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lunedì 17 novembre 2025

La leggenda nera della Vox in Rama

Nel 1914 lo storico spagnolo Julián Juderías coniò la locuzione Leyenda Negra per denunciare la tradizione storiografica e propagandistica messa in atto da Inghilterra e Paesi Bassi contro la Spagna imperiale; attraverso pamphlet, cronache e racconti esagerati, i rivali della Spagna avevano diffuso un'immagine monolitica di crudeltà e fanatismo, utile a screditarla politicamente e a giustificare la propria espansione coloniale. Con questa espressione Juderías definì un meccanismo per cui un fatto reale viene reinterpretato in chiave negativa, arricchito da elementi inesistenti e diffuso come mito, fino a diventare verità accettata dall'opinione pubblica. Una volta definito il concetto, la locuzione leggenda nera fu applicata anche ad altri contesti storici e iniziò a essere usata al di fuori della Spagna. Un esempio è la bolla Vox in Rama, che, come abbiamo già visto in La Giornata Nazionale del Gatto Nero, fu emanata da papa Gregorio IX nel giugno del 1233 per denunciare il propagarsi dell'eresia luciferiana in Germania. Nel testo viene descritto un rituale eretico in cui compare un gatto nero a cui gli adepti baciano le terga. La bolla non ordinava alcuno sterminio di gatti, ma nel XIX secolo, in un clima fortemente anticlericale, fu reinterpretata come prova che la Chiesa perseguitava i gatti neri.
Questa rilettura è stata diffusa attraverso testi divulgativi e manuali popolari, trasformandosi in una vera e propria leggenda nera del Medioevo.
Dal XX secolo con la nascita di internet, la storia si è consolidata come mito popolare, la convinzione che la Chiesa avesse ordinato lo sterminio dei gatti neri è diventata un falso storico ripetuto e amplificato, fino a entrare nell'immaginario collettivo accanto ad altre narrazioni di un Medioevo superstizioso e crudele.

Vediamo, ora, come il 27 luglio 2022 Alessandro Barbero smentisce la leggenda nera della Vox in Rama a Superquark?

Piero Angela: "Questa sera cominciamo con un affresco del '400* che rappresenta l'Ultima Cena, ma quello che a lei interessa di questo affresco è un dettaglio, quello che si trova sotto la tavola, o meglio qui sono raffigurati due animali, un cagnolino ma soprattutto un gatto. Perché le interessa proprio questo gatto? "

Ultima Cena - affresco 1481-1482 - Cosimo Rosselli e Biagio d'Antonio - Cappella Sistina - Vaticano

Ultima Cena
Affresco 1481- 1482 
Cosimo Rosselli e Biagio d'Antonio
Cappella Sistina - Vaticano

Alessandro Barbero: "Perché io stasera vorrei provare a smentire un falso storico, una fake news, come si dice adesso, che si sente ripetere ancora troppo spesso secondo cui nel Medioevo i gatti sarebbero stati perseguitati e sterminati in quanto associati con il demonio, ecco è incredibile, ma anche in quotidiani nazionali e perfino nelle pagine scientifiche, continuano a uscire ogni tanto degli articoli che papa Gregorio IX nel 1233 emanò una bolla, la Vox in Rama, in cui appunto ordinava il massacro dei gatti, ora, sarà vero, non sarà vero, ma basta controllare, i testi delle bolle papali ci sono tutti, e non c'è neanche bisogno di andare in biblioteca, ci sono su internet, uno va a rileggersi la Vox in Rama e scopre la verità.

Piero Angela: "Cosa dice la bolla?"

Alessandro Barbero: "La bolla dice, beh, è una testimonianza ovviamente delle ossessioni di quell'epoca, il clero del Medioevo era ossessionato dalle sette sataniche che compivano riti diabolici, e papa Gregorio è stato informato da un inquisitore tedesco, Corrado di Marburgo, che in Germania è comparsa una nuova setta che appunto compie un rito di questo tipo, loro si riuniscono tutti e appare un grosso gatto nero, grande come un cane, con la coda alzata, e tutti a turno lo baciano sotto la coda, ora, confessioni del genere chi sa come ha fatto a estorcere questa cosa, anche allora, non erano mica stupidi e lo sapevano benissimo che con la tortura puoi far dire di tutto, tant'è vero che l'inquisitore Corrado di Marburgo, fu accusato di abuso d'ufficio, poi qualcuno lo fece fuori, e la pratica venne chiusa, ma insomma, il punto è che il Papa condanna questa nuova setta satanica, ma non c'è niente sui gatti, non c'è il minimo ordine di sterminare i gatti.

Piero Angela: "Ma all'epoca come erano considerati i gatti?"

Alessandro Barbero: "Io direi che nel Medioevo i gatti erano considerati un po' come oggi li considera la gente in campagna, cioè come degli animali che vanno e vengono per casa, non proprio addomesticati del tutto, sono utili, prendono i topi, ogni tanto gli butti un boccone sotto la tavola, il gatto della nostra Ultima Cena è lì che si sta disputando con il cagnolino. E nella vita di Santa Caterina da Siena, si dice che quando lei era ragazzina, ancora in famiglia, e voleva fare penitenza, voleva digiunare, ma non voleva che la famiglia se ne accorgesse, perché il papà e la mamma non eran d'accordo, allora quando le mettevano i bocconi di carne nel piatto, lei di nascosto senza farsi vedere, li buttava sotto la tavola, ai gatti, e poi, certo, ogni tanto il gatto ti ruba la carne o il prosciutto e allora gli dai anche una pedata, questo succedeva, ma nessuno si è mai sognato di sterminarli, anzi noi sappiamo che i gatti erano particolarmente benvenuti nei monasteri, c'è una regola di monache inglese che dice: 'le monache non devono tenere animali, tranne i gatti', e Santa Chiara d'Assisi, l'amica di San Francesco, aveva, in convento, una gatta che per scherzo era stata promossa suora, la chiamavano suora gattuccia.
Ecco, io vorrei concludere notando che queste frottole sullo sterminio dei gatti, si trovano su internet proprio nei siti delle persone che amano i gatti, e a me colpisce che queste persone che voglion bene ai gatti, e poi hanno il piacere di inventare morbosamente queste storie di massacri, di stragi, di torture, ecco io vorrei esortarli a smettere, perché appunto i gatti del Medioevo, lo ripeto, qualche pedata magari la prendevano, ma nessuno ha mai pensato di sterminarli ..."

La leggenda nera sullo sterminio dei gatti neri, attribuito all'emanazione della Vox in Rama, è stata da tempo smascherata come falso storico. Eppure c'è chi continua ostinatamente a riproporla. Alessandro Barbero li esorta a smettere; io li invito a perseverare perché ogni volta che la diffondono non fanno altro che rivelare la misura di ciò che sono e la loro incapacità di distinguere tra falso mito strumentalizzato e realtà.

affresco del '400* Tra il 1481 e il 1482, Cosimo Rosselli, chiamato da Lorenzo de' Medici insieme ad altri maestri fiorentini tra cui Biagio d'Antonio, realizzò nella Cappella Sistina l'affresco dell'Ultima Cena, parte del grande ciclo voluto da papa Sisto IV per celebrare la continuità tra Antico e Nuovo Testamento. La scena mostra Cristo e gli apostoli seduti attorno a una lunga tavola imbandita, con Giuda isolato sul lato destro dello schermo; sullo sfondo si svolgono episodi della Passione come l'Orazione nell'orto, la Cattura e la Crocifissione. Rosselli arricchisce la composizione con dettagli realistici e quotidiani, che avvicinano il racconto evangelico alla sensibilità del pubblico del tempo. Tra questi spiccano due cani e un gatto, raffigurati sotto la tavola. In particolare, il gatto e uno dei cani si contendono un boccone di cibo, creando una piccola scena vivace e domestica che contrasta con la solennità del momento sacro.
Nel Rinascimento, e già nel Medioevo, i gatti erano presenti nei monasteri e nelle case come alleati contro i topi e quindi ben accettati dal clero. La loro raffigurazione in un contesto sacro come la Cappella Sistina dimostra che non erano considerati proscritti o perseguitati, ma parte della vita quotidiana. Rosselli li inserisce con naturalezza, segno che erano percepiti come animali familiari, non come simboli diabolici. 

Lieta Giornata Nazionale del Gatto Nero

Chi vuole guardare il video di Superquark sulla Vox in Rama clicchi su:

domenica 17 novembre 2024

Diavolo di un gatto nero

I bagni d'Abano, dramma giocoso per musica scritto da Carlo Goldoni per essere rappresentato durante il Carnevale veneziano del 1753 presso il Teatro Nuovo di San Samuele, nel II atto contiene alcuni stereotipi sulla fragilità delle donne e sulla forza degli uomini a cui si aggiunge la credenza cristallizata nel tempo sul gatto nero posseduto dal diavolo.

Giornata Nazionale del Gatto Nero 2024

Rosina. - Aiuto, aiuto. (corre spaventata)
Marubbio. - Cos’è stato? 
Rosina. - Colà...
Marubbio.  - Dove?
Rosina. -  Ho veduto...
Marubbio. - Che?
Rosina.  - Una brutta cosa.
Marubbio. - Che cosa?
Rosina.  - Brutta, brutta.
Marubbio. - Ma come?
Rosina.  - Si moveva...
Marubbio. - Davvero?
Rosina.  - Oimè! (con timore)
Marubbio. - Dite, cos’era?
Rosina. - Un gatto nero.
Marubbio. - E per un gatto si fa tanto chiasso?
Rosina. - Mi guardava cogli occhi.
Marubbio. - E bene?
Rosina. - Oimè! Tremo dalla paura.
Marubbio. - Paura d’un gattino?
Rosina. - Ho paura ch’ei fosse un diavolino.
Marubbio. - Ma sei pur una donna spiritosa.
Rosina. - Ora son paurosa. Dopo che mi ho veduta Diventar una vecchia colle rappe, Le budelle mi fanno lippe lappe.
Marubbio. - Ora ti compatisco. È stata veramente La peggior burla che si possa mai Fare a una donna. Sì, ti compatisco. Tutt’altro si potrebbe sopportare, Ma non la malattia dell’invecchiare. Voi altre femmine, Se gli anni passano, Perdete il merito Della beltà. Non così gli uomini, Che quando invecchiano Maggior acquistano La venustà.

Carlo Goldoni - I bagni d'Abano - Atto II - 1753

Aggiungo il regalo di Sari  sull'argomento: 

" Che spavento, che paura il gatto nero della notte bura. Non è certo pel colore che un tuffo mi dà al cuore, è quel suo moltiplicare ogni luce che gli appare. Che terrore l'occhio giallo prima del cantar del gallo, converrebbe alle bestiole indossar lenti da sole. "

Lieta Giornata Nazionale del Gatto Nero



Per ulteriori informazioni:

venerdì 17 novembre 2023

La Giornata Nazionale del Gatto Nero

Nel 2003 in un venerdì 17, che dalla credenza popolare è considerato l'apoteosi della sfortuna, nel mese di novembre dedicato ai morti, il cui inizio è caratterizzato dall'aumento delle denunce per la scomparsa di migliaia di gatti neri in relazione alla sua vigilia; dall'impegno di Lorenzo Croce e della sua AIDAA - Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente, con lo scopo di abbattere le superstizioni che lo riguardano, nasce la Giornata Nazionale del Gatto Nero.
Chi detesta il cristianesimo dall'alto della sua incommensurabile onestà intellettuale, mentre tenta di affossare quella altrui, con grande soddisfazione ogni anno ha il piacere di sbattere in faccia ai cristiani e di divulgare la notizia di un Medioevo cristiano che mette all'indice i gatti neri e attribuisce l'origine di questo stato di cose a Gregorio IX che nella sua Vox in Rama nel 1200 li descrive come incarnazione del demonio e ne ordina l'eccidio con la diretta conseguenza della proliferazione dei ratti che ben 147 anni dopo, nel 1347, diffondono il batterio della Yersinia pestis agente patogeno della peste nera che in Europa uccide più di un terzo della popolazione.
Sono dunque andata a leggermi la bolla papale, che è del 1233 e non del 1200, Gregorio IX viene eletto Papa il 21 marzo del 1227, e vorrei che questi grandi esperti in materia del copia e incolla, dall'alto della loro conoscenza della lingua latina, individuassero nel testo che segue l'esatto punto in cui il Papa ordina lo sterminio dei gatti neri e fossero così gentili da indicarmelo perché io non l'ho trovato.

Un gatto nero e un centauro si confrontano, ciascuno con una zampa anteriore alzata - Salterio Oscott 1265-70 - Inghilterra

Un gatto nero e un centauro si confrontano, ciascuno con una zampa anteriore alzata 
Salterio Oscott 1265-70 
Inghilterra

"Vox in Rama audita est, ploratus multus et ulutatus, Rachel plorat, videlicet pia mater Ecclesia filios quos diabolus mactat et perdit, et quasi consolationem non recipit, quia filii, more vipere matris viscera lacerantes, ipsam interimere moliuntur. Nam multitudo dolorum urgentium, quibus ut parturiens mater ipsa circumdatur, vociferari eam et dicere: « Ventrem meum doleo, ventrem meum doleo », cum propheta compellit. Cum enim omnis creatura usque adhuc ingemiscat secundum apostolum et parturiat, genitricis Ecclesie sacer uterus viscerum suorum dolore turbatur, que fere singularis morsibus discerpuntur. Ille siquidem coluber tortuosus, quem obstetricante manu Domini de cavernis propriis, carnalibus scilicet hominum cordibus, eductum legimus, qui contra eos pugnat extrinsecus, in quibus intrinsecus iam non regnat et quorum dominium intus perdidit, bella molitur foras, novam persecutionem Ecclesie, sponse Christi, immo verius sponso Christo, per ministros suos operarios iniquitatis instaurat. Ipse enim, qui a principio in veritate non stetit set mutare nititur in mendacium veritatem, ut latius sue fraudis virus effundat, perdere pregnantes animas elaborat, ne fetus fidei, quem ex amore divino conceperant, ad partum valeant consumati operis pervenire.
Unde nos, qui curam tenemur sue fecunditatis habere, quasi secantis perfidie mucrone conscindimur, dum in suis visceribus hereticorum scindentium eius uterum venenatis sagittis novi erroris et confusionis appetimur inaudite. Totus namque in amaritudine funditur spiritus, effusum est in terra iecur nostrum, turbata est anima nostra valde ac impletus doloribus venter noster, defecerunt pre lacrimis oculi nostri et super tam nefandis abominationibus contremuerunt renes, omnia viscera sunt commota, reprimere lacrimas et continere suspiria non valemus. Sicut enim littere vestre grandi merore plene et immenso dolore non vacue nobis exhibite continebant, inter diversas heresum species que peccatis exigentibus Alemanniam infecerunt, una, sicut detestabilior ceteris sic et generalior universis, que non solum referentibus sed etiam audientibus est horrori, in nobilibus membris Ecclesie ac valde potentibus iam erupit. Hec enim omni est dissona rationi, omni pietati contraria, omni cordi odibilis, celestium omnium et terrestrium inimica, contra quam non solum homines ratione utentes verum etiam ratione carentia, cum hec pestis eorum excedat insaniam, immo ipsa etiam elementa debent insurgere et armari.
Huius pestis initia talia perferuntur. Nam dum novitius in ea quisquam recipitur et perditorum primitus scholas intrat, apparet ei species quedam rane, quam « bufonem » consueverunt aliqui nominare. Hanc quidam a posterioribus et quidam in ore damnabiliter osculantes, linguam bestie intra ora sua recipiunt et salivam. Hec apparet interdum indebita quantitate, et quandoque in modum anseris vel anatis, plerumque furni etiam quantitatem assumit. Demum novitio procedenti occurrit miri palloris homo, nigerrimos habens oculos, adeo extenuatus et macer quod consumptis carnibus sola cutis relicta videtur ossibus superducta ; hunc novitius osculatur et sentit frigidum sicut glaciem, et post osculum catholice memoria fidei de ipsius corde totaliter evanescit. Ad convivium postmodum discumbentibus et surgentibus completo ipso convivio, per quandam statuam, que in scholis huiusmodi esse solet, descendit retrorsum ad modum canis mediocris gattus niger retorta cauda, quem a posterioribus primo novitius, post magister, deinde singuli per ordinem osculantur, qui tamen digni sunt et perfecti ; imperfecti vero, qui se dignos non reputant, pacem recipiunt a magistro, et tunc, singulis per loca sua positis dictisque quibusdam carminibus, ac versus gattum capitibus inclinatis, « Parce nobis » dicit magister, et proximo cuique hoc precipit, respondente tertio ac dicente: « Scimus magister » ; quartus ait : « Et nos obedire debemus »; et, his ita peractis, extinguuntur candele et proceditur ad fetidissimum opus luxurie, nulla discretione habita inter extraneas et propinquas. Quod si forte virilis sexus supersunt aliqui ultra numerum mulierum, traditi in passiones ignominie, in desideriis suis invicem exardentes, masculi in masculos turpitudinem operantur; similiter et femine immutant naturalem usum in eum qui est contra naturam, hoc ipsum inter se dampnabiliter facientes. Completo vero tam nefandissimo scelere et candelis iterum reaccensis singulisque in suo ordine constitutis, de obscuro scholarum angulo, quo non carent perditissimi hominum, quidam homo procedit a renibus sursum fulgens et sole clarior, sicut dicunt, deorsum hispidus sicut gattus, cuius fulgor illuminat totum locum. Tunc magister excerpens aliquid de veste novitii, fulgido illi dicit: « Magister, hoc mihi datum tibi do », illo fulgido respondente: « Bene mihi servisti pluries et melius servies; tue committo custodie quod dedisti », et his dictis protinus evanescit. Corpus etiam Domini singulis annis in pascha de manu recipiunt sacerdotis et, illud ad domus suas in ore portantes, in latrinam proiciunt, in contumeliam Redemptoris. Ad hec infelicissimi omnium miserorum Gubernantem celestia pollutis labiis blasphemantes asserunt delirando celorum Dominum violenter contra iustitiam et dolose Luciferum in inferos detrusisse. In hunc etiam credunt miseri, et ipsum affirmant celestium conditorem, et adhuc ad suam gloriam precipitato Domino rediturum, per quem cum eodem et non ante ipsum se sperant eternam beatitudinem habituros. Omnia Deo placita non agenda fatentur et potius agenda que odit. Proh dolor! Quis unquam audivit talia? Quis tam nefaria potuit cogitare? Quis tantam poterit non abominari perfidiam? Quis tante nequitie poterit non irasci ? Quis contra huiusmodi perditionis et proditionis filios poterit non accendi? Ubi est zelus Moysis, qui una die idololatrarum viginti tria milia interfecit? Ubi est zelus Phinees, qui iudeum cum Madianitide uno pugione confodit? Ubi est zelus Elie, qui quadringentos et quinquaginta prophetas Baal ad torrentem Cison gladio interemit? Ubi est Mathathie zelus, cuius furor secundum legis iudicium adeo est accensus, ut insiliens trucidaret iudeum immolantem idolis super aram? Ubi est auctoritas Petri, qui in Ananiam et Saphiram, pro eo quod Spiritui sancto mentiri non timuerunt, exarsit? Certe, si contra tales terra consurgeret et iniquitates ipsorum celi sidera revelarent et manifestarent eorum scelera toti mundo, ut non solum homines sed etiam ipsa elementa coniurarent in eorum excidium et ruinam ipsosque delerent de terre facie, non parcentes sexui vel etati, ut essent cunctis gentibus in opprobrium sempiternum, ultio de ipsis sumi non posset sufficiens sive digna. Ceterum, licet magna sit horum pestilentium contritio velut mare, scientes tamen quod non est abbreviata manus Domini, ut salvare non possit et excoquere ad purum scoriam eorundem et omne stannum auferre, compatiendo ex intimo cordis super contritione ipsorum prevalida, ne nobis valeat imputari quod eam circumligare correctionum fasciis neglexerimus et mansuetudinis oleo confovere, ac sperantes quoque ut Ille qui etiam iratus non desinit misereri non semper continebit sue pietatis viscera super eos, sed de illorum manu transferet calicem ire sue, circa correctionem eorum providimus laborandum.
Quia vero in ore vestro non est verbum Domini alligatum, qui, eo infundente gratie sue imbrem qui dat omnibus affluenter, potentes estis in opere ac sermone, discretionem vestram rogamus, monemus et hortamur in Domino ac in remissionem vobis iniungimus peccatorum quatinus sumatis resinam ad mitigandum dolorem et vulnera ipsorum sananda. Ite, angeli pacis, ad exhibendum eorum plage medelam et ad correctionem eorum diligenti sollicitudine ac sollicita diligentia laboretis. Quod si forte, ut ferrum per monitionem vestram extrahatur de vulnere, non fuerit desuper eis datum, et ipsorum computruerint adeo cicatrices, quod plaga ipsa quasi penitus desperata noluerint ad sinum matris Ecclesie prona mente redire, tantam et talem cautionem de conversione sua et perseverantia exponentes quod de recidivo ipsorum de cetero nullatenus sit verendum, quia in tam grandi et gravi morbo recurrendum est ad validiora remedia, ubi medicamenta levia non proficiunt, et apponendum ferrum et ignis vulneribus, que formentorum non sentiunt medicinam, putridis carnibus ne partem sinceram attrahant amputatis, advocetis contra eos, receptatores, defensores et fautores ipsorum spiritualis et materialis gladii potestatem, universos Christi fideles monentes attentius et efficaciter inducentes ut exurgentes in adiutorium Christi sui contra eos viriliter se accingant. Nos enim, de omnipotentis misericordia et beatorum apostolorum Petri et Pauli auctoritate confisi, ex illa quam nobis licet indignis Deus ligandi atque solvendi contulit potestate, omnibus vere penitentibus et confessis qui crucis assumpto caractere ad eorundem hereticorum exterminium se accinxerint, illam indulgentiam idque privilegium elargimur que accedentibus in Terre sancte subsidium conceduntur.
Quod si non omnes etc.
Datum Laterani, idibus iunii, anno septimo*. "

anno septimo* = Papa Gregorio IX sale sul trono pontificio nel 1227 e vi rimane fino al 1241. Scrive la Vox in Rama nel settimo anno del suo pontificato che corrisponde al 1233.

Gatto nero siede su un poggio,  con la bocca e una zampa tiene un topo e con l'altra  suona un salterio - Libro delle Ore - 1320 - 1330 - Inghilterra

Gatto nero siede su un poggio, con la bocca e una zampa tiene un topo e con l'altra  suona un salterio 
Libro delle Ore 1320 - 1330 
Inghilterra

Nella Vox in Rama, che prende il nome dal versetto 15 di Geremia 31

" ... Vox in Rama audita est, 
ploratus, et ululatus  
Rachel plorans filios suos,
noluit consolari, quia non sunt. "
  
"... Una voce si ode a Rama,
un lamento e un pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
e non vuole essere consolata per i suoi figli,
perché non sono più. "

e viene spedita il 14 giugno a un gruppo ristretto di tre persone: Enrico VII re di Germania figlio dell'imperatore Federico II e di Costanza d'Aragona, all'arcivescovo di Magonza e al vescovo di Hildesheim; Gregorio IX cita il gatto nero, ma lo fa riproponendo la relazione ricevuta dalla Germania, sull'attività rituale dei luciferiani in Renania, esposta da un chierico che tra l'altro viene assassinato a Marburgo nello stesso anno della stesura della bolla:

Tre gatti impegnati nelle attività feline  uno dorme, il secondo cerca di catturare l'uccellino in gabbia e il terzo tiene tra le zampe un topo  - Bestiaro della metà del 13 secolo

Tre gatti impegnati nelle attività feline  uno dorme, il secondo cerca di catturare l'uccellino in gabbia e il terzo tiene tra le zampe un topo 
Bestiaro della metà del 13 secolo

" ... quando un novizio viene accolto in essa ed entra per la prima volta nelle riunioni dei reprobi, gli appare l'aspetto di una certa rana, che alcuni sono soliti chiamare "rospo". Baciandolo alcuni da dietro e altri sulla bocca, ricevono la lingua della bestia in bocca e la saliva. Questo appare a volte a grandezza naturale, a volte sotto forma di un'oca o di un'anatra, e generalmente assume la dimensione di una fornace. Infine, mentre il novizio avanza, incontra un uomo di un pallore spaventoso, con occhi nerissimi, così magro ed emaciato che senza carne, sembra rimasto solo con la pelle che ricopre le ossa; il novizio lo bacia e lo sente freddo come il ghiaccio, e dopo il bacio il ricordo della fede cattolica scompare completamente dal suo cuore. Si siedono durante il banchetto e alla fine quando si alzano, attraverso una specie di statua, che di solito si trova nei luoghi di queste assemblee, scende all'indietro a guisa di un cane di media grandezza, un gatto nero dalla coda attorcigliata, che il novizio bacia per primo poi il maestro, e poi ciascuno in ordine, i quali però sono degni ma anche perfetti; ma gli imperfetti, che non si ritengono degni, ricevono la pace dal maestro... "

Vox in Rama
Liberamente tradotta da Me Medesima


Gatto nero seguito dai gattini 
Bestiario della metà del 13 secolo
Inghilterra

Ora, poiché nel testo si parla anche di rane, rospi, oche e anatre perché mai Gregorio IX si sarebbe limitato a disporre la strage solo dei gatti neri?
La verità è che di questa ecatombe felina non vi è traccia alcuna come ci spiega il ricercatore ateo Tim O’Neill che ha una laurea con lode in inglese e storia con un master presso l'Università della Tasmania, una specializzazione in analisi storicistica della letteratura medievale, e si è interessato a questa storia che nasce da un meme pubblicato nell'aprile 2017, condiviso e ricondiviso senza controllare se ciò che affermava fosse vero o falso.
Aggiungo che i gatti e i cani nel Medioevo potevano essere vettori della Yersinia pestis quanto se non più dei ratti e che da studi recenti sembra che la peste nera trovi la sua origine in Asia e si sia diffusa in Africa del Nord e in Europa attraverso le vie commerciali praticate non dai ratti, dai gatti o dai cani, ma dagli uomini e  seguendo in un ultimo passaggio la fantasiosa teoria dello sterminio, in un'Europa senza gatti neri, ritenuti cacciatori per eccellenza di topi, il tasso di mortalità provocato dalla peste nera sarebbe dovuto essere più alto di quello rilevato in Asia centrale o in Medio Oriente, ma i dati ci dicono che non è così.

Gatto nero con un topo e una donnola - Bestiario della metà o fine del 13 secolo

Gatto nero con un topo e una donnola 
Bestiario della metà o fine del 13 secolo

Un gatto nero insegue un topo - Iniziale lettera D - Libro delle Ore  fine 13 secolo - Inghilterra

Un gatto nero insegue un topo - Iniziale lettera D
Libro delle Ore  fine 13 secolo
Inghilterra

E concludo dicendo che risulta davvero inverosimile che gli amanuensi riportassero nei bestiari, nei libri delle ore, nei salteri e oltre, così tante immagini di un animale considerato demoniaco a tutto tondo.

Con questo vi auguro una lieta Giornata Nazionale del Gatto Nero!

mercoledì 31 ottobre 2018

Vigilia di Ognissanti

" ... Il vento si appollaiava fra gli alberi, poi spazzava i marciapiedi con gli artigli sottili di un gatto.
... Tutti sapevano che il vento, quella sera, era un vento insolito; anche l’oscurità era insolita perché era Halloween, la vigilia di Ognissanti. Tutto pareva tagliato in un morbido velluto nero, dorato, arancione. Il fumo si arricciolava fuori da mille camini come i pennacchi di un corteo funebre. Dalle cucine esalava il profumo delle zucche; quelle svuotate della polpa e quelle che cuocevano dentro il forno.
Il chiasso dietro le porte chiuse delle case crebbe in maniera impossibile, mentre ombre di ragazzi si stagliavano alle finestre. Ragazzi semisvestiti, con la faccia truccata; qua un gobbo, là un piccolo gigante. Si frugava nelle soffitte, si forzavano i chiavistelli, si buttavano all'aria vecchi bauli alla ricerca dei costumi ... "

L'albero di Halloween
Ray Bradbury
Traduzione: Annalisa Mancioli


E la notte di Halloween, con gli artigli lunghi e sottili ben in evidenza, sono rappresentati soprattutto i gatti neri che, nell'immaginario della superstizione popolare, nascondono le vere sembianze delle streghe in procinto di compiere sortilegi e malefici o anche dei loro famigli, questa credenza. che affonda le sue radici nelle leggende precristiane (di cui prima o poi vi parlerò), si sviluppa nel tempo in cui le città non erano illuminate e i gatti neri mimetizzati dall'oscurità, nell'attraversare le strade, potevano spaventare e far imbizzarrire i cavalli che di conseguenza disarcionavano i loro cavalieri causandone nei casi più gravi la morte o destabilizzavano i carri tanto da far perdere il loro prezioso carico come l'olio contenuto nei doli o il vino contenuto nelle anfore, e i loro occhi gialli,  che grazie al tapetum lucidum della retina, riflettono la luce e permettono una miglior visibilità notturna potevano incutere timore a coloro che al calar delle tenebre se li trovavano davanti all'improvviso. 
I gatti neri sono stati simbolo di cattivo presagio anche perché la loro presenza nelle città di mare annunciava l'imminente incursione dei pirati sulle cui navi erano imbarcati come abili cacciatori per liberare la cambusa dai topi e dalle quali scendevano per primi ogni qual volta si approdava in un porto; la buona sorte, proveniente dalla loro presenza a bordo che si credeva avesse il potere di rabbonire il mare e il vento in tempesta, in terra si trasformava in cattiva sorte.
Il credere oggi che i gatti neri siano portatori di sventura e il maltrattarli per questo è solo il segno che alcuni esseri umani non riescono a superare i limiti delle loro piccole menti.


" ... Il vento scosse debolmente il grande albero di Halloween che era ormai tutto buio, salvo una zucca ancora accesa sulla cima più alta ... Spirò il vento e fece ondeggiare tutte le zucche buie e fumanti sul grande, bellissimo Albero di Halloween. Il vento rapì migliaia di foglie e le sparse nel cielo e sopra la terra, in direzione del Sole che sarebbe sicuramente sorto ... "

L'albero di Halloween
Ray Bradbury
Traduzione: Annalisa Mancioli


Buona vigilia di Ognissanti!

Segue daPomeriggio della vigilia di Halloween

 Per ulteriori informazioni:

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