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sabato 31 gennaio 2026

La Merla bianca e la Merla nera

Eccoci giunti al terzo dei Tre giorni della Merla, la stagione trattiene il fiato mentre la terra riposa sotto un velo di freddo sottile; ancora un ultimo passo e ci troveremo nel mezzo inverno illuminato dalla Candelora, il punto di svolta che ci accompagnerà verso la primavera. Oggi invece conosciamo la variante della Colombina bianca nei dintorni di Ospedaletto Lodigiano.

La Merla bianca e la Merla nera - I Tre Giorni della Merla

"Nei dintorni di Ospedaletto Lodigiano si canta la canzone detta la Filerina (1) la quale non è altro che la Colombina o Merla; tuttavia in quesso paese la canzone subisce qualche variante, ed ha alcune aggiunte colle quali si tirano in ballo alcune località del Lodigiano.
A spiegare questo non sono necessari molti commenti: una volta stabilita la canzone ed il fatto principale, il popolo trova facilmente la combinazione di aggiungere alla trama oramai ordita,
qualche cosa di particolare al paese o riferibile a circostanze speciali e proprie al medesimo tnto per allungare il divertimento. La canzone però non ha marcati così bene quei contorni caratteristici che si osservano altrove. - Noi la riportiamo per intiero, ommettendone, per economia di spazio, il ritornello.

(1) La Giovane Filatrice.

D. La Filerina la sta in cambera
O viva l'amor vivà, olì, olà.

R. Ve' giù da quella tur e canta in terra
Ho vist du bei suldà a la luntana

Vun dimandeva pas e 1'alter guerra.
Vignè chi, o belle pute, se voulì fa speza.
D. Vuriu che faga spesa, non g' hoi moneda.
R. Vignè chi, o belle pute, che farem a creta (1).
D. Quand la creta l' è fai miarà pagala (2).

Alzi gli oci e vedo du barche in mare
Vuna cargada de seta e l'altra de drappe,
Ho vist un bel usel a la luntana
Ch' el vuleva su la brocca,
Ve' giù da quella brocca e salta in terra.

Du gh'i ho e vun t' l prumettarò
Se t' se bianca, negra te farò:
Se t' se negra, bianca te farò.

Ho trai na sciupettada nella gaba
Ho fai sentì l'amor fin a Livraga.
Ho trai na sciupettada in d'un gabet
Ho fai sentì l'amor fin a Borghett.
Ho trai na sciupettada in mezz' all' era
Ho fai sentì l'amor fin a Lardera.
Ho trai na sciupettada in d'un muron
Ho ferid la me bella in d'un galon.

(1) Venite qui, belle ragazze, che faremo a credenza
(2) Quando la credenza e fatta bisognerà pagarla"

Giovanni Agnelli

La filarina lascia la sua stanza, è ancora chiara, giovane, come la merla della leggenda prima che il mondo la tocchi. Scende i gradini ed esce fuori quando l'aria ha ancora il sapore di un tempo non pronto ad accoglierla e le sfiora la pelle con un brivido asciutto, il clima prede forma per misurarla, incontra i due soldati, il primo segno che fuori non c'è riparo, solo il confronto con ciò che attende; le viene chiesto di "fare spesa", cioè di affrontare ciò che comporta l'essere uscita anche senza mezzi. Lei risponde che ogni cosa fatta "a credenza" prima o poi va pagata, ogni passo fuori stagione ha un costo, il tempo rigido non fa sconti a chi arriva in anticipo.
Lontano, sul mare, quasi al margine del cielo, intravede due barche cariche di seta e di drappi, sono la promessa che si attende, ciò che dovrebbe arrivare a compiersi, ma ancora non si concede. Si leva la Merla, si poggia sulla brocca dove l'acqua è contenuta, ma non è più la stessa ha perso il suo candore ed è diventata nera, ha attraversato un tempo che non era pronto per lei. 
I colpi che risuonano fino ai paesi vicini sono la forza dell'evento che la coinvolge, ciò che le accade ha un eco, si diffonde, lascia traccia. È il gelo che morde, la prova che la investe e la attraversa. L’ultimo sparo la raggiunge è la ferisce, è l'impronta concreta dell'essersi esposta troppo presto, dell'aver affrontato l'inverno e il mondo.

venerdì 30 gennaio 2026

La Merla tra camomilla e rosmarino

Nel secondo dei Tre Giorni della Merla, che prosegue alla conquista del mezzo inverno alla Candelora, da San Colombano al Lambro ci spostiamo a Ospedaletto Lodigiano, per conoscere la versione locale della Colombina Bianca.

La Merla tra camomilla e rosmarino - I Tre Giorni della Merla

No gh' è barbè che sibia bon per me.
Olì, olà ... etc.
Sol che quel giovinott che m' ha feri.
Olì, olà ... etc.
'Ndarem a toeu 'l dutur da falla medegà.
Olì, olà ... etc.
'L g' ha ordinà ' decott de fior de Camamella
Olì, olà ... etc.
Da fa guarì lai bella
Olì, olà ... etc.
'Ndarem a toeu l'inguent per I'aibella
Olì, olà ... etc.
D' rosmarin e camamella
Olì, olà ... etc.
La gira per Milan la par na mercadanta
Olì, olà ... etc.
Pr tutt dove la va la se sent a numinà
Olì, olà ... etc.
La g' ha ste du scarpette cui calcagni alti
Olì, olà ... etc.
L' è granda, I' è granda
Olì, olà ... etc.
La g'ha sti du rizzin che domanden gloria
Olì, olà ... etc.
Vittoria, vittoria, vittoria
Olì, oàa, olela, olà.

Giovanni Agnelli

Le case si stringono lungo le strade, i tetti coperti di brina riflettono la luce pallida del sole invernale; nel borgo ammantato dal gelo si muove la fanciulla accompagnata dai sussurri del vento tra i camini. Già metafora della merla, la giovane è ferita e nessun uomo può consolarla se non colui che l'ha colpita; bisogna farla medicare dal dottore, come rimedio si prepara un decotto di fiori di camomilla, fiore che conserva la sua luce anche nei giorni più corti, porta con sé un simbolo di calma e guarigione, è un piccolo sole domestico che scioglie il gelo, un richiamo alla dolcezza che resiste all'inverno; segue un unguento di camomilla con rosmarino, un sempreverde che non teme il freddo, emblema di forza e memoria, il suo profumo pungente è un talismano contro il gelo, una protezione concreta che accompagna chi attraversa i giorni più duri.
La bella sembra mostrarsi come in una piccola piazza di mercato, ogni suo passo è osservato e nominato da chi incontra. I suoi scarpini alti affondano lievi sulla neve e sul ghiaccio, mentre i capelli raccolti domandano gloria e attenzione, testimoni della sua presenza tra la gente. Nonostante tutto cammina con tenacia, resiste e attraversa i luoghi come se ogni passo fosse una piccola sfida, ricerca la vittoria come la Merla che osa affrontare i giorni più freddi.
Continua...

giovedì 29 gennaio 2026

La Merla sulla brocca

Il 29, 30, e 31 gennaio, nella tradizione popolare, si raggiunge il culmine del freddo, un passaggio obbligato, un'ultima prova di resistenza, prima di intravedere il primo spiraglio di luce al giro di boa del mezzo inverno, il giorno della Candelora. È in questo clima sospeso, tra il rigore del freddo e l'impazienza del cambiamento, che si collocano i canti e le varianti locali legate alla leggenda dei Tre Giorni della Merla che mutano di paese in paese, ma che conservano lo stesso desiderio di attraversare l'inverno per arrivare, finalmente, alla soglia del risveglio.

La merla sulla brocca - I Tre Giorni della Merla

"... Ma essendo il canto della Merla stato affidato unicamente alla tradizione, questa, secondo il suo costume, doveva portare nella canzone stessa qualche variante cambiando paese. Gian Stefano Cremaschi, maestro benemerito del comune di Ospedaletto Lodigiano ed autore di alcuni opuscoletti in vernacolo, che potrebbero col tempo assumere un'importanza ben diversa da quella con cui sono oggidì considerali, si tolse l'incarico di fornirci altre informazioni da lui pazientemente assunte pel caso nostro a S. Colombano al Lambro e nel suo paese natale. Questi due paesi, nella parte opposta al territorio Laudense, conservano essi pure il costume dei tre giorni della Merla: la seguente viene cantata a S. Colombano:

Tratti de fora, Luzia
Olì, olà, olela, olà
Tratti de fora che in strada ghi e l'amante
Olì . . etc.
Che per ti more.
Olì ... etc.
La gh' ha '1 curtelin che sibia ben mulad (2)
Olì, olà ... etc.
La colombina bianca la sa ben vula
Olì, olà ... etc.
La sgula in su la brocca, la dundara
Olì, olà ... etc.
La sgula adrè la riva, la bevarà
Olì, olà ... etc.
La sgula in mezz al mar, la negarà.
Olì, ola ... etc.
I sparu le balestre da sta ai balcon
Oli, olà ... etc.
I han ferid lai bella in d'un galon.
Olì, olà ... etc,
O si 'ndarem in Francia a toeu un barbe,
Olì, olà ... etc.

(2) Ha il coltellino che sembra ben affilato."

Giovanni Agnelli

Luzia esce nella strada gelida, avvolta dal freddo pungente dei giorni più rigidi dell'inverno; le case sono addormentate e i tetti ghiacciati; il vento tagliente fischia tra i vicoli, e ogni passo è un piccolo atto di coraggio; incontra l'innamorato che ha con sé il coltellino affilato che brilla tra le sue dita e si fa simbolo del rischio che corre nell'essere uscita.
Nel cortile, la colombina bianca che riflette la merla della tradizione, si libra nell'aria, leggera e agile; Luzia la osserva mentre vola, si posa sulla brocca, se si sposterà verso la riva del fiume berrà, se continuerà verso il mare annegherà.
Dai balconi si odono i colpi delle balestre, l'inverno punge attraverso il suono, sembra voler punire chi osa muoversi fuori, ogni gesto della città è impregnato di pericolo.
La bella viene colpita in un lembo del suo vestito e si fà metafora della merla che viene ferita per la sua audacià che sfida il gelo e supera il confine della sicurezza.
Continua...

mercoledì 29 gennaio 2025

La Colombina bianca nelle sere dei Tre Giorni della Merla

Nonostante gli stravolgimenti climatici, che per noi quando "va bene" si manifestano con la straordinaria fioritura fuori stagione e con una maggiore percezione del calore, secondo le statistiche il periodo più freddo dell'anno in Italia si aggira generalmente tra il 15 gennaio e il 15 febbraio e si sposta in avanti fino a raggiungere il mese di marzo nelle zone costiere a causa della presenza del mare che rispetto alla terra rilascia ancora più lentamente il calore del sole accumulato durante l'estate e ritarda così l'arrivo di quel freddo pungente che invece la tradizione popolare colloca al 29, al 30 e al 31 di gennaio in un unicum definito i Tre Giorni della Merla e sentito in modo particolare dal mondo contadino che, come già abbiamo visto nella storia di Nanna, era abituato a riunirsi nelle stalle riscaldate dal respiro degli animali per affrontare in compagnia i rigori iemali; durante la sera di questi tre giorni leggendari si usciva dalla stalla intonando dei canti in allegria accompagnati dagli spari di fucile e di pistole e si festeggiava per esser riusciti a superare la prima metà dell'inverno che introduceva la seconda in cui era ancora necessario stare attenti alla gelate prima dell'arrivo della primavera che con il risveglio della natura preannunciava i tempi dell'abbondanza; a raccontarcelo è un autore anonimo che sul numero 8 della Gazzetta della Provincia di Lodi e Crema il 24 Febbrajo 1838 scrive:

Nella stalla 1845 - Benno Raffael Adam

Nella stalla 1845 - Benno Raffael Adam

" Vent'anni fa (quindi nel 1817) trovandomi da tre mesi in Pandino, sentii la sera del 29 gennajo, ad un'ora di notte, lo scoppio di diverse fucilate. Mi spaventai a quei rumori, in un paese per me nuovo. Fattomi pertanto al balcone, e prestando attento orecchio onde apprendere ciò che avvenisse, rinvenni dallo spavento quando udii scoppi di risa, trilli e gioviali canti; allora mi punse curiosità di sapere se erano sposi, poiché mi era noto esservi stato costume di accompagnare la sposa con fucili e di accrescere l'allegria cogli spari; ma recatomi in piazza per muovermi sull'orma delle grida, mi trovai imbarazzato e confuso udendo in capo ad ogni via allegre cantilene ed un ih!.... ih!.... che divideva le stanze della canzone, cui faceano eco tuonate di fucili e di pistole.
Era lì in forse per ritirarmi, quando mi passò dappresso la vecchia zoppa Catterina che, come vicina di casa, aveva già seco qualche confidenza, e fattole domanda che cosa fossero quei chiassi e que' canti, essa dopo gli stupori perché nol sapessi, mi disse: È la Merla, è la Colombina che si canta da per tutto per tre sere: la vadi a vedere ed a sentire, la vadi, la vadi. Così inanimito, m'avvicinai al gruppo più prossimo sul dosso o trincea in fondo al viottolo detto del Castello. Erano sedici ragazze, di cui la maggiore d'età non giungeva a ventidue anni, che strette tra loro col nodo di loro braccia, a capo scoperto e col viso volto al cielo, cantavano una canzone a me nuovissima, e la cantavano sì con tutto il lor fiato, ma con un accordo che gradiva assai.
Siccome però non erano molte le istrutte di quella canzone, così ogni strofa veniva suggerita da vecchie nonne, che quasi chioccie verso i loro pulcini, le facevan guardia a difesa d'ogni insulto, e le dirigevano per mantenere quell'uso che ricordava i bei giorni della perduta loro giovinezza. L'orgoglio dell'essere allora necessarie, ed il rammentare quei dì dell'aprile di loro età le compensava a soverchio del freddo che sentivano.
La canzone era intitolata la Colombina, ma non se ne conserva che un brano. Eccone il tenore che mi seppe dire la Clotilde:

La Colombina bianca sa ben volà
la Colombina.... ecc.
Lei bella sa volà.
La vola in su la brocca*, la dondarà*.
La vola in riva al mare, la beverà
la vola... ecc.
Lei bella negarà.
Tra la rocca e 'l fus in mezz a l'era*
viva l'amor, vivaa....
Tra la rocca e 'l fus.... ecc.
A fa l'amor ghe voeul* tre belle cose
viva l'amor, vivaa....
Bellezza, onestà, parole poche;
viva l'amor, vivaa....
Parole poche le fan bel sentire viva l'amor vivaa....
Gettan le balestre sui balcon,
gettan.... ecc.
Fina sui balcon
Si han ferid lei bella in un gallon*.
Si han.... ecc.
Lei bella in un gallon
O tas, tas, mia bella, te guarirè*
o tas.... ecc.
O bella guarirè.... 

 Per quella sera stetti con quella sola compagnia ma... 

Continua domani...

Brocca* = Fronda, ramo
dondarà* = Muoversi, piegarsi ad imitazione della campana.
l'era* = Getta la rocca ed il fuso in mezzo all'aja....
voeul* = Ci vogliono
Si han ferid lei bella in un gallon* = Hanno ferito la bella in una coscia
O tas, tas, mia bella, te guarirè* = Taci, taci, mia bella, guarirai

Lieto Primo Giorno della Merla!

sabato 11 novembre 2023

Le lanterne di San Martino

" ... Non si può creder poi quanta moltitudine di persone concorresse ad onorare il suo funerale. Tutta la città volò incontro al cadavere, tutti quei delle terre e villaggi, e molti ancora delle vicine città v’intervennero. O come grande fu il pianto di tutti! Quanti particolarmente i lamenti de i monaci addolorati! I quali dicesi che in quel giorno arrivassero quasi a due mila, pregio singolar di Martino, ad esempio di cui erano pullulati tanti virgulti nel servigio del Signore. Mandava dunque avanti di sé il defunto pastor le sue torme, le pallide turbe di quella santa moltitudine, le schiere mantellate e dei vecchi pieni di meriti per le sostenute fatiche, e de i giovani di fresco datisi alla milizia di Cristo. Dopo era il coro delle vergini, che trattenea per verecondia le lagrime, conoscendo bene esser dovere più tosto con lui rallegrarsi, che riposava già nel seno del Signore: ed oh con che santa letizia sapeano dissimular il dolore! Vietando la fede il piangere, ed ai gemiti sforzando l'amore; poiché tanto era religioso uffizio il gioire della sua gloria, quanto pio il dolersi della sua morte. Avresti perdonato alle lagrime, avresti goduto del gaudio, pia cosa essendo del pari goder per Martino, e pianger Martino, mentre ognuno fa il suo dovere, e con se stesso dolendosi, e con lui rallegrandosi. Una tal turba adunque, celesti inni cantando, il corpo del beato uomo fino al luogo del sepolcro accompagna. Si confronti, sé piace, con questa quella pompa mondana, non dirò de i funerali, ma del trionfo; che potrassi mostrar di simile all'esequie di Martino. Conducano quelli dinanzi ai lor carri gli schiavi dietro le palle legati il corpo di Martino da questi che sotto la di lui disciplina vinsero il mondo, vien seguitato. Quelli con evviva confuse esalti pure la stoltezza de i popoli; a Martino con sacri salmi s’applaude, Martino con inni celesti si onora. Quelli dopo i loro trionfi saran giù cacciati ne gli abissi crudeli; Martino festante là nel seno d’Abramo vien ricevuto, Martino qui povero e umile entra ricco nel cielo, e di là, come spero, noi proteggendo, tiene in me che ciò scrivo fisso lo sguardo, e in te che leggi. "

Vita di Martino
Sulpicio Severo

Funerali di San Martino - 1322 - 1326 - Simone Martini - Basilica Inferiore di San Francesco d'Assisi - Assisi

Funerali di San Martino 
322 - 1326
Simone Martini 
Basilica Inferiore di San Francesco d'Assisi - Assisi

Una delle tradizioni della Festa di San Martino nasce da questo testo scritto da Sulpicio Severo che ci spiega come circa duemila persone accompagnano il corpo di Martino sul luogo della sua sepoltura, un gesto di grande amore, di stima e di partecipazione che si consacra nel tempo e diventa rito in Italia, in Belgio, in Francia, nei Paesi Bassi e in tutti quei posti che hanno assimilato la cultura di queste nazioni. Ogni anno, sotto la supervisione degli adulti, i bambini costruiscono delle lanterne di varie forme e di variegati colori all'interno delle quali inseriscono una candela che accendono, la Vigilia della festa sul far della sera, quando escono di casa e intonano dei canti tradizionali mentre vanno ad ascoltare la messa e raggiungono la chiesa insieme ai coetanei riproponendo simbolicamente la processione che segue San Martino al sepolcro. 

Lanterna di San Martino

Lanterna di San Martino

In Alsazia, nel die Laternen laufen, i bambini in processione si accodano a un San Martino che procede in groppa a un asinello e va a ricordare l'episodio della scomparsa dell'asino del santo successivamente ritrovato proprio di bambini.

Lanterna di San Martino

In Germania, durante la processione della Vigilia di San Martino che viene chiamata Laternenumzug, i bambini, che indossano delle maschere e portano con sé dei lumini o le lanterne di carta colorata che hanno costruito,  seguono  un San Martino che qui procede su un cavallo e cantano: 

Ich geh mit meiner Laterne

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Ein Lichtermeer zu Martins Ehr, Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Ein Lichtermeer zu Martins Ehr, Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Der Martinsmann, der zieht voran. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Der Martinsmann, der zieht voran. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Wie schön das klingt, wenn jeder singt. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Wie schön das klingt, wenn jeder singt. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Ein Kuchenduft liegt in der Luft. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Ein Kuchenduft liegt in der Luft. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Beschenkt uns heut, Ihr lieben Leut'. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Beschenkt uns heut, Ihr lieben Leut'. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Mein Licht ist aus, ich geh' nach Haus. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Mein Licht ist aus, ich geh' nach Haus. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.


Io vado con la mia lanterna

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
La mia luce è spenta, vado a casa,
rabimmel, rabammel, rabumm.
Il gallo che canta, il gatto miagola
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
La mia luce è accesa, io vado avanti,
rabimmel, rabammel, rabumm.
La mia luce è bella, la potete vedere,
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
Porto la mia lanterna, non ho paura.
rabimmel, rabammel, rabumm.
San Martino qui, noi brilliamo a te
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
Come suona bene quando ciascuno canta,
rabimmel, rabammel, rabumm.

La mia luce si spegne, ce ne andiamo a casa.
rabimmel, rabammel, rabumm - 4 volte

Bussano anche di porta in porta per ricevere dolci e frutta secca e si riuniscono intorno al fuoco per  scambiarsi pane e altri regali.

Lanterna di San Martino

Lanterna di San Martino

In casa mia la tradizione  prevede anche un agrume piuttosto grande.

Pompelmo per la lanterna di San Martino

Dalla scorza, in questo caso di un pompelmo, liberata dalla polpa con un'incisione a forma di croce si ricava una lanterna, in ognuna delle quattro parti ottenute si fa un foro attraverso il quale viene fatta passare la corda che la reggerà e si pone al suo centro una candela che con il calore che sprigiona fa rilasciare alla scorza il profumo dei suoi oli essenziali e si può decorare con tutto ciò che la propria fantasia offre.

Pompelmo lanterna di San Martino

Pompelmo lanterna di San Martino

Poiché la Festa di San Martino apre le porte alle feste natalizie le lanterne vengono accese ogni sera prima di andare a dormire fino alla nascita di Cristo e il risultato finale è...

Pompelmo lanterna di San Martino

 un porta candela che si può conservare, ridecorare e riusare

Lieta Festa di San Martino!



Per ulteriori informazioni cliccare su:


Chi con il suo blog vuole partecipare all'attesa del Natale 2023, clicchi su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - X Edizione 2023 per prenotarsi.

Posti liberi 4 
Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 10 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 14 dicembre - 15 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre
Giorni sospesi: 25 dicembre   

P. S. Niente P.C.

mercoledì 11 gennaio 2023

Il mare d'inverno

Il mare d'inverno

Nella bufera
S'erge il mare d'inverno
Scuote l'inconscio

Sciarada Sciaranti

Il mare d'inverno

Impetuoso e travolgente il mare d'inverno, con le sue sfumature azzurro-grigie che virano verso i blu intensi sposati ai neri brillanti bordati da spruzzi di spuma bianca, prorompe nel nostro stato d'animo riconoscendosi nelle onde in tumulto del nostro inconscio; il mare d'inverno unico compagno e sferzante interlocutore di un viaggio in solitaria che scava nel profondo, che non fa sconti e schietto non concede spazi edulcorati in una spiaggia deserta che si ripopolerà solo con l'arrivo della bella stagione.

Il mare d'inverno

Il mare d'inverno
è solo un film in bianco e nero visto alla TV.
E verso l'interno,
qualche nuvola dal cielo che si butta giù.
Sabbia bagnata,
una lettera che il vento sta portando via,
punti invisibili rincorsi dai cani,
stanche parabole di vecchi gabbiani.
E io che rimango qui sola a cercare un caffè.

Il mare d'inverno
è un concetto che il pensiero non considera.
E' poco moderno,
è qualcosa che nessuno mai desidera.
Alberghi chiusi,
manifesti già sbiaditi di pubblicità,
Macchine tracciano solchi su strade
dove la pioggia d'estate non cade.
E io che non riesco nemmeno a parlare con me.

Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così perché
questo vento agita anche me,
questo vento agita anche me.

Passerà il freddo
e la spiaggia lentamente si colorerà.
La radio e i giornali
e una musica banale si diffonderà.

Nuove avventure,
discoteche illuminate piene di bugie.
Ma verso sera, uno strano concerto
e un ombrellone che rimane aperto.
Mi tuffo perplesso in momenti vissuti di già.

Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così perché
questo vento agita anche me,
questo vento agita anche me

Il mare d'inverno

Nota: Nella tarda primavera del 1983 esce di casa, percorre via Ludovico Muratori e raggiunge il bar all'angolo di Porta Romana, vuole rincontrare Flora, colei che era stata la ragazza più bella del Liceo Classico Berchet di Milano, ma quel passato non si presenta all'appuntamento e così da quella delusione, nel pomeriggio, nascono " Nuovo Swing"  proposto al Festival di Sanremo nel 1984, e " il mare d'inverno" uno dei più bei capolavori della musica leggera italiana scritto da Enrico Ruggeri con la collaborazione di Luigi Schiavone, ispirato alla spiaggia di Marotta, un piccolo paesino sull'Adriatico in provincia di Pesaro-Urbino, tra Fano e Senigallia nelle Marche, dove Enrico da adolescente trascorreva le vacanze insieme alla madre e alle zie.

" .. Mi ispirò il ricordo di un soggiorno verso la fine di settembre Dalla camera 28 dell'albergo Ambassador, al secondo piano, in cui solitamente soggiornavano le mie zie, si vedeva la spiaggia. In quel periodo ci sono pochissimi ombrelloni e all’epoca non c’erano nemmeno le cabine, c’era solamente il vento che faceva da protagonista… "

Enrico Ruggeri


Il brano fu inizialmente interpretato dalla nostra Loredana Berté e inserito nell'album " Jazz"  del 1983 per poi essere nuovamente riproposto dall'autore nell'album " Presente"  del 1984 che conteneva anche Nuovo Swing.

Il mare d'inverno

Forse il vero amore
vuol restare grande,
preferisce chiudersi e morire
in un colpo invece che appassire.
Ma non puoi accettarlo
se ne sei coinvolto tu.
Corri fuori a cercarlo,
oppure non voltarti più.
La parola addio
non si concepisce,

mentre sfila lento quel corteo
di esistenze apparentemente lisce
Ma un telefono suona
e tutto ricomincerà
Che stavolta sia la volta buona,
chè il presente scivola già.

Parte piano il nuovo swing
mentre corri impaziente sul ring.
Cambia il tempo attorno a te
e la musica vecchia dov'è?
Strumentisti sessionmen
hanno già sviluppato il refrain.
La canzone che vuoi tu
poco dopo
non la riconosci più
non la riconosci più,
non la riconosci.....

Un minuto e poi
torna il vecchio inciso
e una donna resta qui tra noi;
sento il peso dell'ultimo sorriso
di uno sguardo stremato
in una stagione che va
non sarà cancellato.
Ma suoniamo, poi si vedrà.

Parte piano il nuovo swing
mentre corri impaziente sul ring.
Cambia il tempo attorno a te
e la musica vecchia dov'è?
Strumentisti sessionmen
hanno già sviluppato il refrain.
La canzone che vuoi tu
poco dopo
non la riconosci più
non la riconosci più,
non la riconosci più,
non la riconosci più.

La canzone che vuoi tu
poco dopo
non la riconosci più,
non la riconosci più,
non la riconosci più,
non la riconosci più

Il mare d'inverno


Per ulteriori informazioni:

sabato 10 settembre 2022

La Luna del Raccolto annuncia l'equinozio d'autunno

Vieni un po' più vicino
senti cosa ho da dirti
solo come il sonno dei bambini
potremmo sognare questa notte a distanza

ma c'è la luna piena che splende
andiamo a ballare sotto la luce
sappiamo dove sta suonando la musica
andiamo fuori e sentiamo la notte

perché sono ancora innamorato di te
voglio vederti ballare di nuovo
perché sono ancora innamorato di te
sotto questa luna piena

quando eravamo sconosciuti
ti ho guardata da lontano
quando eravamo amanti
ti ho amata con tutto il mio cuore

ma ora si sta facendo tardi
e la luna sta salendo alta
voglio celebrarla
vederla brillare nei tuoi occhi

perché sono ancora innamorato di te
voglio vederti ballare di nuovo
perché sono ancora innamorato di te
sotto questa luna piena

Luna del Raccolto - Harvest Moon - 1992
Neil Young

Luna del Raccolto - Settembre 2022

Plenilunio in fase di completamento
 9 settembre 2022

In questo preciso istante, 11.59 del 10 settembre 2022, il nostro satellite sta completando la fase del plenilunio più vicino all'equinozio d'autunno che prende il nome di Luna del Raccolto e annuncia la fine dell'estate e l'imminente arrivo della stagione autunnale; sembra che dall'antico anglosassone e dall'alto tedesco le prime tracce attestate del nome, che venne poi adottato dai nativi americani con l'arrivo dei coloni europei nel Nord America, risalgano al 1700.
La luna, che ha la caratteristica di spuntare ogni sera 50 minuti dopo rispetto al giorno precedente, in questo periodo sorge subito dopo il tramonto del sole con uno stacco giornaliero di soli 10/20 minuti in Europa e Canada e di 25/30 minuti negli Stati Uniti del Nord, per cui la maggiore illuminazione della luce lunare un tempo permetteva di completare il raccolto nei campi.
Ogni tre anni la Luna del Raccolto cade nel mese di ottobre e prende il posto di quella che solitamente è denominata Luna del Cacciatore mentre quella di settembre riacquista il titolo di Luna del Mais dato dagli abenaki; gli assiniboine la chiamano Luna Foglia Gialla, i cree Luna d'Autunno, i lakota Luna dalle Foglie Marroni,  gli ojibwe Luna delle Foglie che Cadono e i tlingit Luna Bambina.

Poiché ci troviamo nel cuore della vendemmia il plenilunio di settembre è chiamato anche Luna della Vendemmia.

Lieta Luna piena! 

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