Visualizzazione post con etichetta Settembre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Settembre. Mostra tutti i post

lunedì 8 settembre 2025

La Natività della Vergine Maria tra eclissi di Luna e Calendario Bizantino

Eclissi di Luna 7 settembre 2025 - Sciarada Sciaranti

Eclissi di Luna 7 settembre 2025
Fase finale con l'ombra della Terra sulla Luna
Vigilia della Natività della Vergine Maria

La festa della Natività della Vergine Maria, che si celebra l'8 settembre, affonda le sue radici nel V secolo, all'interno dell’Impero Romano d'Oriente in cui la commemorazione della nascita della Madre di Dio comincia a diffondersi probabilmente in relazione alla dedicazione della basilica di Gerusalemme, costruita nel luogo ritenuto tradizionalmente la casa dei genitori di Maria.
Come tutte le grandi feste della tradizione bizantina, la Natività di Maria non si limita a un solo giorno, ma si articola in un vero e proprio ciclo liturgico; è preceduta da una Προεόρτια/Proeortia, da πρό/pro - prima più ἑορτή/eorté - festa, nell'accezione prima della festa, che inizia il 5 settembre con i giorni di preparazione spirituale in cui la Chiesa propone inni e letture che annunciano la nascita della Θεοτόκος/Theotokos da Θεός/Theós - Dio più τίκτω/tíkto - generare, partorire, nell'accezione colei che genera Dio. Il 7 settembre, che quest'anno ha visto una bellissima eclissi totale di luna, è la vigilia liturgica, momento culminante della Proeortia, con i vespri solenni, la proclamazione delle profezie veterotestamentarie, i canti mariani e, in alcune tradizioni locali, la benedizione dei frutti della terra, in segno di gratitudine e speranza per il nuovo ciclo agricolo.
Il giorno seguente, l'8 settembre, la Chiesa celebra la nascita di Maria con la Divina Liturgia, le letture evangeliche, le omelie e le processioni. Maria è presentata come "Aurora della Salvezza", colei che inaugura il mistero dell'Incarnazione. Ma la festa non si conclude con il giorno della celebrazione, si prolunga fino al 12 settembre, giorno dell'Ἀπόδοσις/Apodosis, da ἀπό/apo - da più δίδωμι/didōmi - dare, nell'accezione di restituzione in cui si "congeda" liturgicamente la solennità. Durante l'Apodosis si ripetono gli inni principali della festa e si rinnova la contemplazione del mistero mariano, offrendo ai fedeli un tempo di riflessione e interiorizzazione.
La festa della Natività di Maria Vergine, è collocata appena una settimana dopo l'inizio dell'anno ecclesiastico orientale e assume un significato profondo, è la prima grande celebrazione del nuovo ciclo liturgico.
Ma per comprenderne appieno il valore bisogna risalire alla nascita del calendario bizantino, introdotto nel 312 d.C. sotto l'imperatore Costantino I, in un momento cruciale per la cristianizzazione dell'Impero.

"L'anno sacro bizantino comincia col settembre, il mese della Nativita della Madonna. Gia nel primo giorno si commemora il ritrovamento dell'icona mariana del monastero dei Miasini presso Melitina in Armenia, che era stata sprofondata nel lago di Gazuro per salvarla dalla profanazione degli iconoclasti, e venne poi miracolosamente ritrovata. Ma la grande festa iniziale é quella dell'8 settembre, la Nativita, festa delle principali, preceduta da una vigilia e seguita, nel giorno successivo, come si suole per le massime feste, dalla memoria dei personaggi secondari di quel mistero, i Santi « antenati » (προπάτορες), Gioacchino ed Anna. Tra la ricca messe poética di questi tre giorni scegliamo la seguente strofa di propria melodía di Stefano Agiopolita per il Grande Véspero:
« Quest’oggi
dell'universale letizia i proemi;
oggi spirarono l’aure
di salvezza prenunzie;
della nostra natura
la sterilità restò sciolta;
che la sterile, madre ci appare
di Colei che vergin sará dopo il parto
del Crearore, da cui
l’aliecno s'appropria il Dio per natura,
ed agli erranti, per via della carne,
salvezza oprerá
Cristo il filántropo
e redentore dell’anime nostre ».

E quest’altra in onore dei due Genitori:

« O Diade beata,
i genitori tutti voi superaste,
che all’intero creato
una superior germinaste.
Davver sei beato, Gioacchino,
padre ordinato a tale figliuola.
Beato il tuo útero, Anna,
perché esso la Madre
della vita a noi germinó.
Beato quel seno con cui allattasti
Leí che di latte nutrì
Colui che nutre ogni spirito...»."

Enciclopedia Mariana Theotócos

Nascita di Maria Vergine  - prima metà del XVII secolo - Pietro da Cortona -  Galleria Nazionale dell'Umbria - Perugia

Nascita di Maria Vergine
Prima metà del XVII secolo
Pietro da Cortona
Galleria Nazionale dell'Umbria - Perugia

Questo calendario cristiano, basato sul giuliano, si distingue per il conteggio degli anni che partono dalla creazione del mondo fissata al 1° settembre 5509 a.C. Nel sistema bizantino, questo computo prende il nome di Anno Mundi, ovvero "Anno del Mondo", e rappresenta il tempo trascorso dalla creazione secondo la cronologia biblica. I teologi bizantini, basandosi sulle genealogie bibliche e sulla tradizione della versione dei Settanta, calcolarono che tra la creazione e la nascita di Cristo intercorressero 5509 anni. Così, l'anno 1 d.C. corrisponde all'anno 5509 dalla creazione, e il 1° settembre 5509 a.C. diventa l'inizio del tempo sacro.
La scelta del 1° settembre come inizio dell'anno liturgico è simbolica dal punto di vista cosmico, agricolo, ma anche profondamente teologica, sugella il legame tra l'Antico e il Nuovo Testamento. La creazione, collocata all'origine del tempo sacro, appartiene alla narrazione dell'Antico Testamento, mentre la nascita di Maria, celebrata subito dopo, apre il cammino verso il Nuovo Testamento e il compimento della promessa. In questo modo, il calendario bizantino non solo scandisce il tempo, ma lo trasfigura, il principio del mondo e il principio della redenzione si affiancano, come due atti di un'unica storia di salvezza.
Il calendario bizantino non fu il primo calendario usato dai cristiani, ma fu il primo sistema ufficiale e teologico adottato a livello imperiale. A differenza delle comunità cristiane dei primi secoli, che seguivano il calendario giuliano e celebravano le feste secondo tradizioni locali, il calendario bizantino offrì una visione del tempo sacro, scandito dalla creazione e integrato nella liturgia; dalle Chiese ortodosse orientali venne assimilato nella ritualità come struttura del tempo ecclesiastico.
Nel 1° settembre confluiscono anche radici pratiche unite alle simboliche: in Oriente, questa data segnava l'inizio dell'anno agricolo e del ciclo fiscale imperiale, regolato dall'indizione, un sistema quindicennale in cui ogni anno era numerato da 1 a 15. Il tempo agricolo, fiscale e liturgico si armonizzavano in questa data, che diventava così un punto di convergenza tra vita rurale, amministrazione e spiritualità.
Era il tempo della vendemmia, della raccolta, e della preparazione dei campi per la semina autunnale. Questo momento di rinnovamento naturale si intrecciava con la visione teologica della creazione, così come Dio, nel primo giorno, separò la luce dalle tenebre e fece germogliare la terra, anche l'uomo, in quel tempo, separava il grano dalla paglia e preparava il terreno per la nuova vita. Il parallelo tra la creazione cosmica e il ciclo agricolo è evidente, il tempo divino e il tempo umano si incontrano nel ritmo della liturgia.
Nel mondo romano occidentale invece, l'anno agricolo tradizionalmente iniziava a marzo, mese dedicato a Marte, dio della guerra e della primavera, che segnava il risveglio della terra e l'avvio delle attività nei campi. Anche dopo la riforma del calendario civile, che spostò l'nizio dell'anno al 1° gennaio, il ciclo agricolo romano continuò a seguire il ritmo stagionale, mantenendo la primavera come punto di partenza. Questo contrasto evidenzia la diversa concezione del tempo che per Roma era scandito dalle stagioni e dalle attività civili e militari; e per Bisanzio era teologico, legato alla creazione e alla liturgia.
A rafforzare il legame tra il capodanno ecclesiastico e la protezione mariana, la Chiesa bizantina celebra il 1° settembre anche la Sinassi della Madre di Dio dei Miasseni. Secondo la tradizione, durante l'iconoclastia (VIII - IX secolo), i monaci del monastero di Miasena, presso Melitene in Armenia, immersero un'icona della Theotokos nel lago Gazuro per salvarla dalla distruzione. L'icona rimase sommersa per anni, ma riemerse miracolosamente, intatta. Questo evento, commemorato proprio il primo giorno dell'anno liturgico, suggella il legame tra la creazione, la protezione divina e la figura di Maria.
La festa della Natività di Maria, inserita nel calendario bizantino come prima grande celebrazione dell'anno, si diffonde in Occidente nel VII secolo, grazie a Papa Sergio I (687 - 701), di origine siriaca, che introdusse nella liturgia romana diverse feste mariane di matrice orientale, tra cui la Natività, la Presentazione e la Dormizione. In Italia, la festa si radicò profondamente e nella liturgia ambrosiana, la troviamo attestata nel X secolo. Il Duomo di Milano, consacrato nel 1572, è dedicato proprio a Mariae Nascenti, segno della forte devozione locale.
C'è da dire che la diffusione del calendario bizantino in Italia non fu immediata né uniforme. Essa avvenne con la presenza diretta dei Bizantini nelle regioni meridionali e insulari. A partire dal VI secolo, l'Impero d'Oriente riconquistò vaste aree dell'Italia, portando con sé la liturgia greca, la teologia orientale e il computo bizantino del tempo. In Sardegna, la dominazione iniziò nel 534 d.C. dopo la sconfitta dei Vandali; in Calabria, Puglia e Basilicata, il controllo bizantino si consolidò tra il 535 e il 553, durante la guerra gotica. In Sicilia, la presenza bizantina durò dal 535 fino alla conquista araba, conclusa nel 902.
In queste terre, il calendario bizantino venne adottato nelle strutture ecclesiastiche locali, soprattutto nei monasteri e nelle diocesi che seguivano il rito greco e la liturgia orientale. Le feste mariane, come la Natività di Maria, venivano celebrate secondo il computo bizantino, e il 1° settembre segnava l’inizio del ciclo liturgico. Questa integrazione si riflette anche nella cultura popolare dove il tempo sacro bizantino si fonde con il ritmo agricolo e le tradizioni locali.
Nel 1699 Pietro il Grande, zar di Russia, decretò la fine del calendario bizantino come sistema ufficiale, nell'ambito delle sue riforme di occidentalizzazione. Con l'introduzione del calendario giuliano e lo spostamento dell'inizio dell'anno al 1° gennaio, la Russia si allineava al modello europeo, abbandonando una visione del tempo che non era solo cronologica, ma teologica.
La fine dell'uso civile non ne segnò però la scomparsa, il calendario sopravvive tuttora nella liturgia delle comunità ortodosse, presenti anche in Italia, che ne mantengono viva l'impronta sacra e il 1° settembre continua a segnare l'inizio dell'anno ecclesiastico. Le letture bibliche, le preghiere e le commemorazioni mantengono intatto il respiro sacro del tempo, scandito non da convenzioni numeriche, ma da misteri e ricorrenze. La Natività di Maria, celebrata l’8 settembre, resta la prima grande festa del ciclo liturgico, come avviene da secoli.
In questo calendario, il tempo non si misura, si contempla; non si consuma si celebra. È un tempo che non corre, ma ritorna; che non si impone, ma accompagna.
In molte regioni del Sud Italia, l'8 settembre è vissuto come consacrazione del capodanno mariano, nei proverbi e nei dialetti locali, si parla della Madonna Bambina come colei che "porta l'anno nuovo". In Calabria si dice "Lu capudannu di la Madonna", in Sicilia "A la Madonna Bambina si cambia stagione", in Puglia "La Madonna piccinna porta l’annu novu", e in Sardegna si parla del "primu de s’annu de sa cresia", riferendosi all’inizio del ciclo liturgico.
Queste espressioni testimoniano la persistenza culturale del calendario bizantino, non solo nella liturgia, ma nella memoria collettiva, nei ritmi agricoli e nella devozione popolare. Il tempo, nella visione bizantina, come abbiamo visto, non è solo cronologico, è sacro, ritmato, abitato dalla presenza divina, e la Natività di Maria, celebrata all'inizio dell'anno ecclesiastico, ne è il primo segno luminoso.

Lieta Natività della Vergine Maria!


lunedì 1 settembre 2025

In quel mattino di settembre

"... In quel mattino di settembre, l'anima gli si dilatava col respiro. Il giorno aveva una specie di santità; il mare pareva risplendere di luce propria, come se ne' fondi vivessero magiche sorgenti di raggi; tutte le cose erano penetrate di sole ..."

Il piacere
Gabriele D'Annunzio

Mediterraneo

Mentre il mondo sprofonda e si avvinghia sempre di più tra le spire di un delirio accecante, la bellezza resta lì, in attesa che qualcuno si fermi e la veda.

Lieto settembre.

mercoledì 13 settembre 2023

Settembre tra cielo e mare

Mediterraneo in settembre

" ... Il settembre. È più feminino, più discreto, più misterioso. Pare una primavera veduta in un sogno. Tutte le piante, perdendo lentamente la forza, perdono anche qualche parte della loro realtà. Guardate il mare, la giù. Non dà imagine d’un’atmosfera piuttosto che d’una massa d’acqua? Mai, come nel settembre, le alleanze del cielo e del mare sono mistiche e profonde. E la terra? Non so perché, guardando un paese, di questo tempo, penso sempre a una bella donna che abbia partorito e che si riposi in un letto bianco, sorridendo d’un sorriso attonito, pallido, inestinguibile. È un’impressione giusta? C’è qualche cosa dello stupore e della beatitudine puerperale in una campagna di settembre. Erano quasi alla fine del sentiere. Certe erme aderivano a certi fusti così da formar con essi quasi un sol tronco, arboreo e lapideo; e i frutti numerosi, taluni già tutti d’oro, altri maculati d’oro e di verde, altri tutti verdi, pendevano in su le teste de’ Termini che parean custodire alberi intatti e intangibili, esserne i genii tutelari ... "

Il piacere
Gabriele D'Annunzio

giovedì 1 settembre 2022

Settembre è settembre

Settembre è settembre, è un abbraccio accogliente che sa di casa.

Sciarada Sciaranti

Battigia e spuma

" ... In quel mattino di settembre, l’anima gli si dilatava col respiro. Il giorno aveva una specie di santità; il mare pareva risplendere di luce propria, come se ne’ fondi vivessero magiche sorgenti di raggi; tutte le cose erano penetrate di sole ...
... Il settembre. È più feminino, più discreto, più misterioso. Pare una primavera veduta in un sogno. Tutte le piante, perdendo lentamente la forza, perdono anche qualche parte della loro realtà. Guardate il mare, la giù. Non dà imagine d’un’atmosfera piuttosto che d’una massa d’acqua? Mai, come nel settembre, le alleanze del cielo e del mare sono mistiche e profonde. E la terra? Non so perchè, guardando un paese, di questo tempo, penso sempre a una bella donna che abbia partorito e che si riposi in un letto bianco, sorridendo d’un sorriso attonito, pallido, inestinguibile. È un’impressione giusta? C’è qualche cosa dello stupore e della beatitudine puerperale in una campagna di settembre ... "

Il piacere - 1889
Gabriele D'Annunzio

Lieto settembre!

venerdì 4 settembre 2020

Rose in settembre

Dopo le frustate dell'afa agostana, le morbide carezze di settembre

Rose candide d'autunno

" ... Amava quella parte del castello, profumata e rigogliosa. Le rose dall’aroma dolce fiorivano ancora a fine estate e tutto restava più verde che in Aquitania, perché il sole batteva con meno forza. I giardinieri erano abili e, pur essendo cinto da mura, il giardino permetteva di rifugiarsi in un mondo diverso e più fresco che offriva riparo dalle macchinazioni e dagli intrighi di corte. Quel giorno il sole di settembre gettava una luce calda e limpida sull’erba e sugli alberi che iniziavano già a tingersi d’oro. La rugiada brillava sull’erba e Alienor sentì il desiderio improvviso di posare i piedi nudi su quei cristalli freddi. D’impulso si tolse le scarpe e le calze e si incamminò sul prato fresco e lucente. Petronilla seguì subito il suo esempio e le altre dame, dopo qualche esitazione, si unirono a loro... "

La regina ribelle
Elizabeth Chadwick
Traduzione Ilaria Katerinov

Grazie Mirty, lascio qui il link alla tua recensione del libro per chi volesse leggerla : Andiamo avanti - 2°

lunedì 30 settembre 2019

Arrivederci settembre

Sul fil di lana un arrivederci a settembre 

Tramonto su strada circondata da alberi

30 settembre 2016

" ... Gli ultimi raggi del caldo sole di fine settembre filtravano a malapena fino al fondovalle, infilandosi tra i varchi che si aprivano tra i crinali alberati e la nuda roccia. Non erano ancora le otto di sera, e già in giardino la luce stava lasciando spazio alle tenebre, segno delle giornate che diventavano sempre più brevi ..."

La sostanza del bianco
John Stitch

domenica 30 settembre 2018

Passò settembre e venne ottobre

" ...Venne e passò il settembre, venne e s’inoltrò l’ottobre. A giorni imperversava il vento, cangiando gli elci in altrettanti demoni dalle cento braccia pazzamente mosse, dai cento urli profondi; e pioveva, e faceva freddo, e la nebbia umida e amara saliva, scendeva, ondeggiava, avvolgendo il bosco e le rocce in grigi velari. Poi vennero i soavi giorni d’autunno. 


L’erba fine e lucente rinasceva sulle chine, sul molle terreno che fumava al sole: e le rocce scoperte apparvero lavate e chiare, 


il musco e l’edera s’imbrunirono, e tutto il bosco, dai tronchi alle foglie, prese una tinta scura e triste. Ma il sole d’autunno era dolce e tiepido in quei pomeriggi tranquilli: dal mare salivano bianchi vapori, che diventavano piccolissime nuvole candide e rotonde, e seguivano il sole in lenta marcia e lo raggiungevano e lo velavano. Allora il suo disco argenteo senza raggi precedeva, seguito da quell’ondeggiante greggia aerea che si stendeva a ventaglio, luminosa sul fondo chiaro del cielo ... "

Il vecchio della montagna
Grazia Deledda



Buon ottobre!

sabato 1 settembre 2018

Settembre tra frutti maturi, farfalle volteggianti e foglie che cambiano colore


La solidago aurea è gialla
il mais sta diventando marrone;
gli alberi nel meleto
Si piegano col peso dei frutti.

I petali blu delle genziane
si arricciano al sole;
nei pozzi polverosi l’asclepiade
ha perso la sua setosità.

I raccolti di carici si mostrano
in ogni angolino dei prati;
e gli aster sulla rive del ruscello
generano aster dentro al ruscello.

Dai sentieri umidi di rugiada al mattino
si alza il dolce profumo dell’uva;
a mezzogiorno le strade svolazzano
piene di farfalle gialle.

Da tutti questi amabili segni
si capisce che settembre è qui,
con il miglior clima estivo,
e il miglior spirito autunnale.

...

Settembre
Helen Hunt Jackson

Il finale di questa poesia di Helen Hunt Jackson è malinconico e ho preferito ometterlo perché del  mese di settembre vi auguro di vivere la bellezza e l'amabile soavità tra frutti maturi, farfalle volteggianti e  foglie che cambiano colore.

Buon settembre!

lunedì 4 settembre 2017

" Era di settembre ... "


" ... Era di settembre, e l’uva cominciava a maturare; ma i chicchi parevano trasparenti quando i raggi del sole entravano tra i pampini. Ero in mezzo a una vallata, vicino ai pioppi, tutti contorti, di un borro. Mi pareva che la vallata si sollevasse su, attratta dalle due colline piene di oliveti e di vigne. Le pesche erano mature, e pensavo di mangiarne almeno una. Ma esitavo a muovermi. Tra due viti, vidi una ragnatela: era un poco umida, e mi venne voglia di toccarla con la punta di un dito, ma senza romperla ... "

Bestie
Federigo Tozzi


Buon settembre!

venerdì 2 settembre 2016

" Al sole di settembre "


Ti scrivo dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì...
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole
e carezzarti e baciarti un po' di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone
guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste
e due o tre sereni.

Vivian Daisy Donata Provera Pellegrinelli Comba
in arte Vivian Lamarque

Buon settembre !

martedì 1 settembre 2015

" C'è un non so che... "

" Settembre. C’è un non so che in questo mese che mi ricorda marzo e i primi giorni d’aprile, quando la primavera ancora esita sulla soglia e il giardino trattiene il respiro in attesa. C’è nell’aria la stessa dolcezza, il cielo e l’erba paiono uguali ad allora; ma le foglie raccontano una storia diversa, e il rampicante che si colora di rosso sul muro della casa si avvicina in fretta al suo ultimo e più splendido momento di gloria ... " 

Il giardino di Elizabeth
Elizabeth von Arnim


Felice settembre a tutti !

martedì 16 settembre 2014

Diomira, città delle lampade multicolori

Per giungere in settembre a Diomira, Marco Polo parte da un luogo non ben precisato e si dirige verso levante, segue dunque per tre giorni il percorso del sole per scoprire, alle prime ore dell'alba, la prima città della memoria annunciata dal canto di un gallo, sbrilluccica d'argento, di bronzo, di stagno, di cristallo e d' oro; in lei c'è la bellezza delle cose comuni già conosciute e al declinare del giorno invece offre la peculiare accensione delle lampade multicolori sulle porte delle friggitorie che una voce di donna riporta al ricordo della felicità di ciò che è stato; quindi l'esplorazione di Diomira, che inizia dalla luce per concludersi nell'oscurità illuminata, traccia il sentiero della vita.

Sciarada Sciaranti


" Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d'argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori s'accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici. "

martedì 1 gennaio 2013

La diligenza da dodici posti

Anima Mundi 2013

Faceva un freddo intenso, pungente: il cielo luccicava tutto di stelle: non tirava un alito di vento.
Pum! Ecco che una vecchia stagna da petrolio venne a colpire l’uscio di una casa. Pim! Pam! fecero i mortaretti di rimando, perché si festeggiava l’anno nuovo. Era la notte di San Silvestro, e l’orologio della chiesa aveva sonato allora allora dodici tocchi. 
Troc troc! Troc troc! Teretee! Il carrozzone della diligenza arrivava, pesante, mezzo sconquassato; e si fermò alla porta della città. Dentro c’erano dodici passeggeri, né di più avrebbe potuto portarne: tutti i posti erano presi. 
"Evviva, evviva!" - gridava la gente in tutte le case della città, perché era l’ultima sera dell’anno; e allo scoccar della mezzanotte tutti riempirono i bicchieri, e bevvero alla fortuna dell’anno nuovo. 
"Buon anno, buon anno!" - era l’augurio di tutti: "Salute, pace, felicità... figli maschi e quattrini in quantità!" 
Tutti ripetevano l’augurio, i bicchieri si toccavano, tintinnavano... e proprio in quel momento, alla porta della città si fermava il carrozzone con i dodici forestieri. 
Chi erano quei viaggiatori? Ciascuno aveva il suo passaporto ed il suo bagaglio; e portavano persino dei regali, per te, per me, per tutta la gente della città. Ma chi erano? Che volevano? Che cosa portavano poi? 
"Buon anno!" - gridarono alla sentinella, ch’era di guardia alla porta della città. 
"Buon anno!" - rispose la sentinella; e al primo che scese dalla diligenza: "Il suo nome e la professione?" - domandò. 
"Veda lei, nel passaporto!" - rispose l’uomo: "Io son chi sono!" - Ed era un bel tipo davvero, tutto ravvolto in una pelliccia d’orso e con gli scarponi col pelo: "Sono colui su cui tanti e tanti concentrano le speranze. Venga da me domani, e le darò una bella strenna di capo d’anno. Spargo per tutto mance e doni, e faccio inviti a balli e a feste; ma più di trentuno non ne posso dare. Le mie navi sono in mezzo ai ghiacci; ma nel mio scrittoio è caldo e si sta bene. Sono negoziante all’ingrosso: il mio nome è Gennaro, e porto con me una quantità di conti e di polizze." 
Scese a terra il secondo: era un allegro camerata, impresario di teatri, direttore di balli figurati, anima di tutti i divertimenti possibili e immaginabili. Tutto il suo bagaglio consisteva in un grosso barile. 
"Quando c’è questo, l’allegria non manca mai!" - diss’egli: "Voglio far divertire, ma voglio anche divertirmi, poi che ho poco tempo da vivere: di tutta la famiglia, sono quello che vive meno - ventotto giorni solamente. Tutt’al più, ogni tanto, mi buttan là un giorno per soprammercato; ma non ci conto molto, e faccio buon sangue egualmente. Evviva!" 
"Non tanto chiasso!" - fece la sentinella. 
"Posso fare quanto chiasso mi pare e piace!" - ribattè il viaggiatore: "Sono il Principe Carnevale, e viaggio incognito sotto il nome di Febbraio." 
Scese il terzo. Era magro come la quaresima, ma camminava col naso all’aria, perch’era parente dei Quaranta Cavalieri danesi, e del nostro Pescatore di Chiaravalle, di Maranguelone da Tuorgna e dello Schiesone: faceva lunarii e prediceva il tempo e le stagioni. Il mestiere, però, non era troppo lucroso, ed ecco perché consigliava tanto i digiuni. Portava all’occhiello un mazzolino di violette, ma piccine piccine e stente. 
"Don Marzo, Don Marzo!" - gli gridò il viaggiatore sceso dopo di lui, e gli battè sulla spalla: "Non senti un buon odorino? Va’ subito nella saletta dei doganieri: stanno bevendo un ponce, la tua bevanda prediletta. L’ho sentita subito alla fragranza. Corri, corri, Don Marzo!" 
Ma non era vero niente; colui che parlava non voleva se non fargli una chiapperella, uno de’ suoi famosi pesci, perché aveva nome Aprile, e col primo pesce cominciava la sua carriera nella città. Sembrava molto allegro; lavorava poco, ma perché aveva più vacanze di tutti. 
"Basterebbe che ci fosse un po’ più di stabilità a questo mondo!" - disse: "Ma tal volta siamo di umore gaio, tal’altra uggioso, secondo le circostanze. Ora piove, ora fa sole; ora si sgombera, ora si torna. Io tengo una specie di agenzia di collocamenti, fitti e vendite, ed ho anche l’impresa dei trasporti funebri. Rido o piango, a seconda del momento. In questa valigia ho i miei vestiti da estate, ma non sono tanto sciocco da mettermeli. Eccomi qui! La domenica vado alla messa con le calze di seta a trafori e col manicotto!" 
Dopo di lui, scese una giovinetta. Aveva nome Maggiolina, portava un leggero vestito da estate, d’un verde tenero, e, sopra le scarpette, un paio di galosce. Nei capelli aveva un mazzolino di anemoni, ed era tanto profumata di timo, che la sentinella starnutì. 
"Dio vi benedica!" - esclamò la fanciulla; e quello fu il suo saluto. Com’era bella! E come sapeva cantare! Non era cantatrice da teatro, nè da camera; era cantatrice di bosco, perché andava errando lietamente per la verde foresta e cantava per suo piacere. Nella borsetta da lavoro, aveva due libriccini, uno di poesie, uno di fiabe. 
"Largo, che scende la signora!" - disse il conduttore della diligenza. 
Scese a terra una giovane dama, un po’ altera nella sua delicata bellezza. Si vedeva subito ch’era una dama, la dama di Giugno, abituata ad essere servita dai Sette Dormienti. Dava una grande festa nel giorno più lungo dell’anno, perché gli ospiti avessero tempo di approfittare di tutti i piatti della sua ricchissima tavola. Veramente, ella teneva carrozza per conto suo; ma viaggiava in diligenza con gli altri, perché non avessero a dire ch’era boriosa. Non viaggiava però sola, né senza protezione. Aveva con sé il suo fratello minore, Luglio. 
Era questi un giovanotto grassoccio, vestito da estate, con un grande cappello Panama. Non aveva che poco bagaglio, perché col caldo tutto dà noia; per ciò, non portava con sè che le mutandine da bagno, e quelle poco ingombro gli davano. 
Veniva poi mamma Agostina, venditrice di frutta all’ingrosso, proprietaria di una grande quantità di valli da pesca, e coltivatrice di vasti terreni. Aveva una crinolina molto rigonfia, era grassa e accaldata; sapeva lavorare con le sue mani, e portava ella stessa il mezzovino nei campi ai lavoratori. 
"Ti guadagnerai il pane col sudore della fronte," - diceva: "È scritto nel Libro. E soltanto dopo vengono le gite, le scampagnate, i balli, i giochi nei boschi e le feste del messidoro." 
È una brava massaia mamma Agostina. 
Dopo di lei, scese dalla diligenza un pittore, il grande colorista Prof. Settembre. Tutta la foresta lo conosce! Le foglie mutano colore, - e con che magnificenza! - al solo suo cenno: ben presto il bosco splenderà di rosso acceso, di giallo, di bruno dorato. Il maestro zufola come un merlo, lavora spedito, e intreccia i verdi viticci del luppolo intorno al suo boccale di birra. Così ornato, il boccale ha un bellissimo aspetto, ed in verità il Prof. Settembre ha per l’ornamentazione un gusto squisito. Era arrivato con i suoi tubetti di colore, che formavano tutto il suo bagaglio. 
Lo seguiva un signore di campagna, uno che non si occupa se non di seminare, di arare e di dissodare, ed ha la passione dei cavalli e della caccia. Il conte Ottobre aveva con sè il cane ed il fucile, e la carniera piena di noci, che facevano un rumorino secco quando camminava. Tra suoi innumerevoli bagagli, aveva persino un aratro di fabbrica inglese; e non parlava che di agricoltura, ma a mala pena si sentiva quel che diceva, per la gran tosse e le rumorose soffiate di naso del suo vicino. 
Quegli che tossiva così era Novembre, molto seccato da una tremenda infreddatura: già, a lui, diceva, fruttava più il naso della tasca. E a mal grado dell’infreddatura, gli toccava andar in giro con le nuove cuoche e le domestiche, per condurle a far le provviste ed insegnar loro il servizio d’inverno. Diceva che si sarebbe liberato de’ suoi malanni andando al bosco a far legna: doveva spaccarla e segarla, perché era Gran Guardiano nella Confraternita dei segantini e fornitore del focolare. Passava la sera a intagliare suole di legno per i pattini, perché sapeva bene, diceva, che tra poche settimane ci sarebbe grande richiesta di quel genere di calzature. 
Finalmente, comparve l’ultimo viaggiatore, il vecchio nonno Decembre, con lo scaldino in mano. Era tutto intirizzito, ma gli occhi gli brillavano vividi come due stelle e teneva tra le braccia un vaso da fiori, dove cresceva un piccolo abete. 
"Avrò cura di quest’alberello, perché cresca bene, e per la sera di Natale possa arrivare con la vetta a toccare il soffitto, a ad ornarsi di cento candeline colorate, e di mele d’argento e di figurine una più bella dell’altra. Questo scaldino manda un calore, che pare una stufa... Caverò di tasca il libro delle novelle e leggerò forte, per far che tutti i bambini di casa stiano buoni buoni. E allora le figurine dell’albero di Natale diverranno vive, e il piccolo angelo di cera spiegherà le alucce di stagnola dorata e volerà giù dalla vetta dell’albero, e bacerà grandi e piccini, tutti quelli che sono nel salotto caldo, ed anche i poveri bambini che stanno fuori in istrada, e cantano la canzone della stella di Betlemme." 
"Bene; ora la diligenza può andare!" - disse la sentinella: "Tutti i dodici passeggeri sono scesi. Frusta, cocchiere!" 
"Prima bisogna che i dodici viaggiatori vengano qui da me!" - disse il Gabelliere. "Uno per volta! I passaporti restano a me. Ognuno è valido per un mese; finito il mese, scriverò sul passaporto le generalità e le note a seconda della loro condotta. Don Gennaro, abbia la bontà di venir qui." 
E Don Gennaro si presentò al Gabelliere. 
Di qui a un anno, credo che sarò in grado di dirvi quello che i dodici viaggiatori avranno portato in dono a me, a voi, a tutti. Ora, non lo so, parola d’onore; e sto per dire che forse non lo sanno nemmeno loro. Si vive in certi tempi così curiosi... 

Hans Christian Andersen


Felice 2013 
a tutti voi, 
pace, amore 
e... 
figlie femmine

Rita Levi Montalcini

Ciao Rita

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...