giovedì 28 gennaio 2021
Luna del Lupo
mercoledì 27 gennaio 2021
La mia stella
Vi è mai capitato di puntare gli occhi al cielo di notte e di rifugiarvi con lo sguardo in una stella? A me sì...
Aldebaran - 29 febbraio 2020
E a volte una stella salva la vita:
martedì 12 gennaio 2021
La lavanda impazzita
mercoledì 6 gennaio 2021
Il futuro nell'Epifania
venerdì 1 gennaio 2021
Una luce alla fine del tunnel
venerdì 25 dicembre 2020
La mattina di Natale
lunedì 21 dicembre 2020
Il bacio astrale tra Giove e Saturno accoglie il solstizio d'inverno
«In rerum natura,» diceva, «non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all’altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da’ venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all’occhio o al tatto; e questo contagio, chi l’ha veduto? chi l’ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all’altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all’altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, danno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d’esantemi, d’antraci…?»
«Tutte corbellerie,» scappò fuori una volta un tale.
«No, no,» riprese don Ferrante: «non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell’e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.»
Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all’opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l’errore di que’ medici non consisteva già nell’affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell’assegnarne la cagione; allora (parlo de’ primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste) allora, in vece d’orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.
«La c’è pur troppo la vera cagione,» diceva; «e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell’altra così in aria… La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s’è sentito dire che l’influenze si propaghino…? E lor signori mi vorranno negar l’influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?… Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de’ corpi terreni, potesse impedir l’effetto virtuale de’ corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de’ cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?» "
Eclissi di primavera
Equinozio di primavera in corona di palme
Aequa-nox di primavera
Di equinozi e solstizi
Lo sguardo ravvicinato tra Terra e Luna accoglie l'equinozio di primavera
Primavera come in un quadro
Aldebaran, Luna e Marte in equinozio di primavera
sabato 19 dicembre 2020
L'angolo del Natale
Diciannovesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima
La casa nell'intimità del Natale
Una simpaticissima usanza nordica è stata accettata con grande entusiasmo anche da noi. Da qualche anno le nostre case augurano festosamente il Buon Natale. Porte, lampadari, soffitti, finestre vengono rivestiti con rami di pino, nastri colorati, palline lucenti e i più disparati elementi decorativi. Un caminetto diventa un pretesto per raccogliere tutti i biglietti d'auguri che abbiamo ricevuto, una ringhiera per trasformarsi in una siepe verde rallegrata da fiori multicolori. Ogni angolo della casa si riveste di una festosa cornice e a tutti sussurra: Buon Natale!Nei disegni che vi illustriamo potete ispirarvi per decorare anche voi la vostra casa.
V.S.
Incorniciate i vetri di una finestra con striscioline di bambagia che incollerete lungo i bordi; sui vetri applicate stelle dorate e argentate o altri coloratissimi, suggestivi elementi decorativi
Se avete in casa uno strumento musicale, appendetelo a una parete e adornatelo con rami d'abete e palline colorate, appese a nastri. Se non avete lo strumento potete sostituirlo con una pentola o uno stampo di rame.
Se la finestra è riparata dalle austere sbarre di ferro, avvolgete queste con nastri colorati o fronte di sempreverde, e ai riquadri appendete palline di vetro
Una serie di porta-abiti in plastica può trasformarsi in un albero per raccogliere gli auguri di Natale. Infilzate in un vaso pieno di terra un bastone, su cui avrete piantato dei chiodi e a questi appendete i porta-abiti. Fisserete i cartoncini con le mollette colorate per la biancheria o, se volete, con pezzetto di nastro adesivo trasparente
Ed ecco infine un suggerimento per conferire alla vostra casa un'atmosfera natalizia particolarissima. Il vano di una porta interna o di un arco divisorio, può essere decorato con nastri di seta a vari colori e fermati da un lato con un ramo di pino o di vischio. Al termine di ogni nastro applicate una pallina di vetro in tinta con i nastri
Domani da Pia nel blog Personalità... Tra Scrittura ed Arte con Fantasia
























