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mercoledì 20 maggio 2026

L'equilibrio delle api

La Giornata Mondiale delle Api è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2017 e si celebra ogni anno il 20 maggio per commemorare la nascita di Anton Janša considerato uno dei pionieri dell'apicoltura moderna. L'obiettivo, con il sostegno anche dalla FAO - Food and Agriculture Organization, è la sensibilizzazione sulla loro importanza per la biodiversità, l'impollinazione e la sicurezza alimentare globale, soprattutto di fronte al loro progressivo declino.
Le api, che trovano oggi una rinnovata centralità culturale e ambientale, legate alla consapevolezza del loro ruolo fondamentale negli equilibri ecologici del pianeta indispensabili per gli ecosistemi, sono uno dei simboli più antichi e persistenti della storia umana; nessun altro insetto ha assunto in culture tanto diverse un valore così ricco di implicazioni religiose, politiche, morali ed esoteriche.
Nell'immaginario umano, l'ape è stata interpretata come manifestazione di ordine, regalità, lavoro, sapienza e armonia collettiva, la struttura dell'alveare come comunità organizzata, fondata sulla gerarchia, sulla disciplina, sulla cooperazione produttiva apparentemente perfetta mentre il miele e la cera rivestivano un ruolo centrale come prodotti di grande valore economico, alimentare e rituale.

Ape sul fiore dell'oxalis pes-caprae

Ape sul fiore dell'oxalis pes-caprae - acetosella gialla

Nelle civiltà mesopotamica, il miele è attestato come prodotto prezioso e raro, utilizzato in contesti alimentari e rituali, ma il simbolismo dell'ape rimane meno sviluppato e meno documentato rispetto ad altre culture del Vicino Oriente.
Nell'Anatolia ittita, invece, si riscontra un ruolo mitico più definito, Telipinu, divinità della fertilità e della vegetazione scompare provocando sterilità e disordine cosmico, gli dèi tentano invano di ristabilire l'ordine attraverso ricerche e interventi rituali, ma solo l'invio di un'ape permette di ritrovare la divinità e di avviare il processo di ristabilimento dell'equilibrio cosmico attraverso un'zione di risveglio e purificazione simbolica.
Nell'Antico Egitto il simbolo dell'ape bjt 𓆤 era legato alla regalità e all'idea di ordine cosmico, già nei primi periodi dinastici il sovrano era designato con il titolo simbolico nswt-bjtj - 𓇓𓏏𓊖 𓆤 - Colui del Giunco e dell'Ape, formula che rappresentava l'unificazione del nswt-re del giunco - Alto Egitto e del bjtj-re dell'ape - Basso Egitto. L'ape esprimeva quindi il potere ordinatore del re, garante dell'equilibrio universale e della stabilità dello Stato. (Vedi La terra dei faraoni - I templi di Karnak e i templi di Luxor)
Nell'antica Grecia il simbolismo dell'ape - μέλισσα-mélissa si sviluppa in ambito religioso e culturale, le api erano considerate creature vicine al mondo divino, mentre il miele era ritenuto sostanza sacra e legata all’immortalità. In diversi contesti cultuali, in particolare nei culti femminili legati a Demetra e Artemide, le sacerdotesse potevano essere indicate con il termine melisse, a segnalare una funzione di mediazione tra umano e sacro (Vedi La gioia della melissa). Accanto alla dimensione religiosa, si sviluppa anche una riflessione di carattere naturalistico e filosofico, con autori come Aristotele l'alveare diventa oggetto di osservazione sistematica e modello di organizzazione del comportamento animale collettivo, contribuendo alla nascita di una lettura razionale della natura e si afferma anche una lettura simbolica del miele come prodotto della trasformazione, in cui la raccolta del nettare da fiori diversi diventa immagine del sapere costruito attraverso l'esperienza e la conoscenza.
Nella tradizione ebraica biblica il miele assume un forte valore simbolico legato all'abbondanza e alla terra promessa, spesso descritta come   אֶרֶץ זָבַת חָלָב וּדְבָשׁ - érets zāvat ḥālāv u-devāsh  - terra dove scorrono latte e miele, in questo contesto il miele non è solo alimento, ma segno di prosperità e benedizione divina, associato a una condizione ideale di fertilità e stabilità. L'ape, pur meno centrale come simbolo autonomo, è presente indirettamente attraverso l'importanza attribuita ai suoi prodotti, inseriti in un orizzonte di significati legati alla provvidenza e alla generosità della natura.
Nel mondo romano questi significati vengono rielaborati in chiave civile e morale; autori come Virgilio descrivono l'alveare come una società ideale fondata su disciplina, cooperazione e lavoro condiviso, mentre l'ape - apis diventa emblema delle virtù della laboriosità e dell'ordine collettivo. Il modello dell'alveare assume così valore politico e sociale, riflettendo un'idea di comunità armonica in cui l'individuo opera per il bene complessivo.

"... Solo loro hanno in comune i figli, un'unica casa per tutte, e vivono seguendo leggi rigorose, solo loro riconoscono sempre la patria, il focolare, e sapendo che tornerà l’inverno in estate si sottopongono a fatica per riporre in comune ciò che si procurano.
Così alcune provvedono al cibo e secondo un accordo stabilito si affannano nei campi; una parte, nel chiuso delle case, pone come base dei favi lacrime di narciso e glutine vischioso di corteccia, poi vi stende sopra cera tenace; altre accompagnano fuori i figli svezzati, speranza dello sciame; altre accumulano miele purissimo e colmano le celle di limpido nettare.
Ad alcune è toccata in sorte la guardia delle porte e a turno osservano se in cielo le nubi minacciano pioggia, raccolgono il carico delle compagne in arrivo e, schierate a battaglia, cacciano dall'alveare il branco ozioso dei fuchi: ferve il lavoro e il miele fragrante odora di timo ... (Vedi Il soffio vitale del timo)
... Alle anziane sono affidati gli alveari, l'ossatura dei favi, la costruzione dell'arnia a regola d'arte; le più giovani invece tornano sfiancate a notte fonda con le zampe cariche di timo; prendono il cibo in ogni luogo, sui corbezzoli e i salici grigi, la cassia, il croco rossastro, il tiglio unto e i giacinti scuri.
Per tutte uguale il turno di riposo, per tutte il turno di lavoro: la mattina sfrecciano fuori, e non c'è sosta; poi, quando la sera le induce a lasciare campi e pasture, solo allora tornano a casa e pensano a se stesse; in un brusio crescente ronzano intorno all'arnia davanti alle entrate. Quando infine dentro le celle vanno a riposare, cala il silenzio della notte e un giusto sonno pervade le membra stanche.
Se però incombe la pioggia, evitano di allontanarsi troppo dalle case, non si fidano del cielo se irrompe il vento, ma vanno per acqua vicino alla città protette dalle mura, tentano brevi sortite e a volte, come si zavorrano le barche in preda ai flutti, portano con sé granelli di sabbia per reggersi in volo tra le nubi leggere.
Un comportamento delle api ti stupira: non si accoppiano fra loro, snervando nel piacere fino all'esaurimento il proprio corpo e non partoriscono i figli con dolore, ma dalle foglie, dalle erbe profumate raccolgono i piccoli con la bocca: sostituiscono così il re e la comunità dell'alveare, ricreando la corte e il reame di cera. Spesso nel loro continuo vagare si spezzano le ali contro lamine di roccia e così per lo zelo tendono l'anima sotto il fardello, tanto è l’amore che portano ai fiori e il vanto di produrre miele.
Ma per quanto sia breve il limite che a loro destina la vita (non supera di norma i sette anni), la razza rimane immortale e a lungo negli anni si regge la fortuna di una famiglia: si può risalire agli avi degli avi ..."

Georgiche
Virgilio
Traduzione Luca Canali

Con il cristianesimo il simbolismo assume ulteriori significati spirituali, l'ape diventa emblema di purezza, operosità e comunità ordinata, mentre il miele e la cera acquisiscono un valore liturgico legato al culto e alla luce sacra, l'alveare viene spesso interpretato come immagine della comunità cristiana ideale, in cui molti individui cooperano in modo armonico come un unico corpo spirituale.

"... Come le api producono miele, così Ambrogio diffuse la dolcezza della parola divina ..."

Il meraviglioso e il quotidiano nell'Occidente medievale,
Jacques Le Goff,
Traduzione Michele Sampaolo

Nel Rinascimento e nell'età barocca assume anche una funzione araldica e politica, celebre è il caso della famiglia Barberini, il cui stemma presenta tre api dorate; con il pontificato di Urbano VIII il simbolo si diffonde nell'arte e nell'urbanistica di Roma, diventando segno di prestigio dinastico e autorità di governo. (Vedi La Barcaccia)
In età moderna, conosce una nuova rilettura politica con Napoleone Bonaparte, che adotta l'ape come emblema del Primo Impero Francese. Le api dorate sostituiscono il giglio borbonico e decorano insegne, abiti e arredi imperiali, richiamando anche l’idea di continuità storica e di legittimazione del potere attraverso simboli di antiche origini.
Tra XVIII e XIX secolo l'ape entra nei sistemi simbolici delle correnti esoteriche europee; nella Massoneria l'alveare diventa modello di cooperazione e costruzione morale della società, mentre nel Rosacrocianesimo e nelle interpretazioni alchemiche la trasformazione del nettare in miele viene letta come metafora del perfezionamento interiore e spirituale.
Con la Rivoluzione Industriale viene ulteriormente reinterpretata come immagine di efficienza produttiva e organizzazione del lavoro collettivo, anticipando alcune visioni moderne di sistema integrato e cooperazione sociale.
Nel mondo contemporaneo, infine, è associata a sostenibilità, collaborazione e intelligenza collettiva, parallelamente cresce la consapevolezza della crisi degli impollinatori, minacciati da pesticidi, perdita di habitat e cambiamenti climatici. 
La storia simbolica dell'ape mostra così una straordinaria continuità culturale, pur attraversando epoche e civiltà differenti, il suo significato ruota attorno a pochi nuclei fondamentali come ordine, cooperazione, fertilità, sapienza e armonia collettiva e nella sua lunga durata storica, esprime una delle intuizioni più profonde della cultura umana, l'idea che la complessità e la sostenibilità possano nascere dall'azione coordinata di molti individui, ciascuno inserito in una funzione essenziale del tutto.

lunedì 9 febbraio 2026

La danza tra l'inverno e la primavera

"... Fu così che il 9 di febbraio, all'inizio del disgelo, il villaggio di Iping si vide piovere dal cielo quello strano individuo. Il giorno seguente, tra la fanghiglia e la neve che cominciava a sciogliersi, arrivò anche il suo bagaglio – ed era davvero un bagaglio degno d'un siffatto padrone. C'erano, a dire il vero, anche un paio di bauli – come ci si aspetta che debba essere per ogni viaggiatore ragionevole – ma il grosso era costituito da una cassa di libri (libri voluminosi, ingombranti, alcuni dei quali scritti in una calligrafia illeggibile) e da più di una dozzina di scatole, casse e gabbie, piene di oggetti imballati nella paglia. «Bottiglie di vetro», aveva sentenziato Hall, dopo aver frugato disinvoltamente nella paglia. Lo straniero, imbacuccato in cappello, cappotto, guanti e sciarpa, uscì impazientemente incontro al carro di Fearenside, mentre Hall aveva attaccato una chiacchierata preliminare sul come dare una mano a portare dentro il bagaglio. Lo straniero uscì senza far caso al cane di Fearenside, che stava annusando amichevolmente le gambe di Hall. «Forza con quelle casse», disse. «Ho già dovuto aspettarle abbastanza». Scese i gradini, avvicinandosi alla parte posteriore del carro, come se intendesse afferrare la scatola più piccola ..."

L'uomo invisibile
Herbert George Wells
Traduzione Stefano Sudrié

Il 9 febbraio il cambio di passo tra l'inverno e la primavera è in atto, non è più il tempo dell'arrivo, ma quello della trasformazione. la neve perde la sua compattezza, la terra affiora, le strade si fanno incerte. È il tempo in cui ciò che era rigido comincia a farsi molle, e il mondo entra in uno stato vigile, come se stesse preparando il corpo a un cambiamento inevitabile. Allo straniero impaziente arrivano bauli, casse, gabbie, bottiglie di vetro e scatole che si fanno strumenti per risolvere lo stato in cui si trova in quello che, spera, sarà.

Disgelo in febbraio

"Febbraio...
... 9 Principio della Primavera."

Fasti
Ovidio
Traduzione Giambatista Bianchi di Siena

In un filo continuo che attraversa i secoli e la nostra stessa percezione del mondo, il fermento silenzioso che vive nascosto sotto la superficie del freddo comincia a reclamare spazio, un movimento cauto, lieve, quasi impercettibile è sentito, osservato e riconosciuto oggi come ieri. Ovidio, seguendo il calendario giuliano, pone al 9 febbraio il principio della primavera, una data convenzionale, che parla del disgelo, del lento sciogliersi del rigore invernale, ma ancora lontana dall'equinozio. La tramontana incomincia ad arretrare per lasciare il posto a Zefiro, e Venere, cinque giorni dalle none di febbraio, si leva e riappare dal mare all'alba, mentre l'inverno e la primavera danzano insieme, la stagione più antica conduce la più giovane, guida i suoi passi, impone il ritmo, ne accompagna i gesti, ne sorregge la fragilità, la richiama a sé ogni volta che tenta un passo troppo audace. Le tracce del freddo restano profonde, come ricorda Ovidio, perché la primavera avvolta dal sonno ancora non sta del tutto sulle sue gambe.

"... O, se temeva alcun della gelata
Tramontana il rigor, goda; che fassi
Lo Zefiro a svegliare aura più grata.
L'Astro forier del giorno ormai vedrassi
Chiaro dal mar la quinta volta uscire;
E darà primavera i primi passi.
Non t'ingannar però; resta a venire,
Resta di freddo altro rigore ancora:
Lasciò il verno gran tracce in sul partire.
Venga la terza notte; ed in brev'ora
Dell'Orsa tu vedrai il pigro Custode
Ambe le piante aver cavato fuora ..."

Fasti
Ovidio
Traduzione Giambatista Bianchi di Siena

mercoledì 4 febbraio 2026

Febbraio nel mezzo inverno

"... Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l'ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurstm, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbacuccato dalla testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista, L'unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso. La neve gli si era ammucchiata contro il petto e sulle spalle e aveva ricamato una cresta bianca sul bagaglio. Più morto che vivo, entrò nell'albergo "Carrozza e cavalli" e lasciò cadere in terra la valigia. «Un po' di fuoco», gridò, «in nome di Dio! Una stanza e un po' di fuoco!»..."
L'uomo invisibile
Herbert George Wells
Traduzione Stefano Sudrié

Neve in febbraio

L'arrivo dello straniero, nel racconto di Herbert George Wells, avviene ai primi di febbraio, nel mese del mezzo inverno in cui ci si incammina verso la primavera. Il gelo, la neve e il vento continuano a dominare il paesaggio e lo rendono misterioso e severo, così come appare lo sconosciuto che sembra custodire un segreto ancora sospeso, chiuso nella valigia in attesa di essere svelato. Febbraio è un tempo di resistenza in cui il fuoco è ancora necessario per la vita, la stagione invernale persiste nonostante il lento avanzare della luce che ancora non porta da sé il calore necessario al risveglio, crea un contrasto e a volte confusione tra ciò che si percepisce e ciò che deve ancora avvenire,  È un momento di attesa e transizione, in cui l'inverno sembra voler affermare per l'ultima volta la propria presenza.

venerdì 14 novembre 2025

Figli della terra

Funghi nel bosco

"Il Fungo trae la sua etimologia da diversi fonti secondo l'opinione di molti. Imperocchè i Greci secondo ne attesta Giovanni Battista Porta Napoletano così lo denominarono dall'antico punpuntale della spada, poichè la maggior parte de' Funghi ad esso simiglia Poeti Greci, attesa la prestezza de medesimi nel germogliare, ed atteso che il seme era ad essi ignoto li chiamarono con vocabolo tale, che suona presso i Latini terra nata; imperocchè siccome ci attesta Cicerone in Epistolis solevanosi chiamare figlie della Terra tutte quelle cose, delle quali n'era il padre sconosciuto. I latini, secondo l'opinione di alcuni, e ch'è altresì la più comune dissero Fungus a funere; poichè mediante l'aver trangugiato il veleno de' Funghi, moltissimi, anco in tempo immaturo, giungono alla morte. Il Fungo secondo il Micheli, fu detto da Greci Mucus, e nel nostro Idioma Moccio, perchè sempre i Funghi abbondano di questo viscido umore, come dirassi da noi a suo luogo. Lo stesso Micheli dice, che Fungus deriva a Fugando, perchè come cibo non poche volte dubbioso, dee dalle persone saggie essere dalle proprie mense allontanato. Queste sono fra le tante, le opinioni, che inintorno alla etimologia de' Funghi mi sono sembrate le migliori a doversi qui inserire, siccome le più conformi al buon senso ..."

".. Quando poi cominciasse l'uso de' Funghi mangerecci, e chi ne fosse il primo mo a costumarlo, oltre il non esser così facil cosa il rinvenirlo non forma eziandio il più importante articolo della presente operetta ..."

Trattato de' funghi - 1782
 Girolamo Gavotti 

Chi con il suo blog vuole partecipare all'attesa del Santo Natale clicchi su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XII Edizione 2025

Giorni liberi; 8

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

Indicatemi se volete più giorni

domenica 18 maggio 2025

Il lascito di un uccellino

Emoticon degli uccellini

Emoticon degli uccellini

Vi è mai capitato che un uccellino vi desse il buongiorno con un bacio, lasciando un emoticon sul parabrezza della vostra macchina?
A me si e a parte il dover ripulire, mi ha regalato un sorriso che volevo condividere. 
Ora qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un bacio di m...., ma in fondo è una sperimentazione artistica temporanea.

Lieta domenica!

mercoledì 9 aprile 2025

Le anaconde nel bosco

Anaconda

Il fatto che voi vediate le stesse cose che vedo io e che con il vostro assenso confermiate che non ho, per nulla, per niente e per non sia mai le traveggole, mi riempie di soddisfazione; ma ora il gioco si fa più duro: riuscite a vedere l'anaconda mamma, il ramo che in orizzontale taglia la foto a metà, strisciare con ansia verso giù per cercare il suo piccolo e il piccolo, nell'angolo in basso a sinistra che, sotto le foglie verdi con una parte del corpo incurvato su una pietra, sale in direzione contraria per nascondersi dalla mamma?

lunedì 21 ottobre 2024

Sul sentiero di una tana

Hortiboletus rubellus - Boleto rubino

È nato sul sentiero di  una tana  e qualcuno per entrare l'ha graffiato 

Hortiboletus rubellus - Boleto rubino

 Hortiboletus rubellus - Boleto rubino

Chi con il suo blog vuole partecipare all'attesa del Santo Natale clicchi su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XI Edizione 2024

Posti Liberi: 4

Giorni prenotabili: 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 11 dicembre - 15 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre

venerdì 14 aprile 2023

Il dono letale dell'orobanche

Ritornate per un attimo con la mente al post natalizio su Il dono e provate a ricordare quel suo aspetto infausto che non è una prerogativa esclusivamente umana; vediamo il perché:

L'orobanche è " una specie di Pianta, la quale nasce dal suo seme, come nascono tutte le altre, conforme ha costituito la Divina providenza, ed è dotata della suddetta proprietà di nascere, e germogliare sulle radici dell'altre piante; e questo forse perché il suo esme ha l'istesso bisogno, che hanno l'uova di varj animali d'esser covate, riscaldate, e messe in moto per nascere. Così la Pianta da lui prodotta ha bisogno per vivere d'esser quasi allattata, o ciò ne avvenga, per la varia struttura, e organizzazione dei vasi; o perché richieda un alimento più purgato, e più raffinato di quel che faccia di bisogno all' altre piante, le quali l'attraggono independentemente, e senza altro mezzo dalla terra; la qual cosa pare, che giustamente accada, poiché non essendo il Succiamele parto assoluto della medesima terra, ella non può, per conseguenza, somminiftrare nè al suo seme, nè alla sua pianta quei mezzi opportuni, e necessarj, che porge all'altre, piante, le quali senza altro mezzo da essa procedono.
E' questa Pianta nota non solo a tutti gli Scrittori di Bottanica, tanto antichi, che moderni, e Greci, e Latini, ma eziando a quelli di qualsivoglia altra barbara, e straniera nazione, da' quali vien chiamata con varj nomi, che in Latino la maggior parte suonano Ervangina; altri con nome figurato, o poetico l'hanno chiamata Limodoron; e noi finalmente Toscani Succiamele, Fiamma e Mal d'occhio. I quali tutti nomi tanto dalla Greca, quanto dalla Toscana favella sono stati attribuiti al medesimo, per la proprietà, che ha di seccare le Piante, come appresso diremo.
Il nome d' Orobanche, è voce ordinaria, popolare, e propria de' Greci, derivata da Orobos, che in Latino vuol dire Ervum, e volgarmente Moco, o Veggiolo; e da Anche, che procede dal Verbo Greco Anchein, che in latino fa angere, e in nostra lingua soffogare, o strozzare; dal che ne sortì il latino Ervangina, che vuol dire strozzamoco, o strozzaveggiolo; perché siccome l'Angina, o Scheranzia soffoga gli uomini con serrar loro la gola, così questa soffoga le piante, serrando ad esse i canali delle loro radici per gli quali dee passare il proprio loro alimento. Fù detta anco parimente da' Greci con voce poetica, o figurata Limodoron, da Limos, che vuol dire fame, e da Doron, Dono; cioè roba donatrice, o regolatrice di fame; perché levando l'alimento alle piante, come di sopra si è detto, le soffoga, e le fa morire di fame: pel quale effetto noi altri Toscani la dichiamo Succiamele, succiando questa il sangue, o liquido delle piante, a guila , che l' Api fucciano il mele da' Fiori.
Fiamma, parimente vien detta da noi, perché dopo l'effetto suddetto, le piante da essa offese restano secche in modo, che pajono avvampate, e quasi abbruciate come appunto appariscono quelle, che dal volgo si credono toccate da quei fuochi, che accendendosi in aria, e in terra cadendo, razzi, o stelle cadenti comunemente si appellano.
Mal d'occhio, similmente fù detta, quasi che affascini, e streghi le piante, perché dicono, che subito che spunta fuori del terreno, e che esse la vedono, principiano ad abbandonarsi; il che è vero, ma non procede però dalla vista, o presenza di questa pianta, ma bensì perché quando apparisce fuori della terra, ha incominciato ad infettarle, per esser ella già nata sopra la radice di este piante. E perché nel crescere hanno bisogno di mano in mano di maggiore alimento, a misura di loro crescenza, a poco a poco languiscono, non potendo ricevere dalla terra tanto alimento, che basti per loro sostentamento, e per la pianta del Succiamele sopra esse nata; e finalmente si seccano, il che avviene anco a' Peri, e Meli, e simili altri frutti, quando sopra di quelli nascono molte piante di Vischio, o Pania, perché, come dir si suole, presto danno nelle vecchie, e si perdono."

Relazione dell' erba detta da' botanici Orobanche e volgarmente succiamele, fiamma, e mal d'occhio - 1723
Pier Antonio Micheli 

Orobanche, Ervangina, Fiamma, Mal d'occhio, Succiamele

Orobanche, Ervangina, Fiamma, Limodoron, Mal d'occhio, Strozzamoco, Strozzaveggiolo, Succiamele

venerdì 6 maggio 2022

La via di fuga

La strategia psicologica del buon senso offre sempre una via di fuga dignitosa e non distruttiva ai narcisisti con delirio di onnipotenza, ai manipolatori che stravolgono la storicità della verità, agli affamati di fama che vendono l'anima, ma alcuni di loro si radicalizzano nelle proprie posizioni grottesche e traggono nutrimento proprio da chi sul tavolo, come pietanza, mette i fatti con le relative motivazioni; si fomentano per essere presi in considerazione come gli eroi che hanno smascherato il complotto del piatto avvelenato ordito dal lupo cattivo, entrano in scena con il sorriso sulle labbra fieri della loro missione mentre covano il livore nel profondo; blaterano, insinuano l'odio e nascondono la mano, competono, si gonfiano, spargono la miseria della loro stupidità e alla fine... si schiantano, è solo questione di tempo.

Albero schiantato

Lieta giornata

sabato 30 ottobre 2021

Antivigilia di Halloween nel bosco

Le piccole creature del bosco si preparono per la Vigilia di Ognissanti.
Halloween è una festa cattolicissima nonostante la spazzatura che provano a buttarci dentro e lì dove c'è qualcuno che sporca c'è anche chi sempre pulisce.
A domani. 

Suillus luteus - Fungo pinarolo per l'antivigilia di Halloween

 Suillus luteus - Fungo pinarolo non modificato da mano umana

 Per ulteriori informazioni:



Posti liberi: 14
Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 6 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 14 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre
Giorni sospesi: 25 dicembre  

venerdì 16 aprile 2021

martedì 13 aprile 2021

Romeo con Guendalina e Adelina Blablà

Romeo [ad Adelina e Guendalina]: Salve, tortorelle!

Guendalina Blablà

Guendalina [ridacchiando]: Non siamo tortore, siamo oche!

Romeo Er Mejo der Colosseo

Romeo: No!? V'avevo preso pe' cigni!

Adelina Blablà

Adelina: Adulatore.

Da "Gli Aristogatti"

domenica 17 febbraio 2019

Intrighi esistenziali

Le nostre estensioni anche quando ci perdono di vista sanno da dove provengono e dove vanno immerse in intrighi esistenziali che ci rimandano sentori di vita.

Sciarada Sciaranti

lunedì 16 luglio 2018

giovedì 21 giugno 2018

" ... È il solstizio d'oro ... "


" ... È il solstizio d’oro su i campi
esperii, è il solstizio d’estate ...


... Si tóndano i greggi lanuti.
Si mietano gli orzi e i legumi.
S’apparecchi l’aia e, conciata
con pula e con morchia, si rasi.
Non più pe’ forami de’ fiari
s’ode rimbombevole coro
ma a pena sottil mormorio,
segno che l’arnie son piene,
colme son di nettare biondo.
Noi le voteremo domani
all’alba, in mondissimi vasi.
Piedi due fa l’ombra dell’uomo
nell’ora sesta. Oh lunghezza
del dì per oprare e oziare!
Fa ventidue nella prima
ora e nell’undecima. Oh grandi
opere tra l’albe e i meriggi,
ozii tra i meriggi e gli occasi! ... "

Maia
Gabriele D'Annunzio


Buona estate! In Italia dalle ore 11.07

Solstizio Estivo

Per ulteriori informazioni

giovedì 26 aprile 2018

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