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martedì 6 gennaio 2026

Novena dell'Epifania

Epifania con i Re Magi

L'Epifania è il tempo in cui Gesù si manifesta non solo al popolo di Israele, ma idealmente a tutti i popoli. I Re Magi, giunti dall'Oriente per rendergli omaggio, diventano così il simbolo di un'umanità in cammino, capace di riconoscere un segno e di mettersi in ricerca. Alla vigilia della festa si concludono i nove giorni di preghiera iniziati il 28 dicembre, un percorso che accompagna a sostare sul mistero della manifestazione di Gesù al mondo.

Epifania con la Befana

La novena dell'Epifania offre uno degli esempi di come la tradizione cristiana abbia saputo coniugare riflessione teologica, pratica spirituale e dimensione comunitaria. La sua storia mostra il ruolo della pietà devozionale nel favorire una comprensione più profonda dell'Epifania come evento di rivelazione e di apertura universale, capace di parlare a culture e popoli diversi.

Lucerna dell'anno nuovo

La sua diffusione è il risultato di un lento processo di elaborazione devozionale, che si consolida tra il Medioevo e l'età moderna, in un contesto caratterizzato da una crescente attenzione alla dimensione interiore ed emotiva della fede. Ordini religiosi, predicatori e confraternite laicali contribuirono in modo determinante alla diffusione di cicli di preghiere e meditazioni in preparazione alla festa, favorendo una partecipazione più consapevole e condivisa.
Il suo contenuto si struttura generalmente attorno a una meditazione progressiva del racconto evangelico di Matteo 2,1-12; il cammino dei Magi viene proposto come immagine della ricerca umana di Dio; la stella come segno di una presenza che orienta e accompagna; i doni di oro, incenso e mirra come riconoscimento simbolico dell'identità di Gesù e del significato della sua venuta. Ne emerge una visione ampia, aperta, capace di includere l'esperienza umana nella sua pluralità.

Incenso per l'Epifania

In questa prospettiva, la novena non è soltanto una preparazione alla festa liturgica, ma un itinerario spirituale che invita a un movimento interiore di ascolto, conoscenza e discernimento e può essere letta, sul piano interpretativo, anche attraverso la distinzione riconosciuta dagli storici tra cristianesimo istituzionale e cristianesimo vissuto, il complesso linguaggio teologico incontra la creatività della devozione popolare e assume forme espressive semplici, si traduce in esperienze accessibili, condivise, partecipate con canti tradizionali, recite comunitarie, rappresentazioni simboliche che si fanno folklore e spesso utilizzate anche in ambito parrocchiale e familiare con finalità educative.
In un contesto culturale segnato dalla pluralità e dalla mobilità, la novena dell'Epifania conserva una particolare attualità; il suo messaggio di ricerca, apertura e incontro continua a offrire uno spazio di riflessione sul senso del cammino umano e sul desiderio di orientarsi che attraversa le diverse culture.

Lieta Epifania e un abbraccio alle sorelle Befane!


Nel video  Sarvesham Svastir Bhavatu, il mantra cantato da Tina Turner

Sarvesham Svastir Bhavatu - Che tutti siano felici e in salute
Sarvesham Shantir Bhavatu - Che tutti siano in pace
Sarvesham Poornam Bhavatu - Che tutti siano completi, pieni
Sarvesham Mangalam Bhavatu - Che ci sia benessere e prosperità per tutti
Om Shanti Shanti Shanti - Om, pace, pace, pace"

lunedì 6 gennaio 2025

La Caverna dei Tesori con oro, incenso e mirra

Stefano Evodio Assemani, di origine libanese naturalizzato italiano, il cui cognome è un patronimico arabo che significa figlio di Simone, è stato un arcivescovo e un orientalista cattolico che nel 1742 compilò i Cataloghi dei Manoscritti Orientali nella Biblioteca Vaticana; nel II volume, dei quattro stampati, a pagina 498 descrive un manoscritto di origine siriaca in cui sono assemblate una serie di opere apocrife, ritenute cronache storiche arricchite da leggende tra cui di fondamentale importanza è la Kthāvā d-m'arrath gazzé, risalente al V secolo che Assemani traduce in latino con Spelunca Thesaurorum e che oggi noi conosciamo come Il Libro della Caverna dei Tesori, il più antico attestato che possediamo sulla successione delle generazioni di un periodo di 5.500 anni che va dalla creazione di Adamo alla nascita di Cristo.
La Caverna di cui si parla, situata sul lato di una montagna sotto il Paradiso Terrestre, accolse Adamo ed Eva dopo il loro allontanamento dal Giardino dell'Eden, e:

" ... Quando Dio vide che Adamo era stordito dall'oscurità della notte, mandò Michele in Giudea e gli disse di riportare indietro delle tavole d'oro e, quando arrivarono, Dio le pose nella Caverna per illuminare l'oscurità della notte lì dentro. E Dio mandò Gabriele in Paradiso a prendere l'incenso e Raffaele a portare la mirra dallo stesso posto e, quando queste sostanze simboliche furono poste nella Caverna, Adamo fu confortato. Poiché la Caverna conteneva queste sostanze preziose, fu chiamata la "Caverna dei Tesori". Poco dopo Dio permise che fossero portati dei fichi ad Adamo dal Paradiso e insegnò ad Adamo ed Eva a cucinare il cibo sul fuoco che fu portato loro dalla mano dell'angelo di fuoco che stava all'ingresso del Paradiso tenendo in mano una spada di fuoco. Poiché Adamo non riusciva a procurarsi una scorta di sangue per mantenere l'offerta di sangue, pose sull'altare fuori dalla Caverna un'offerta fatta di grano, presumibilmente una pagnotta o una torta cotta nella cenere calda, e Dio l'accettò e mandò un fuoco per consumarla, essendo presente lo Spirito Santo ... "

Il Libro della Caverna dei Tesori
Liberamente tradotto da Me Medesima

I tre Re Magi

Oro, incenso e mirra dunque doni di Dio che si radicano nel tempo e si fanno viva tradizione nel giorno dell'Epifania con i tre Re Magi che omaggiano Gesù Cristo, figlio di Dio:
 
" ... E subito, secondo quanto avevano ricevuto dalla tradizione che era stata loro tramandata dai loro padri, lasciarono l'Oriente e salirono sui monti di Nédh, che si trovano all'interno degli ingressi a Oriente dalle terre ai margini del Nord, e presero da loro oro, mirra e incenso. E da questo [passaggio] capisci, o mio fratello Nemesio, che i Magi conoscevano l'intero servizio della Dispensazione del nostro Redentore attraverso le offerte che portavano: l'oro era per un re, la mirra per un medico e l'incenso per un sacerdote, perché i Magi sapevano Chi era, e che era un re, un medico e un sacerdote ..."

Il Libro della Caverna dei Tesori
Liberamente tradotto da Me Medesima

Omaggio dei Re Magi a Gesù Cristo figlio di Dio

L'interpretazione simbolica, dei tre doni che i Magi offrono a Gesù Cristo figlio di Dio, che si sviluppa nel contesto siriano, arrichisce la nostra definendolo oltre che Re, medico del corpo, dell'anima e di ciò che è sacro, ed è interessante e alquanto curioso notare che l'unica simbolizzazione condivisa si riferisce proprio all'oro, quell'elemento che secondo i detrattori del cristianesimo non era in realtà oro, ma curcuma, zenzero, benzoino o altro.

Mirra

Mirra

Nei brucia essenze la mirra

Nei brucia essenze la mirra

Lieta Epifania e un abbraccio a tutte le sorelle Befane!


sabato 6 gennaio 2024

Vertep e Kolyadki

La stagione natalizia 2023, con la legge promulgata il 28 luglio scorso da Volodymyr Zelenskyi per salvaguardare l'identità e la cultura nazionale del suo popolo, ha visto gli ortodossi ucraini rinunciare al calendario giuliano, adottare il gregoriano e unirsi ai cristiani cattolici nella celebrazione della nascita di  Gesù il 25 dicembre, data ricavata dagli studi, effettuati dal teologo Ippolito Romano tra il 203 e il 204  d.C. (Vedi Natale), e dallo storico cronologo Sesto Giulio Africano nel 221 d.C., (Vedi Annuntiatio Beatae Mariae Virginis), basati sul vangelo di Luca e confermati dai Rotoli del Mar Morto.
Oggi insieme vediamo arrivare i Re Magi con i loro doni il cui simbolismo caratterizza il ruolo di Cristo con l'oro, (Vedi Il Re dei re)che, sia esso grezzo o forgiato in altari, candelabri, monete, è attributo dei re, l'incenso peculiare della divinità e la mirra distintivo della morte. 

Epifania 2024 - L'arrivo dei Re Magi

Incenso

Incenso

Carboncino

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Ma andiamo a scoprire due tradizioni ucraine della stagione natalizia

Il вертеп/Vertep, con il significato, dall'antico slavo, di caverna, grotta, luogo misterioso, segreto o, da vertitysia, con il senso di vorticare in riferimento ai raggi che ruotano intorno alla stella cometa, è una forma di sacra rappresentazione teatrale in cui la cultura dotta si unisce a quella popolare che si tramanda oralmente di generazione in generazione per mettere in scena la Natività con 10 - 40 marionette che, manovrate da un un unico vertepnyk - marionettista, impersonano la Sacra Famiglia, gli angeli, due contadini, l'ebreo, Erode con il suo servo, la morte, i pastori, i pellegrini, il polacco, i Re Magi, Satana, i soldati russi, gli zingari, gli animali, ed elementi contemporanei, come il cosacco zaporoziano ai tempi di Caterina II.
Tutti i protagonisti sono inseriti in una scenografia che riproduce uno stabile in cui al piano inferiore si vede l'esibizione folkloristica, in quella superiore la rivelazione religiosa e in alcune varianti è compreso un ulteriore piano, il più basso, dedicato alla morte.
Il Vertep risale al XVI secolo e nella seconda metà del XVIII raggiunge un notevole picco di popolarità, la sceneggiatura, il carattere dei personaggi e i loro costumi vengono sempre più delineati e arricchiti dagli studenti dell'Accademia Kyivan Mohyla e lo spettacolo itinerante si muove di casa in casa e nei villaggi di Baturyn, Mizhhiria e Sokyryntsi, nel XIX secolo questa manifestazione artistica vede un calo di interesse da parte del pubblico che ritorna nel XX secolo con il vertep zhyvyi - grotta dal vivo che ripropone la tradizione attraverso l'interpretazione di attori in carne e ossa che con il loro dinamismo coinvolgono emotivamente gli spettatori in un connubio di presente e passato che diffonde la cultura ucraina all'Avant-Garde Teatro Ucraino di Toronto, al Teatro Drammatico di Lviv, al Molodyi Teatr di Les Kurbas, al New Generation Theatre di Cleveland. I bambini non sono da meno e recitano i testi del Vertep che possono essere accompagnati da i колядкi/kolyadki - canti natalizi, sulla nascita di Gesù, sulle storie bibliche che lo riguardano e sui santi, diffusi nella Rus' di Kiev mescolanza di principati dell'Europa orientale e settentrionale, eseguiti nel periodo che va dalla festa di San Nicola a quella del battesimo di Gesù, e nati dall'evoluzione dell'uso rituale che se ne faceva per descrivere le credenze sulla creazione, sul mondo e sulla natura.

вертеп - Vertep

вертеп - Vertep

Lieta Epifania e grazie a voi tutti per gli auguri di Natale e di Capodanno!


P. S. L'Epifania tutte le feste porta via ma la stagione natalizia si conclude la domenica del Battesimo di Cristo e il 2 febbraio con la candelora, come da tradizione, si ripongono gli addobbi.

Per ulteriori informazioni:

venerdì 6 gennaio 2023

Il Re dei re

Epifania - Presepe

" che genere di uomini erano quelli che Matteo qualifica come «Magi» venuti dall’«Oriente»? Il termine «magi» (mágoi), nelle relative fonti, ha una notevole gamma di significati, che si estende da un senso molto positivo fino ad uno molto negativo. Il primo di quattro significati principali intende con il termine «magi» degli appartenenti alla casta sacerdotale persiana. Nella cultura ellenistica erano considerati come «rappresentanti di una religione autentica»; al tempo stesso, però, le loro idee religiose erano ritenute «fortemente influenzate dal pensiero filosofico», così che i filosofi greci spesso sono stati presentati come loro seguaci (cfr. Delling, art. mágos). C’è forse in questa opinione un qualche nocciolo di verità non ben definibile; in fondo, anche Aristotele ha parlato del lavoro filosofico dei magi (cfr. ibid.).
Gli altri significati menzionati da Gerhard Delling sono: detentore e praticante di un sapere e di un potere soprannaturali, come anche stregone. E, infine: imbroglione e seduttore. Negli Atti degli Apostoli troviamo quest’ultimo significato: un mago di nome Bar-Iesus viene qualificato da Paolo come «figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia» (13,10) e in questo modo messo in riga...

... Nel Nuovo Testamento incontriamo così ambedue i significati di «mago»: nel racconto di san Matteo sui Magi, la sapienza religiosa e filosofica è chiaramente una forza che mette gli uomini in cammino; è la sapienza che conduce in definitiva a Cristo. Negli Atti degli Apostoli, invece, troviamo l’altro tipo di mago.
Questi contrappone il proprio potere al messaggero di Gesù Cristo e si mette così dalla parte dei demoni che, però, ormai sono stati vinti da Gesù. Per i Magi in Matteo 2 vale evidentemente - almeno in senso ampio - il primo dei quattro significati. Anche se non appartenevano esattamente al ceto sacerdotale persiano, erano tuttavia portatori di una conoscenza religiosa e filosofica, che si era sviluppata ed era ancora presente in quegli ambienti. Naturalmente, si è cercato di trovare classificazioni ancora più precise. L’astronomo viennese Konradin Ferrari d’Occhieppo ha mostrato che nella città di Babilonia - in epoca remota centro dell’astronomia scientifica, ma ai tempi di Gesù ormai in stato di declino - continuava ad esistere «ancora un piccolo gruppo di astronomi ormai in via di estinzione [...]Tavole di terracotta, coperte di iscrizioni in caratteri cuneiformi con calcoli astronomici [...] ne sono prove sicure» (Der Stern von Bethlehem, p. 27). La congiunzione astrale dei pianeti Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci, avvenuta negli anni 7-6 a.C. - ritenuto oggi il vero tempo della nascita di Gesù -, sarebbe stata calcolabile per gli astronomi babilonesi e avrebbe indicato loro la terra di Giuda e un neonato «re dei Giudei».
Sulla questione della stella torneremo ancora più avanti. Per ora vogliamo dedicarci alla domanda su che genere di uomini fossero quelli che si misero in cammino verso il re. Forse erano astronomi; ma non a tutti coloro che erano in grado di calcolare la congiunzione dei pianeti e la vedevano venne il pensiero di un re in Giuda che aveva un’importanza anche per loro. Affinché la stella potesse diventare un messaggio, doveva essere circolato un vaticinio del tipo del messaggio di Balaam. Da Tacito e Svetonio sappiamo che, in quei tempi, circolavano attese secondo cui da Giuda sarebbe uscito il dominatore del mondo - un’attesa che Giuseppe Flavio interpretò indicando Vespasiano, con la conseguenza che entrò nei suoi favori (cfr. De bello Iud. III 399-408). Potevano concorrere diversi fattori per far percepire nel linguaggio della stella un messaggio di speranza. Ma tutto ciò poteva mettere in cammino soltanto chi era uomo di una certa inquietudine interiore, uomo di speranza, alla ricerca della vera stella della salvezza. Gli uomini di cui parla Matteo non erano soltanto astronomi. Erano «sapienti»; rappresentavano la dinamica dell’andare al di là di sé, intrinseca alle religioni - una dinamica che è ricerca della verità, ricerca del vero Dio e quindi anche filosofia nel senso originario della parola. Così la sapienza risana anche il messaggio della «scienza»: la razionalità di questo messaggio non si fermava al solo sapere, ma cercava la comprensione del tutto, portando così la ragione alle sue possibilità più elevate. In base a tutto ciò che s’è detto, possiamo farci una certa idea su quali fossero le convinzioni e le conoscenze che portarono questi uomini ad incamminarsi verso il neonato «re dei Giudei». Possiamo dire con ragione che essi rappresentano il cammino delle religioni verso Cristo, come anche l’autosuperamento della scienza in vista di Lui. Si trovano in qualche modo al seguito di Abramo, che alla chiamata di Dio parte. In un modo diverso si trovano al seguito di Socrate e del suo interrogarsi, al di là della religione ufficiale, circa la verità più grande. In tale senso, questi uomini sono dei predecessori, dei precursori, dei ricercatori della verità, che riguardano tutti i tempi.
Come la tradizione della Chiesa con tutta naturalezza ha letto il racconto di Natale sullo sfondo di Isaia 1,3 e, in questo modo, sono arrivati al presepe il bue e l’asino, così ha letto il racconto sui Magi alla luce del Salmo 72,10 e di Isaia 60. In questo modo, i sapienti venuti dall’Oriente sono diventati re, e con loro sono entrati nel presepe i cammelli e i dromedari.
Se la promessa contenuta in tali testi estende la provenienza di questi uomini fino all’estremo Occidente (Tarsis = Tartessos in Spagna), la tradizione ha ulteriormente sviluppato l’universalità dei regni di quei sovrani annunciata con ciò, interpretandoli come re dei tre continenti allora noti: Africa, Asia, Europa. Il re di colore nero ne fa parte stabilmente: nel regno di Gesù Cristo non c’è distinzione di razze e di provenienze. In Lui e per Lui, l’umanità è unita, senza perdere la ricchezza della varietà. Più tardi sono state correlate con i tre re anche le tre età della vita dell’uomo: la giovinezza, l’età matura e la vecchiaia. Anche questa è un’idea ragionevole, che fa vedere che le diverse forme della vita umana trovano il rispettivo significato e la loro unità interiore nella comunione con Gesù.
Resta il pensiero decisivo: i sapienti dell’Oriente sono un inizio, rappresentano l’incamminarsi dell’umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l’intera storia. Non rappresentano soltanto le persone che hanno trovato la via fino a Cristo. Rappresentano l’attesa interiore dello spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo. "

L'infanzia di Gesù
Benedetto XVI

Angelo - Presepe

(Domanda): "Mazda ha fatto una rivelazione: a chi Egli la ha annunciata?". (Risposta): "A qualcuno che era santo, e, allo stesso tempo, sia celeste, sia terreno". (Domanda): " Chi era il personaggio, di cui tratta questa sacra rivelazione?". (Risposta): "Colui che è il migliore di tutti, colui che governa". (Domanda): "Quale persona ha Egli stabilito che sia colui che deve venire, il Saošyant?". (Risposta): "Poiché dev'essere santo e il migliore, si deve trattare di un governante, ma che non compia nessun tipo di azione gratuita e tanto meno eserciti un potere dispotico".

Avesta - Yasna 19,19
Traduzione Arnaldo Alberti

I Re Magi rappresentano dunque il punto di contatto tra il precristianesimo e il cristanesimo, oltrepassano i confini della loro religione, riconoscono in Gesù Cristo il Saošyant, il Salvatore, il Šāhanšāh, il Re dei re che è al contempo divino e terreno e per sottolineare la sua regalità insieme a incenso e mirra, gli offrono l'oro, ritenuto anticamente attributo dei re, sia esso grezzo o forgiato in altari, candelabri o monete.

" ... Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l’altare d’oro, la mensa d’oro su cui si ponevano i pani dell’offerta, i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario d’oro purissimo, i fiori, le lampade ... "

1 Re 7, 48-49

" ... Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria ... "

2 Re 16, 8

" ... Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario ... "

1 Cronache 29, 3

Pastore - Presepe

In Matteo 2, 11 leggiamo:

" ... Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra "...

l'esatta traduzione del testo greco che aggiunge il λιβανον/libanon - incenso e la σμύρνα/smiurna o smyrna - mirra al χρυσός/chriusos o chrysos - oro, non alla curcuma, non allo zafferano, né tantomeno al benzoino.
 
Matteo 2, 11 in greco antico

" ... Ed ecco che Giuseppe si preparò a partire per la Giudea. E una grande agitazione avvenne in Betlemme di Giudea, poiché arrivarono dei magi che chiedevano: – Dov’è il re dei Giudei che è nato? poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo.Udendo questo, Erode fu turbato e mandò dei messi ai magi e fece chiamare i grandi sacerdoti e li interrogò, dicendo: – Che cosa sta scritto riguardo al Cristo? Dove deve nascere?
Gli dicono: – In Betlemme di Giudea: cosí infatti sta scritto.
Egli allora li congedò. E interrogò i magi, dicendo loro: – Che segno avete visto circa il re che è nato?
Dissero i magi: – Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, cosí che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo.
Ed Erode disse: – Andate e cercate; e se lo trovate fatemelo sapere affinché anch’io vada ad adorarlo.

I magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. E i magi videro il bambino con sua madre Maria, e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro e incenso e mirra.

Ma essendo stati avvertiti dall’angelo di non entrare in Giudea, per altra via se ne tornarono al loro paese ... "
Protovangelo di Giacomo - XXI, 1- 4

" ... Trascorso poi il secondo anno, dall’Oriente vennero dei Magi a Gerusalemme, portando grandi doni. Essi interrogarono sollecitamente i Giudei, domandando: – Dov’è il re che vi è nato? Infatti abbiamo visto in oriente la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.
Questa voce pervenne al re Erode, e talmente lo spaventò che mandò dagli scribi, dai farisei e dai rabbini del popolo, per sapere da loro dove avevano predetto i profeti che doveva nascere il Messia. Essi risposero: – In Betlemme di Giuda. Cosí infatti sta scritto: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo la minore tra le principali città di Giuda, perché da te uscirà un capo, che guiderà Israele, mio popolo.
Allora il re Erode chiamò a sé i Magi e ansiosamente domandò loro quando era loro apparsa la stella. Poi li mandò a Betlemme, dicendo: – Andate, e fate diligenti ricerche del bambino; e quando lo avrete trovato fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo.

Ora, mentre i Magi procedevano per la strada, apparve loro la stella e, quasi a far loro da guida, li precedeva, finché giunsero dove era il bambino. Nel vedere la stella, i Magi si rallegrarono di grande gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino Gesú che sedeva in grembo alla madre. Allora aprirono i loro scrigni e offrirono splendidi doni a Maria e a Giuseppe. Al bambino poi offrirono ciascuno una moneta d’oro. Dopo di ciò uno offrí dell’oro, un altro dell’incenso e l’altro della mirra.
Volendo quindi essi ritornare dal re Erode, furono ammoniti in sogno da un angelo di non ritornare da Erode. Essi perciò adorarono il bambino, pieni di felicità, e tornarono al loro paese per un’altra via ... "

Vangelo dello Pseudo-Matteo XVI, 1- 2

" ... Ora avvenne che, quando il Signore Gesú nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, dall’Oriente vennero a Gerusalemme dei magi, come aveva predetto Zaratustra, e avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra; ed essi lo adorarono e gli offrirono i doni.
Allora santa Maria prese una di quelle fasce e come in contraccambio la diede loro, che l’accettarono da lei con grande riconoscenza.
In quello stesso istante apparve loro un angelo, sotto forma di quella stella che prima era stata loro guida nel viaggio: ed essi se ne andarono, seguendo l’indicazione della sua luce, finché giunsero alla loro patria.

Si raccolsero allora intorno ad essi i loro re e principi, domandando che cosa mai avevano visto e avevano fatto, in che modo erano andati e ritornati, e che cosa avevano portato con sé. Ed essi mostrarono quella fascia che santa Maria aveva loro regalata. Perciò celebrarono una festa: accesero il fuoco, secondo la loro usanza, lo adorarono, e vi gettarono sopra quella fascia. Il fuoco l’avvolse e la accartocciò; ma, spentosi il fuoco, estrassero la fascia tale quale era prima, come se il fuoco non l’avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: – Questo è senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il fuoco non ha potuto bruciarla né consumarla! – Quindi la presero e con grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori  ... "

Vangelo dell'infanzia arabo siriaco VII - VIII

" ... Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.
Il secondo, il re degli Indi, Gaspar, aveva, come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi.
Il terzo, il re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.

Quando tutti furono giunti nella città di Gerusalemme, l’astro che li precedeva celò momentaneamente la sua luce. Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose truppe di cavalieri e i loro re si dicevano l’un l’altro: – E adesso che facciamo? In quale direzione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo, perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà.
I Magi si dissero l’un l’altro: – Andiamo ad informarci nei riguardi di questo bambino e a chiedere dove si trova esattamente, cosí dopo potremo proseguire il nostro viaggio.
Tutti dissero all’unanimità: «Sí, avete ragione» ... "

Vangelo dell'infanzia armeno 2, 3

Brucia essenze Gufetto - incenso

Brucia essenze - Gufetto - mirra

Nei brucia essenze, incenso e mirra
 
Il presepe a cui oggi aggiungiamo i Re Magi è una delle massime rappresentazioni figurative della stagione natalizia, puntualmente ogni anno nelle scuole c'è chi, con "grande sensibilità e altruismo", cerca di boicottarne la costruzione per non turbare i bambini islamici, ma forse ignorano che per i musulmani Gesù è un profeta.

Re Magi - Presepe

A breve il reel sull'arrivo dei Re Magi


Lieta Epifania e grazie a tutti per gli auguri!
Un abbraccio alle Sorelle Befane.


giovedì 6 gennaio 2022

Il richiamo dello splendor di una stella

Adorazione dei Magi 1434 - Stefano da Zevio noto come Stefano da Verona - Pinacoteca di Brera - Milano

Adorazione dei Magi
1434
Stefano da Zevio noto come Stefano da Verona
Pinacoteca di Brera - Milano 


" ... Gesù Cristo chiama a sé i magi collo splendor di una stella: erano questi esperti filosofi che attendevano principalmente all'astronomia o conoscenza degli astri: alcuni padri supposero anco che fossero molto ricchi e principi nel lor paese: donde furono per lo più appellati re. Per altro, quasi tutti gl'interpreti opinano che non lo fossero: Gesù Cristo gli chiamò dunque mercè il risplendere di una stella, la cui inusitata comparsa fermò la loro attenzione. E che altro era, dice santo Agostino, siffatta stella se non una lingua eloquente del cielo che pubblicava la gloria di Dio e, colla sua luce straordinaria annunciava il concepimento inaudito d'una Vergine cui doveva susseguitare la predicazione dell'Evangelo per tutta la terra? Quid erat illa stella, nisi magnifica lingua ... "

Dizionario apostolico
1835
Giacinto di Montargon

Buona Epifania a tutti e un abbraccio alle sorelle Befane!

Per chi è interessato:

lunedì 6 gennaio 2020

Il vento dell'Epifania

Vi auguro una felice Epifania!

L'Adorazione dei Magi 1585 - Simone De Wobreck - Museo del Castello Ursino Catania

L'Adorazione dei Magi 
1585 
Simone De Wobreck 
Museo del Castello Ursino - Catania

Era pieno inverno. 
Soffiava il vento della steppa. 
E aveva freddo il neonato nella grotta 
Sul pendio della collina.
L'alito del bue lo riscaldava. 
Animali domestici 
stavano nella grotta, 
sulla culla vagava un tiepido vapore.
Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio 
e i grani di miglio, 
dalle rupi guardavano 
assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.
Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero 
e recinti e pietre tombali 
e stanghe di carri confitte nella neve, 
e sul cimitero il cielo tutto stellato.
E lì accanto, mai vista sino allora, 
più modesta d'un lucignolo 
alla finestrella d'un capanno, 
traluceva una stella sulla strada di Betlemme.
Per quella stessa via, per le stesse contrade 
degli angeli andavano, mescolati alla folla. 
L'incorporeità li rendeva invisibili, 
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.
Una folla di popolo si accalcava presso la rupe. 
Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri. 
E a loro: "Chi siete? " domandò Maria. 
"Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
siamo venuti a cantare lodi a voi due". 
"Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia".
Nella foschia di cenere, che precede il mattino, 
battevano i piedi mulattieri e allevatori. 
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo; 
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata 
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.
Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava, 
come granelli di cenere, le ultime stelle. 
E della innumerevole folla solo i Magi 
Maria lasciò entrare nell'apertura rocciosa.
Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia, 
come un raggio di luna dentro un albero cavo. 
Invece di calde pelli di pecora, 
le labbra d'un asino e le nari d'un bue.
I Magi, nell'ombra, in quel buio di stalla 
Sussurravano, trovando a stento le parole. 
A un tratto qualcuno, nell'oscurità, 
con una mano scostò un poco a sinistra 
dalla mangiatoia uno dei tre Magi; 
e quello si voltò: dalla soglia, come in visita, 
alla Vergine guardava la stella di Natale.

La stella di Natale - Il dottor Živago
Boris Leonidovič Pasternak

mercoledì 6 gennaio 2016

La profezia della Stella

" 15 - Balaam pronunziò quindi questo messaggio: ' Ecco quel che proclamo io, Balaam figlio di Beor, uomo dallo sguardo penetrante.
16 - Ecco quel che dichiaro io, che ascolto le parole di Dio, conosco i segreti dell'Altissimo e contemplo le visioni che vengono dall'Onnipotente: quando io cado in estasi mi vengono aperti gli occhi.
17 - Vedo quel che accadrà, ma non in questi giorni; scorgo un avvenimento, ma avverrà più tardi: ecco, compare un astro tra i discendenti di Giacobbe, sorge un sovrano in mezzo al popolo d'Israele... "

Numeri  24 - 15, 17


Una piccola botte nasconde un segreto


Un'opera di un artista romano che si chiama Gianfranco D'Ambrosio


Un magnifico presepe in miniatura


che annuncia  la nascita di Gesù Bambino e...


l'arrivo dei  tre Re Magi guidati dalla stella cometa

lunedì 6 gennaio 2014

Il dono dei Magi

In questa Epifania, per ringraziarvi di tutti gli auguri che mi avete lasciato, vi propongo un testo ambientato tra la vigilia e il giorno di Natale, un testo che segue la via del cuore dei Re Magi che porta verso l'amore.

Buona Epifania a tutti
 e buon lavoro a tutte le sorelle Befane


Sembra che la mia Sorellina sia convinta che tutte le Befane in commercio con gli occhi azzurri mi somiglino, quest'anno oltre al nasone ho anche  un bel sorriso sdentato
1

Un dollaro e ottantasette cents. Era tutto. E sessanta cents erano in pennies. Pennies risparmiati uno o due per volta, contesi al droghiere e al verduraio e al macellaio, finché, convinti di taccagneria da quelle puntigliose trattative, le guance vi si coprono di rossore. Tre volte Della contò il denaro. Un dollaro e ottantasette cents. E l’indomani era Natale. Era chiaro: non c’era altro da fare che lasciarsi cadere sul nudo lettino e mettersi a urlare. E così appunto si comportò Della. E ciò vale a stimolare la riflessione morale che la vita è fatta di singhiozzi, sospiri e sorrisi, con una certa preponderanza di sospiri. Mentre la signora della casa gradualmente trapassa dal primo al secondo stadio, date una occhiata alla casa. Un appartamento ammobiliato a otto dollari per settimana. Non si può dire che superi qualsiasi descrizione: ma certo la mette a duro cimento. Nell’atrio, a pianterreno, stava una cassetta delle lettere in cui non entrava mai una lettera, ed un pulsante elettrico dal quale nessun dito umano avrebbe potuto estorcere un suono. A tutto ciò aggiungevasi un cartoncino recante il nome - Mr. James Dillingham Young -. Durante trascorsi periodi di prosperità, quando il proprietario guadagnava trenta dollari la settimana, quel - Dillingham - aveva garrito al vento. Ora, ridottosi il reddito a venti dollari, le lettere del - Dillingham - apparivano confuse, quasi meditassero seriamente di contrarsi in un modesto, sommesso D. Ma ogni qualvolta Mr. James Dillingham Younh tornava a casa, al suo appartamento al piano di sopra, si sentiva chiamare - Jim - e grandemente lo coccolava la signora Dillingham Young, già presentatavi col nome di Della. E ciò è molto bello. Della portò a termine il suo pianto e si passò il piumino sulle guance. Poi si pose alla finestra a guardare stancamente il gatto grigio che percorreva la stecconata grigia del grigio cortile.
L’indomani era Natale, e lei aveva soltanto un dollaro e ottantasette cents per fare un regalo a Jim. Per mesi aveva risparmiato un cent dopo l’altro: e quello era il risultato. Con venti dollari la settimana non si fa gran che. Le spese erano state maggiori del previsto. Succede sempre così. Solo un dollaro e ottantasette per comprare un regalo a Jim. Al suo Jim. Molte ore felici ella aveva trascorso a pensare qualcosa di carino per lui. Qualcosa di bello e raro e autentico, qualcosa che non fosse troppo indegno dell’onore di appartenere a Jim. Tra le due finestre della stanza stava uno specchio stretto e alto. Forse voi li avete già visti, questi specchi da muro che si trovano negli appartamenti da otto dollari. Una persona agile e sottile può, cogliendo la propria immagine in una rapida sequenza di strisce longitudinali, pervenire ad un concetto sostanzialmente adeguato del proprio aspetto. Della, che era sottiletta, era padrona dell’arte. Con una piroetta improvvisa si scostò dalla finestra e ristette di fronte allo specchio. Gli occhi le splendevano intensamente, ma in venti secondi il suo volto perse ogni colore. Rapidamente si sciolse la chioma e la lasciò cadere per tutta la sua lunghezza.


2

Ora, di due possessi i Dillingham erano profondamente orgogliosi. Uno era l’orologio d’oro di Jim, che era stato di suo padre e del padre di suo padre. L’altro era la chioma di Della. Se la regina di Saba avesse abitato nell’appartamento di fronte, Della avrebbe lasciato pendere i capelli alla finestra per asciugarli, soltanto per fare scorno ai gioielli e ai doni di Sua Maestà. Se re Salomone fosse stato il portiere con tutti i suoi tesori ammucchiati in cantina, Jim avrebbe tratto dal taschino il suo orologio ogni qualvolta gli fosse passato davanti, per il solo gusto di vederlo strapparsi la barba per l’invidia. Così ora cadde la bella chioma di Della, ondeggiante e splendente come una cascata di acque scure. Le arrivò fin sotto il ginocchio, la avvolse quasi come un vestito. Poi Della la riavvolse, con gesti rapidi e nervosi. Parve esitare un istante, e rimase immobile, mentre una o due lacrime cadevano sul rosso tappeto frusto. Indossò la vecchia giacca marrone. Si mise in capo il vecchio capello marrone. Con un frullo di gonne, gli occhi ancora luccicanti, scivolò fuori della porta, scese le scale e raggiunse la strada. Si fermò davanti ad una insegna: " M.me Sofronie. Parrucche di ogni tipo ". Della salì di corsa una rampa di scale, e si fermò ansimante. Madame, ampia, troppo bianca, gelida, non aveva l’aria di una " Sofronie ".
" Volete comprare i miei capelli? " domandò Della.
" Io compro capelli " disse Madame.
 " Fate un po’ vedere ". Si disciolse la bruna cascata.
" Venti dollari " disse Madame, reggendo la massa con mano esperta.
" Datemeli subito " disse Della.
Oh, le due ore seguenti volarono su ali di rosa. Perdonate la trita metafora. Della andava setacciando un magazzino dopo l’altro, in cerca di un regalo per Jim. Lo trovò alla fine. Certamente era stato fatto per Jim e per nessun altro. Niente di simile aveva trovato in tutti gli altri negozi, e li aveva passati da cima in fondo. Era una catenella per orologio, da taschino, in platino, di casto e semplice disegno, che opportunamente manifestava il proprio valore per virtù della sola sostanza, senza far ricorso a indecorosi orpelli: come debbono tutte le buone cose. Era perfino degno dell’orologio. Non appena l’ebbe vista, ella seppe che spettava a Jim. Era come lui. Pregio e semplicità, la definizione valeva per entrambi. Le presero ventun dollari, ed ella si precipitò a casa con i suoi ottantasette cents. Con quella catena all’orologio, in qualsiasi compagnia si fosse trovato, Jim avrebbe potuto senza disdoro preoccuparsi di tanto in tanto del trascorrere del tempo. Per quanto meraviglioso fosse l’orologio, infatti, ora gli accadeva di scrutarlo con occhiate furtive, per via di quel vecchio cinturino di cuoio che usava in vece di catenella. Quando Della giunse a casa l’ebbrezza cedette un poco alla prudenza e alla ragione. Trasse fuori i ferri per arricciare i capelli, accese il gas, e si accinse a porre riparo al guasto fatto dalla generosità aggiunta all’amore. E questo è sempre un compito terribile, amici carissimi, un’impresa da mammut. Quaranta minuti dopo, Della aveva una testa coperta di ricci fitti e minuti, che la facevano del tutto somigliante ad uno scolaretto scapestrato. Considerò la propria immagine allo specchio, a lungo, minutamente, e con occhio critico.
"Se Jim non mi uccide prima di darmi una seconda occhiata , " si disse " dirà che sembro una corista di Coney Island. Ma che potevo fare, ahimè, che potevo fare con un dollaro e ottantasette cents? ".
Alle sette il caffè era fatto, e la padella era dietro la stufa, calda e pronta a cuocere le costolette. Jim non era mai in ritardo. Della chiuse nella mano la catenella dell’orologio e sedette su un angolo della tavola vicino alla porta. Poi udì il suo passo sulla prima rampa delle scale, e per un istante diventò pallida.
Aveva l’abitudine di dire piccole preghiere silenziose per le cose più semplici di ogni giorno ed ora ella sussurrò:  " Dio, per piacere fagli pensare che sono ancora carina ".
La porta si aprì, Jim entrò e la rinchiuse. Era assai magrolino, e d’aria tanto seria. Povero diavolo, soltanto ventidue anni e già con il carico di una famiglia! Aveva proprio bisogno di un cappotto nuovo, e non aveva guanti.


Varcata la soglia, Jim si fermò immobile come un setter che abbia colto l’usta della quaglia. I suoi occhi erano fissi su Della, ed avevano una espressione che non riusciva di decifrare, che l’atterriva. Non era ira, né sorpresa, né biasimo, né orrore, né alcun altro sentimento che ella avesse previsto. La guardava con occhi fissi e intenti, e il suo volto aveva quella strana espressione. Cautamente Della scese dal tavolo e gli si avvicinò.
" Jim, caro, " gridò " non guardarmi a quel modo. Mi son fatta tagliare i capelli e li ho venduti perché non avrei potuto sopravvivere a questo Natale se non avessi potuto farti un regalo. Cresceranno di nuovo… A te non dispiace, vero? Dovevo farlo. I miei capelli crescono così alla svelta. Dimmi “Buon Natale”, Jim, e siamo felici. Tu non sai che bel regalo, che regalo splendido ho trovato per te ".
" Tu ti sei tagliata i capelli? " chiese Jim faticosamente, come se nemmeno dopo il più intenso sforzo mentale fosse riuscito ad afferrare quel fatto del tutto evidente.
 " Li ho tagliati e venduti " disse Della. " Non ti piaccio lo stesso? Sono io anche senza i miei capelli, vero? ".
Jim si guardò attorno con aria curiosa.
" Hai detto che i tuoi capelli non ci sono più? " disse, con un tono che rasentava l’idiozia.
" Non cercarli, " disse Della. " Li ho venduti, ti dico; li ho venduti, non ci sono più. E’ la vigilia di Natale. Sii buono con me, l’ho fatto per te. Forse i capelli che stavano sul mio capo erano contati, " proseguì con una subitanea dolce gravità " ma nessuno potrebbe mai misurare il mio amore per te. Vuoi che metta su le costolette, Jim? ".
Jim parve riscuotersi bruscamente dal suo stordimento. Abbracciò la sua Della. Per dieci secondi vogliamo il nostro sguardo discreto da un’altra parte. Che differenza vi è tra otto dollari alla settimana e un milione di dollari l’anno? Un matematico o un uomo di spirito ci darebbe la risposta sbagliata. Doni di gran pregio recarono i Magi, ma non questo. Oscura asserzione, che verrà chiarita più avanti.
Jim si trasse un pacchetto dalla tasca del cappotto e lo gettò sul tavolo. " Non fraintendermi, Della " disse. " Non penso che un taglio di capelli o una rasatura o uno sciampo possano rendere meno bella la mia ragazza. Ma se vorrai aprire quel pacchetto, capirai perché mi avevi fatto restare senza fiato ".
Candide dita ed agili lacerarono corda e carta. E poi un estatico grido di gioia; e poi, ahimè, un subito femmineo insorgere di isteriche lacrime e gemiti, che imposero l’immediato intervento di tutti i poteri consolatori del signore della dimora. Giacché lì stavano i pettini, tutta intera la serie dei pettini da porre sulla nuca e ai lati, che Della aveva a lungo vagheggiato in una vetrina di Broadway. Splendidi pettini, puro guscio di tartaruga con orli ingioiellati: e per l’appunto della tinta che si accordava alla splendida chioma svanita. Ed erano pettini di pregio, ella lo sapeva, ed il cuore li aveva bramati ed anelati senza alcuna speranza di possesso. Ora erano suoi, ma le trecce che dovevano adornarsi degli agognati ornamenti erano scomparse.
Ma se li strinse al seno, ed alla fine riuscì ad alzare i suoi occhi scuri e a sorridere mentre diceva: " I miei capelli crescono così alla svelta, Jim! ". E poi Della si mise a saltare come un gattino scottato e gridò: " Oh! oh! ".
Jim non aveva ancora visto il suo bel regalo. Della glielo porse ansiosamente sulla palma aperta. Il prezioso metallo opaco pareva balenare del riflesso della sua anima luminosa ed ardente.
" Non è un amore, Jim? Ho frugato tutta la città per trovarlo. Adesso dovrai guardare le ore cento volte al giorno. Dammi l’orologio. Voglio vedere come sta ".
Invece di ubbidire, Jim si lasciò andare sul letto, si mise le mani dietro la nuca e sorrise. " Della, " disse " mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Sono troppo belli per usarli subito. Io ho venduto l’orologio per comparti i pettini. Ora è forse il momento di mettere su le costolette ".


4

I Magi, come sapete, erano uomini saggi – uomini incredibilmente saggi – che portarono i doni al Bambino nella mangiatoia. Furono loro ad inventare l’arte di fare regali a Natale. Giacché eran saggi, non v’è dubbio che anche i loro regali fossero saggi, e probabilmente era possibile scambiarli, nel caso ve ne fossero due uguali. Io vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due sciocchi bambini che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti coloro che fanno doni, quei due furono i più saggi. Di tutti coloro che ricevono e fanno doni, questi sono i più saggi. Dovunque e sempre essi sono i più saggi. Sono loro i re Magi.

O. Henry
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