna corona o corona civica la più antica onoreficenza romana formata dall'intreccio di foglie di quercia veniva donata a chi si distingueva per aver salvato la vita a un uomo in combattimento, quella di Augusto era esposta sul suo palazzo incorniciata da due alberi di alloro. Quando si vinceva una guerra per darne notizia in patria si spedivano le laurĕātae, lettere avvolte e decorate con le foglie di alloro.
Nei trionfi i carri dei vincitori trainati dai cavalli erano addobbati con i rami di alloro e le fronde intrecciate con un nastro rosso componevano anche la corona aurea che cingeva la testa dei centurioni che in battaglia avevano ucciso un nemico, la testa del generale vittorioso che veniva salutato con il titolo di Imperator era invece cinta con la corona triumphalis realizzata in foglie d'alloro d'oro e il suo ingresso nella Città Eterna era preceduto da dei soldati che ponevano ramoscelli d'alloro sulla statua di Giove Feretrio in Campidoglio, sulla quale lui stesso poneva poi come trofei le spolia opima ovvero l' armatura e le armi del comandante nemico. La corona di alloro veniva portata in testa anche dai poeti per favorire l'ispirazione e l'imperatore Tiberio la indossava durante i temporali per proteggersi dai fulmini.

" ... Apollo stesso del suo casto alloro
Qualche foglia ti porge, e in un ti vieta
Tuonar parole per l’insano fóro.
Ne le astuzie di Amor sarai poeta,
Ecco il tuo campo; e a te verrà. la schiera,
Cui de le Muse l’almo fonte asseta ... "

Elegie - Libro IV - I
Sesto Properzio
Traduzione Antonio Cavalli

I rami che venivano chiamati strenue perché raccolti nel bosco sacro della dea Strenua erano considerati dei doni da offrire il primo marzo agli amici; per buon auspicio si esponevano sulle porte delle case e le fronde intinte nell'acqua erano usate nella lustratio, cerimonia di purificazione in cui si  aspergevano i mercanti e le merci messe in vendita, i campi da coltivare, le greggi, gli animali scelti per i sacrifici che si facevano girare uno dietro l'altro rigorosamente in cerchio per il valore simbolico di protezione che questa figura geometrica rappresenta. Con il legno dell'albero dell'alloro si costruivano i pali di sostegno per le viti e le assi degli aratri.

" ... Fatti memorabili che riguardano l'alloro sono connessi anche col divino Augusto. Infatti Livia Drusilla, che poi assunse col matrimonio il nome di Augusta, quando ancora era fidanzata a Cesare
Augusto, stando seduta, ricevette in grembo una gallina di notevole bianchezza che un'aquila aveva lasciato cadere dall'alto, illesa; mentre ancora osservava, senza provar paura, un altro prodigio si aggiunse, perché la gallina teneva nel becco un ramo di alloro carico delle sue bacche: gli indovini ordinarono di conservare il volatile e la prole, nonché di piantare quel ramo e di custodirlo religiosamente. La prescrizione fu eseguita nella dimora di campagna dei Cesari, sulle rive del Tevere, sulla via Flaminia a nove miglia da Roma, che è chiamata per questo « Alle galline » , e li attorno
nacque prodigiosamente un boschetto. È l'alloro proveniente da li che Cesare Augusto, da quel momento in poi, tenne in mano mentre celebrava i suoi trionfi e di cui portò sul capo la corona: dopo di lui questa fu consuetudine comune a tutti gli imperatori. È cosi invalso l'uso di piantare i rami di alloro da loro tenuti in mano ed esistono tuttora dei boschi distinti dai nomi dei vari imperatori , motivo per cui, forse, furono sostituiti gli allori da trionfo. 
È il solo albero il cui nome può essere imposto a dei maschi nella lingua latina, il solo di cui la foglia ha un nome speciale: infatti la chiamiamo laurea. Il suo nome persiste in un toponimo di Roma, poiché si chiama Loreto, sull'Aventino, il luogo sul quale sorgeva una selva d'alloro. Questo stesso albero è impiegato nelle purificazioni e, sia detto incidentalmente, si può piantare anche usando un suo ramo ... "

Storia naturale - Libro XV
Plinio il Vecchio
Traduzione Andrea Aragosti

" È dunque vero che Cesare, tornando a noi dalle regioni Iperboree, si
prepara a percorrere le vie Ausonie?1 Manca una prova sicura, ma tutti lo
dicono: io ho fiducia, o Fama, in te, perché tu suoli dire la verità. Le lettere
di vittoria testimoniano la pubblica gioia, le aste dei guerrieri hanno le
punte rivestite di verde lauro. Evviva! Roma acclama di nuovo i tuoi grandi
trionfi, e sei salutato, o Cesare, col nome di Invitto nella tua città. Ma
perché ci sia ormai un motivo più sicuro di gioia, torna tu stesso
annunziatore della vittoria sui Sarmati. "

Epigrammi Libro VII - VI
Marco ValerioMarziale
Traduzione Giuseppe Norcio

Poniamo orchestre anco in pià stretta via,
E di fronzuto alloro e verdeggiante
Bello d’ ogni magion l’ ingresso sia,

Satire - VI
Decimo Giuno Giovenale
Traduzione Zefirino Re

D’ogni altra pianta a lei più caro inoltre
Vera un alloro che pudico il letto
Verginale di grata ombra spargea.
Reciso questo ella mirò da l’ime
Radici, e i rami suoi guasti e d’ immonda
Polve imbrattati.

Il ratto di Proserpina - Libro III
Claudio Claudiano
Traduzione Tommaso Giraldi
395 e il 398 d. C.

L' alloro assunse un ruolo infausto sulle navi dove era considerato laurus insana che genera risse: Polluce uno degli argonauti uccise Amico re dei Bebrici che possedeva una grande forza e che per diletto sfidava gli stranieri costrigendoli a combattere contro di lui. Un ramo di alloro fu portato sulla nave per festeggiare la vittoria, ma non fu una buona idea perché si racconta che i membri dell'equipaggio iniziarono ad azzuffarsi:  

" ... Nel Ponto, al di qua di Eraclea, ci sono gli altari di Giove soprannominato Stratios, e là esistono due querce piantate da Ercole. Nella medesima zona si trova il porto di Amico, famoso per l'uccisione del re Bebrice. Dal giorno della sua morte il suo tumulo è coperto da un alloro che chiamano pazzo, perché se un ramoscello staccato da questa pianta viene portato a bordo di una nave scoppiano risse nell'equipaggio fino a che non lo si butta via ... "

Storia naturale
Plinio il Vecchio
Libro XVI
Traduzione
Francesca Lechi

" ... Or io di questa pianta
ben' augurata, o gloriosa,

O buono Apollo, all’ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l’amato alloro.

Infino a qui l’un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m‘è uopo entrar nell’aringo rimaso.

Entra nel petto mio, e spira tùe
sì come quando Marsia traesti
della vagina delle membra sue.

O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l’ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,

venir vedra’mi al tuo diletto legno,
e coronarmi allor di quelle foglie
che la matera e tu mi farai degno.

Divina Commedia - Paradiso - Canto I
Dante Alighieri

Così come Apollo era innamorato di Dafne, Francesco Petrarca lo era di Laura 

Quand’io veggio dal ciel scender l’Aurora
co la fronte di rose et co’ crin’ d’oro,
Amor m’assale, ond’io mi discoloro,
et dico sospirando: Ivi è Laura ora.

O felice Titon, tu sai ben l’ora
da ricovrare il tuo caro tesoro:
ma io che debbo far del dolce alloro?
che se ’l vo’ riveder, conven ch’io mora.

I vostri dipartir’ non son sí duri,
ch’almen di notte suol tornar colei
che non â schifo le tue bianche chiome:

le mie notti fa triste, e i giorni oscuri,
quella che n’à portato i penser’ miei,
né di sè m’à lasciato altro che ’l nome.

Quand'io veggio dal ciel scender l'Aurora
Francesco Petrarca

Alloro

L'alloro - Laurus nobilis appartenente alla famiglia delle Lauraceae originario dell'area mediterranea con i suoi profumatissimi rami verdi in gioventù che virano verso il nero in maturità, con le sue foglie verde chiaro in germoglio e verde scuro in pieno sviluppo, coriacee e ovate, lucide nella pagina superiore e opache in quella inferiore, con i suoi fiori giallo chiaro raggruppati a ombrello, nel Dizionario universale economico rustico del 1797 è descritto così:

Alloro, Lauro, lat. Laurus fr. Laurier. Albero assai noto. Nei paesi caldi l'alloro cresce ad essere albero e conserva anche d'inverno le sue foglie verdi; e perciò è pregiato nei giardini per ornar prospettive e far pergolati. Nasce dal seme il quale sia stato macerato per due giorni nell'acqua. Si propaga eziandio per via delle marcotte o propagini, stendendo un ramo tenero attaccato ancora all'albero in un solco ricoperto di terra ove egli piglia radice in sei mesi. Si alleva in piana terra e nelle cassette come gli augrumi, ama luoghi umidi, serve ottimamente a fare spalliere ed a coprire le pareti del giardino. Si tonde di primavera e mai di autunno per timore che i nuovi getti non soggiacciano al gelo. Se mai la pianta gelasse tagliatene tutto il tronco; essa ripullula dalla radice. Seve in cucina per tramezzarsi ai fegatelli, uccelletti, salciccia ed anguilla. Serve per odore nei marinati di pesce e nella gelatina di animale. Sopra le foglie dell'alloro si pone la cotognata; ed un ramuscello d'alloro acceso messo entro lo strutto bollente gli dà odore e lo toglie dal pericolo di irrancidirsi, e conserva assai bene i fichi secchi ai quali si tramezza. Sulla fede di Tibullo gli antichi cavavano i presagi del lauro. Se abbruciandolo strepitava assai ne auguravano buona raccolta; se poi si udiva poco strepito ne presagivano il contrario. Il decotto d'alloro sparso in terra scaccia i tafani, e le foglie e messe tra i libri li difendono dal tarlo. D'alloro ve ne sono molte specie, alloro regio, alloro imperiale, lauro ceraso, lauro timo, lauro rosa, lauro spinoso, detto anche agrifoglio ...

Alloro

Nella medicina popolare l'alloro è usato per l'alitosi, la bronchite, per le contratture muscolari per la dismenorrea, la flautolenza, i dolori muscolari, l'infiammazione del cavo orale l'influenza e il raffreddore, il nervosismo, i problemi digestivi, lo scarso appetito e la stanchezza.
Dalle bacche di alloro si ottiene l'olio che insieme  a  acqua, idrossido di sodio e olio di oliva, è usato per produrre il sapone di Aleppo. Per realizzarlo è necessario cuocere lentamente l'olio di oliva, aggiungendo poi l'olio di alloro e la soda che è estratta dal sale marino. Il composto ottenuto dalla bollitura si versa negli stampi si lascia raffreddare e essiccare per un anno.  

" L'alloro ha proprietà calorifiche sia nelle foglie che nella scorza che nelle bacche; pertanto il suo decotto, soprattutto di foglie, è concordemente riconosciuto utile per l'utero e la vescica. Le foglie, in applicazione, combattono il veleno delle vespe, dei calabroni e delle api, nonché dei serpenti, specialmente la sepala dipsade e la vipera. Cotte nell'olio giovano anche al flusso mestruale, mentre le piu tenere, pestate con farinata d'orzo, alle infiammazioni oculari, con la ruta a quelle dei testicoli, con olio di rose o d'iris al mal di testa. In piu, tre foglie masticate e deglutite ogni giorno per tre giorni consecutivi, liberano dalla tosse, mentre le medesime, pestate con miele, guariscono dall'asma. Le donne incinte devono evitare la scorza della radice. La radice di per sé sbriciola i calcoli, giova al fegato presa in dose di 3 oboli nel vino profumato. Le foglie, in pozione, provocano il vomito. Le bacche, pestate e applicate in pessario, ovvero prese in pozione, provocano il mestruo. Due bacche, sbucciate e prese in pozione nel vino, guariscono la tosse cronica e l' ortopnea; nel caso vi sia anche febbre, si prendono in acqua o in elettuario nel vino passito o cotte, nell'idromele. Impiegate nello stesso modo, giovano anche alla tisi e ad ogni sorta di catarro del petto; portano infatti a maturazione il muco e lo fanno espellere. Contro gli scorpioni si prendono quattro bacche in pozione nel vino. Una lozione di bacche e olio guarisce le epinittidi, le lentiggini, le ulcere sierose, quelle della bocca e le desquamazioni, mentre il succo delle bacche guarisce la fodora e la ftiriasi 1 Nel caso di mal d'orecchi o di sordità lo si ,, istilla unito a vino stagionato e olio di rose. Tutti gli animali velenosi stanno lontani da chi se ne sia cosparso. Tale succo, anchepreso in pozione, giova contro le morsicature, specialmente il succo ricavato dalle bacche d'alloro a foglie molto strette. Le bacche, col vino, combattono il veleno dei serpenti, degli scorpioni e dei ragni. In olio e aceto se ne fanno applicazioni anche per la milza e il fegato, insieme a miele per la cancrena. Inoltre, nel caso di affaticamento o di raffreddamento, giova farsene delle unzioni con l'aggiunta di nitro. Secondo l'opinione di alcuni la radice, bevuta in acqua nella dose di un acetabolo, accelera di molto il parto ed è piu efficace fresca che secca. Alcuni prescrivono di somministrare in pozione 10 bacche contro le punture degli scorpioni nonché, come rimedio contro il rilasciamento dell'ugola, di far bollire un quadrante di bacche e di foglie in 3 sestari d'acqua finché il liquido si riduca ad un terzo, di gargarizzare calda questa pozione e, nel mal di testa, di pestare con olio e scaldare un numero dispari di bacche. Le foglie di alloro di Delfi, pestate ed odorate di tanto in tanto, preservano dal contagio nel caso di epidemie, tanto piu se fatte anche bruciare. L'olio di alloro delfico si impiega utilmente per fare cerotti e farmaci lenitivi, per vincere i raffreddamenti e, per rilassare i tendini, per la pleurite, per le febbri fredde 3; ed ancora, scaldato nella buccia di una melagrana, giova al mal di orecchie. Le foglie, bollite finché l'acqua si riduca ad un terzo, restringono, in gargarismo, l'ugola; in pozione calmano i dolori del ventre e dell'intestino; le foglie piu tenere, pestate nel vino e applicate durante la notte, eliminano le bolle e il prurito. Le altre specie di alloro hanno proprietà molto simili. L'alloro alessandrino, detto anche alloro ideo 1 , accelera il parto, se si prende in pozione la sua radice nella dose di 3 denari in 3 ciati di vino dolce; causa inoltre l'espulsione della placenta e provoca le mestruazioni. Preso in pozione allo stesso modo, l'alloro selvatico, chiamato dafnoide o con quei nomi che abbiamo indicato è benefico: le foglie fresche o secche, nella dose di 3 dracme con sale nell' idromele, sono lassative. Masticate, fanno espellere il muco; la foglia, che ha anche proprietà emetiche, è nociva allo stomaco. Si prendono anche quindici bacche alla volta per purgarsi. "

Storia naturale - Libro XV
Plinio il Vecchio
Traduzione Andrea Aragosti

Contiene acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, calcio, carboidrati, colesterolo, ferro, fibre, fosforo, grassi saturi, magnesio, manganese, niacina, olio essenzial come eugenolo e limonene; piridossina, potassio, proteine, rame, riboflavina B2, selenio, sodio, tiamina B1, vitamina A, B9, C, zinco. È un antiossidante, antisettico, antivirale, astrigente, digestivo, diuretico, espettorante, rilassante, stimola l’appetito, è anche un repellente per gli insetti.
Uso esterno, olio di alloro per massaggi decontratturanti e il sapone di Aleppo per la crosta lattea dei neonati, per il cuoio capelluto e per lenire gli arrosamenti da depilazione e rasatura.
Nel linguaggio dei fiori l'alloro rappresenta la difesa, la gloria, la perpetuità, la potenza della vittoria, il vaticinio. Un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.


Una ninfa gentil, leggiadra e bella,
piú che mai Febo amasse o altro dio,
cresciuto ha co’ suoi pianti il fresco rio,
dove lasciata fu la meschinella.
Lí duolsi e spesso accusa or questa or quella
cagion del viver suo tanto aspro e rio:
poi che lasciò Diana, il suo disio
s’è vòlto ad ubbidir la terza stella.
E nulla altro conforta il suo dolore,
se non che quel che gli ha tanto ben tolto,
gli renda il desiato e car tesoro.
Sol nasce un dubbio, che quel tristo core
che al pianger tanto s’è diritto e vòlto,
pria non diventi un fonte o qualche alloro.

Sonetto fatto di Rimaggio a certi che vi s’erono trovati a far festa
Lorenzo De' Medici

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Brucia con le coccole il legno di ginepro
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