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domenica 11 gennaio 2026

Il Battesimo di Gesù Cristo

La domenica successiva alla festa dell'Epifania si celebra uno degli eventi fondamentali della tradizione evangelica, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano per mano di Giovanni Battista. Questo episodio, attestato da tutti e quattro i Vangeli canonici, segna l'inizio della vita pubblica di Gesù e costituisce una delle prime e più solenni manifestazioni della sua identità messianica.
Nel Battesimo al Giordano emerge il mistero di Cristo nella sua presenza trinitaria: il cielo si apre, lo Spirito Santo scende in forma di colomba e la voce del Padre proclama Gesù come Figlio prediletto.
Fin dalle origini, la Chiesa riconosce in questo evento una epifania, cioè una rivelazione divulgativa della natura divina di Gesù e della sua missione salvifica; il Battesimo non è quindi un gesto puramente simbolico, ma un momento fondativo della cristologia e della teologia trinitaria.
Nei primi secoli del cristianesimo, soprattutto nelle Chiese d'Oriente, il 6 gennaio all'interno della grande festa dell'Epifania o Teofania si commemoravano diversi eventi rivelativi, la nascita di Gesù Cristo, l'adorazione dei Magi, il Battesimo nel Giordano e, in alcune tradizioni, il miracolo delle nozze di Cana; con il passare del tempo, Oriente e Occidente svilupparono percorsi liturgici differenti, in Oriente il Battesimo divenne il centro della Teofania, mentre in Occidente l'Epifania si concentrò prevalentemente sulla visita dei Magi, favorendo una distinzione più netta tra le diverse celebrazioni.
Con la fissazione del Natale al 25 dicembre nel IV secolo, il calendario liturgico occidentale si strutturò attorno a un vero e proprio tempo di Natale e, in questo contesto, il Battesimo di Cristo venne collocato dopo l'Epifania, non secondo una logica cronologica, poiché l'evento avvenne quando Gesù aveva circa trent'anni, ma, secondo un criterio teologico per cui esso appartiene alle manifestazioni di Cristo e inaugura la sua missione pubblica, l'inizio della sua vita sociale che condurrà fino al mistero pasquale.
Secondo il Vangelo di Luca, la Presentazione di Gesù al Tempio avvenne quaranta giorni dopo la nascita, in conformità alla Legge mosaica che prescriveva la purificazione rituale della madre e l'offerta del primogenito al Signore; contando a partire dal 25 dicembre, questa data cade il 2 febbraio ed è sempre stata mantenuta dalla Chiesa come festa fissa.
Nel calendario liturgico occidentale anteriore al Concilio Vaticano II, la Presentazione di Gesù al Tempio costituiva la conclusione del tempo di Natale; pur appartenendo ancora ai racconti dell'infanzia di Gesù, rappresentava l'ultimo evento del ciclo natalizio, chiudendo simbolicamente il mistero dell'Incarnazione.
Con la riforma liturgica entrata in vigore nel 1969, la conclusione del tempo di Natale venne invece anticipata alla festa del Battesimo del Signore, mentre la Presentazione del 2 febbraio rimase una celebrazione autonoma.

Pallina di Natale in cioccolato fondente

Nelle Chiese orientali il Battesimo di Cristo conserva ancora oggi grande solennità, spesso accompagnata dal rito della benedizione delle acque, che richiama il valore battesimale e cosmico dell'evento del Giordano. In Occidente la celebrazione è più sobria, senza giudizio di merito, e mantiene un forte riferimento al battesimo dei fedeli, fondamento della vita cristiana. Accanto all'ordinamento liturgico attuale, del ritorno al tempo ordinario dopo il Battesimo di Cristo, permane la memoria storica della Presentazione al Tempio del 2 febbraio che testimonia una struttura più ampia e articolata del ciclo natalizio, durata per secoli e ancora viva nella tradizione popolare e si esprime, in molte realtà locali, nella prassi devozionale e culturale, con il mantenimento del presepe e dell'albero di Natale fino alla Candelora, mostrando una conclusione simbolica pur senza che ciò sia più previsto ufficialmente dal rito romano.
Il Battesimo, apre la vita pubblica di Gesù, diventa così un ponte tra la gioia della nascita e il compimento della sua missione, orienta lo sguardo verso la Pasqua e verso ciò che si realizzerà nella sua morte e risurrezione, rende evidente come ogni festa, ogni rito e ogni memoria liturgica siano parte di un senso che si svela nel tempo.

Dedica su pergamena

Nel mese di dicembre, mentre eravamo impegnati nel nostro Calendario dell’Avvento, sono stata invitata a un incontro dedicato al tumore al seno.
Gli organizzatori mi hanno regalato una pallina di cioccolato fondente con una piccola pergamena che dice:
"Sii dolce con te stessa: la vera forza è saper accogliere la propria fragilità con tenerezza."
Oggi voglio condividere questa frase con tutti voi, perché credo che possa accarezzare non solo le donne a cui è dedicata, ma tutti noi, ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Lieta festa del Battesimo di Gesù Cristo!

martedì 6 gennaio 2026

Novena dell'Epifania

Epifania con i Re Magi

L'Epifania è il tempo in cui Gesù si manifesta non solo al popolo di Israele, ma idealmente a tutti i popoli. I Re Magi, giunti dall'Oriente per rendergli omaggio, diventano così il simbolo di un'umanità in cammino, capace di riconoscere un segno e di mettersi in ricerca. Alla vigilia della festa si concludono i nove giorni di preghiera iniziati il 28 dicembre, un percorso che accompagna a sostare sul mistero della manifestazione di Gesù al mondo.

Epifania con la Befana

La novena dell'Epifania offre uno degli esempi di come la tradizione cristiana abbia saputo coniugare riflessione teologica, pratica spirituale e dimensione comunitaria. La sua storia mostra il ruolo della pietà devozionale nel favorire una comprensione più profonda dell'Epifania come evento di rivelazione e di apertura universale, capace di parlare a culture e popoli diversi.

Lucerna dell'anno nuovo

La sua diffusione è il risultato di un lento processo di elaborazione devozionale, che si consolida tra il Medioevo e l'età moderna, in un contesto caratterizzato da una crescente attenzione alla dimensione interiore ed emotiva della fede. Ordini religiosi, predicatori e confraternite laicali contribuirono in modo determinante alla diffusione di cicli di preghiere e meditazioni in preparazione alla festa, favorendo una partecipazione più consapevole e condivisa.
Il suo contenuto si struttura generalmente attorno a una meditazione progressiva del racconto evangelico di Matteo 2,1-12; il cammino dei Magi viene proposto come immagine della ricerca umana di Dio; la stella come segno di una presenza che orienta e accompagna; i doni di oro, incenso e mirra come riconoscimento simbolico dell'identità di Gesù e del significato della sua venuta. Ne emerge una visione ampia, aperta, capace di includere l'esperienza umana nella sua pluralità.

Incenso per l'Epifania

In questa prospettiva, la novena non è soltanto una preparazione alla festa liturgica, ma un itinerario spirituale che invita a un movimento interiore di ascolto, conoscenza e discernimento e può essere letta, sul piano interpretativo, anche attraverso la distinzione riconosciuta dagli storici tra cristianesimo istituzionale e cristianesimo vissuto, il complesso linguaggio teologico incontra la creatività della devozione popolare e assume forme espressive semplici, si traduce in esperienze accessibili, condivise, partecipate con canti tradizionali, recite comunitarie, rappresentazioni simboliche che si fanno folklore e spesso utilizzate anche in ambito parrocchiale e familiare con finalità educative.
In un contesto culturale segnato dalla pluralità e dalla mobilità, la novena dell'Epifania conserva una particolare attualità; il suo messaggio di ricerca, apertura e incontro continua a offrire uno spazio di riflessione sul senso del cammino umano e sul desiderio di orientarsi che attraversa le diverse culture.

Lieta Epifania e un abbraccio alle sorelle Befane!


Nel video  Sarvesham Svastir Bhavatu, il mantra cantato da Tina Turner

Sarvesham Svastir Bhavatu - Che tutti siano felici e in salute
Sarvesham Shantir Bhavatu - Che tutti siano in pace
Sarvesham Poornam Bhavatu - Che tutti siano completi, pieni
Sarvesham Mangalam Bhavatu - Che ci sia benessere e prosperità per tutti
Om Shanti Shanti Shanti - Om, pace, pace, pace"

lunedì 6 gennaio 2025

La Caverna dei Tesori con oro, incenso e mirra

Stefano Evodio Assemani, di origine libanese naturalizzato italiano, il cui cognome è un patronimico arabo che significa figlio di Simone, è stato un arcivescovo e un orientalista cattolico che nel 1742 compilò i Cataloghi dei Manoscritti Orientali nella Biblioteca Vaticana; nel II volume, dei quattro stampati, a pagina 498 descrive un manoscritto di origine siriaca in cui sono assemblate una serie di opere apocrife, ritenute cronache storiche arricchite da leggende tra cui di fondamentale importanza è la Kthāvā d-m'arrath gazzé, risalente al V secolo che Assemani traduce in latino con Spelunca Thesaurorum e che oggi noi conosciamo come Il Libro della Caverna dei Tesori, il più antico attestato che possediamo sulla successione delle generazioni di un periodo di 5.500 anni che va dalla creazione di Adamo alla nascita di Cristo.
La Caverna di cui si parla, situata sul lato di una montagna sotto il Paradiso Terrestre, accolse Adamo ed Eva dopo il loro allontanamento dal Giardino dell'Eden, e:

" ... Quando Dio vide che Adamo era stordito dall'oscurità della notte, mandò Michele in Giudea e gli disse di riportare indietro delle tavole d'oro e, quando arrivarono, Dio le pose nella Caverna per illuminare l'oscurità della notte lì dentro. E Dio mandò Gabriele in Paradiso a prendere l'incenso e Raffaele a portare la mirra dallo stesso posto e, quando queste sostanze simboliche furono poste nella Caverna, Adamo fu confortato. Poiché la Caverna conteneva queste sostanze preziose, fu chiamata la "Caverna dei Tesori". Poco dopo Dio permise che fossero portati dei fichi ad Adamo dal Paradiso e insegnò ad Adamo ed Eva a cucinare il cibo sul fuoco che fu portato loro dalla mano dell'angelo di fuoco che stava all'ingresso del Paradiso tenendo in mano una spada di fuoco. Poiché Adamo non riusciva a procurarsi una scorta di sangue per mantenere l'offerta di sangue, pose sull'altare fuori dalla Caverna un'offerta fatta di grano, presumibilmente una pagnotta o una torta cotta nella cenere calda, e Dio l'accettò e mandò un fuoco per consumarla, essendo presente lo Spirito Santo ... "

Il Libro della Caverna dei Tesori
Liberamente tradotto da Me Medesima

I tre Re Magi

Oro, incenso e mirra dunque doni di Dio che si radicano nel tempo e si fanno viva tradizione nel giorno dell'Epifania con i tre Re Magi che omaggiano Gesù Cristo, figlio di Dio:
 
" ... E subito, secondo quanto avevano ricevuto dalla tradizione che era stata loro tramandata dai loro padri, lasciarono l'Oriente e salirono sui monti di Nédh, che si trovano all'interno degli ingressi a Oriente dalle terre ai margini del Nord, e presero da loro oro, mirra e incenso. E da questo [passaggio] capisci, o mio fratello Nemesio, che i Magi conoscevano l'intero servizio della Dispensazione del nostro Redentore attraverso le offerte che portavano: l'oro era per un re, la mirra per un medico e l'incenso per un sacerdote, perché i Magi sapevano Chi era, e che era un re, un medico e un sacerdote ..."

Il Libro della Caverna dei Tesori
Liberamente tradotto da Me Medesima

Omaggio dei Re Magi a Gesù Cristo figlio di Dio

L'interpretazione simbolica, dei tre doni che i Magi offrono a Gesù Cristo figlio di Dio, che si sviluppa nel contesto siriano, arrichisce la nostra definendolo oltre che Re, medico del corpo, dell'anima e di ciò che è sacro, ed è interessante e alquanto curioso notare che l'unica simbolizzazione condivisa si riferisce proprio all'oro, quell'elemento che secondo i detrattori del cristianesimo non era in realtà oro, ma curcuma, zenzero, benzoino o altro.

Mirra

Mirra

Nei brucia essenze la mirra

Nei brucia essenze la mirra

Lieta Epifania e un abbraccio a tutte le sorelle Befane!


venerdì 8 marzo 2024

Come io mi voglio

Le molteplici sfaccettature della personalità di Clarice Lispector, un'ebrea scrittrice e traduttrice naturalizzata brasiliana, nata con il nome di Chaya a Chechelnyk, shtetl della Podolia nell'attuale Ucraina, non possono certo essere racchiuse in uno schermo. 
In questo giorno dedicato alle donne, vi propongo una lettera che il 6 gennaio 1948 scrisse alla sorella Tania, e vi lascio in evidenza quei suoi pensieri in cui ho ritrovato e riconosciuto anche i miei.
Ricordate sempre di essere fiere delle vostre imperfezioni che vi rendono uniche e perfette, non lasciate che nessuno vi spenga e offrite la vostra indifferenza alle becere provocazioni dei vili.

Un abbraccio a voi donne, ma anche a voi uomini perché non siete dei nemici.

Clarice Lispector - Carlos Scliar

Clarice Lispector - Carlos Scliar


Berna, 6 gennaio 1948

Mio fiorellino,
ho ricevuto la tua lettera da questo strano Bucsky, datata 30 dicembre. Come sono stata contenta, sorellina mia, per certe tue frasi. Non dire però: ho scoperto che c’è ancora molto di vivo in me. Ma no, mia cara! Tu sei tutta viva! Solo hai condotto una vita irrazionale, una vita che non ti somiglia. Tania, non pensare che una persona abbia tanta forza da poter condurre una vita e continuare a essere la stessa. Persino eliminare i propri difetti può essere pericoloso - non si sa mai qual è il difetto che sostiene il nostro intero edificio. Non so come spiegarti, cara sorella, anima mia. Ma quel che intendo dire è che siamo molto preziose e solo fino a un certo punto si può desistere da noi stesse e darsi agli altri e alle circostanze. Dopo che si è perduto il rispetto di se stessi e delle proprie necessità - dopo ci si sente uno straccio. Vorrei tanto, tanto stare con te e parlare e raccontare le mie esperienze e quelle altrui. Vedresti che ci sono momenti in cui il primo dovere è realizzare qualcosa per sé. Neanche volevo raccontarti come sto ora, perché mi sembrava inutile. Volevo solo raccontarti del mio nuovo carattere, o assenza di carattere, un mese prima del mio arrivo in Brasile, per avvertirti. Ma spero che sulla nave o sull’aereo che ci farà tornare, io mi trasformi istantaneamente in quella che ero e forse non sarà neanche più necessario raccontarlo. Cara, quasi quattro anni mi hanno molto trasformata. Dal momento in cui mi sono rassegnata, ho perso tutta la vivacità e tutto l’interesse per le cose. Hai già notato come un toro castrato si trasforma in bue? Così è stato per me… per quanto pesi il duro paragone… Per adattarmi all’inadattabile, per vincere le mie ripulse e i miei sogni, mi sono dovuta tagliare gli artigli - ho tagliato in me la forza che avrebbe potuto far male agli altri e a me stessa. E così ho tagliato anche la mia forza. Spero che tu non mi veda mai così rassegnata, perché è quasi ripugnante. Spero che sulla nave che ci riporta indietro, la sola idea di rivederti e di riprendere un po’ la mia vita - che non era meravigliosa, ma era una vita - mi trasformi completamente. Mariazinha, moglie di Milton, giorni fa si è fatta molto coraggio, come lei stesa ha ammesso, e mi ha domandato: tu eri molto diversa, vero? Ha confessato che mi aveva trovata ardente e vibrante e che quando mi ha rivista si è detta: o questa calma eccessiva è un atteggiamento, oppure è tanto cambiata da sembrare quasi irriconoscibile. Un’altra persona ha detto che mi muovo con la spossatezza di una donna di cinquant’anni. Tutto questo tu non lo vedrai né sentirai, se Dio vuole. Non c’era neanche bisogno di dirtelo, allora… Ma non ho potuto impedirmi di farti vedere quel che può succedere a una persona che ha stretto patti con tutti e che ha dimenticato che il nodo vitale di ognuno deve essere rispettato. Sorellina mia, ascolta il mio consiglio, ascolta la mia richiesta: rispetta te stessa più di quanto rispetti gli altri, rispetta le tue esigenze, rispetta anche ciò che c’è di brutto in te - per l’amor di Dio, non voler fare di te una persona perfetta - non copiare un essere ideale, copia te stessa - è questo l’unico modo per vivere. Ho tanta paura che ti succeda quel che è successo a me, dato che ci assomigliamo. Giuro su Dio che se ci fosse un cielo, una persona che si è sacrificata per codardia - verrà punita e andrà all’inferno. Chissà se una vita tiepida non venga punita per il suo stesso tepore. Prendi per te ciò che ti appartiene, e ciò che ti appartiene è tutto quel che la tua vita esige. Sembra una morale amorale. Ma quel che davvero è immorale è avere desistito da te stessa. Spero in Dio che tu mi creda. Vorrei proprio che tu mi vedessi e assistessi alla mia vita in incognito - perché il solo sapere della tua presenza mi trasformerebbe e mi darebbe allegria e vita. Per te sarebbe una lezione. Vedere quel che può succedere quando si è scesi a patti con la comodità dell’anima. Abbi coraggio di trasformarti, mia cara, di fare quel che desideri - uscire nel weekend o qualunque altra cosa. Scrivimi senza preoccuparti di dire cose neutre - perché come potremmo farci del bene senza questo minimo di sincerità?
Che l’anno nuovo ti porti felicità, cara. Ti dò un abbraccio affettuosissimo, con l’enorme affetto di tua sorella
Clarice

La vita che non si ferma. Lettere scelte (1941-1975)
Clarice Lispector
Traduzione Guia Boni

Lieta Giornata Internazionale della Donna

sabato 6 gennaio 2024

Vertep e Kolyadki

La stagione natalizia 2023, con la legge promulgata il 28 luglio scorso da Volodymyr Zelenskyi per salvaguardare l'identità e la cultura nazionale del suo popolo, ha visto gli ortodossi ucraini rinunciare al calendario giuliano, adottare il gregoriano e unirsi ai cristiani cattolici nella celebrazione della nascita di  Gesù il 25 dicembre, data ricavata dagli studi, effettuati dal teologo Ippolito Romano tra il 203 e il 204  d.C. (Vedi Natale), e dallo storico cronologo Sesto Giulio Africano nel 221 d.C., (Vedi Annuntiatio Beatae Mariae Virginis), basati sul vangelo di Luca e confermati dai Rotoli del Mar Morto.
Oggi insieme vediamo arrivare i Re Magi con i loro doni il cui simbolismo caratterizza il ruolo di Cristo con l'oro, (Vedi Il Re dei re)che, sia esso grezzo o forgiato in altari, candelabri, monete, è attributo dei re, l'incenso peculiare della divinità e la mirra distintivo della morte. 

Epifania 2024 - L'arrivo dei Re Magi

Incenso

Incenso

Carboncino

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Diffusore d'incenso

Ma andiamo a scoprire due tradizioni ucraine della stagione natalizia

Il вертеп/Vertep, con il significato, dall'antico slavo, di caverna, grotta, luogo misterioso, segreto o, da vertitysia, con il senso di vorticare in riferimento ai raggi che ruotano intorno alla stella cometa, è una forma di sacra rappresentazione teatrale in cui la cultura dotta si unisce a quella popolare che si tramanda oralmente di generazione in generazione per mettere in scena la Natività con 10 - 40 marionette che, manovrate da un un unico vertepnyk - marionettista, impersonano la Sacra Famiglia, gli angeli, due contadini, l'ebreo, Erode con il suo servo, la morte, i pastori, i pellegrini, il polacco, i Re Magi, Satana, i soldati russi, gli zingari, gli animali, ed elementi contemporanei, come il cosacco zaporoziano ai tempi di Caterina II.
Tutti i protagonisti sono inseriti in una scenografia che riproduce uno stabile in cui al piano inferiore si vede l'esibizione folkloristica, in quella superiore la rivelazione religiosa e in alcune varianti è compreso un ulteriore piano, il più basso, dedicato alla morte.
Il Vertep risale al XVI secolo e nella seconda metà del XVIII raggiunge un notevole picco di popolarità, la sceneggiatura, il carattere dei personaggi e i loro costumi vengono sempre più delineati e arricchiti dagli studenti dell'Accademia Kyivan Mohyla e lo spettacolo itinerante si muove di casa in casa e nei villaggi di Baturyn, Mizhhiria e Sokyryntsi, nel XIX secolo questa manifestazione artistica vede un calo di interesse da parte del pubblico che ritorna nel XX secolo con il vertep zhyvyi - grotta dal vivo che ripropone la tradizione attraverso l'interpretazione di attori in carne e ossa che con il loro dinamismo coinvolgono emotivamente gli spettatori in un connubio di presente e passato che diffonde la cultura ucraina all'Avant-Garde Teatro Ucraino di Toronto, al Teatro Drammatico di Lviv, al Molodyi Teatr di Les Kurbas, al New Generation Theatre di Cleveland. I bambini non sono da meno e recitano i testi del Vertep che possono essere accompagnati da i колядкi/kolyadki - canti natalizi, sulla nascita di Gesù, sulle storie bibliche che lo riguardano e sui santi, diffusi nella Rus' di Kiev mescolanza di principati dell'Europa orientale e settentrionale, eseguiti nel periodo che va dalla festa di San Nicola a quella del battesimo di Gesù, e nati dall'evoluzione dell'uso rituale che se ne faceva per descrivere le credenze sulla creazione, sul mondo e sulla natura.

вертеп - Vertep

вертеп - Vertep

Lieta Epifania e grazie a voi tutti per gli auguri di Natale e di Capodanno!


P. S. L'Epifania tutte le feste porta via ma la stagione natalizia si conclude la domenica del Battesimo di Cristo e il 2 febbraio con la candelora, come da tradizione, si ripongono gli addobbi.

Per ulteriori informazioni:

venerdì 6 gennaio 2023

Il Re dei re

Epifania - Presepe

" che genere di uomini erano quelli che Matteo qualifica come «Magi» venuti dall’«Oriente»? Il termine «magi» (mágoi), nelle relative fonti, ha una notevole gamma di significati, che si estende da un senso molto positivo fino ad uno molto negativo. Il primo di quattro significati principali intende con il termine «magi» degli appartenenti alla casta sacerdotale persiana. Nella cultura ellenistica erano considerati come «rappresentanti di una religione autentica»; al tempo stesso, però, le loro idee religiose erano ritenute «fortemente influenzate dal pensiero filosofico», così che i filosofi greci spesso sono stati presentati come loro seguaci (cfr. Delling, art. mágos). C’è forse in questa opinione un qualche nocciolo di verità non ben definibile; in fondo, anche Aristotele ha parlato del lavoro filosofico dei magi (cfr. ibid.).
Gli altri significati menzionati da Gerhard Delling sono: detentore e praticante di un sapere e di un potere soprannaturali, come anche stregone. E, infine: imbroglione e seduttore. Negli Atti degli Apostoli troviamo quest’ultimo significato: un mago di nome Bar-Iesus viene qualificato da Paolo come «figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia» (13,10) e in questo modo messo in riga...

... Nel Nuovo Testamento incontriamo così ambedue i significati di «mago»: nel racconto di san Matteo sui Magi, la sapienza religiosa e filosofica è chiaramente una forza che mette gli uomini in cammino; è la sapienza che conduce in definitiva a Cristo. Negli Atti degli Apostoli, invece, troviamo l’altro tipo di mago.
Questi contrappone il proprio potere al messaggero di Gesù Cristo e si mette così dalla parte dei demoni che, però, ormai sono stati vinti da Gesù. Per i Magi in Matteo 2 vale evidentemente - almeno in senso ampio - il primo dei quattro significati. Anche se non appartenevano esattamente al ceto sacerdotale persiano, erano tuttavia portatori di una conoscenza religiosa e filosofica, che si era sviluppata ed era ancora presente in quegli ambienti. Naturalmente, si è cercato di trovare classificazioni ancora più precise. L’astronomo viennese Konradin Ferrari d’Occhieppo ha mostrato che nella città di Babilonia - in epoca remota centro dell’astronomia scientifica, ma ai tempi di Gesù ormai in stato di declino - continuava ad esistere «ancora un piccolo gruppo di astronomi ormai in via di estinzione [...]Tavole di terracotta, coperte di iscrizioni in caratteri cuneiformi con calcoli astronomici [...] ne sono prove sicure» (Der Stern von Bethlehem, p. 27). La congiunzione astrale dei pianeti Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci, avvenuta negli anni 7-6 a.C. - ritenuto oggi il vero tempo della nascita di Gesù -, sarebbe stata calcolabile per gli astronomi babilonesi e avrebbe indicato loro la terra di Giuda e un neonato «re dei Giudei».
Sulla questione della stella torneremo ancora più avanti. Per ora vogliamo dedicarci alla domanda su che genere di uomini fossero quelli che si misero in cammino verso il re. Forse erano astronomi; ma non a tutti coloro che erano in grado di calcolare la congiunzione dei pianeti e la vedevano venne il pensiero di un re in Giuda che aveva un’importanza anche per loro. Affinché la stella potesse diventare un messaggio, doveva essere circolato un vaticinio del tipo del messaggio di Balaam. Da Tacito e Svetonio sappiamo che, in quei tempi, circolavano attese secondo cui da Giuda sarebbe uscito il dominatore del mondo - un’attesa che Giuseppe Flavio interpretò indicando Vespasiano, con la conseguenza che entrò nei suoi favori (cfr. De bello Iud. III 399-408). Potevano concorrere diversi fattori per far percepire nel linguaggio della stella un messaggio di speranza. Ma tutto ciò poteva mettere in cammino soltanto chi era uomo di una certa inquietudine interiore, uomo di speranza, alla ricerca della vera stella della salvezza. Gli uomini di cui parla Matteo non erano soltanto astronomi. Erano «sapienti»; rappresentavano la dinamica dell’andare al di là di sé, intrinseca alle religioni - una dinamica che è ricerca della verità, ricerca del vero Dio e quindi anche filosofia nel senso originario della parola. Così la sapienza risana anche il messaggio della «scienza»: la razionalità di questo messaggio non si fermava al solo sapere, ma cercava la comprensione del tutto, portando così la ragione alle sue possibilità più elevate. In base a tutto ciò che s’è detto, possiamo farci una certa idea su quali fossero le convinzioni e le conoscenze che portarono questi uomini ad incamminarsi verso il neonato «re dei Giudei». Possiamo dire con ragione che essi rappresentano il cammino delle religioni verso Cristo, come anche l’autosuperamento della scienza in vista di Lui. Si trovano in qualche modo al seguito di Abramo, che alla chiamata di Dio parte. In un modo diverso si trovano al seguito di Socrate e del suo interrogarsi, al di là della religione ufficiale, circa la verità più grande. In tale senso, questi uomini sono dei predecessori, dei precursori, dei ricercatori della verità, che riguardano tutti i tempi.
Come la tradizione della Chiesa con tutta naturalezza ha letto il racconto di Natale sullo sfondo di Isaia 1,3 e, in questo modo, sono arrivati al presepe il bue e l’asino, così ha letto il racconto sui Magi alla luce del Salmo 72,10 e di Isaia 60. In questo modo, i sapienti venuti dall’Oriente sono diventati re, e con loro sono entrati nel presepe i cammelli e i dromedari.
Se la promessa contenuta in tali testi estende la provenienza di questi uomini fino all’estremo Occidente (Tarsis = Tartessos in Spagna), la tradizione ha ulteriormente sviluppato l’universalità dei regni di quei sovrani annunciata con ciò, interpretandoli come re dei tre continenti allora noti: Africa, Asia, Europa. Il re di colore nero ne fa parte stabilmente: nel regno di Gesù Cristo non c’è distinzione di razze e di provenienze. In Lui e per Lui, l’umanità è unita, senza perdere la ricchezza della varietà. Più tardi sono state correlate con i tre re anche le tre età della vita dell’uomo: la giovinezza, l’età matura e la vecchiaia. Anche questa è un’idea ragionevole, che fa vedere che le diverse forme della vita umana trovano il rispettivo significato e la loro unità interiore nella comunione con Gesù.
Resta il pensiero decisivo: i sapienti dell’Oriente sono un inizio, rappresentano l’incamminarsi dell’umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l’intera storia. Non rappresentano soltanto le persone che hanno trovato la via fino a Cristo. Rappresentano l’attesa interiore dello spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo. "

L'infanzia di Gesù
Benedetto XVI

Angelo - Presepe

(Domanda): "Mazda ha fatto una rivelazione: a chi Egli la ha annunciata?". (Risposta): "A qualcuno che era santo, e, allo stesso tempo, sia celeste, sia terreno". (Domanda): " Chi era il personaggio, di cui tratta questa sacra rivelazione?". (Risposta): "Colui che è il migliore di tutti, colui che governa". (Domanda): "Quale persona ha Egli stabilito che sia colui che deve venire, il Saošyant?". (Risposta): "Poiché dev'essere santo e il migliore, si deve trattare di un governante, ma che non compia nessun tipo di azione gratuita e tanto meno eserciti un potere dispotico".

Avesta - Yasna 19,19
Traduzione Arnaldo Alberti

I Re Magi rappresentano dunque il punto di contatto tra il precristianesimo e il cristanesimo, oltrepassano i confini della loro religione, riconoscono in Gesù Cristo il Saošyant, il Salvatore, il Šāhanšāh, il Re dei re che è al contempo divino e terreno e per sottolineare la sua regalità insieme a incenso e mirra, gli offrono l'oro, ritenuto anticamente attributo dei re, sia esso grezzo o forgiato in altari, candelabri o monete.

" ... Salomone fece tutti gli utensili del tempio del Signore, l’altare d’oro, la mensa d’oro su cui si ponevano i pani dell’offerta, i cinque candelabri a destra e i cinque a sinistra di fronte al sacrario d’oro purissimo, i fiori, le lampade ... "

1 Re 7, 48-49

" ... Acaz, preso l'argento e l'oro che si trovava nel tempio del Signore e nei tesori della reggia, lo mandò in dono al re d'Assiria ... "

2 Re 16, 8

" ... Inoltre, per il mio amore per il tempio del mio Dio, quanto possiedo in oro e in argento lo dono per il tempio del mio Dio, oltre a quanto ho preparato per il santuario ... "

1 Cronache 29, 3

Pastore - Presepe

In Matteo 2, 11 leggiamo:

" ... Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra "...

l'esatta traduzione del testo greco che aggiunge il λιβανον/libanon - incenso e la σμύρνα/smiurna o smyrna - mirra al χρυσός/chriusos o chrysos - oro, non alla curcuma, non allo zafferano, né tantomeno al benzoino.
 
Matteo 2, 11 in greco antico

" ... Ed ecco che Giuseppe si preparò a partire per la Giudea. E una grande agitazione avvenne in Betlemme di Giudea, poiché arrivarono dei magi che chiedevano: – Dov’è il re dei Giudei che è nato? poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo.Udendo questo, Erode fu turbato e mandò dei messi ai magi e fece chiamare i grandi sacerdoti e li interrogò, dicendo: – Che cosa sta scritto riguardo al Cristo? Dove deve nascere?
Gli dicono: – In Betlemme di Giudea: cosí infatti sta scritto.
Egli allora li congedò. E interrogò i magi, dicendo loro: – Che segno avete visto circa il re che è nato?
Dissero i magi: – Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, cosí che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo.
Ed Erode disse: – Andate e cercate; e se lo trovate fatemelo sapere affinché anch’io vada ad adorarlo.

I magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. E i magi videro il bambino con sua madre Maria, e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro e incenso e mirra.

Ma essendo stati avvertiti dall’angelo di non entrare in Giudea, per altra via se ne tornarono al loro paese ... "
Protovangelo di Giacomo - XXI, 1- 4

" ... Trascorso poi il secondo anno, dall’Oriente vennero dei Magi a Gerusalemme, portando grandi doni. Essi interrogarono sollecitamente i Giudei, domandando: – Dov’è il re che vi è nato? Infatti abbiamo visto in oriente la sua stella e siamo venuti ad adorarlo.
Questa voce pervenne al re Erode, e talmente lo spaventò che mandò dagli scribi, dai farisei e dai rabbini del popolo, per sapere da loro dove avevano predetto i profeti che doveva nascere il Messia. Essi risposero: – In Betlemme di Giuda. Cosí infatti sta scritto: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei certo la minore tra le principali città di Giuda, perché da te uscirà un capo, che guiderà Israele, mio popolo.
Allora il re Erode chiamò a sé i Magi e ansiosamente domandò loro quando era loro apparsa la stella. Poi li mandò a Betlemme, dicendo: – Andate, e fate diligenti ricerche del bambino; e quando lo avrete trovato fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo.

Ora, mentre i Magi procedevano per la strada, apparve loro la stella e, quasi a far loro da guida, li precedeva, finché giunsero dove era il bambino. Nel vedere la stella, i Magi si rallegrarono di grande gioia, ed entrati nella casa trovarono il bambino Gesú che sedeva in grembo alla madre. Allora aprirono i loro scrigni e offrirono splendidi doni a Maria e a Giuseppe. Al bambino poi offrirono ciascuno una moneta d’oro. Dopo di ciò uno offrí dell’oro, un altro dell’incenso e l’altro della mirra.
Volendo quindi essi ritornare dal re Erode, furono ammoniti in sogno da un angelo di non ritornare da Erode. Essi perciò adorarono il bambino, pieni di felicità, e tornarono al loro paese per un’altra via ... "

Vangelo dello Pseudo-Matteo XVI, 1- 2

" ... Ora avvenne che, quando il Signore Gesú nacque a Betlemme di Giudea, ai tempi del re Erode, dall’Oriente vennero a Gerusalemme dei magi, come aveva predetto Zaratustra, e avevano con sé, come doni, oro, incenso e mirra; ed essi lo adorarono e gli offrirono i doni.
Allora santa Maria prese una di quelle fasce e come in contraccambio la diede loro, che l’accettarono da lei con grande riconoscenza.
In quello stesso istante apparve loro un angelo, sotto forma di quella stella che prima era stata loro guida nel viaggio: ed essi se ne andarono, seguendo l’indicazione della sua luce, finché giunsero alla loro patria.

Si raccolsero allora intorno ad essi i loro re e principi, domandando che cosa mai avevano visto e avevano fatto, in che modo erano andati e ritornati, e che cosa avevano portato con sé. Ed essi mostrarono quella fascia che santa Maria aveva loro regalata. Perciò celebrarono una festa: accesero il fuoco, secondo la loro usanza, lo adorarono, e vi gettarono sopra quella fascia. Il fuoco l’avvolse e la accartocciò; ma, spentosi il fuoco, estrassero la fascia tale quale era prima, come se il fuoco non l’avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: – Questo è senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il fuoco non ha potuto bruciarla né consumarla! – Quindi la presero e con grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori  ... "

Vangelo dell'infanzia arabo siriaco VII - VIII

" ... Melkon, il primo re, aveva mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino, e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.
Il secondo, il re degli Indi, Gaspar, aveva, come doni in onore del bambino, del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi.
Il terzo, il re degli Arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.

Quando tutti furono giunti nella città di Gerusalemme, l’astro che li precedeva celò momentaneamente la sua luce. Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose truppe di cavalieri e i loro re si dicevano l’un l’altro: – E adesso che facciamo? In quale direzione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo, perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà.
I Magi si dissero l’un l’altro: – Andiamo ad informarci nei riguardi di questo bambino e a chiedere dove si trova esattamente, cosí dopo potremo proseguire il nostro viaggio.
Tutti dissero all’unanimità: «Sí, avete ragione» ... "

Vangelo dell'infanzia armeno 2, 3

Brucia essenze Gufetto - incenso

Brucia essenze - Gufetto - mirra

Nei brucia essenze, incenso e mirra
 
Il presepe a cui oggi aggiungiamo i Re Magi è una delle massime rappresentazioni figurative della stagione natalizia, puntualmente ogni anno nelle scuole c'è chi, con "grande sensibilità e altruismo", cerca di boicottarne la costruzione per non turbare i bambini islamici, ma forse ignorano che per i musulmani Gesù è un profeta.

Re Magi - Presepe

A breve il reel sull'arrivo dei Re Magi


Lieta Epifania e grazie a tutti per gli auguri!
Un abbraccio alle Sorelle Befane.


giovedì 6 gennaio 2022

Il richiamo dello splendor di una stella

Adorazione dei Magi 1434 - Stefano da Zevio noto come Stefano da Verona - Pinacoteca di Brera - Milano

Adorazione dei Magi
1434
Stefano da Zevio noto come Stefano da Verona
Pinacoteca di Brera - Milano 


" ... Gesù Cristo chiama a sé i magi collo splendor di una stella: erano questi esperti filosofi che attendevano principalmente all'astronomia o conoscenza degli astri: alcuni padri supposero anco che fossero molto ricchi e principi nel lor paese: donde furono per lo più appellati re. Per altro, quasi tutti gl'interpreti opinano che non lo fossero: Gesù Cristo gli chiamò dunque mercè il risplendere di una stella, la cui inusitata comparsa fermò la loro attenzione. E che altro era, dice santo Agostino, siffatta stella se non una lingua eloquente del cielo che pubblicava la gloria di Dio e, colla sua luce straordinaria annunciava il concepimento inaudito d'una Vergine cui doveva susseguitare la predicazione dell'Evangelo per tutta la terra? Quid erat illa stella, nisi magnifica lingua ... "

Dizionario apostolico
1835
Giacinto di Montargon

Buona Epifania a tutti e un abbraccio alle sorelle Befane!

Per chi è interessato:
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