domenica 1 luglio 2018

Sogno di una sera di luglio

" ... La sera del primo luglio, verso le dieci, stavo leggendo nella mia camera colle finestre aperte quando udii suonare sul cattivo piano della sala di conversazione la Gran scena patetica di Clementi, che ho udita da Lei tante volte. La mano mi parve eccellente, e discesi. Suonava una signora inglese e c’erano in sala, credo, tutti gli ospiti dell’albergo. La sala è a pian terreno; ha una porta e due finestre sulla fronte della casa. Andai a sedermi fuori nel buio.


La notte era tempestosa. Un balenar continuo senza tuono batteva, di là dal lago, le nuvole nere e le creste selvagge, che, in quei sùbiti bagliori, parevano vivere. 


Sul nostro capo il cielo restava buio, restava buio l’abisso a’ nostri piedi; e, quando il piano tacque, si udirono giù nelle valli profonde tutte le campane dei paeselli. Due signore uscirono e sedettero poco discosto da me. Non le potevo vedere, ma sentii il profumo di rose della mia vicina. «Molto bene, non è vero?» disse questa, in inglese. Era la sola voce femminile che conoscessi lassù.
Non vi fu risposta. Dopo brevi momenti udii un’altra voce dir piano:
- The bells (Le campane).


Ho sempre pensato, e non so come questo strano pensiero sia nato in me, che l’odore dell'olea fragrans possa dare un’idea della dolcezza di quella voce. Trasalii e mi domandai dove l’avessi udita. La signora dall’essenza di rose disse ancora qualche cosa che non intesi e la voce dolce rispose:
- Yes, there is hope (Sì, vi è speranza).
Ebbi come un baleno interno; era la voce del mio sogno. Mi misi a tremare, a tremare senza saper perché senza capir più niente, sebbene le due voci parlassero ancora. Tre o quattro altre signore uscirono dalla sala e tutta la compagnia s’avviò poi verso gli alberi. Io non pensai a seguirla, avevo una indicibile avidità di esser solo. Corsi nella mia camera e là mi sfogai.
Ero come pazzo, m’inginocchiavo a ridere e piangere, balzavo in piedi a pregare, sentendo Iddio infinito e me niente, stendevo dalle finestre le braccia verso il nero scoglio sovrano battuto dai lampi, gli dicevo con trionfante gioia di volermi bene ancora perché ne tornavo degno. Parlavo così a voce alta e poi ridevo di me stesso, ridevo di esaltarmi per una persona di cui non conoscevo ancora il viso; ma era un ridere felice, pieno di fede, senza la menoma ironia. «There is hope, there is hope» ripetevo «vi è speranza.» E poi mi coprivo il viso colle mani, pensavo; e lei? e lei? Chi sa se aspetti anche lei, chi sa se abbia avuto sogni, presentimenti? Che viso, che nome avrà? Poi non pensavo più a nulla, mi riprendeva il fremito di prima. In un’ora triste dell’adolescenza, vagando per le colline in fiore della mia patria, mi ero veduto nell’avvenire una scura e fredda giovinezza e, sul cader di questa, uno splendido fior di passione, improvviso come il fiore dell’agave. Ora il mio cuore batteva «l’agave, l’agave!» Vi strinsi ambo le mani su, ansando. Credetti in quel punto che gli occhi miei mandassero veramente luce ... "

Il mistero del poeta
Antonio Fogazzaro

Regalatevi il sogno, accendete la luce dei vostri occhi e buon luglio!

6 commenti:

  1. Mai imbrigliare i bei sogni perché... qualche volta potrebbero avverarsi.
    Felice mese di Luglio, un abbraccio
    enrico

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  2. Cara Sciarada, complimenti un racconto che io dire, che fa sognare, d'avvero!!!
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  3. Come le note di un pianoforte possono suscitare ricordi e sogni, colti dal grande Fogazzaro.

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  4. Stupende parole e immagini! Non avevo ancora letto nulla di Fogazzaro, ma la curiosità era tale che mi ero già preparata i volumi per una futura lettura!
    Grazie per questo assaggio letterario,
    A presto, un abbraccio!

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  5. Gente speciale , i poeti, cantano le cose di questo mondo ma, nel contempo, sono oltre il mondo del quotidiano.
    Buona estate, Costantino.

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