domenica 8 marzo 2026

L'Identità nella Domenica Terza di Quaresima

Candela della Domenica Terza di Quaresima

Immaginate di camminare in un bosco, sotto i nostri piedi affondano le radici invisibili degli alberi, tenaci e intrecciate nel buio della terra; attorno pulsa un crogiuolo di vita, ogni creatura ha il suo posto e a volte capita di incontrarsi o di scontrarsi sullo stesso sentiero. In mezzo a questa trama vivente percepiamo qualcosa di più profondo in cui nulla si muove da solo; tutto è legato da fili antichi che precedono i nostri passi e che, in qualche modo, li sostengono, sono le matrici dell'appartenenza.

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

Da qui nasce l'identità, un porto sicuro che allo stesso tempo è una responsabilità, essere parte di una storia più grande significa scegliere ogni giorno chi vogliamo essere e come vogliamo vivere ed è così che entriamo nella Domenica Terza di Quaresima del rito ambrosiano nella quale Gesù ricorda che non basta dire: "Abbiamo Abramo per padre"; essere figli di Abramo significa fidarsi, camminare, credere alla promessa e fare scelte che rispecchiano quella fiducia.
Questa identità vera e concreta si incrocia con la storia della Samaritana che abbiamo raccontato nella Domenica Seconda del rito ambrosiano e che in quello romano si svela oggi, una donna senza nome che, come abbiamo visto, per evitare gli sguardi e i giudizi altrui, attinge l'acqua a mezzogiorno quando gli altri non ci sono, ha una storia complicata, cinque mariti, relazioni spezzate, una convivenza che non trova un riconoscimento ufficiale; al pozzo, luogo biblico degli incontri che cambiano la vita, luogo dove Dio apre le storie nuove, incontra Gesù che non la evita, come ci si aspetterebbe da un giudeo che si imbatte in chi gli è ostile, non la giudica, non la riduce al suo passato; le chiede da bere, le parla, l'ascolta, le restituisce dignità e piano piano, mentre le rivela la sua verità, la donna scopre che la sua identità non deve essere definita dagli errori, dai giudizi o dalle etichette, ma semplicemente va riconosciuta e amata.
Lei lascia la brocca, ciò per cui era andata al pozzo, l'acqua quotidiana, il bisogno materiale, l'iter di una vita segnata dalla fatica e dalla diffidenza degli altri. Dopo l'incontro con Gesù, quella necessità non è più il centro della sua vita, corre in città e diventa annunciatrice dell'arrivo del Messia; da emarginata diventa voce, da marchiata diventa persona che riscopre la sua identità che rinasce dentro una storia ferita.

«La donna intanto lasciò la sua brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto…"» 

Giovanni 4,28

Grano benedetto per la preparazione dei Germogli Pasquali

Grano benedetto per la preparazione dei Germogli Pasquali

Gesù non la sceglie per convenienza, non è un'eroina, non è potente né influente, è una donna del popolo colpita dalla vita e dalla sua stessa gente; neanche i discepoli inizialmente capiscono il perchè di questa confidenza offerta a una donna che appartiene a un popolo avversario dei giudei, ma Gesù è un rivoluzianario, rompe gli schemi culturali e incrina la mentalità del tempo che relega le donne ai margini della parola, della fiducia e non da alla loro testimonianza alcun valore giuridico. A una donna dagli usi e costumi stranieri, segnata dal giudizio sociale, affida uno dei primi annunci della sua presenza, la libera dal giogo in cui è costretta.
Gesù nei momenti cruciali della sua vita sceglie sempre le donne, le accoglie, le ascolta, dialoga con loro e ne rispetta l'identità, quando altri, ieri come oggi, pensano di sottometterle come bestie da soma di proprietà, di dirigerle con il bastone o con la frusta affinchè vadano dove fa più comodo e in questa Giornata Internazionale della Donna lo voglio ricordare.

Giornata Internazionale della Donna

Dono dell'Associazione di volontariato per il supporto ai malati oncologici

Lieta Giornata Internazionale della Donna e lieta Domenica Terza di Quaresima


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martedì 3 marzo 2026

Luna di Sangue del Verme in eclissi

Luna di Sangue del Verme in eclissi

Alle 9.44 ora italiana di questo 3 marzo 2026, la Luna, proiettata sulla costellazione del Leone vicina alla meravigliosa Regolo, è entrata lentamente nel cono d'ombra della Terra e ha cominciato ad oscurarsi; circa un'ora dopo alle 10.50, l'oscuramento parziale è diventato più evidente; alle 12.04 la Luna ha iniziato a tingersi di rosso immergendosi nell'ombra terrestre per dare forma all'eclissi totale alle 12.33, ed ora alle 12.37 nel cuore dell'eclissi, raggiunge l'apice della sua pienezza. L'ombra si ritirerà a partire dalle 13.02 e la luna tornerà a riemergere fino a uscire completamente dall'ombra terrestre alle 15.23 per ritrovare la sua piena luminosità. 
Anche se in Italia l'abbiamo sentita senza poterla osservare direttamente, oggi il cielo racconta la magia tutta naturale di questo splendido evento che ci mostra, ancora una volta, quanto l'Universo di cui siamo parte sia vivo e in continuo movimento. 
La Luna piena di marzo prende il nome di Luna del Verme tra i Nativi Americani, perché la terra si scalda e i lombrichi che ne fuoriescono attirano gli uccellini di cui diventano preda e nutrimento. I Cherokee la chiamano Luna dei Venti, perchè arrivano in sostituzione di quelli invernali innescando i primi cambiamenti primaverili, mentre gli anglosassoni parlano di Storm Moon se il cielo è tempestoso, preannunciando così un raccolto scarso o di Rugg Moon se il tempo è buono, preannunciando un raccolto abbondante.
In questo periodo i contadini preparano i fondi per le coltivazioni, per cui il plenilunio è conosciuto anche come Luna dell’Aratro, Luna del Seme o della Semina. Nell'emisfero australe si parla invece di Luna del Raccolto o Luna del Mais, legata ai cicli agricoli locali.

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domenica 1 marzo 2026

L'Acqua nella Domenica Seconda di Quaresima

Candela della Domenica Seconda di Quaresima

Immaginate l'acqua, elemento ancestrale e grembo entro il quale nasce la vita che impara a respirare prima di diventare parola, sete, gesto, brocca, bicchiere; immaginatela impetuosa, fresca, limpida, mentre scorre libera tra le rocce o si raccoglie nella culla dell'antico brodo primordiale; ci ha custoditi prima della luce e si fa memoria fluida di ciò che siamo. L'acqua ci precede e ci accompagna, ci plasma e ci richiama; è il primo suono che ha scandito il nostro silenzio. 
L'acqua è movimento e attesa, prende la forma di ogni cosa che incontra e si lascia contenere senza mai lasciarsi imprigionare; scava la pietra con pazienza, leviga gli spigoli, trasforma il deserto in giardino. Cade dal cielo come benedizione, si fa lacrima, fiume, si distende in mare; è fragile come una goccia e potente come una tempesta.
È parte di noi e in noi ritorna, scende nelle pieghe dell'anima, porta via la stanchezza, rigenera il corpo che risente il suo legame con il mondo e ci ridona il respiro.

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

Con l'acqua ci muoviamo nella Domenica Seconda di Quaresima del rito ambrosiano, in un mezzogiorno assolato presso il Pozzo di Giacobbe, nella regione di Sicar, dove una samaritana va ad attingerla in solitudine quando il villaggio tace e il quotidiano diventa rivelazione.

«Dammi da bere», chiede Gesù.

L'Altissimo si fa umile richiesta, si espone alla fragilità, attraversa i confini, rompe le distanze e interagisce; tocca la storia della donna senza umiliarla, la guarda e là dove lei vede fratture, lui vede possibilità. L'acqua viva diventa sguardo che conosce, parola che chiama per nome, presenza che restituisce dignità. Entra nell'intimo e si diffonde in profondità, apre uno spazio nuovo da cui ripartire, da forma a un centro che orienta e sostiene, accompagna il tempo e ne dischiude il senso; custodisce e rinnova, continua a fluire come dono fedele e costante, capace di rimettere in cammino ciò che era trattenuto.

Domenica Seconda di Quaresima - Nel diffusore fiori di gelsomino

Nel diffusore fiori di gelsomino

Lieta Domenica Seconda di Quaresima!


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