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giovedì 28 marzo 2019

Piazza San Martin in Lima

... Miracoli di gloria!
La tua spada, San Martin, ha fatto il prodigio;
Lei è il legame che unisce
Gli estremi di un secolo davanti alla storia,
E tra loro si alza,
Come il sole nelle schiume dorate del mare,
La stella splendente della tua memoria.

Il tuo nome non morirà!
Non smetterà di echeggiare un giorno
Il tuo grido di battaglia,
Mentre c'è una roccia nelle Ande
E un condor alla sua fiera cuspide.
È scritto sulla parte superiore e sulla spiaggia,
In montagna, nella valle, ovunque
Che arriva dalle missioni allo stretto
L'ombra colossale della tua bandiera!


San Martin
 Olegario Víctor Andrade 
Liberamente tradotto da me medesima


José de San Martin

Quelle su scritte sono le ultime due strofe del poemetto San Martin che Olegario Víctor Andrade compone per rendere omaggio a José de San Martin un generale argentino artefice dell'indipendenza dei paesi del Sud America dalla Spagna.
Lima, il 27 luglio 1921, nel centenario dell'indipendenza del Perù, gli intitola una piazza che sorge sui resti del convento di San Juan de Dios sostituito nel 1850 da una stazione ferroviaria demolita tra il 1911 e il 1918.
Dal 1988 piazza San Martin è entrata a far parte del patrimonio dell'Unesco, al centro si eleva la statua del generale a cavallo mentre attraversa le Ande per liberare l'Argentina, il Cile e il Perù, gli arredi che la ornano con quattro fontane, i lampioni a candelabro di bronzo, le aiuole ricche di fiori, la pavimentazione in granito, le panchine e corrimani in marmo europeo furono progettati da Manuel Piqueras Cotolí.


Alcuni degli edifici che la circondano sono antecedenti alla sua nascita come Palazzo Giacoletti del 1912 che si trova all'incrocio tra viale Nicolás de Piérola e viale Quilca jirón, principali vie d'accesso alla piazza; fu costruito dai fratelli, architetti italiani Masperi su richiesta di Juan Romano per indossare le vesti di un edificio commerciale che avrebbe ospitato i negozi più esclusivi dell'epoca. Lo stile in art nouveau della facciata, i suoi quattro piani collegati da incantevoli scale di marmo europeo e i suoi maestosi lampadari hanno fatto si che il palazzo vincesse la medaglia d'oro per il miglior design dell'anno, premio conferito dal comune di Lima. Al primo piano la pasticceria degli italiani Giacoletti conquistò un tale prestigio da dare il suo nome all'intero palazzo, nel primo Novecento era una sorta di Starbucks odierno in cui si offrivano prelibati dolci di qualità e bevande che diventarono insostituibili per tutti gli abitanti. Quando i Giacoletti lasciarono l'edificio Juan Romano aprì lì un'altra caffetteria che negli anni '70 sostituì con il ristorante El Cortijo che si distinse per celebrare il Natale attraverso una specializzata offerta di tacchini. Negli anni '80 El Cortijo si trasferì a Barranco e il suo posto venne preso dal Parrilladas che chiuse ben presto a causa di una grande crisi  economica in cui cadde il paese.
I tentativi di riproporre lo stesso fascino della pasticceria Giacoletti furono tanti e nessuno riuscì a eguagliare il suo successo, anche il Roky nei primi anni del 2000 aprì una sua succursale in questo magnifico edificio spettatore di tanti eventi storici, ma un incendio distrusse tutti i locali.
Il Teatro Colón del 1914 è l'altra costruzione antecedente la piazza, originariamente, da Claude Sahut che aveva studiato architettura all'Ecole des Beaux-Arts di Parigi, era stato concepito per essere un teatro e mantenne questa disposizione fino a quando nel 1921 gli venne affiancata la funzione di sala cinematografica ed è proprio qui che, in Perù, si assistette alla prima proiezione di un film, la mondanità cittadina ne rimase entusiasta e il Colón fu trasformato in sala cinematografica nel 1927. Nel 1936 il teatro venne restaurato e rinnovato all’esterno, con l’elevazione di un piano sotto la cupola in stile art nouveau che sovrastava la sua parte angolare e all’interno, con l’eliminazione dei palchi separati. Sul finire degli anni ’70 inizia il suo decadimento con proiezioni di film per adulti e solo nel 2004 la municipalità di Lima ne diviene proprietaria e l’anno successivo fonda un centro culturale - ONG Proyecto Cultural Teatro Colón - dopodiché il Teatro Colón è dichiarato monumento nazionale.


Sullo sfondo da sinistra: il Club Nacional,  il Teatro Colón,  il Palazzo Giacoletti, l'Hotel Bolivar

Successivi alla costruzione della piazza sono invece l'Hotel Bolivar che vide la luce nel 1924 su progetto di Rafael Marquina, le arcate Zela e Pumacahua del 1926 progettate sempre da Rafael Marquina e il Club Nacional costruito nel 1929 da Ricardo de Jaxa Malachowski e Enrique Bianchi. Tra il 1935 al 1945, furono costruiti  in stile neo coloniale gli edifici Cine Metro, Fénix, Boza e Sudamérica.


Sullo sfondo: le Arcate Zela e Pumacahua

A piazza San Martin si ritrova quel bianco descritto da Melville in Moby Dick che quando il cielo è coperto di nuvole si ingrigisce risvegliando Lima la strana città triste.

domenica 20 maggio 2018

Casa de Aliaga in Lima

" ... Erano però ancora abbastanza bene in forza per farsi temere dagli spagnuoli, tanto piú che erano guidati da quattro valorosissimi capi ... "

Il figlio del Corsaro Rosso
Emilio Salgari

La valle del Rimac quando i conquistadores si accinsero a colonizzarla era abitata da indigeni di origine precolombiana riuniti in una comunità sociale chiamata ayllu nella lingua aymara; a capo di questo gruppo di persone composto più o meno da dieci famiglie vi era il curaca Taulichusco che accolse gli spagnoli con gentilezza e disponibilità invitandoli a espandersi nell'area circostante a patto che non distruggessero la sua gente; a lui fu dedicato un huaca, in lingua quechua un tempio che Francisco Pizzarro, nella lottizzazione del territorio per la nascita di Lima, assegnò al capitano Jerónimo de Aliaga y Ramírez il quale aveva partecipato alla cattura dell'ultimo imperatore Inca, Atahualpa. Su questo luogo sacro in Jirón de la Unión 224 fu costruita Casa de Aliaga, la più antica dimora coloniale del Sud America in cui si respira l'atmosfera della vita vicereale e repubblicana di cui è stata testimone.


Dall'androne attraverso una scalinata di gradini  in marmo


si accede al primo patio dove si è accolti da una griglia di legno cocobolo* con rifiniture in tumbaga*, esempio unico oggi riscontrabile a Lima e nell'America del sud.

cocobolo* = legno rosso ricavato dal dalbergia retusa
tumbaga* = lega d'oro e di rame


Un numero notevole di porte collega ogni ambiente all'altro.



Nell'ampio ingresso predomina il bianco riscaldato da mobili di legno finemente lavorati e da pitture murali che raccontano di Lima e Cusco.


Proseguendo si incontra la sala delle piastrelle risalenti al XVII secolo dipinte a mano con motivi floreali che rallegrano la sobrietà della stanza in cui sopra il camino è esposto un ritratto di Jeronimo de Aliaga y Ramirez


e dove in una teca è conservata la sua spada forgiata a Soligen.


Sul lungo corridoio in cui spiccano due colonne di legno intarsiato si trovano gli stemmi della famiglia che ne indicano i titoli: conti di San Juan de Lurigancho e marchesi de Zelada de la Fuente.


Sulla destra del corridoio, il soggiorno dorato con mobili in stile Luigi XVI, tappeti francesi del XIX secolo, due vasi policromi cinesi di pregiata fattura,


una stufa in bronzo premiata alla mostra universale di Parigi nel 1889


e uno specchio contornato da dipinti tra cui il ritratto di Maria Antonietta


Il soggiorno si apre sul secondo patio al cui centro su un livello più basso, in quello che era il cuore  del huaca,


circondata da piante tra cui una dracena secolare, si trova una fontana inglese del XIX secolo che in alcuni periodi dell'anno fa sentire il gorgoglio del fiume Rimac che scende in piena dalla sierra.


Dal patio si entra nella cappella dove viene celebrata la messa e dove originariamente sulle pareti erano appesi piatti d'argento provenienti dai bottini di guerra.


Dal patio si raggiunge anche la sala da pranzo alle cui pareti si possono ammirare i ritratti di personaggi vicereali dipinti dai più importanti maestri del XVIII secolo: Cristóbal Lozano e José Bermejo


e il soffitto a cassettoni in legno intagliato


Camera da letto accessibile dalla parte sinistra del corridoio

martedì 5 dicembre 2017

Piazza Major di Lima

Se il mondo si guarda con gli occhi del cuore acquista un aspetto che è precluso a chi lo osserva con distacco e così con una prospettiva sentimentale Lima la città triste osservata da Hermann Melville e da me può diventare per alcuni la Perla del Pacifico e per altri ancora un gioiellino timido:

" Lima 5 dicembre 1904

Stimato amico
Lei mi chiede com'è Lima. A cosa assomigli questa mia cara città, che alcuni chiamano la Perla del Pacifico, o Città dei Re o Città Tre Volte Coronata, in onore a qualche storia antica che non ricordo. Mi chiede di parlarle di tutto ciò e a me viene in mente che il modo migliore per farlo sia immaginare che lei sia qui con me. O, meglio ancora: immaginare che siamo entrambi in cima al campanile della cattedrale. Dall'alto potrei indicarle man mano ciascuno degli angoli della mia città, le sue bellezze...
O meglio ancora: non mi ha detto che era appassionato di pittura? Immagini, allora, che io le dia le istruzioni per dipingere un paesaggio.
Questa splendida  vista del cielo di Lima, sempre caliginoso, cangiante, così propizio alle invenzioni e alle fantasie... Immagini, se lo desidera, che questo quadro lo dipingiamo insieme. E che, come tutte le tele in questo mio modo di dipingerlo, di aggiungere colori e strutture, ci sia qualcosa del ritratto che rappresenta me.
S'immagini per prima cosa un reticolato di strade e case  così perfetto che può tracciarle con squadre e quartabuono. Lo vede? Da lontano sembra la struttura di un alveare o l'intreccio di una grata. Basta però aguzzare un po' lo sguardo e a quel punto tutta la sua geometria si risolve in vita, in tetti e tende , in balconi istoriati, gli archi del municipio, la piazzetta di Dos de Mayo , il corso  del fiume Rìmac che si getta nell'oceano. Tutto ciò che scorge lì, ai suoi piedi, è la mia amata Lima. I suoi confini comprendono  come vede, una buona porzione di colline  e dintorni gialli. Un giallo dorato  e bellissimo che lei, caro amico, dovrebbe cerare con molto impegno sulla sua tavolozza ; perché non è quel giallo di malinconia e morte che domina le sue poesie, ma un giallo di vita, della tonalità del fuoco. Del colore del sole  che i nostri antenati inca adoravano tanto tempo fa.
Qui tutto, persino i colori, significano un'altra cosa.
Il mare? Non lo dipinga troppo vicino, per favore. Lo allontani ancora di qualche centimetro sulla tela, vale a dire due leghe abbondanti. La chiamano la Perla del Pacifico, è vero, ma è un nome ingannevole,  perché Lima è piuttosto un gioiellino timido, una gemma che si discosta un tantino dall'oceano senza azzardarsi a perderlo mai di vista, come se a un tempo temesse e desiderasse le sue acque. Lo dipinga d'azzurro, ma di un azzurro che, mi figuro, non sarà a sua volta l'azzurro dei mari di Spagna. E collochi, in lontananza, un porto, lo chiami il Callao e sparpagli nelle sue darsene qualche transatlantico; sauri enormi coperti di vapore e ferraglia, ma in certo senso belli perché a ben vedere sono loro che porteranno questa lettera a destinazione...
Più in là , in qualche punto dell'orizzonte , c'è casa mia, una delle molte ville di Miraflores. E forse è meglio così, che lei non possa vederla. Le ho detto che il modo in cui si guarda una città rappresenta l'anima di una persona: ma è altrettanto vero che una casa ha lo spirito di coloro che la abitano. E io mi sento così lontana dalle sue pareti...!
... Io per le mie passeggiate bramo una Lima diversa e sconosciuta. Perché, per continuare a dipingere il suo quadro, deve sapere,  mio caro Juan  Ramón che in alcuni margini della tela quel reticolato rigoroso del quale le ho parlato all'improvviso si confonde, si tortura, si riempe di incidenti, di sinuosità, di apprezzamenti, di sussulti. Sono i quartieri umili, e a me piace così tanto passeggiarci, camminare per quei vicoli sterrati dove nessuno deve dimostrare niente. Dove le persone si gridano le loro cose con parole semplici e vere e ci si può  fermare a osservare un tramonto o un fiore che cresce tra i mattoni senza essere disturbate. La mia anima assomiglia più a quei viottoli che non finiscono da nessuna parte;  a quei terreni pittoreschi da cui torno con l'orlo  dei vestiti sporco di polvere e la soddisfazione di aver vissuto qualcosa di reale, qualcosa di bello...
Guardi che segreti strani le confesso amico mio...!  "

Il cielo sopra Lima
Juan Gomez Barcena
Traduzione - Budetta E.


Lima nasce a Piazza Major nel gennaio del 1535, è qui infatti che viene posta la prima pietra per l'edificazione della città. Questa piazza è stata teatro delle vicissitudini della storia coloniale e repubblicana di cui anche l'aria è impregnata, ha ospitato il mercato, l'arena per le corride e la forca per le impiccagioni ed è circondata da imponenti costruzioni storiche.


Al suo centro si trova la fontana che nel settembre del 1651 prese il posto della precedente edificata nel 1578 dal viceré Francisco de Toledo per coprire il vuoto lasciato dal suo precedessore Diego Lòpez y Velasco che aveva spostato il patibolo lungo le rive del fiume. In cima vi era una palla che sosteneva una figura con uno scudo su cui era inciso il sigillo di Lima. La scultura venne sostituita nella nuova versione dall'attuale angelo con la tromba.


Sul lato occidentale si incontra il Palazzo del Municipio la cui costruzione viene completata nel 1944.


Su quello meridionale si incontra il Club di l'Unione.


e sul lato settentrionale il Palazzo del Governo completato nel 1938, residenza del Presidente.


Sul lato orientale il Palazzo Arzobispal in stile neo coloniale - accademico, sede dell'Arcivescovato completato nel 1922, all'interno si trova il museo religioso con quadri e mobili del XVI, XVII, XVIII secolo.


Segue la chiesa del Sagrario e la cattedrale intitolata a San Giovanni Apostolo e Evangelista inaugurata per la prima volta l'undici marzo del 1540 dal fondatore della città Francisco Pizarro e dedicata alla Gloriosísima Asunción de Nuestra Señora.  La chiesa divenne cattedrale nel 1541 con Papa Paolo III e la costituzione della diocesi promossa poi ad arcidiocesi nel 1546. Fu distrutta nel terremoto del 1609, in quello del 1746 e fu riedificata più volte assumendo un aspetto che contempla diversi stili architettonici, nel 1797 furono aggiunti i due campanili gemelli. Nel 1921 le fu conferito il titolo di " Basilica Minore ".


Ha tre portali in stile plateresco, quello centrale è detto Portada del Perdón ed è circondato dalle statue degli apostoli e del Sacro Cuore.


Nell'interno a tre navate è conservata la statua della " Nostra Signora dell'Evangelizzazione "  a cui nel 1988 Giovanni Paolo II dona la " Rosa d'Oro ", un rito della tradizione compreso nella liturgia stazionale romana con lo scopo simbolico di portare il profumo di Cristo al mondo. 


Cappella di Francisco Pizarro


Epigrafe commemorativa del monumento funerario di Pizarro


Stemma di Francisco Pizarro


Altare su un lato della cappella di Pizarro

A Piazza Major, chiamata anche Piazza delle Armi in riferimento alle esercitazioni dei militari che avvenivano in questo luogo, nel 1821 fu dichiarata da Josè de San Martin l'indipendenza del Perù, nel 1855 il presidente Ramon Castilla inaugurò il primo sistema di illuminazione e vennero assemblati i primi giardini.


Per chi non avesse visto il plenilunio del 3 dicembre scorso con la Superluna al perigeo.



martedì 6 giugno 2017

Lima la strana città triste


Piazza delle Bandiere - Lima

La cultura, la storia, la struttura e la topografia sono elementi distintivi che caratterizzano ogni città e ne determinano la definizione associata al nome, per cui così come Roma è Roma caput mundi, Praga la città d'oro, Parigi la città delle luci, New York la grande mela, Lima è conosciuta comunemente come la strana città triste, a dirlo per la prima volta fu Hermann Melville nel 1851 in Moby Dick ed esattamente nel capitolo in cui fa la sua brillante discriminazione sul color bianco si legge:

" ... E non è soltanto il ricordo dei terremoti distruttori di cattedrali, né gli stampedi del suo mare pazzo, né la mancanza di lacrime dei cieli aridi da cui non scende mai pioggia, né la vista della sua immensa distesa di guglie contorte, di coronamenti strappati, di croci che pendono come i pennoni ripiegati di flotte all'ancora, né i viali suburbani di mura che posano l'uno sull'altro come un mazzo di carte sparse, non sono soltanto queste cose che fanno di Lima arida la città più strana e più triste che ci sia. Perché Lima ha preso il velo bianco; e c'è un orrore più grande in questa bianchezza del suo dolore. Antica come Pizarro, questa bianchezza mantiene sempre fresche le sue rovine; non ammette il verde gaio della decadenza completa, e sparge sui bastioni diroccati il pallore rigido dell'apoplessia che paralizza le sue stesse distorsioni ... "


Fiume Rìmac

Melville la ritiene dunque arida, strana, triste, presa dal velo bianco e nonostante sia passato un po' di tempo io oggi sono d'accordo con lui. La città dei Re, chiamata originariamente così perché secondo la leggenda il luogo della sua fondazione fu scelto il 6 gennaio giorno dell'Epifania in cui si celebrano i Re Magi, cambia successivamente il suo nome in Lima riferendosi nella lingua degli aymara a un lima-limaq - fiore giallo tipico del territorio o nella lingua dei quechua al rimaq - parlatore, il fiume Rímac che da il nome alla valle nella quale fu costruita a partire dal 16 gennaio 1535 da Francisco Pizarro. Lima è quindi una città spagnola dell'America del Sud in cui si consolida il sincretismo tra i conquistatori cristiani e i popoli indigeni pagani.


Nel 1988 il suo centro storico entra a far parte del Patrimonio dell'Umanità. I suoi palazzi in stile coloniale sono impeccabili, i balconi di legno sono l'incantevole esempio di un'arte ormai perduta, ma da maggio a ottobre ha il cielo sempre coperto e non si vedono le stelle, il legame tra gli antichi Incas, la Croce del Sud e  le Pleiadi è così spezzato, inoltre  le garúas - le nebbie causano una fastidiosa umidità che ti si appiccica addosso.


Fiaccola dello Stadio Nazionale


Comando Congiunto delle Forze Armate


Museo storico militare di Lima - Centro Studi Militari


Busto dell'ex presidente peruviano Belaunde Terry con alle spalle il MALI - Museo d'Arte di Lima


Palazzo di Giustizia - Corte Suprema


Piazza Perù


Interno dell'ufficio di posta e telegrafo risalente al XIX secolo  


Casa della Letteratura Peruviana ex stazione ferroviaria costruita nel 1912


Calle De Pescaderia è la via dove si trova la Casa del Rastro e conduce alla Chiesa e al Monastero di San  Francesco. I rettangolini numerati e colorati sulla destra rappresentano i vari strati di pittura stesi su quella originale che doveva essere grigia.


Sulla sinistra in bianco la Casa del Rastro sede dell'Ufficio storico della Municipalità di Lima e in fondo il campanile del Monastero di San Francesco


Campanili della Chiesa di San Pedro realizzata su commissione della Compagnia di Gesù tra il 1568 e 1638



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