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sabato 28 luglio 2018

La luna rossa in eclissi

Per voi la splendida eclissi di luna del 27 luglio 2018 che richiama culti ancestrali 
presenti nel cuore degli uomini che conversano con l'universo.


" ... L'eclissi di luna è cagionata dal passaggio del corpo della Terra, direttamente tra il sole e la luna. La Terra in questa circostanza intercetta i raggi del sole, e la luna rimane qualche tempo dentro l'ombra della Terra, e priva della luce ... "


Nuova Geografia Universale Antica e Moderna - Volume I
W. Guthrie - Società Geografi 
a cura di Domenico Raggi 


Nel mondo antico già dalla metà del V secolo a.C. erano state formulate delle teorie scientifiche riguardo alla manifestazione delle eclissi, ma la divulgazione che si evince dai testi che seguono non fece presa su quella gente che con la fantasia preferiva rafforzare la tradizione delle credenze folcloristiche che avevano il pregio di salvaguardare una comune identità collettiva. 


" ... Dopo aver fortificato gli accampamenti C. Sulpicio Gallo, tribuno militare della seconda legione, che era stato pretore l'anno precedente, dopo aver radunato i soldati con permesso del console, annunciò che la prossima notte, perchè la cosa non fosse presa per un fatto soprannaturale, la Luna si sarebbe eclissata dalla seconda alla quarta ora, cosa che si può predire e conoscere in anticipo in base all'ordine naturale dei tempi passati.
E come non ci si stupisce, essendo certi sia il sorgere sia il tramontare del Sole e della Luna, del fatto che la Luna ora splenda a disco pieno, ora con esigua falcetta, così non si deve considerare un prodigio il fatto che venga oscurata dall'ombra della Terra.
E nella notte che precede le None di Settembre, quando all'ora annunciata la Luna si oscurò, la sapienza di Gallo apparve ai soldati romani quasi divina ... "

Scrive in Ab Urbe Condita Libro XXXXIV Tito Livio. Sulpicio Gallo, seguendo le leggi fisiche dell'universo che non hanno nulla di  soprannaturale, il giorno prima della battaglia di Pidna contro il re macedone Perseo,  prevede l'eclissi di luna nella notte tra  21 e il 22 giugno del 168 a.C., 


una previsione che troviamo anche nella Naturalis Historia - Libro II di Plinio il Vecchio riportata insieme a quella precedente del 585 a.C, di Talete di Mileto:

" ... E, primo tra i Romani, illustrò la ragione dell'eclissi di entrambi Sulpicio Gallo, che fu console con M.Marcello ma poi tribuno militare, liberando l'esercito dall'ansietà il giorno prima che Perseo fosse sconfitto da Paolo, con un discorso nel quale, invitato dal comandante, prediceva l'eclissi in base ad una sovrapposizione dell'orbita.
Tra i Greci le studiò primo di tutti Talete di Mileto che predisse l'eclissi di sole dell'anno quarto della XLVIII (48) Olimpiade, che accadde sotto il regno di Aliatte nell'anno CLXX (170) ab urbe condita.
Dopo di loro Ipparco predisse il corso di entrambi gli astri per seicento anni, specificando mesi, giorni, ore, e riassumendo la posizione dei luoghi e l'aspetto visto dalla gente, testimoniando l'eternità in nessun altro modo che secondo le leggi della natura ... "


Mentre negli Annales di Tacito che fa riferimento all'eclissi di Luna in Pannonia nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 14 d.C., non si trova alcun superamento delle superstizioni, ma al contrario una persistenza dei rituali necessari a contrastare l'aspetto nefasto dell'evento: 

" ... si vide infatti oscurarsi improvvisamente la Luna nel cielo sereno. I soldati, ignari della causa di tale fenomeno, interpretarono l'avvenimento come presagio della sorte presente, paragonando l'impallidire dell'astro ai propri travagli e ritenendo che avrebbero conseguito il successo nell'azione intrapresa se la dea fosse riapparsa nel suo fulgido splendore. Fanno dunque strepito con cimbali, tube e corni, presi dal giubilo e dall'angoscia a seconda che la Luna diviene più luminosa o più oscura; e quando infine le nubi levatesi ne impedirono la vista e fu creduta sepolta nelle tenebre, facili come sono le menti alla superstizione, quando siano a un tratto colte dal timore, scoppiano in lamenti pronosticando eterni travagli e l'ostilità degli dei ai loro misfatti ..."


Ed ecco le cause delle eclissi viste da diverse culture antiche:

" Eclissi. I pagani gli attribuivano alle visite che Diana, ossia la Luna, faceva al suo amante Endimione nelle montagne di Caria; ma siccome gli amori di lei non durarono sempre, così convenne cercarne un'altra cagione. Si finse allora che le Maghe, e specialmente quelle di Tessaglia, paese ove le erbe velenose più comunemente allignavano, avessero la presenza per mezzo del loro incantamenti di attirare in terra la Luna, e che per impedir ciò convenisse fare grandissimo strepito con dei vasi di rame ed altri strumenti affinché la Luna non potesse sentire le grida delle incantatrici. Giovenale fa allusione a tal costumanza, allorché parlando di una cotal donna cianciera, dice ch'ella può fare tanto rumore che basti a soccorrere la Luna assalita dalle streghe. E cotesta costumanza fu tolta dagli Egizj che onoravano Iside, simbolo della luna, con somigliante strepito di caldaia, di timpani, e di tamburi.
Plutarco afferma che in Roma a suoi di non si osava per anco spiegare, fuorché in segreto, la causa naturale delle eclissi, poiché tal conoscenza avrebbe privati del loro impiego gl' indovini. 
Anassagora contemporaneo di Pericle, e che morì il primo anno della sessagesima ottava Olimpiade, fu il primo che chiaramente scrisse sulle diverse fasi e le eclissi della luna, la quale impresa, secondo Plutarco, riputata audacissima perocché il popolo soffriva i fisici mal volentieri; e diffatti i nemici di Socrate riuscirono ad opprimerlo con accusarlo ch'ei tentasse con empia curiosità d'indagare i segreti del Cielo.
I generali romani si servirono qualche volta delle eclissi per mettere freno ai soldati o per incoraggiarli in alcune occasioni gravissime. Tacito ne' suoi Annali parla di un'eclessi di cui Druso si giovò per sedare una sommossa violentissima insorta nell'esercito ch'ei comandava. Tito Livio riferisce che Sulpicio Gallo, luogo tenente di Paolo Emilio, nella guerra contro Perseo predisse ai soldati un eclissi che il giorno dopo seguì, e prevenne in tal guisa lo scompiglio che avrebbe recato. Plutarco racconta che Paolo Emilio in quell'occasione sacrificò undici vitelli alla luna, e il giorno seguente immolò ad Ercole venti e un bue, l'ultimo de' quali soltanto li promise la vittoria a condizione pur anco ch'egli non proponesse la pugna, ma solamente si stasse sulle difese.
Nicia, generale degli Ateniesi, avea risoluto di sgombrar la Sicilia; ma sbigottito da un'eclissi di luna perdette il momento favorevole; il che fu cagione non solo della sua morte e dello sterminio della sua armata, ma l'epoca eziandio della decadenza d'Atene. Alessandro medesimo prima della battaglia di Arbella fu spaventato da un'eclissi di luna ed ordinò dei sacrifizi al Sole, alla Luna e alla Terra come a deità che produceano l'eclissi.
In tal guisa l'ignorar la cagione di questo naturale fenomeno fu lungamente soggetto di terrore per la volgare credulità: nulla di meno si videro talvolta dei generali che si giovarono dell'astronomia. Mentre Pericle conduceva la flotta degli Ateniesi, sopravvenne un'eclissi di sole che spaventò marinari e soldati: lo stesso pilota tremava. Pericle lo rassicurò con un paragone famigliarissimo: prese un lembo del suo manto e ponendoglielo dinanzi agli occhi gli disse:  credi tu ciò ch'io faccio sia segno di qualche disgrazia?
No, certamente, rispose il Pilota: tuttavia, soggiunse Pericle, ella è questa un'eclissi per te: e non è differente da quella che hai veduto se non in questo che la luna essendo più grande del mio mantello nasconde  il sole a maggior quantità di persone.
Agata, re di Siracusa, guerreggiando in Affrica vide anch'egli in un giorno per lui decisivo spargersi il terrore nella sua armata nel momento di un'eclissi, e presentandosi a soldati ne spiegò ad essi il fenomeno e dissipò in tal guisa il loro spavento. Molti tratti a questi somiglianti riferiscono le storie dei popoli antichi, dei quali taceremo per raccontare con Noél le opinioni di alcuni popoli moderni.
I Messicani, spaventati, digiunavano nel tempo degli eclissi  le donne si maltrattavano, e le zitelle si facevano escir del sangue dalle braccia. Credevano che la luna fosse stata ferita dal Sole per qualche domestica questione.
In Persia anche presentemente si crede che durante gli eclissi la Luna stia combattendo contro un gran drago, che cade sentendo del fracasso, e prende la fuga.
Nelle Indie, quando si eclissa il sole e la luna, avvi opinione che un certo demonio con neri artigli stenda questi sopra gli astri per impadronirsene; in tali occasioni veggonsi i fiumi ricoperti di teste d'Indiani, che stanno nell'acqua fino al collo.
I Lapponi sono persuasi che gli eclissi della luna siano cagionati dai demoni che divorano quest'astro. Con tale idea tirano in cielo dei colpi di fucile, colla mira di spaventare i demoni, e di soccorrere la Luna. 
Iddio, dicono i Persiani, tiene il sole entro di un tubo, che si apre e si chiude all'estremità con uno sportello Questo bell'occhio del mondo illumina l'universo, e lo riscalda da quel buco; quando Dio vuol castigare gli uomini colla privazione della luce, manda l'angelo Gabriele a chiudere lo sportello: quindi, nella preghiera composta per gli eclissi, pregano Dio di calmare la sua collera, e di riaprire la porta a questo grand'astro Chardin.
Ven-Ti, imperatore della China, in occasione d'un eclissi del sole seguito a tempi suoi, pubblicò una dichiarazione che si conserva ancora al presente, nella quale riconosce che il cielo annunzia con tale fenomeno qualche calamità vicina a cadere sopra di lui, o sopra il suo popolo. Aggiunge che Iddio, castigando talvolta i popoli pei delitti dei loro principi, ordina che tutti senza riguardo alcuno lo avvertano di qualunque fallo che ha commesso, o che commette giornalmente nell'amministrazione dello Stato, onde poter calmare con una regolare condotta l'ira celeste. Quando comincia l'eclissi, i Chinesi si prostrano tutti, e battono la fronte sul suolo; nel tempo stesso rimbomba tutta la città del suono di tamburi e di timballi. Ora questa non è più che una vana cerimonia conservata dall'abitudine; ma prima che andassero fra loro i missionari, s'immaginavano che gli eclissi fossero causati da un genio maligno che colla destra mano nascondesse il sole, e colla sinistra la luna. Alcuni attribuivano l'eclissi della luna ad una causa non meno stravagante. Secondo loro il sole ha un gran buco nel mezzo, e quando la luna vi si ritrova di rimpetto, essa deve restare naturalmente priva di luce.
I Siamesi pensano che gli eclissi di sole o di luna siano cagionati da un enorme drago che divora l'astro eclissato. Per liberarlo dalle fauci di quel tremendo animale urtano insieme delle caldaie e dei bacini di rame, per cui risuona l'aria d'un orribile fracasso. 
Il re di Tonchino nel tempo di qualche eclisse fa prender le armi alle sue truppe, e le campane e i tamburi fanno un rumore spaventoso.
I Mandinghi, negri maomettani che abitano nell'interno dell'Affrica, attribuiscono gli eclissi della luna ad un gatto che mette la sua zampa tra la luna e la terra, e per tutto il tempo che dura l'eclissi, essi non fanno altro che cantare e ballare in onore di Maometto.  
Quando gli abitanti del Malabar si accorgono che si è eclissato il sole o la luna escono precipitosamente dalle lor case, urlando orrendamente, colla speranza di spaventare colle loro grida il drago che, secondo le loro idee, vuol divorare il pianeta oscurato. 
I Peruviani riguardavano l'eclissi del sole come un contrassegno che quest'astro fosse irritato contro di essi; ed allora nulla omettevano onde pacificare il suo sdegno. Non erano essi meno impauriti da quello della luna, e s'immaginavano che la stessa fosse ammalata, e che svenisse per l'atrocità de' suoi dolori. Tremavano per la paura che morisse, persuasi che allora cadrebbe dal cielo, sconvolgerebbe il mondo e ne distruggerebbe gli abitanti. Per rianimarla e renderle di nuovo le sue forze avevano ideato di attaccare a certi alberi una quantità di cani, e di flagellarli, affinché gli urli di questi animali suoi prediletti giungessero a risvegliarla, e a farla riavere dal suo svenimento. "

Dizionario d'ogni mitologia e antichità Volume II - 1820
Girolamo Pozzoli
Felice Romani
Antonio Peracchi


" ... Se comprassi una maga
tessala, e poi di notte mi pigliassi
la luna, la chiudessi in un astuccio
tondo, come uno specchio, e la guardassi
a vista? ... "

Le Nuvole
Aristofane
Traduzione Ettore Romagnoli




venerdì 1 gennaio 2016

I 16 rintocchi di Capodanno

Allo scoccare della mezzanotte 16 rintocchi della campana di bordo, otto per salutare l'anno vecchio e 8 per abbracciare l'anno nuovo. Salpiamo su un veliero magico che tra scoperte archeologiche e pagine di libri ci condurrà da oriente a occidente in un viaggio che attraversa il tempo e che ci farà ascoltare quei suoni che attivano il senso dell'udito, portatori convenzionali di significato, linguaggio codificato di comunicazione condiviso, voce degli eventi fausti, infausti, sacri e profani che raccontano la vita degli uomini.



Amerigo Vespucci

Le prime tracce documentate di un campanello si trovano nella Babilonia del I° millennio a.C. dove attraverso la fusione del rame e dello stagno praticata dagli assiri si realizzano i bronzi che suonano.
Leggendo il libro Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe scopriamo che il re Salomone vissuto tra il 974 e il 937 a.C. fa decorare con innumerevoli campane d'oro il tetto del suo tempio per allontanare gli uccelli e che l'orlo delle vesti del sommo sacerdote era rifinito con melagrane e campanelle:

"... l’orlo inferiore erano cucite delle frange che dal colore parevano melagrane e campanelle d’oro distribuite con molta fantasia, così che due campanelle stringevano in mezzo a loro due melagrane, e due melagrane una campanella ... "

Antichità Giudaiche
Flavio Giuseppe
A cura di Luigi Moraldi

mentre seguendo l'archeologo Austen Henry Layard troviamo otto campanelli fusi in un calderone di rame nell'antica città di Nimrud fondata nell' 880 a.C. e distrutta nel 610 a.C.
In Cina, nell'VIII secolo a.C. incontriamo: le chung, le prime campane senza battaglio e di dimensioni notevoli che vengono percosse con un palo di legno posto in orizzontale, e nel V secolo a.C. ben 65 campane capaci di produrre due suoni diversi. 
In Giappone, in India e anche in Egitto nelle cerimonie che si celebrano nei templi si indossano cavigliere formate da campanelli.

Condividiamo ora la nostra visita in oriente con chi ci ha vissuto:

"... Nella terra àe molt[i] palagi; e nel mezzo n’àe uno ov’è suso una campana molto grande che suona la sera 3 volte, che niuno non puote andare poscia per la terra sanza grande bisogna, de femmina che partorisse o per alcuno malato ..."

Ancora d'uno palagio del nipote 
Milione - Capitolo 84 
Marco Polo - Rustichello da Pisa 
1298

Sulla scia del sole che si alza in cielo siamo pronti a seguire la via dell' occidente, qui porgiamo uno sguardo al 500 a.C. su alcuni campanelli in rame per slitta trovati nelle tombe pre-incaiche del Perù per poi spostarlo sul VII secolo a.C. con il ritrovamento di campanelli bronzei nei pressi di Sparta. 
In Grecia dove le campane si chiamano " còdon " in un' accezione metaforica che si riferisce al fiore del papavero, le notizie su di esse ci arrivano attraverso 
Eschilo 525-456 a.C.
Euripide 484-487 a.C . 
Tucidide 455-404 a.C.
Arisofane 450-385 a.C.

" -Trigeo: Versa un po' di piombo nella campana, infila una bacchetta lunga e diritta nell'imboccatura, e ti diventa un còttabo* perfetto... "

còttabo* = Gioco che consisteva nel lanciare le gocce di vino rimaste dentro il bicchiere contro dei vasi che galleggiavano in un recipiente pieno d'acqua, si potevano trarre presagi d'amore dalla forma che le gocce lasciavano sul vaso e chi ne colpiva il maggior numero era il vincitore che portava a casa  dolci, farina, uova,  ecc.

La pace parte terza
Aristofane


Strabone 60/64 a.C.-21/24 d.C.
Plutarco 46/48-125 d.C. 

A Roma, le campane vengono usate per far alzare gli schiavi, per annunciare l'apertura delle terme e i passaggi dei cortei sacri, si chiamano " tintinnabulum " in un' accezione onomatopeica,  e gli autori che ci parlano di loro sono:
Tibullo 54-19 a.C.
Ovidio 43 a.C.-17 d.C.
Manilio I sec. d.C.
Plinio il Vecchio 23-79 d.C. che nel testo che segue ci introduce nell'immaginario di una possibile origine etimologica del termine campana


" In reliquis generibus palma Campano perhibetur, utensilibus vasis probatissimo -Tra i vari tipi di bronzo la palma spetta a quello campano, adattissimo per gli utensili domestici "

Naturalis historia
 1. XXXIV, cap. 20
Plinio il Vecchio

Marziale 38/41-104 d.C.

Nel III secolo, nella Storia romana di Cassio Dione si legge che nell’anno 22 a.C. la statua di Giove tonante sul Campidoglio viene accessoriata con una campana per volere dell' imperatore Ottaviano Augusto.
Abbracciamo adesso il Cristianesimo per addentrarci nell'incerta etimologia del termine campana che in origine sembra si chiamasse " nolanae ", era incastonata, secondo la tradizione, dal 420 d.C. in un campanile chiamato " nolarium " da cui deriverebbe " torre nolare" ; artefice della sua diffusione sarebbe stato san Paolino che voleva scandire i tempi canonici delle funzioni religiose; nell' VIII secolo il campanile diviene una consuetudine affermata nelle chiese e nel corso del tempo si aggiunge una seconda campana più grande chiamata " vasa campana  - vaso della Campania  " probabilmente perché come già detto da Plinio il Vecchio da questa regione provenie il miglior bronzo per costruire questo strumento. Il suono coordinato e alternato che ne deriva viene definito " a doppio " .

Questo sostiene Honorius Augustodunensis nel XII secolo:

" Haec vasa primumu in Nola Campaniae sunt reperta, Unde sic dicta, majora quippe vasa dictunur campana, a Campaniae regione; minora Nolae e civitate Nola Campaniae 
Questi vasi vennero dapprima scoperti a Nola della Campania, per cui hanno questo nome, infatti i vasi più grandi vengono chiamati campani dalla regione Campania, quelli più piccoli Nole dalla città di Nola in Campania

Gemma animae
Honorius Augustodunensis

L'ipotesi di Honorius Augustodunensis non è condivisa però da Giovanni di Garlandia che nel XIII secolo spiega: 

" Campane dicuntur a rusticis qui habitant in campis, qui nesciant judicare horas nisi per campanas 
Le campane prendono il nome dai contadini che abitano in campagna, i quali non saprebbero che ore sono se non tramite le campane "

Dictionarus
Giovanni di Garlandia 

Nel XVI secolo Luigi Pulci  ci ricorda il suono a doppio delle campane:

" ... Morgante non poté più sofferire
e disse a Carlo:- O imperadore, io scoppio
s’io no lo fo con le mie man morire.
Lascia ch’i’ suoni col mio battaglio a doppio:
col primo colpo il farò sbalordire
che ti parrà ch’egli abbia beuto oppio. -
Carlo risponde, ma non era inteso,
tanto ognuno era di furore acceso... "

Morgante maggiore,
Cantare X - Ottava 147
Luigi Pulci

All' VIII - IX secolo d.C. apparterrebbe il primo reperto archeologico italiano di una piccola campana in bronzo ritrovata a Canino presso Viterbo; chi  costruisce i bronzi suonanti si sposta lì dove c' è una chiesa in costruzione e sul luogo con gesti rituali, che cercano il giusto dosaggio per un risultato perfetto, fonde il rame con lo stagno che rende squillante il suono della campana e aggiunge anche l'oro donato dalla popolazione in segno di buon auspicio e di partecipazione; su di essa vengono incisi il nome del costruttore, l'anno di produzione e su richiesta dediche, motti in latino e stemmi distintivi, così dopo esser stata benedetta è pronta per assolvere i suoi compiti tra i quali c'è appunto la scansione del tempo che indica le ore canoniche di preghiera ... 


Campana di Canino
VIII - IX secolo d.C.
Museo Pio Cristiano - Città del Vaticano  - Roma

" ... Più ancora per esigenze pratiche che per ragioni teologiche, che d’altronde ne sono alla base, il tempo concerto della Chiesa è, adattato dall’antichità, il tempo dei chierici, ritmato dagli uffici religiosi, alle campane che li annunciano, eventualmente indicato dalle meridiane, imprecise e mutevoli, misurato talvolta dalle clessidre grossolane... "

Tempo della Chiesa e tempo del mercante
Jacques Le Goff 
1977


... che seguono La regola di San Benedetto del 540

" Secondo che dice il Profeta: Sette volte al dì io ho detto le tue Lodi; così noi adempiremo questo sacro numero settenario, se renderemo a Dio il debito della nostra servitù al tempo del Mattutino*, di Prima*, Terza*, Sesta*, Nona*, Vespero* e Compieta*: perocché di queste ore diurne dice il Profeta: Sette volte al di io ho detto le tue lodi. — Ed anche della veglia notturna il Profeta dice il medesimo: Io mi levava a mezza notte per celebrarti. — Adunque rendiamo lode al nostro Creatore per i suoi giustissimi giudizii in questi tempi diversi; cioè, al Mattino, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e a Compieta; e di notte alziamoci a magnificarlo. "

Mattutino* = Ore 3.00 chiamato orthos nella Chiesa d'oriente
Prima* = Ore 6.00
Terza* = Ore 9.00
Sesta= Ore 12.00
Nona* = Ore 15.00
Vespri* = Tramonto
Compieta* = Prima di coricarsi

Come si abbiano a regolare gli officii divini nel giorno - Capitolo 16
La regola di san Benedetto
San Benedetto da Norcia 

" ... Intanto era calata la notte profonda, la luna piena splendeva sul più limpido cielo illuminando lo splendido anfiteatro dei monti. Gli alberi inondati di luce, le nere ombre delle rupi, i vapori luminosi che salivano dalle vallate, il terribile silenzio interrotto dal malinconico grido dell'upupa, il grosso gufo della montagna e il sordo mormorio del Cosa*, tuttociò pareva circondare il monastero di un influsso magico. A mezzanotte mi destò il suono della campana - suonavano il mattutino - sapevo che a quel suono un frate, l'excitator, andava di cella in cella a destare i monaci. Essi recitano i primi quattro salmi penitenziali, poi vanno in chiesa dove rimangono tre ore a cantar mattutino. Tornati nelle loro celle seguitano ancora la preghiera, indi è loro concesso un breve sonno per riposarsi: è così avanti una notte dopo l'altra. Ascoltai i rintocchi della campana, che parevano risuonare strani e fantastici nell'aria, e sarei sceso volentieri in chiesa se non avessi temuto di turbare le preghiere di quei santi uomini. Mi addormentai al suono dei loro canti e appena spuntò il giorno la mia guida venne a bussare alla porta della mia cella, per avvertirmi che era l'ora di partire per Veroli..."

Cosa* = Fiume del Lazio


Passeggiate per l'Italia
Ferdinand Gregorovius

Impossibile tralasciare il riferimento alle campane del nostro Dante Alighieri  nel XIV secolo:

" ... Era già l’ora che volge al disio
 ai navicanti e ‘ntenerisce il core
 Io dì c’han detto ai dolci amici addio;

 e che lo novo peregrin d’amore
 punge, se ode squilla di lontano
 che paia il giorno pianger che si more... "

Purgatorio - VIII, 1-6 
Dante Alighieri 

" ... Indi, come l’orologio che ne chiami
 nell’ora che la sposa di Dio surge
 a mattinar lo sposo perché l’ami,

 che l’una parte e l’altra tira e urge,
 tin tin sonando con sì dolce nota,
 che ‘l ben disposto spirto d’amor turge ... "

Paradiso - X, 139-144
 Dante Alighieri

Il nostro veliero magico vira per navigare nelle acque dell'epoca d'oro dei velieri  tra il XVII e la metà del XIX secolo.
Il nostromo di guardia per scandire lo scorrere del tempo voltando una clessidra a sabbia batte due rintocchi di campana ogni mezz'ora e ogni quattro ore,  alle ore 4.00 - alle 8.00 - alle 12.00 - alle 16.00 - alle 20.00 e a mezzanotte, batte otto rintocchi per il cambio della guardia delle due vedette di prora e delle due di poppa e sul ponte di coperta viene pronunciata la classica frase il cui eco si diffonde anche per le vie delle città portuali: " E' mezzanotte e tutto va bene ". Otto rintocchi indicano quindi il cambiamento e sono battuti anche per salutare in maniera definitiva un marinaio.


" - Sceriffo di Nottingham: "Tonto come faccio a dormire con te che strilli tutto va bene tutto il tempo? "

Robin Hood
Film Disney
1973

Ed eccoci giunti lì da dove siamo partiti, dai sedici rintocchi che la tradizione marinara batte a cavallo della mezzanotte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio per salutare l'anno vecchio e abbracciare quello nuovo.

" ... - Francesco: Puntuale.
Mezzanotte è battuta proprio adesso.
- Bernardo: Va' a letto, va'.
- Francesco: Ti ringrazio del cambio.
Fa' un freddo cane, rigido, pungente, da fare male al cuore... "

Amleto
Atto I - Scena I
William Shakespeare
1600 - 1602

Mentre il nostro veliero solca i mari dell' epoca d'oro, sulla terra ferma si parla ancora di campane...

" … C'era in fatti quel brulichio, quel ronzio che si sente in un villaggio, sulla sera, e che, dopo pochi momenti, dà luogo alla quiete solenne della notte. Le donne venivano dal campo, portandosi in collo i bambini, e tenendo per mano i ragazzi più grandini. ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe, e con le zappe sulle spalle. All'aprirsi degli usci, si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta e sulla miseria dell'annata.; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, cha annunziava il fine del giorno … "

I promessi sposi cap. VII
Alessandro Manzoni
1827- 1840/41

" ... quantunque mezzo tra 'l sonno, e più che mezzo sbigottito, trovò su due piedi un espediente per dar più aiuto di quello che gli si chiedeva, senza mettersi lui nel tafferuglio, quale si fosse. Dà di piglio alle brache, che teneva sul letto; se le caccia sotto il braccio, come un cappello di gala, e giù balzelloni per una scaletta di legno; corre al campanile, afferra la corda della più grossa di due campanette che c'erano, e suona a martello.
Ton, ton, ton, ton: i contadini balzano a sedere sul letto; i giovinetti sdraiati sul fenile, tendon l'orecchio, si rizzano. - Cos'è? Cos'è? Campana a martello! fuoco? ladri? banditi? - Molte donne consigliano, pregano i mariti, di non moversi, di lasciar correre gli altri: alcuni s'alzano, e vanno alla finestra: i poltroni, come se si arrendessero alle preghiere, ritornan sotto: i più curiosi e più bravi scendono a prender le forche e gli schioppi, per correre al rumore: altri stanno a vedere ... "

I Promessi sposi - capitolo VIII
Alessandro Manzoni
1827- 1840/41

" ... Nessuna cosa piú mirabile al mondo di quel lucido orizzonte che fugge all'occhio per mille tinte diverse sulle sponde del Tagliamento, quando il sole imporporando il proprio letto cambia in tremulo argento i molti fili d'acqua scorrente come rete per le vaste ghiaie del torrente; ed ogni sassolino ed ogni crespolo d'onda manda una luce tutta sua, come ogni stella ripete un nuovo chiarore nell'azzurro della notte; e le praterie s'allargano d'ognintorno come il cielo si profonda nell'alto; e lunge lunge si schierano illuminate dal tramonto le torri dei radi paeselli donde si parte un suono di campane cosí affiocato per la vastità e per la distanza, da sembrare un coro di voci né celesti né terrene, nel quale alle preghiere degli uomini si sposino arcanamente le benedizioni degli angeli ... "


Il Varmo novella paesana
Ippolito Nievo
1856


" ... Nella notte, sotto il diluvio, un uomo, come un pendolo impazzito e fradicio, esce di corsa dalla sua casa, si ferma in mezzo alla strada, insegue qualcosa nell'aria e nell'acqua tutt'intorno, poi torna precipitosamente dentro casa, e di nuovo corre fuori, e di nuovo si scaracolla in casa, e sembra che non la smetterà mai, come se fosse stregato dai rintocchi della campana che in quel momento violano il buio e si sciolgono nell'aria liquida dell'infinito acquazzone.

Undici rintocchi.

Uno sull'altro.
Lo stesso suono, per undici volte.
Ogni rintocco come se fosse l'unico.
Undici onde di suono.
E in mezzo un tempo innumerabile.
Undici.
Uno dopo l'altro.
Sassi di bronzo nell'acqua della notte.
Undici suoni impermeabili gettati nel marcio della notte.
Erano undici rintocchi, schioccati nel diluvio dalla campana che vigilava la notte ... "

Castelli di rabbia
Alessandro Baricco
1991

" ... Sentì un rintocco arrivargli, chissà quale. 
Si alzò di scatto, ripartì di corsa per il corridoio, saltò in strada, nemmeno si fermò questa volta, correva addosso all'acqua e incontro a quel suono che la campana regolarmente gli sparò attraverso un muro d'acqua - l'imperturbabilità senza scampo di una campana - e lui ricominciò a gridare quella nota che non esisteva e virando la sua corsa dentro il fiume in piena dell'acquazzone tornò difilato dentro casa, scivolò nel fango del corridoio fino al Pleyel del 1808, legno chiaro venato da curve come nuvole, e ritmicamente urlando quella nota che non esisteva ritmicamente si mise a percuotere i tasti uno dopo l'altro, per estorcergli quello che proprio non avevano e cioé la nota che non esisteva ... "

Castelli di rabbia
Alessandro Baricco
1991

... ed io auguro di cuore a tutti voi un  sereno 2016


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