domenica 19 giugno 2022

Ombreggiano le ombrelle del levistico

" Il levistico cresce selvatico sui monti della Liguria, e di là è originario; ma viene anche coltivato dappertutto. La varietà coltivata è piu gradevole, ma priva di vigore. Altri lo chiamano panacea ... "

Storia naturale - Libro IX
Plinio il Vecchio
Traduzione - Francesca Sechi

Appio montano - Levistico - Libistico - Ligustico - Panacea - Sedano montano

La parola levistĭcum etimologicamente viene considerata un'alterazione del termine ligustĭcum che significa ligure e identifica l'erba officinale che chiamiamo levistico, libistico, ligustico, appio o sedano montano. 
Il levistĭcum officinalis era un ingrediente dei filtri amorosi poiché aveva la reputazione di essere afrodisiaco; nel Medioevo dal Capitulare de villis vel curtis imperii di Carlo Magno era descritto tra le erbe che dovevano essere coltivate nei giardini e faceva parte dell'orto dei benedettini. I viaggiatori lo mettevano all'interno delle loro scarpe per dare sollievo ai piedi e per eliminarne il cattivo odore, si credeva che portasse fortuna e le spose vi si acconciavano i capelli mentre in associazione con la sua proprietà detergente veniva immerso nell'acqua del primo bagnetto dei neonati. Veniva benedetto, dopo la processione, il giorno del Corpus Domini, e conservato per preservare l'amore, per proteggersi dagli spiriti maligni e dal cattivo tempo, tradizione che si conserva tutt'oggi e lì dove le processioni si svolgono sull'acqua, tra le decorazioni floreali delle barche è presente il levistico. Il giorno di San Giovanni si immergeva nel latte che veniva poi dato agli animali e tre croci create con i suo fusto si posizionavano agli angoli dei campi per proteggerli.

" Il Ligustico, il quale chiamano alcuni Panacea, e altri Panace, nasce abondantissimo in Liguria, onde s’ha preso il nome, nel monte Apennino, che termina con le Alpi. Chiamanlo non fuor di proposito i paesani Panace, per essere egli veramente nel fusto, nelle radici, e parimente nelle virtù sue simili al panace Heracleotico. Nasce in monti altissimi, aspri, e ombrosi, e massime appresso ove risorgono l'acque. Produce il fusto sottile simile all'aneto, nodoso: attorno al quale sono frondi simili al meliloto, ma più tenere, e piu molli, odorate, verso la cima più sottili, e molto più divise. Ha nella sommità del bastone una ombrella, nella quale è il seme nero, duro, lunghetto, come quello del finocchio, di sapore acuto, e aromatico. E la sua radice bianca, simile à quella del panace Heracleotico, e odorata. Hanno il seme, e le radici virtù di falciare, e di maturare. Giovano ài dolori dell'interiora, e alla digestione: e parimente alle ventosità dello stomaco, e à i morsi de i velenosi animali. Bevute provocano l'orina, e similmente i mestrui. Il che sia la radice applicata di sotto. Mettonli il seme, e le radici ne gli oxipori, e nelle medicine digestive, è aggradevole alla bocca, e imperò l'usano quei di Liguria nelle vivande in cambio di pepe. Sophisticasi con un seme, il quale gli è molto silmile: ma si conosce al gusto, per essere amaro. Alcuni lo sophisticano, mettendogli dentro seme di finocchio, overo diseseli.
Sognansi veramente coloro, che si pensano, che’l vero Ligustico chiamato da Galeno Libistico, sia quella pianta tenuta in più luoghi negli horti, d’acuto, e grave odore, che miramente si chiama Levistico, imperoché questo produce il fusto altissimo, concavo, e grosso: come dice Dioscoride del suo. Le frondi non sono in modo alcuno di meliloto, ma intagliate come quelle dell'apio, quantunque piu grosse, e assai maggiori. Il seme, come che si rassembri alquanto al finocchio; nondimeno non è egli saldo, ne aromatico, anzi frangibile, e squamoso.
Il vero Ligustico adunque, tutto che à Genova, e per tutta la Liguria, onde s’ha preso il nome, sia abondantissimo, e usato il seme volgarmente ne i condimenti de cibi; nondimeno non sì porta publicamente per il resto d'Italia. Del ligustico sono qui espresse due piante, mandatemi dalli Amici, i
quali fanno professione di buoni semplicisti, ma à me pare che la prima riferisca molto meglio il vero, che la seconda, nondimeno accio che altri ne possino anchora loro dire la sua opinione, ho voluto metterli qui amendue. Fecene brevemente memoria Galeno al VII. delle facultà de semplici, così dicendo. La radice, el seme del Libistico sono di quelle cose, che scaldano: di modo che provocano i mestrui, e l’orina, e risolvono le ventosità. Chiamano i Greci il Ligustico λιγουςικον/ligousikon; latini, Ligusticum, e Lìbysticum. " 

Discoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli

Appio montano - Levistico - Libistico - Ligustico - Panacea - Sedano montano

Il levistico originario dell'area mediterranea, appartiene alla famiglia delle Apiaceae e può superare di molto il metro e mezzo di altezza, Il fusto è eretto, tondo striato e cavo, nella parte superiore si sviluppano i rami con foglie tripennatosette incise e dentate; i fiori nascono tra giugno e agosto e sono piccoli e gialli raggruppati in ombrelle globose.
Nel dizionario universale economico del 1797 è descritto così:

" Levistico, Ligusticum levisticum, Linn. Angelica montana, perennis, paludapii folio, Tourn. Levisticum vulgare, Ger. fr. Livéche, ou Ache de montagne, ou Seseli de montagne, ou Sermontaine, Angelique a feuìlles d'ache. Pianta che cresce naturalmente ne’ luoghi ombrosi e anche nei terreni secchi in Provenza e in Italia. Si coltiva nei giardini. La sua radice è grossa, carnosa, nericcia al di fuori, bianca al di dentro e odorosa: produce tronchi alti circa 5. piedi in 6., grossi, scannellati, nodosi e ramosi; le sue foglie sono fatte come quelle dell’appio palustre, ma più ampie, verdi brunastre e di un odore acuto. Le sommità dei tronchi vanno cariche di ombrelle grandi corredate di fiori gialli a’ quali succedono semi assai grandi, bislunghi, aromatici, acri e di colore scuro.
Tutta questa pianta esala un odore acuto aromatico e particolarmente i semi i quali nulla meno che la radice hanno un sapore acre che non è disgustevole. Il levistico è diuretico ed annerisce alcun poco le orine, dissipa i flati ed è un buon vulnerario. Si mette in composta la radice nell’ aceto e in tale sfato si mastica per preservarsi dalla contagione dell’ aria cattiva. L’uso delle foglie di questa pianta è specifico a richiamarci mestrui soppressi da una paura. Si dà pure il nome di levistico al seseli comune, Levisticum, quod seseli officinarum, C. Bauh., Seseli annuum, Linn. fr. Liveche, ou Seseli commun.

Dizionario universale economico rustico

Appio montano - Levistico - Libistico - Ligustico - Panacea - Sedano montano

Contiene acido angelico, acido angelio, acido benzoico, acido ferulico, acido isovalerianico, acido malico, acido miristico, acido tannico; β-sitosterolo, cumarine come cumarina; furanocumarine come bergaptene e psoralene; idrossicumarine come umbrelliferone; fibre, proteine, flavonoidi come Kampferolo e quercetina; resine, sali minerali come calcio, ferro, magnesio, manganese, potassio, rame, sodio, zinco; sostanze pectiche, tannini, vitamina C, zuccheri.
La medicina popolare sfrutta la sua proprietà analgesica, antiasmatica, anticancerogena, anticatarrale, anticoagulante blanda, antiedemica, antiflogistica, antifungina, antimicrobica, antiossidante, antipertensiva, antireumatica, antisettica, antispastica, carminativa, deodorante, detergente, disinfettante, digestiva, diuretica, emmenagoga, epatoprotettricee, lenitiva ,purificante, sedativa, sudorifera, tonica.
Controindicato alle donne in gravidanza e in allattamento, agli ipotesi e a chi soffre di insufficienza cardiaca e renale.
Le furanocumarine rendono il levistico fotosensibilizzante per cui attenzione alle scottature e alle reazioni cutanee se ci si espone al sole.

" Nomi. Greci λιγυςικον/Ligustikon. Lat. Ligusticum. Ital. Ligustico.
Forma. Produce il fusto simile all'aneto, nodoso, attorno al quale sono frondi simili al meliloto: ma più tenere, è più molli, odorate, verso la cima più sottili, e molto più divise. Ha nella sommità del fusto un'ombrella nella quale è il seme nero, duro, lunghetto come quello del finocchio di sapore acuto, e aromatico: E' la ſua radice bianca, e odorata, simile a quella del panace heracleotico.
Loco. Nasce negli altissimi monti, aspri, e ombrosi, e: massime appresso, ove risorgono l'acque.
Qualità. E' caldo, e secco nel terzo grado.
Virtù. Di dentro. La radice pesta, e bevuta riscalda lo stomacho, aiuta la digestione, caccia fuori i mali humori, e mitiga i dolori interni bevuta al peso di meza dramma in vino: caccia i veleni: provoca i mestrui, e l'orina, e insomma ha le virtù medesime dell'Angelica. Il seme ha virtù più calida, e è a tutte le cose più efficace. L'Acqua, lambiccata da questa pianta, conferisce molto alla schirantia*, e alla pontura.
Virtù. Di fuori. ll Ligustico, il quale non è levistico volgare, sedendosi nella sua decottione provoca l'orina, e i mestrui, e caccia fuori le pietre, e riscalda tutti i membri interiori. La radice pesta è buona applicata ai morsi di tutti gli animali velenosi, e del can rabbioso: percioche mitiga il dolore, e caccia fuori il veleno. La radice, il seme, e le foglie tanto nel cibo, quanto che nè i bagni, giovano a purgare le donne di parto. L'Acqua lambiccata, giova ai tumori del capo applicata, e facendone gargarizio, giova all'asprezza della gola. Bevendosi nel fusto concavo del ligustico, conferisce molto alla schirantia, e massime bevendoci quest'acqua, la quale mondifica la faccia e netta tutti i vitii della pelle: e insomma giova a tutte l'ulcere della bocca, e dell'altre parti. "

schirantia* pari a squinancia = Infiammazione del cavo orale e della faringe che può provocare angina, disfagia, difterite, mal di gola e senso di costrizione alla gola.

Herbario nuovo
Castore Durante


Nel linguaggio dei fiori il levistico è uno sconosciuto, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

Del levistico i  romani  fecero un largo uso in cucina, vi lascio una ricetta di Apicio:  

" Braciuole ostiensi (Ostia era alle foci del Tevere): segna le braciuole fino alla cotenna in modo che lì rimangano attaccate. Trita del pepe, del ligustico, dell’aneto, del cumino, del silfio, una bacca di alloro; bagna con Salsa e lavora. Versa – poi – in un tegame rettangolare il tutto con le braciuole. Quando avranno riposato nel condimento per due o tre giorni, tirale fuori, infilzale con gli stecchi ad X e mettile in forno. Quando saranno cotte, separerai le braciuole che avevi segnato e le coprirai di pepe, di ligustico, le bagnerai di Salsa e di poco passito perché diventino dolci. Quando il tutto bollirà, lega il sugo con l’amido. Versa sulle braciuole e porta in tavola. "

La Cucina dell'Antica Roma
Apicio
A cura di Clotilde Vesco

Buon Corpus Domini a tutti

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.


Brucia con le coccole il legno di ginepro

venerdì 17 giugno 2022

Delicata è la maggiorana

" Il medico Diocle e la gente di Sicilia hanno chiamato amaraco quello che l'Egitto e la Siria chiamano sampsuco. Si riproduce in entrambi i modi, dal seme e dal ramo; è piu resistente delle piante sopra ricordate e ha un odore piu dolce. L'amaraco abbonda di semi come l'abrotano, il quale però ha una sola radice che scende in profondità, mentre quelle delle altre piante aderiscono leggermente alla superficie del terreno. L'epoca per piantare questi altri vegetali s è circa l'inizio dell'autunno, in certe regioni anche la primavera; amano l'ombra, l'acqua e il concime. "

Storia naturale
Plinio il Vecchio
Traduzione - Francesca Sechi

Amaraco - Maggiorana - Majorana - Mazurana - Sampsuco

Dal profumo più delicato, sorella dell'origano è la maggiorana scientificamente conosciuta come origanum majorana o majorana hortensis; era chiamata dagli antichi greci erba di Afrodite in quanto si credeva che la dea la coltivasse nei suoi giardini e che le fosse cara perché risultava sgradevole ai cinghiali che lei non amava poiché il cinghiale calidonio mandato da Ares aveva ucciso il suo Adone.
Un mito, riferito al nome che porta, la lega alla figura di Amarico figlio di Cinira re di Cipro, appassionato e custode di essenze e fragranze, che malauguratamente ruppe un vaso contenente un eccellente profumo e per il dispiacere morì, tale sensibilità colpì così tanto gli dei che lo trasformarono in maggiorana ed è proprio il termine ămārăcus che sta per erba odorosa a definire in latino la maggiorana. Insieme a una fiaccola e a un flauto, i suoi fiori intrecciati a corona erano un attributo di Ὑμέναιος/Iumenaios - Imeneo figlio di Magnete, giovane dalla folgorante bellezza e provetto poeta lirico che morì alle nozze di Dioniso e Altea mentre intonava un canto per gli sposi. Per rendergli onore la memoria popolare lo considerò protettore del rito matrimoniale e il canto nunziale eseguito da un coro che in corteo nunziale accompagnava la sposa a casa dello sposo prese il nome di Canto d'Imeneo.
La maggiorana era parte integrante dei rituali amorosi e nel linguaggio popolare, quando le fanciulle per accogliere il saluto dell'innamorato sistemavano una piantina di maggiorana sul davanzale e rispondevano aprendo la finestra, si soleva dire che svegliavano la maggiorana.

" La ottima Maiorana è quella, che nasce in Cizico, e in Cipro, la seconda poi in bontà è quella d'Egitto. Chiamanla i Ciziceni, e parimente i Siciliani Amaraco. E herba ramosa, che va serpendo per terra: produce le frondi ritonde, e pelose, simili à quelle della calamintha, che fa le frondi fottili, è odoratissima, e però si mette ella nelle ghirlande. Ha virtù di scaldare. Bevesi utilmente la sua decottione ne i principij dell’hidropisie, ne i difetti dell’orina, e à i dolori del corpo. Le frondi secche impiastrate con mele svaniscono i lividi: applicate di sotto ne i pessoli provocano i mestru . Impiastransi con aceto, e sale alle punture de gli scorpioni: e incorporate con cera, alle giunture smosse, e alle posteme. Mettesi in su gli occhi con fior di polenta per le loro infiammagioni. Mescolasì co le medicine, che si fanno per le lassitudini, e negli empiastri calidi.Fu di sopra nel primo libro al capitolo dell’unguento Sansuchino chiaramente dimostrato essere il Sansucho, e l’Amaraco una cosa medesima; non ostante che Galeno, e Paolo ne trattino per due diversi capitoli. Et però non accade qui replicare le ragioni, potendosi ciascuno là sodisfare. In Toscana si chiama il Sansucho, Persa; per esser forse da prima à noi stato portato di Persia: ma in ogni altro luogo d'Italia, Maiorana. E' la Maiorana tanto grata alle donne per la giocondità del suo odore, che pochissime se ne ritrovano di loro, che non l'habbiano piantata, e coltivata con ogni possibil diligenza, hor negli horti, hor nelle loggie, e hor nelle finestre in vasi di terra, overamente in cassette di legno. Onde facilmente può ella haver acquistato appresso di noi nome di Maiorana, per usarsi maggior cura nel coltivarla, che ìn qual si voglia altra pianta. Et questo non solamente per quella ragione, che di sopra fu detta, ciò è perché ella sia odorifera, ma perché anchora dà ogni tempo verdeggia. È adunque l'Amaraco una pianta ramosa, con gambi sottili, e arrendevoli, e foglie lunghette bianchiccie, e pelose, le quali abbracciano per tutto all'intorno i ramoscelli; produce i fiori nelle cime copiosi, e spicati, di verde colore, squamosi però come quelli dell'origano, da i quali nasce il seme picciolo, e minuto. Ha la radice villosa, legnosa, e inutile. Seminasi con il seme, e piantasi con le radici, e ancho senza: più però che piantandoli i ramoscelli stirpati dalla pianta allignano non meno, che faccino le intere piante, piantate con le radici. E la maiorana herba odorifera, e utilìssima in molti medicamenti. Imperoché può ella digerire, assottigliare, aprire, e corroborare. Vale oltre à ciò à tutti i mali frigidi del capo, del cervello, e de i nervi, così presa per bocca, come applicata di fuore. Il succhio distillato nell'orecchie, vi sana i dolori, la sordità, e i suffoli che vi si sentono. Tirato su per il naso tira la flemma dalla testa, mondifica, e conforta il cervello. Tenuto caldo in bocca con decottione di pirethro, e pepe lungo, overamente d'origano, ò di acoro, giova alla paralisìa della lingua: Vale l'herba, overamente la sua decottione à tutti i difetti del petto, che prohibiscono il respirare. Giova allo stomaco tanto mangiata, quanto applicata di fuore. Conferisce non poco à i fegatosi, e à i difetti della milza. Imperoché non solamente sgombra le loro oppilationi, ma gli corrobora anchora. Giova à tutti i difetti della madrice; e alle ventosità. Ritrovasene una altra spetie, chiamata Maiorana gentile, con Maiorana foglie minute, e sottili, come anchora è ella in tutte le altre sue parti, la quale è piu odorata, e al gusto più soave. Vogliono alcuni che questa sia il Maro, ma le note non tutte vi corrispondono. Scrissene Galeno brevemente all’VIII. delle facultà de i semplici, così dicendo. il Sanfucho è composto di parti sottili: ha virtù di digerire, diseccando, e iscaldando nel terzo ordine. Chiamano i Greci la Maiorana, σανφυχω Sanpsuco e αμαρακον Amarakon: i Latini, Sampfuchum, Amaracus, e Maiorana: gli Arabi, Merzenius, e Morfangius: i Tedeschi, Meyeron, Maioram, e Meyran: li Spagnoli, Maiorana: i Francesi, Marone, e Mariolaine: i Boemi Maiorana: i Poloni Mdiorani. "

Dioscoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli

Amaraco - Maggiorana - Majorana - Mazurana - Sampsuco

La maggiorana, amaraco, majorana, mazurana, sampsuco, originaria del Medio Oriente e diffusa in tutta l'area mediterranea, appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e raggiunge un'altezza che va dai 20 ai 50 cm, il fusto è verde-grigio, tetragonale e con vari rami su cui si sviluppano le foglie verdi che virano verso il grigio, brevemente picciolate, ovali, opposte a due a due, vellutate, con la base ottusa e l'apice arrotondato, hanno i margini lisci; i fiori 
bianchi raccolti in glomeruli, sessili, a calice campanulato, hanno il labbro superiore intero e quello inferiore tripartito, nascono tra luglio e settembre. Nel dizionario economico universale rustico del 1797 è descritta così:

" Maggiorana, Majorana, Persa, lat. Majorana, fr. Marjolaine. Pianta legnosa conosciutissima, di cui si distinguono 2 specie principali, la comune e quella di foglie piccole. La maggiorana comune o volgare, Majorana major , Majorana vulgaris , C. Bauh.Tourn. Sampsucus, sive Amaracus, Latinis Majorana, Cord. Origanum majorana, Linn. fr. Marjolaine vulgaire, ou Commune. Le sue radici sono legnose, minute e ramose, i suoi gambi o fusti che s'innalzano anche più d'un piede sono legnosi, sottili e ramosi, le foglie sono opposte 2. a 2. lungo i ramicelli. Sono intere, ovali, ottuse, senza frastagliature, sostenute da peduncoli cortissimi. Sono coperte d'una lanuggine bianca, hanno un odore' penetrante e piacevole, un sapore un po' acre, un po' amaro ed aromatico: i rami nascono dall'ale delle foglie e portano gli stessi caratteri che il gambo: i fiori nascono alla sommità dei gambi e dei rami, disposti in spighe corte, le spighe rassomigliano ad alcune teste scagliose, rotonde, sode, composte di 4. ordini di foglie situate in maniera di scaglie vellutate, tra le quali sortono dei fiorellini bianchicci d'un solo pezzo in gola, di cui il labbro superiore è diritto, rotondo, scavato e l'inferiore diviso in 3. parti; il pistillo è accompagnato da 4. embrioni che si cangiano in seguito in altrtettanti piccoli semi rotondi, rossi, rinchiusi in una capsula che serviva di calice al fiore.
La 2. è la maggiorana di foglie piccole più comunemente persa, Majorana minor, aut nobilis, Majorana tenuifolia, C. Bauh. Majorana tenuior, e lignosior, Gio. Bauh. fr. Marjolaine a petites feuilles. Differisce dalla precedente soltanto per le foglie che sono più piccole e più odorose ed è quella che si coltiva più generalmente. La maggiorana è conosciuta dai medici per le sue vitù alessifarmache, dai cuochi e cuciniere tutte per il grato odore che somministra alle vivande e dai giardinieri che ne fanno bordi alle ajuole ed o nei vasi o nelle cassette, la ritagliano ora in palla tonda, ora in ovale, ora in altra bizzarra maniera. Si tiene anche nei vasi o cassette alle finestre e sulle logge per averla alla mano. Dura più anni, non teme il freddo e si propaga facilmente con ramoscelli staccati verso la radice. Non è soggetta a marcirsi, nè ad appassire, essendo naturalmente secca. La sommità fiorita e la foglia di questa pianta oleosa, ed aromatica si unisce con gli alimenti non solamente per renderli gustosi, ma ancora per correggerne la fatuosità e facilitarne la digestione, come co' fagiuoli, fave, piselli e simili, ciocchè dalla quotidiana esperienza è confermato. Ma il suo sapore acre e amaro si fa sentire nei condimenti se ve se ne mette in molta quantità . Il suo principal carattere in medicina é d'essere cefalica. Le altre molte virtù che le si attribuiscono sono assai dubbiose. Si fanno seccare le foglie, si polverizzano e setacciano, quindi si tira su questa polvere pel naso. Essa dissipa gli umori mucosi che investono la membrana pituitosa. Essa é indicata pella lagrimazione per l'abbondanza degli umori sierosi o pituitosi; nel catarro umido e nella gravezza di testa quando non vi siano disposizioni inflammatorie. Se ne fa uso comunemente nelle affezioni nervose, capitali, pettorali, uterine, stomacali, flatuose, che dipendono da lentore de' fluidi e da inerzia de' solidi.
Per il che si adopera con vantaggio nel mal caduco, apoplessia, paralisía, vertigine, dolore di testa, reumatismo, indigestione, fati, mestrui diminuiti o soppressi ec. La maggiorana polverizzata in dose di uno scropolo insino a mezza dramma unita con marmellata di albicocco o conserva di fiori di melarancia presa a stomaco digiuno e continuata è ottima per il mal caduco secondo che ci riferisce Roderico da Fonseca, asserendo essere medicamento da molti sperimentato: e secondo il Chomel giova anche alla vertigine e tremori, fortifica il capo, promove le regole, dissipa i flati e calma la colica. Da detta pianta secca si distilla un olio essenziale assai odoroso che conviene nella paralisía e malattie de’nervi canto preso internamente in dose di 1. in 2. goccie mescolato con zucchero, quanto esternamente praticato ungendone la nuca e la spina fino all'osso sacro: collo stesso inzuppando del cotone, applicandolo di poi ai denti ne calma il dolore. Con quest'olio essenziale si prepara un balsamo detto apopletico nella seguente maniera. Prendete olio di noce muscata mezza oncia, olio di maggiorana, spiga, ruta, timo, di ciascuna goccie 4., olio di cannella goccie 6, olio di succino goccie 10.: mischiate e fatene balsamo, il quale esternamente praticato produrrà buoni effetti nelle malattie linfatiche, dervose e nelle affezioni fredde del capo, se ne unga la nuca, tempia e parti ammalate, Niccolò Chesneau medico di Marsiglia raccomanda il seguente medicamento nasale per il dolore della testa. Prendere della radice dell'elleboro bianco mezza dramma, delle foglie della majorana 2. pugilli, fate bollire in 6. oncie di acqua fino che ne consumi un terzo. Volendo adoprarlo si empia la bocca colla detta acqua, e prendendone poi un poco della tepida nella palma della mano, si cira su per le narici; quando il dolore sia molto violento, perché se è leggiero lo accrescerà maggiormente. Dall'Hartmanno lodasi sommamente la persa nella perdita dell'odorato, onde colle foglie e fiori di questa si può fare una polvere sottilissima come si disse, che presa come tabacco gioverà alla stessa e porsa anche provocare starnuto e mondificare il cerebro dalla superfluità flemmatica, fortificandone il capo. Si usa anche per fomenti e bagni ne'mali di testa, dell'utero e simili. La dose è da una dramma sino ad un'oncia in macerazione a bagno maría in sei oncie d'acqua: l'acqua che se ne distilla si pratica tanto ad uso interno, come esterno. La maggiorana si reputa di eguale uso che l'origano, che se ne considera per una specie; cosicchè si può ordinare nella stessa maniera e nelle medesime indicazioni. "

Dizionario economico universale rustico

Amaraco - Maggiorana - Majorana - Mazurana - Sampsuco

Un tempo si credeva che portando al collo un sacchetto di stoffa bianca contenente maggiorana, rosmarino e ruta, ci si poteva proteggere dalle malattie e che le foglie provenienti da una pianta coltivata in un vaso di coccio potevano esser poste sui lobi delle orecchie per curarne il male.
Famoso era l'unguento amaricino preparato a Cizico con l'amaraco che veniva pestato insieme all'amomo, al carpobalsamo, alla cassia, al cinnamomo, al costo, alla mirra e al nardo, per poi essere amalgamato al miele, all'olio omphacino e all'olio della ghianda unguentaria, con calamo odorato, legno di balsamo e squiantho.
Era utile per decongestionare, per l'escara, per favorire le mestruazioni e il sonno, per le fistole, le hernie acquose, le vene hemorrhoidali, per scaldare e rilassare i legamenti, applicato in impacco e avvolto da lana carminata dava sollievo ai muscoli e nervi feriti, spalmato sul sedere spegneva le infiammazioni e provocava l'urina.
La maggiorana contiene: acido caffeico, acido rosmarinico, acido oleanolico, acido ursolico, borneolo, canfora, linanolo, acqua, carboidrati, carotenoidi come β-carotene, beta-criptoxantina, luteina, zeaxantina fibre, flavonoidi, grassi, proteine, sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, selenio, sodio, zinco; tannini, vitamina A, B1, B2, B3, B5, B6, B9, C, E, K; zuccheri.
La medicina popolare sfrutta la sua proprietà analgesica, antibiotica, anticatarrale, antidepresssiva, antidolorifica, antinfiammatoria, antiossidante, antiparassitaria, antisettica, ansiolitica, antispasmodica, antitumorale, immunostimolante, digestiva, emmenagoga, espettorante, febbrifuga, rilassante, sedativa, stomachica, tonica.

" Amaraco maggiore

Nomi. Gre. σανφιχον, αμαρακον. Lat. Amaracus. Ital. Maggiorana, persa maggiore. Spag Maiorana. Ted. Mayetan Franz Marove, ò Mariolaine.
Spetie. E' l'Amaraco di due spetie, cioè maggiore, minore.
Forma. La maggiore è herba ramosa, produce le frondi ritonde, e pelose, simili à quelle della calaminta, hà i fusti sottili, e arrendevoli: fà i fiori in cima del fusto, come l'origano di colore herbaceo, fà il seme minuto, hà la radice legnosa, e con molte barbe. Si semina, e si trapianta l'autunno coi rami, e con le radici.
Loco. Nasce spontaneamente in Cizico, in Egitto, e in Cipro, e coltivasi per i giardini.
Qualità. E' pianta molto odorata, e calda, e secca nel terzo grado, è composta di parti sottili, hà facultà di digerire, assotiglia, apre, e corrobora.
Virtù. Di dentro. La decottion delle foglie fatta in vino bevesi utilmente nei principi dell'Hidropisia, nei difetti dell'orina, e ai dolori del corpo. Vale à tutti i difetti frigidi della testa, e dei nervi bevuta. Il succo, e l'Acqua, che se ne destilla messa dentro nel naso conforta il cervello, provoca lo starnuto, e giova
ai letargici: Messa l'acqua sù la lingua, restituisce la voce: rallegra, e corrobora mirabilmente il cervello, e la memoria. L'uso ancora della maiorana nei cibi è molto utile.
Virtù Di fuori. Le frondi secche impiastransi con farina d'orzo in sù gli occhi, per le loro infiammagioni: impiastrate con miele svaniscono i lividi, applicate di sotto ne te di ſotto ne i pessoli provocano i mestrui, impiastransi con aceto, e salealle ponture degli scorpioni, e incorporate con cera alle gionture smosse, alle posteme, e alla milza.

Amaraco minore

Nome. Gre. αμαρακον le uphullon. Lat. Amaracus tenuifolia. Ita. Persa gentile.
Forma. Produce le frondi, i fusti i fiori più piccioli, e più odorati che la maggiore
Loco E' molto coltivata per il suo buono odore nei testacci per tener su le logge, e su le finestre.
Qualita, e Virtù. E' calda, e secca nel terzo ordine, assotiglia, risolve, e può quel che la maggior puote.

Herbario Novo
Castore Durante

Nel linguaggio dei fiori rappresenta la bontà e il conforto, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Brucia con le coccole il legno di ginepro

P. S. Un grazie di cuore al gruppo che mi ha dedicato un po' di tempo visionando i due video dedicati alla superluna. Il vincitore è l'originale.

mercoledì 15 giugno 2022

Splende sul monte l'origano

" Esiste un'altra cunila, detta gallinacea da noi, dai Greci
origano eracleotico. Tritata, con l'aggiunta di sale fa bene agli occhi;
è anche una medicina in caso di tosse e disturbi al fegato;
preparata in brodo con farro, olio e aceto cura la pleurite, ma
soprattutto è efficace contro le morsicature dei serpenti. "

Storia naturale - Libro XX
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

Ericlia

L'origano deriva il suo nome da ὄρος/oros - monte e γάνος/ganos dal verbo γανάω/ganao - risplendere, scintillare, e va a indicare il luogo, in cui spontaneamente cresce, che risplende per la bellezza dei suoi fiori. I documenti più antichi che menzionano l'origano giungono dalla Persia mentre tra i greci è Teofrasto a parlarne; era considerato simbolo di buonaugurio, felicità, fortuna, pace e prosperità, con i suoi rametti si componevano le ghirlande da donare agli sposi per proteggerli dalle sventure e per propiziargli una vita serena, era anche uno degli ingredienti per gli elisir e per gli unguenti da adoperare in campo amoroso; noto anche agli egizi, e ai romani che lo portarono nel Nord Europa e ne fecero uso nella preparazione del garum e in varie ricette culinarie come quelle di Apicio*. Si racconta che aiutasse a migliorare lo stato d'animo e lo si regalava a chi aveva subito un dispiacere.
Nel Medioevo, secondo la leggenda, la cicogna*, dopo essersi alimentata con cibi velenosi, si curava ingerendo l'origano. La magia popolare se ne servì come amuleto per scacciare gli spiriti maligni, le streghe e gli stregoni, appendendolo agli usci e alle finestre delle case, conservandolo in sacchetti da portare addosso o bruciandolo come incenso e fumigando i luoghi interessati.
I mercanti che con le loro carovane percorrevano la Via della Seta lo introdussero in Cina come rimedio per la diarrea, per la febbre e per il vomito, mentre furono i Padri Pellegrini a portarlo in America.
Durante il Rinascimento una piantina veniva posta sul davanzale delle finestre dalle gentildonne bendisposte nei confronti dei loro corteggiatori e se si seccava le pene d'amore erano dietro l'angolo.

Apicio* = Riporto qui una sua ricetta tratta da La Cucina dell'Antica Roma a cura di Clotilde Vesco: " Piselli o fave alla vitelliana: cuoci piselli o fave. Quando avrai tolto la schiuma, mettici del porro, del coriandolo e dei fiori di malva. Mentre cuociono trita del pepe, del ligustico, dell’origano, del seme di finocchio, bagna con salsa e vino metti nel tegame aggiungi olio, quando bollirà gira. Mettici sopra olio verde e porta in tavola. "
cicogna* = l'effigie di tre cicogne con un rametto di origano nel becco divenne l'emblema della facoltà di medicina di Parigi per dare risalto alla ricerca della cura, innata in tutti gli esseri viventi.  

" L'origano Heracleotico, il qual chiamano anchora Cunila, produce le frondi non dissimili da quelle dell’hissopo. L'ombrella non è ritonda à modo di ruota, ma in più parti divisa. Il seme produce egli nelle sommità dei fusti, non folto. E l'origano calefattivo: e però conferisce à i morsi de velenosi animali bevuta la sua decottione fatta con vino: e darsi con vino passo à coloro, che havessero bevuto la cicuta, ò l'opio e con aceto melato à chi havesse già preso il gesso, e l'ephemero. Mangiato con fichi è buono ài rotti, à gli spasìmati, e à gli hidropici.
Bevuto secco in polvere alla misura d'uno acetabolo con acqua melata, purga per di sotto la melancholia: provoca i mestrui, e lambendoli con mele giova alla tosse. Bagnandosi nella sua decottione guarisce la rogna, il prurito, e coloro, à cui è traboccato il fiele. Il succo del verde sana il gorgozzule, l’ugola e l'ulcere della bocca: e messo nel naso con unguento irino purga per quello la testa. Mitiga insieme con latte il dolore dell’orecchie. Fassi di questo, di cipolle, e di somachi un vomitivo, lasciandoli insieme quaranta giorni al sole ardentissimo ne i dì canicola in un vaso di rame. Fannosi fuggire i serpenti facendo gli srati dell'origano. Quello, che si chiama Onite ha le frondi più bianche, e più simili all'hissopo: e ha il suo seme à modo di maturi, e densi corimbi, Ha le virtù medesime dello Heracleotico, ma non è così efficace. Il salvatico chiamano chi panace Heracleo e chi Cunila: nel cui numero è Nicandro Colophonio. Ha le frondi d'origano, i rami sottili, alti un palmo: nella fommità de i quali sono l'ombrelle simili à quelle dell'annetho.
I fiori sono bianchi: e la radice sottile, e inutile. Le frondi di quello, e parimente i fiori li bevono privatamente con vino à i morsi de uelenosi animali. "

Dioscoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli

Ericlia

L'origano, cunila, erba persia, ericlia, onite, panace, il cui genere conta una cinquantina di specie, è originario della Persia e diffuso nell'area mediterranea, appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, raggiunge i 40 - 50 cm di altezza, il fusto è tetragonale e rossastro nella parte superiore, peloso, legnoso a maturità, con varie ramificazioni su cui si sviluppano le foglie verde intenso, brevemente picciolate, ovate, opposte a due a due, con i margini lisci o leggermente dentellati. In cima agli steli, tra giugno e settembre, a forma di pannocchia nascono i fiori tipici delle Lamiaceae che variano tra il bianco, il rosa e il rosso.
Nel Dizionario economico universale rustico del 1797 è descritto così:

" Orìgano, e Regano, lat. Origanum, Origanum sylvestre, sive Cunila bubulae Plìnii, Tourn. Origanum vulgare, Linn. fr. Origan. Quest’ erba odorosa, utile più in medicina che in economia è una specie di maggiorana. Ve n’è un’ altra specie più piccola più rara, Origanum minus, Origanum sylvestre, humile, C. Bauh, fr. Petit origan ou la Petite marjolaine: la sua radice è legnosa, rossigna e fibrosa; il suo tronco è piccolo, rotondo, alto 6. in 7. dita, ramoso: somiglia altronde alla specie precedente anche nelle virtù.
Si coltiva come la maggioranla. E’ pianta tanto famigliare e sì comune generalmente in Roma e in Italia, che son per dire non esservi quasi casa, la quale per uso pso della cucina non ne serbi. Si trova ne' luoghi campestri, montuosi, aprici, lungo le strade e le siepi; fiorisce nell’estate ed è pianta perenne. L’origano ha odore e sapore acre aromatico; cosicché esso è capitale, stomacale, carminativo, isterico, incisivo, aperitivo. Si adopra per 1’indigestione, rutti acri, flati, convulsioni isteriche, soppressioni d’orine e di mestrui ed anche nell’asma e tosse forte, purché queste due non venghino prodotte da cagione calda, praticandolo a forma di thè. Usasi esternamente la decozione per bagni e fomenti nelle paralisie, e nelle passioni isteriche, come anche i suffumigi dell’erba e fiore. Il fiore e la foglia seccata all’ ombra e presa a forma di tabacco giova a purgare il naso dalla serosità; anzi anche il fumo della stessa tenuto in bocca calma il dolore de’ denti procedente da carie, come fa pure l’olio che se ne distilla, inzuppandone del cotone ed aggiungendovi un poco di canfora, applicando il tutto sul dente affetto. Secondo Scopoli tutta la pianta è ottima per torre il veleno dell’agarico: a Genova di fatti per antichissimo uso ne adoperano nei funghi e nelle meleggiane per la stessa intenzione. I contadini per lunga ereditaria pratica lo credono buono per le convulsioni isteriche in mancanza dell’acqua triacale; e masticato se ne servono per applicare sulle ammaccature. Finalmente si usa la decozione per lavarvi li drappi neri sì di seta, che di lana, ai quali conserva la tinta. Nella Svezia si servono delle cime del regano per tingere le lane in rosso porporino. Le foglie dell’origano entrano nell’acqua vulneraria, «ella polvere d’acciajo: i fiori nel siropo di stecado e tutta la pianta nell’ elettuarjo di bacche d’alloro della Farmacopea di Parigi. Il dittamo viene posto nelle specie degli origani, venendo definito Origanum ereticain latifolium dalla Istoria Regia dell’erbe» la Cunila gallinacea di Plinio non è che l’origano Eracleotico, e la maggiorana si definisce pur anche Origanum foliis ovalibus obtusis, spicis subrotundis, compaetis, pubescentibus. "

Dizionario universale economico rustico

Ericlia

Contiene: acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, acidi grassi saturi, acido rosmarinico, acqua, carboidrati, ceneri, fibre, monoterpeni come carvagrolo e timolo; proteine, sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, selenio, sodio, zinco; sequiterpeni come il β-cariofillene, vitamina A, B1, B2, B3, C, E, K; zuccheri come destrosio, fruttosio, galattosio e saccarosio.
La medicina popolare sfrutta la sua proprietà analgesica, antiasmatica, antibiotica, antidolorifica, antinfiammatoria, antiossidante, antiparassitaria, antisettica, antispasmodica, immunostimolante, digestiva, diuretica, espettorante, stomachica, tonica.
Controindicato per chi soffre di dermatiti, eritemi, gastrite e urcela.

" Nomi. Gre. riganos. Lat. Origanum. Ital. Origano, Mau. Fandenigi, o fundenigi, o foudenigi. Ger, valgemut. Spa. Oreganos. Fran. Origan, e mariolaine baiarde.
Spetie. Ritruovansene di più spetie, cioè heracleotico, onite, e saluatico, il quale è l'origano nostrano, e il volgare, il quale parimente è di due sorti, l'uno col fior bianco, e l'altro con i fiori porporei.
Forma. L'Heracliotico, il qual chiamano ancora cunila, produce le frondi non dissimili da quello dello Hissopo, l'ombrella non è ritonda à modo di ruota: ma in più parti divisa. Il seme produce nelle somità dei fusti non folto, ma spicato, come dell'amaraco. L'onite ha le frondi più bianche, e più simili all'hissopo, e ha il suo seme a modo di maturi, e densi corimbi: il salvatico, cioè il nostrano ha le foglie maggiori che l'amaraco, pelosette con molti fusti pelosi, con i fiori in cima porporei, e qualche volta bianchi in foggia di ombella doppia con le radici poco sotto terra.
Loco. L'Heracleotico, e l'onite nascono in Candia in Cipro, e in altr'Isole del mare Egeo. Il salvatico nasce per tutto, lugo le strade, nei colli, e in luoghi aprici.
Qualità. Hanno tutti gli origani facultà di diseccare, di incidere, e di scaldare in terzo grado.
Virtù. Di dentro. Conferisce l'origano ai morsi dei velenosi animali, bevuta la sua decottione, fatta con vino: e dassi con vino passo è coloro, che havessero bevuto la cicuta o l'oppio, con aceto melato è chi havesse già preso il gesso, e l'effemero. Mangiato con fichi è buono à i rotti, e agli spasimati, e à gli hidropici. Bevuto secco in polvere alla misura d'un'accetabolo con acqua melata, purga per di sotto la melancolia: provoca i mestrui, e lambendosi con mele giova alla tosse.
I fiori e le frondi saluatiche si beveno privuatamente ai morsi dei velenosi animali, provoca i mestrui e l'orina. I fiori di questo si mangiano con molto gusto con le cose salate percioché confortando lo stomacho, levano via la nausea, e escitano l'appetito, e vale contra il veleno dei fonghi. E la testugine morsa dalla vipera sicura col mangiar l'origano saluatico.
Virtù. Di fuori. Bagnandosi nella decottion dell'origano si guarisce la rogna, il prurito, e coloro, à cui è traboccato il fiele, ll succo del verde sana il gorguzzole, l'ugola, e l'ulcere della bocca, e messo nel naso con olio irino purga per quello la testa. Mitiga insieme co latte il dolor dell'orecchie. Fassi di questo di cipolle, di somacchi un vomitivo, lasciandole insieme quaranta giorni al sole ardentissimo ne i di caniculati in un vaso di rame. L'origano strato per terra fa fuggire i serpenti, e caccia le formiche ligandolo a l'albero. Applicato risolve i lividi, mitiga il dolor dei denti, e applicato con mele, e nitro fa bianche le cicatrici. Apre i forécoli applicato con pece: conferisce alle scrofole applicato con olio, aceto, e farina d'orzo. Impiastrato con fichi mitiga i dolori del costato. L'Acqua stillata alla fin di Giugno dai fiori, e dai fusti bevuta mattina e sera al peso di tre once giova all'asma, e alla strettezza di petto.
Gargarizata giova all'ugola, e disecca il tumor del palato,e delle fauci, e sana le gengive putride. "

Herbario Novo
Castore Durante

Nel linguaggio dei fiori l’origano rappresenta il conforto e la felicità; un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

" ... Nella tradizione contadina, del Sud in particolare, il cataplasma caldo di foglie di origano combatte il torcicollo; laringiti e raffreddore si attenuano o passano con due o tre suffumigi; l’infuso riduce l’aerofagia, la tosse e l’alito pesante (quello che si ha dopo aver mangiato aglio e cipolla…).Ma, soprattutto, l’origano è un antisettico importante. Se dovesse capitarvi di non poter fare a meno di mangiare un alimento il cui aspetto vi induce a pensare che non sia proprio fresco, l’azione antisettica dell’origano potrà venirvi in aiuto: è utilissima e risolutiva nella maggioranza dei casi. Forse il grande uso che dell’origano si fa al Sud trae proprio la sua origine dalla necessità di ovviare al problema della conservazione degli alimenti quando in passato non c’era il frigorifero.
E poi è buono. Pensate alla pizza marinara: solo aglio, olio e origano. È la mia preferita ... "

365 giorni di buona tavola (Cucina e benessere)
Beppe Bigazzi e Giuseppina Bigazzi

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Brucia con le coccole il legno di ginepro

P.S  Vi lascio due link per vedere la Superluna del 14 giugno:


Il primo video ha l'audio originale e il secondo no; se qualcuno è ancora online, e non steso su una meravigliosa spiaggia assolata, cullato dallo sciabordio delle onde  o su un morbido prato in montagna coccolato dal cinguettio degli uccellini, se ne ha voglia, può farmi sapere quale versione preferisce. 

Grazie a tutti ragazze e ragazzi.

lunedì 13 giugno 2022

Giocano i satiri con la santoreggia

" ... la cunila*. Quest'ultima da noi ha anche un altro nome, è la cosiddetta santoreggia, e fa parte degli ingredienti da condimento. Si semina nel mese di febbraio. Come aroma è in concorrenza con l'origano, perciò queste due piante non vengono mai aggiunte insieme alle vivande, dato che hanno il medesimo effetto ... " 

Storia Naturale - Libro 19
Plinio il Vecchio  
Traduzione - Francesca Lechi

Cunila* = nome generico che indicava più piante: levistico, origano, santoreggia.

Santoreggia montana - peverella - santurejia e santureia

La santoreggia viene chiamata coniella, cunila, peverella, satureja o satureia, savoreggia, erba acciuga, erba pepe e erba del satiro dai romani; si racconta che sia afrodisiaca e sembra che ne fossero a conoscenza anche le figure mitologiche greco-romane dal corpo umano con coda, corna, orecchie e zampe caprine, conosciute come σάτυροι/sátiuroi - satiri, personificazioni della fertilità e della vita in natura, che vivevano nei campi di sătŭrēia da cui traevano l'energia sessuale per cui erano mooolto famosi ed è a σάτυρος/saty̆rus che si lega una prima ipotesi etimologica che fa derivare il termine da σάθη/sáthē - membro virile atto a indicare la lussuria ben sviluppata.
In realtà sono parecchi i tentativi di dare alla santoreggia una derivazione etimologica: sătŭra - ripieno, composto da vari ingredienti che segue il termine satur usato da Linneo che sta per saturo, sazio, pieno, in relazione alla proprietà carminativa dell'erba che i romani prendevano in infuso per favorire la digestione dopo i loro banchetti luculliani; procediamo con satum - seminato; séro - seminare e addirittura con s’átar dall’arabo che si rifà a un nome generico attribuito a più piante. 
Aggiungo, che in Puglia si trova una piccola città, chiamata Sătŭrēium/Satureio - Saturo, fatta erigere dal fondatore mitologico di Taranto Τάρας/Taras, figlio della ninfa Satyria e di Poseidone, per onorare la madre e la moglie Satureia figlia del re Minosse, e che nella letteratura rabbinica gli ebrei dell'epoca mishnaica la chiamavano sī’ah associata all'eizov maggiorana e al qurnit - salato a foglie bianche.

" La satureia è herba triviale. Nasce in luoghi aspri, e magri, simile al thimo, ma minore, e più tenera. Produce nelle fommità una spica piena di fiori, d'herbaceo colore. Ha le medesime virtù che'l thimo, tolta nel medesimo modo. è anchor ella nell'uso de sani. Enne anchora di domestica, quantunque assai minore della saluatica, ne i cibi assai più utile, per non essere ella tanto acuta.
La satureia overamente Thimbra è di due spetie. Quella che descrive Dioscoride, è simile al Thimo, ma minore, e più tenera, e produce nella sommità de i rami una spica piena di fiori, di verde colore: Nasce in luoghi secchi, e in magri terreni, alle quali note non poco si rassembra quella di cui è qui la figura. Imperoché questa ne i gambi, e nelle foglie è tanto simile al Thimo, che non manca chi la pigli per il thimo. Appo ciò è più minuta, e più sottile, ma non produce però i capitelli simili al thimo: Imperoché, come dice Dioscoride le cime de i rami finiscono in una spica verde, ne i quali sono i fioretti piccioli e porporegni. Ritrovasene, come scrive pur egli di domestica, e di salvatica. L'altra poi (se però si può ella chiamare Thimbra, overamente Satureia) cresce molto maggiore e con più gambi all'intorno della radice, tondi, e legnosi, e produce le foglie ruvidette maggiori e più dure del thimo, le quali sono distintamente messe intorno à i gambi, dall'origine delle quali nascono alcune cimette spicate di minute foglie, nelle quali nascono i fiori picciolini che nell'incarnato porporeggiano. Produce la radice legnosa, con molte e molte fibre. Seminasi questa non solamente ne gl'horti, ma nasce anchora per se stessa ne i colli magri, e lungo i lidi ghiarosi de i fiumi, più ruvida, e maggiore della domestica, più dura e più legnosa. Questa crederei io che sia quella di cui dopo la Thimbra fece memoria Columella, al quarto capo del nono libro della sua agricoltura, parlando delle api, con queste parole. Bisogna che la medesima regione sia abondante di piccioli frutici, e massimamente di Thimo, ò d'origano, ò di Timbra, ò della nostra cunila; la quale chiamano i villani Satureia. Imperoché noi in Toscana la chiamiamo Coniella, nome propriamente corrotto da Cunila, over Thimbra si chiama volgarmente in Toscana Coniella, vocabolo veramente corrotto dal latino: imperoché Cunila la chiama Plinio. In altri luoghi d'Italia si chiama dove Savoreggia, e dove Peverella per esser acutissima come il pepe. Non ritrovo che facesse Galeno mentione alcuna della Thimbra ne i suoi libri de semplici. Ma scrivendone Paolo Egineta: La Thimbra (diceva) salvatica è quanto il thimo in ogni sua operatione valorosa, ma la domestica è più debole, quantunque più convenevole ne i cibi. Chiamavano i Greci la Thimbra Thumbra: i Latini, Thymbra, Cunila, e Satureia: gli Arabi Sahater, e Shatar: li Tedeschi, Kunel, Zuvibel bysop, e Saturey: li Spagoli, Segurelha: i Francesi, Savoreie, Sariette, e Satrea: i Boemi, Saturege: i Poloni Cgmbr. "

Dioscoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli

Santoreggia montana - conila - peverella - santurejia e santureia - savoreggia - erba acciuga - erba pepe - erba del satiro

La santoreggia originaria dell'area mediterranea appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, raggiunge un'altezza che varia dai 30 ai 50 cm., il fusto è tetragonale ricoperto di piccoli peli retrorsi, diventa legnoso a maturità, dalla base si dipartono i rami che danno alla pianta una forma a cespuglio; le foglie verde intenso, ricoperte da ghiandole odorifere, dotate di leggera peluria, sono piccole, sessili, lanceolate con apice acuto che piega verso il basso e margini lisci bordati di piccole ciglia, opposte a due a due, si dispongono ad angolo retto rispetto alle sottostanti e alle ascelle sviluppano altre foglioline a disposizione fascicolata; i fiori a calice campanulato tipici delle Lamiaceae variano dal bianco al rosa.
Nel Dizionario universale economico rustico del 1797 è descritta così:

" Santoreggia, o Savoreggia, Satureggìa, Peverella, Satureja, Erba pepe, Timbro, las Satureja, fr. Sarrietate, Sadrée , Savorée. La specie di satureggia che più d’ogn’altra viene coltivata forma un cespo rotondo, ramoso e dell’altezza d’un piede. Il suo legno è duro e rassomiglia al legno secco; le sue foglie sono strette e bislunghe; i suoi fiori sono formati a guisa di gola ed escono dalle ascelle delle foglie; eglino sono bianchi tiranti al porporino e ad essi succedono piccole semenze rotonde di color di lavagna. Cotesta pianta ch’ è annuale nasce facilménte in ogni sorta di suolo.
Si tiene nei vasi e se ne fanno i cordoni ai vialetti dei giardini. 1 cuochi la ricercano per rendere più grato il sapore delle fave, colle quali si unisce assai bene, come in tutte le salse; i Tedeschi ne mischiano nei loro salcraut. Ell’ è molto più utile in medicina e si buona che viene appellata la salsa de’ poveri: è stomatica, e la sua decozione spruzzata nelle orecchie è buona per le le affezioni saporose, è buona in gargarismo per il rilasciamento dell’ugola e per l’infiammazione delle amigdale. La polvere delle sue foglie secca e bevuta nel vino solleva i mali di petto. Ve n’hanno 2. altre specie vivaci, che formano degli arbusti assai alti, i quali si chiamano timbri e sono originari di Candia; una di dette specie porta i fiori turchini e l’altra bianchi: cotesti sono arbusti da stufa nei paesi alquanto più freddi. Ama questa pianta la terra leggera. "

Dizionario universale economico rustico

Santoreggia montana - conila - peverella - santurejia e santureia - savoreggia - erba acciuga - erba pepe - erba del satiro

La santoreggia era conosciuta fin dai tempi degli anatoli, dei greci e dei romani. 
Contiene: eugenolo, fenoli come carvacrolo e timolo; monoterpeni come canfene, cimene, limonene, mircene; terpeni come borneolo, geraniolo, nerolo; sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, selenio, sodio, zinco; vitamina A, B1, B2, B3, B6 C.
La medicina popolare sfrutta la sua proprieta antibatterica, anticolesterolo, antinffiamatoria, antifungina, antiossidante, antisettica, antispasmodica, antivirale, astrigente, cardiotonica, carminativa, cicratizzante, digestiva, espettorante, immunostimolante, insetticida e tonica.
Sminuzzatela e inseritela in sacchetto da mettere nell'armadio, salvaguarderà i vostri vesiti dalla tarme.

Nome. Gre. Thumbra. Lat. Satureia. Ital. Coniella, e Satureia.
Spetie. Ritrovasene tre spetie di Saturegia, cioè domestica, e salvatica, e questa è di due sorti, una con
frondi picciole simile al Thimo, e l'altra co frondi più larghe, e più ruvide.
Forma. La domestica che si semina ne gli horti nasce con fusti meno legnosi e fa le ſoglie più strette, e
più lunghe di grato odore, e sapore. La salvatica, del la prima spetie, è simile al thimo, ma minore, e più tenera. Produce nelle sommità una spica piena di fiori, d'herbaceo colore. L'altra saluatica e più ruvida e maggiore della domestica, più dura,e più legnosa.
Loco. Nasce la domestica negli horti, e la salvatica nasce spontaneamente per se nei colli aprici, e in arido terreno.
Qualità. E' calda, e secca nel terzo grado, e ha le facultà del Thimo, e così Epitimbra ha quelle dell'Epithimo. E' acutissima come il pepe, e però da alcuni è chiamata peverella, e Savoreggia, perché si mette ne i savori.
Virtù. Di dentro. La salvatica vale a tutte quelle cose che vale il Thimo. La domestica ha le sue virtù più deboli: ma è più grata nei cibi. La polvere delle frondi bevuta con vino, giova ai difetti del petto, del polmone, e della vescica. Provoca i mestrui, e l'orina. Giova allo stomaco, escita l'appetito, aiuta la digestione, leva la nausea, assottiglia la vista, e dissolve le ventosità:onde è molt'utile a farla bollire insieme con i legumi. l'Epithimbro purga per il ventre gli humori malenconici, come l'epithimo. Nel resto è simile di virtù al Thimo. Le donne gravide si guardino non solo da usar nei cibi quest'herba: ma da odorarla ancora.
Virtù. Di fuori. L'herba insieme con i fiori odorata, escita quelli che hanno il sonno profondo ò veraméte posta al capo in modo di corona. Il succo messo con olio rosato caldo nelle orecchie, ne leva il dolore, i ciuffoli, e le sordità. Impiastrata con farina di grano giova alla sciatica. L'epithimbra nasce sopra la Thimbra, come l'epithimo sopra il thimo, L'Acqua stillata da quest'herba pesta, è irrorata col vino giova ai membri paralitici, e a i dolori loro. Et applicata al pettinicchio provoca l'orina, e conferisce alle punture delle api, e delle vespe.

Herbario Novo
Castore Durante

Nel 1400 era chiamata salsa dei poveri e nel tempo entrò a far parte delle miscele mediterranee di erbe aromatiche con origano, rosmarino e timo; era contenuta nel khmeli-smeli georgiano e nelle erbe di Provenza con basilico, lavanda, maggiorana, menta.
La santoreggia in cucina è perfetta per i fagioli, per i formaggi alla piastra, sulle frittate, per marinare carne*, pesce, verdure alla griglia, per le olive in salamoia, per aromatizzare la salciccia, per gli spezzatini e gli stufati, per i ripieni di torte salate e uova sode; si può aggiungere alle insalate con olio aceto e sale.

carne* = Anticamente in Palestina la carne veniva immersa in acqua profumata con la santoreggia. 

Il liquore è un ottimo digestivo, vi lascio la mia ricetta:

Liquore alla  santoreggia

Ingredienti:

100/150 g. di santoreggia 
1 kg di alcool a 95°
2 scorze di limone

Per lo sciroppo
300 gr. Acqua
400 gr. Zucchero

In un contenitore ermetico, assicurandovi che sia asciutta, lasciate macerare per una settimana la santoreggia con le scorze di limone e con l'alcool.
Preparate lo sciroppo con l'acqua e lo zucchero e fatelo sobbollire delicatamente dai 5 ai 15 minuti, dipende da quanto lo preferite denso, ponetelo poi a raffreddare. Filtrate il macerato e unitelo allo sciroppo, imbottigliate, tappate e lasciate riposare per un mese.

Nel linguaggio dei fiori rappresenta lo stimolo della fantasia, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entambi i numeri sono sacri.

" ... Pure nell’alba di questo mattino, simile a tutti gli altri da quindici mesi, un improvviso senso di dolcezza, quasi tenero alitare di gioie perdute, ecco si impossessa improvvisamente di me in una rapida ebbrezza del senso che subito dilaga al cuore. Che è questo profumo che mi viene incontro dagli obliati sentieri della mia infanzia, della mia giovinezza? Profumo di orti lontani, di piccoli verzieri sepolti nell’ombra di una fitta vegetazione, un po’ umidi, dolcemente romantici?... 
... È la santoreggia dall'odore acuto, ornamento dei davanzali contadineschi?... " 

Una giovinezza del secolo XIX - 1919
Neera 

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Brucia con le coccole il legno di ginepro
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