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mercoledì 2 luglio 2025

La baleniera dell'Amerigo Vespucci

Sulla poppa della nave scuola Amerigo Vespucci, sospesa tra il cassero, dove l’equipaggio assiste alla Santa Messa, e il giardinetto sottostante che si protende verso il mare e accoglie le piante officinali di bordo, è visibile una lancia elegante, sostenuta da apposite gruette. Si tratta della baleniera, lunga 10,60 metri, larga circa 2,30 metri e con un pescaggio stimato di 0,60 metri. In legno pregiato, con linee snelle e proporzioni armoniose fu realizzata in origine per la sorella gemella, dalla quale venne prelevata e collocata sulla Vespucci, poco prima che nel febbraio del 1949 la Cristoforo Colombo fosse consegnata all’Unione Sovietica come risarcimento di guerra. 
Nel 1980 per preservarne il valore storico, la baleniera fu affidata al Museo Navale di Venezia e sostituita da una copia costruita seguendo i disegni originali degli uffici tecnici della Regia Marina.

Baleniera dell'Amerigo Vespucci
 
Destinata all’uso esclusivo del comandante della nave, era impiegata durante le cerimonie solenni e gli incontri ufficiali per raggiungere la costa. Ad ogni avvicendamento al vertice, per simboleggiare il passaggio di testimone tra il vecchio e il nuovo, la baleniera di bordo tradizionalmente veniva distrutta salvaguardando solo lo stemma che era consegnato a chi lasciava l’incarico. Da questo rito nasce l'uso di commemorare incarichi, scambi ufficiali, collaborazioni e momenti significativi con la consegna di uno scudo araldico che prende il nome di Crest, simbolo di identità, di prestigio e di memoria, in legno e metallo smaltato su cui è inciso l'emblema della nave o del reparto.

Baleniera dell'Amerigo Vespucci

Il reel della baleniera pubblicato su instagram, non so bene come, è comparso su facebook e mi sembra di aver capito che non è vietato pubblicarne il link su un post blogger, per cui  per farvelo vedere ci provo e vediamo che succede.


Per ulteriori informazioni:

martedì 3 giugno 2025

Viaggio sull'Amerigo Vespucci

La Nave Scuola Amerigo Vespucci, eccellenza della Marina Militare Italiana; definita dal 12 luglio 1962 La Nave più Bella del Mondo dal portavoce della portaerei americana Indipendence classe Forrestal; a partire dall'otto gennaio 2025, su decisione  dell’Ordinariato militare, è entrata a far parte delle Chiese Giubilari ed è don Mauro Medaglini cappellano di bordo ad assistere spiritualmente i marinai e a celebrare la Messa sul cassero.
Come ambasciatrice del Made in Italy, a febbraio 2025, la Vespucci ha concluso il giro del mondo iniziato a Genova il primo luglio 2023, e il primo marzo 2025 ha raggiunto Trieste per la prima tappa delle 17 dedicate al giro del Mediterraneo. La sedicesima, dal 28 maggio al 3 di giugno, è stata Civitavecchia.

Da Roma verso Civitavecchia

Da Roma verso Civitavecchia

L'Amerigo Vespucci ormeggiata alla banchina Guglielmotti del Molo del Bicchiere - Civitavecchia

L'Amerigo Vespucci ormeggiata alla banchina Guglielmotti del Molo del Bicchiere  di Civitavecchia, e come da tradizione è il lato sinistro della nave che va accostato alla banchina. 

La Vespucci dalla Cinta Muraria di Urbano VIII

La Vespucci dalla Cinta Muraria di Urbano VIII

Pranzo prima di salire a bordo

Pranzo prima di salire a bordo

Amaro a fine pasto

Amaro a fine pasto

A poppa della Nave più Bella del Mondo

Sulla poppa della Nave più Bella del Mondo è sospesa la baleniera ad uso esclusivo del comandante che da tradizione doveva essere distrutta alla fine del suo servizio, salvaguardando solo lo stemma che gli veniva consegnato; tradizione che ha dato origine alla nascita del Crest.
La baleniera, in dotazione all'Amerigo Vespucci, oggi conservata al Museo Navale di Venezia e sostituita da una copia perfetta nel 1980, in origine apparteneva alla sorella gemella della nave scuola, la meravigliosa Cristoforo Colombo che ci fu portata via come bottino di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale; la Russia l'adibì al trasporto del carbone e la finì smantellandola per farla diventare legna da ardere.
L'Amerigo Vespucci è nata il 12 maggio 1930 nei Cantieri di Castellammare di Stabia ed è stata varata il 22 febbraio del 1931, è lunga 101 metri, larga 15,5 metri e si immerge per 7,3 metri, è leggermente più grande della Cristoforo Colombo, che misurava 100,50 m di lunghezza per 15,5 m di larghezza con un immersione di 7 metri, nata nello stesso cantiere il 15 aprile 1926 e varata il 4 aprile 1928.
L'equipaggio della nostra Ammiraglia è formato da circa 400 membri che eseguono le manovre al suono di un fischietto, ha 24 vele di tela olona pari a circa 2.635 m2; hanno uno spessore di 2, 4 millimetri e sono composte da ferzi - strisce unite da una cucitura.

Tricolore sull'Albero di Poppa

Il tricolore sull'Albero di Poppa

Una delle cinque ancore della Vespucci

Una delle cinque ancore della Vespucci

Oblò della Vespucci

Oblò della Vespucci

Il benvenuto della Vespucci

Il benvenuto della Vespucci

Posacenere all'ingresso della plancia storica

Posacenere all'ingresso della plancia storica

Le quattro ruote a caviglia che muovono il timone nella plancia storica

Le quattro ruote a caviglia che muovono il timone nella plancia storica, ci vogliono ben otto marinai per governarle.

Plancia storica della Vespucci

Plancia storica della Vespucci

Bitta a croce

Bitta a croce

Corde della Vespucci

Corde della Vespucci

Sistema di corde e bozzelli

Sistema di corde e bozzelli

Uno dei tre argani

Uno dei tre argani

Campana osteriggiodi poppa

Campana osteriggio di poppa, chiamata anche campana dell'abbandono nave, su cui si vedono incise la sagoma di una santa e la data 1868; probabilmente in origine apparteneva a un relitto ritrovato alla Maddalena prima della II Guerra Mondiale. È severamente vietato suonarla e al suo interno è tradizione conservare una testa d'aglio. 

Bitta

Bitta

Copertura d'ottone della bitta

Copertura d'ottone della bitta

Sistema di corde e bozzelli

Sistema di corde e bozzelli

Bozzello

Bozzello

Banco di Quarta a poppa destra, rservato al comandante

Banco di Quarta a poppa destra, riservato al comandante; le quarte sono unità angolari della bussola nautica, servono per manovrare le vele e  per osservare i bersagli.

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Mappa del Giro del Mondo

Mappa del Giro del Mondo

Non chi comincia ma quel che persevera - Motto della Vespucci dal 1978 attribuito a Leonardo da Vinci

"Non chi comincia ma quel che persevera" - Motto della Vespucci dal 1978, attribuito a Leonardo da Vinci; terzo motto della nave dopo il primo del 1931 "Per la Patria e per il Re" e il secondo, post II Guerra Mondiale, "Saldi nella furia dei venti e degli eventi".

Campana della guardia al centro della nave che scandisce i turni di guardia

Campana della guardia al centro della nave che scandisce i turni di guardia; all'epoca d'oro della navigazione ogni mezz'ora erano previsti due rintocchi, ogni quattro ore per l'inizio e per la fine dei turni di guardia, alle 8.00, alle 12.00, alle 16.00, alle 20.00 e a mezzanotte,  i rintocchi erano otto.

Boccaporti

Boccaporti

Scala d'accesso al cassero

Scala d'accesso al cassero

Tappetino con nodi marinai

Tappetino con nodi marinari

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Rete da manovre

Rete da manovre

Villaggio IN Italia che ha affiancato il giro del Mediterraneo della Vespucci

Villaggio IN Italia che ha affiancato il giro del Mediterraneo della Vespucci

Navi crociera dalla Vespucci

Navi crociera dalla Vespucci

Ogni corda  ogni vela sulla Vespucci ha il proprio nome

Ogni corda, ogni vela sulla Vespucci ha il proprio nome

Drappo con il simbolo della Vespucci

Drappo con il simbolo della Vespucci

Campana di segnalazione a prora della nave

Campana di segnalazione a prora della nave che in condizioni meteorologiche avverse comunica la sua presenza alle altre imbarcazioni, è l'unica che per mostrare il tempo trascorso non viene lucidata ogni giorno, ma solo alla fine del viaggio.

Albero di Bompresso sporge per 18 metri dalla nave

Albero di Bompresso sporge per 18 metri dalla nave.

Albero Maestro lungo 56 metri

L'Albero Maestro è lungo 56 metri, il Trinchetto è lungo 52 metri e la Mezzana 45 metri.

Polena che raffigura Amerigo Vespucci

Polena Amerigo Vespucci in legno dorato, con corna di toro sul retro.

La Vespucci vista dal Forte Michelangelo

La Vespucci vista dal Forte Michelangelo

Da Civitavecchia verso Roma

Da Civitavecchia verso Roma

Per ulteriori informnazioni: 

lunedì 17 aprile 2023

Di mongolfiere e di lanterne

Mongolfiera - Artisti di Strada

" I cinesi utilizzavano mongolfiere senza equipaggio a partire dal III secolo a.C. Un'antica storia narra che lo stratega militare Zhuge  Liang (conosciuto anche con il nome di Kongming) trovandosi circondato dai nemici abbia fatto alzare in volo una lanterna per chiedere aiuto. Di conseguenza (o forse perché la forma assomiglia a quella del copricapo con cui è spesso raffigurato) presero il nome di lanterne di Kongming, Non avremmo alcuna difficoltà a costruire una mongolfiera provvista di equipaggio usando i materiali del passato, ma abbiamo ben poche prove a sostegno della teoria che sia successo davvero. Tuttavia in un antico documento si afferma che i cinesi avevano "risolto il problema della navigazione aerea", il che farebbe pensare che varassero anche mongolfiere con uomini a bordo ... "

I segreti tecnologici delle antiche civiltà - 2019
James M. Russell 
Trduzione Mariafelice Maione

mercoledì 6 dicembre 2017

Di camini, di ceppi e di braci tra San Nicola e Babbo Natale


L'uomo sente da sempre il bisogno di raccontare il mondo, lo mette in scena fin dai tempi più antichi e nelle più svariate rappresentazioni di una stessa storia si aggiungono o si tolgono elementi che assecondano l'estro di chi la narra per cui da San Nicola, che si festeggia oggi, si giunge a Babbo Natale che la notte del 25 dicembre si cala dalla canna fumaria del camino per lasciare i doni ai bambini. L'avo del camino è un fuoco acceso nelle abitazioni rurali al centro di un ambiente domestico sotto un foro praticato nel tetto che funge da punto di sfogo. Con l'antica Roma nelle domus patrizie il fuoco trova invece una collocazione nel forno che con l'emissione di aria calda incanalata in cavità ricavate nelle pareti e nel pavimento mantiene  il calore nella dimora. Tra il XII e il XIV secolo con le case in muratura il fuoco ha il suo spazio in una nicchia addossata alla parete che nella sua evoluzione viene rialzata dalla base del pavimento e viene dotata di un'enorme cappa per diventare " camino a padiglione ", a essa viene assicurato un ferro orizzontale da cui scende una catena che termina con un uncino a cui si aggancia un paiolo, ma l'idea innovativa è del nostro Leonardo da Vinci che si rende conto che è necessaria una presa d'aria per il tiraggio dei fumi verso l'esterno, su di essa lavorano Benjamin Franklin, Benjamin Thompson e l'architetto Breyman che nel 1800 la perfeziona. A fianco al camino vengono posti gli attrezzi che facilitano il suo utilizzo, la griglia, il treppiede, l'attizzatoio, le molle, il mantice, la paletta, con la quale si raccoglie la brace da inserire in un vaso dotato di manico chiamato " monaca ", alloggiato al centro di una struttura formata da quattro assi di legno chiamata " prete " che viene posta nel letto per scaldarlo, e gli alari su cui si poggia il ceppo che grazie alla circolazione dell'aria brucia con più facilità e illumina l'oscurità, tutti si riuniscono intorno a esso per riscaldarsi, per mangiare e per condividere il tempo rilassati gradevolmente dal tepore che promuove un turbinio di emozioni che non possono non coinvolgere l'immaginario che congiunge l'aspetto pratico e funzionale con quello psicologico e simbolico determinando la nascita delle tradizioni rituali. Il camino sotto quest'ottica diventa il sacro mezzo che mette in comunicazione la terra con il cielo, attraverso quel ceppo da cui nascono giovani polloni che intonano la vita e che affonda le radici nelle profondità della terra, che decorato, innaffiato di vino, ricoperto di miele, di grano, di doni e benedetto, acceso dal capofamiglia la vigilia di Natale, arde della luce del fuoco fino a Capodanno o fin'anche all'Epifania, si fa scintilla di presagi, richiama gli antenati che rilasceranno la loro forza alla cenere e si fa fumo e sale in alto e si fa spirito e lascia dei pezzi di sé che proteggono il raccolto dai fulmini e dalle tempeste e propiziano la fertilità. Il ceppo che la tradizione solitamente vuole di castagno, di frassino, di olivo o di quercia  incontra Babbo Natale per rientrare in casa dal comignolo portando il dono della rinascita.

Sciarada Sciaranti


" - Dunque, siamo intesi: serra l'uscio e aspettaci sino a dopo mezzanotte. Andiamo alla messa a San Nicolò. Torneremo al tocco passato.
- E bada che il ceppo bruci. A mezzanotte la Madonna va in giro col bambino ignudo, poverino, per riscaldarlo. Potrebbe capitar qui subito per prima casa, e se non trova fuoco...
- L'uscio serralo, è paese di buona gente, ma non si sa mai. Può ronzare qualche fuoruscito.
- Aspettaci, e scaldati te intanto che vien la Madonna.
- Puoi rigovernare, se credi. O dì piuttosto il rosario. Questa è la notte che la Madonna fa tutte le grazie.
- Noi andiamo prima dai Mere. A proposito! Portami la bottiglia del rhum. Si fa il ponce questa sera a quei buoni contadini.
- Senti: Mere è già sul campanile, che suona il primo doppio.
- Saranno le dieci.
- Dunque siamo intesi.
- Aria di neve. Guarda quella nuvola nera sopra Trappignana.
- Però su Barga è un fitto di stelle.
- Aspetta e vedrai. Sei ben coperta?
- Oh! Si.
- Andiamo dunque.
- Dunque...
- Che il ceppo bruci, mi raccomando.
- Dì il rosario.
- Addio!
- Al tocco, ricordati.
- Serra l'uscio.
- Andiamo.

... Ah! Il ceppo. Brucia, sì. Appena entra, da un nocco esce improvvisamente un po' di fiamma turchina, poi rossa. Poi si fa la brace e pare un occhio. E' un bel ceppo di quercia che brucia senza rumore e fa molto caldo. Essa si mette a sedere e si sente rinascere a quel calorino. Ma ha sete. Si leva e va a bere. Poi si rimette a sedere. Ha sete ancora, beve ancora. Si sente rosa dentro, nelle viscere, come quel ceppo da una fiamma che arde senza rumore. Guarda il ceppo con gli occhi incantati. Ecco: suona un doppio. Il ceppo si mette a brontolare e sfrigolare. Ora essa è impaziente. Sarà almeno la gloria? Quanto tempo ci sarà ancora perché ritornino? Ha bisogno di essere sola, a letto. Si sente pungere e straziare da tutte le parti. Non ne può più. Sono essi? No: è il vento. Eccoli: si sentono discorrere. No: è il ceppo che brontola. Un altro doppio. Ora ci sarà più poco. venite, venite! E poi si vorranno scaldare, far due chiacchiere, domandare, raccontare. Che punto sarà della messa? Sarà nato...? 
Oh! Spingono l'uscio. Non aveva chiuso, dunque? L'uscio è spinto leggermente leggermente. Essa guarda e non si muove. Entra... Dio! Chi entra? La Madonnina, con un poco di fretta. Ha il suo bambino in collo, nudo, nudo, morello dal freddo. La Madonnina si accosta al fuoco, al vecchio ceppo che si apre e si fende per far più caldo. Essa non vede la donna seduta lì presso. Essa prende il bambino nudo sotto le braccine, e lo avvicina al calore e lo prilla, così, piano piano, con tanta grazia. Un urlo... la Madonna è sparita ..

Il ceppo
Giovanni Pascoli

domenica 13 marzo 2016

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