Tra mito e terra, tra aratro e destino, Giovanni Pascoli ci racconta l’istante in cui tutto ebbe inizio con un solco tracciato all'alba, sul colle Palatino. Da quel semplice gesto antico è fiorita la Città Eterna; ha attraversato storia e leggenda, per giungere da noi più bella che mai.
Uno arava.
Egli segnava, sull'aurora, un solco
quadrato intorno al colle Palatino.
Sentian le zolle il primo aratro allora.
E sotto il giogo era una vacca bianca
e un rosso toro, che di quando in quando
il rauco fiato si gemean sul collo,
molto anelando. E la città futura
stava e mirava, coi vincastri in mano
e con indosso pelli irte di capre.
Ma gli altri fieri, a chi piacea l’andare
col gregge errante, e l’erba che più bella
rinasce sempre sotto il dente al gregge,
ridean dei semi che dovean sotterra
marcire al buio. E gli uni e gli altri torvi
aveano gli occhi, e l’ansito ondeggiante.
Stava il fratello, qua, del Capo, anch’esso,
con lui, lattonzo della lupa; ed ora
schifiva, lui villano, egli pastore.
Taciti i buoi tiravano nel cupo
tacer di tutti; chè fuggiano il grande
bifolco orrendo ch’era loro a tergo.
E qui con l'ale largamente aperte
al sole, apparve un’aquila, che ferma
mirava a lungo quel lavoro in terra.
Poi, fisa sempre, s’affondò nel cielo.
L'aratore - Inno a Roma
Giovanni Pascoli
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Roma bellissima e unica. Auguri! Segugio
RispondiEliminaAuguri Romaaaaa! Segugio
RispondiEliminaAuguri Roma, la città più bella del mondo raccontata in modo coinvolgente, in ogni post che le hai dedicato, bravissima. Segugia
RispondiEliminaNoooooo.... L"aquila con dietro il Palatino.... Mi inchino. Qualcuno ti aveva dato del mostro (non mi ricordo chi), e aveva ragione. Auguri all"Urbe. Segugio
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