Pagine

venerdì 25 dicembre 2015

È nato

Che freddo quella notte! Le stelle bucavano il cielo come punte di diamante. Il gelo induriva la terra. Sulla collina di Betlem tutte le luci erano spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri fuochi.
Le pecore, ammassate dentro gli stazzi, si addossavano le une sulle altre, col muso nascosto nei velli.
Noi di guardia invidiavamo le bestie che potevano difendersi così bene dal freddo. Si stava attorno ai fuochi che ci cocevano da una parte, mentre dall’altra si gelava.
Sulla mezzanotte il fuoco cominciò a crepitare come se qualcuno vi avesse gettato un fascio di pruni secchi.
Nello stazzo, le pecore si misero a tramenare. Alzavano i musi in aria, e belavano.
- Sentono il lupo, – pensai.
Cercai a tasto il bastone e mi alzai. I cani giravano su se stessi e uggiolavano.
- Hanno paura anche loro, – pensai.
Intanto anche i compagni si erano levati da terra. Facemmo gruppo scrutando la campagna.
Non era più freddo. Il cuore, invece di battere per la paura, sussultava quasi di gioia. Era d’inverno, e ci sentivamo allegri come se fosse stata primavera. Era di notte, e si vedeva luce come di giorno.
Sembrava che l’aria fosse diventata polvere luminosa. E in quella polvere, a un tratto, prese figura una creatura così bella che ne provammo sgomento.
- Non temete, – disse l’apparizione. – Io vi annunzio una grande gioia destinata a tutto il popolo. Oggi vi è nato un Salvatore, nella città di David. E questo sia per voi il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia.
Non aveva finito di parlare, che da ogni parte del cielo apparvero Angeli luminosi, e cantavano: – Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.



L'adorazione dei pastori 
1640 - 1642
Guido Reni
Certosa di San Martino - Napoli

Poi tornò la notte, e noi restammo come ciechi nella valle piena di oscurità. I fuochi si erano spenti. Le pecore tacevano. I cani s’erano acciambellati per terra.
- Abbiamo sognato! – pensammo. Ma eravamo in troppi a fare lo stesso sogno.
Lì vicino, sulla costa della collina, erano scavate alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la mangiatoia formata di terra dura. Se il Salvatore si trovava in una mangiatoia, voleva dire che era nato in una di quelle povere grotte.
Infatti trovammo, come ci aveva detto l’Angelo, un Bambino fasciato, in mezzo a due animali, un bove e un asino. L’asino vi era giunto coi genitori del Bambino.
Sul basto sedeva il padre, pensieroso. Presso la mangiatoia, si trovava inginocchiata la madre, in adorazione del suo nato.
Guardai quel Bambino e il mio cuore s’intenerì. Sono un povero pastore, ma ogni volta che vedo un agnellino mi commuovo. E quel Bambino mi parve il più tenero, il più innocente degli agnelli.
Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho più provato in vita mia una dolcezza simile a quella provata dinanzi a quel Bambino.
Anche ora che ci ripenso, mi torna la tenerezza per quell’Agnello innocente e gentile.
Sono un povero pastore. Perdonatemi se lo chiamo così: è per me il nome più dolce e più caro.

Il pastore
Piero Bargellini

Buon Natale !

Oggi sul blog del Folletto del Vento, Viaggio nel Vento , si apre l'ultima finestra del Calendario dell'Avvento dedicato ad Alessandro.

Ho saputo da Joh che è stata dedicata una stella ad Alessandro, chi vuole può continuare a lasciare dei messaggi su questo sito : https://stars.osr.org/FNV106412#.VnxSyX5d7qB , la password è superale.

domenica 20 dicembre 2015

Una sera di fine dicembre

" Una sera di fine dicembre. La nebbia sale dalla valle e si confonde col fumo lento delle case. È  una lentezza pacata che si distende sulle fatiche ultimate degli uomini; è una carezza, un premio.

Cominciano le veglie nelle case, che sono tutte una lunga veglia di Natale. La natura è spenta e la terra svapora in un elemento confuso e primitivo. I suoni sono spogliati e si perdono in un'aria vuota dove sembrano morire. 

S'odono voci di bimbi, versi di tacchini (i lieti animali del Ceppo), campane che si sciolgono una dopo l'altra, come lo snodarsi d'una catena sonora. 

Ma tutti i suoni sono esteriori: ché nulla viene dalla terra, ormai ridotta a un'ombra vagante. La crosta della terra è sterile, l'erba invetrita, l'acqua ghiacciata. E il cielo è lontano e distaccato. Nulla più geme, dubita, lotta, sospira. E' la stagione delle fredde certezze.


C'è una netta divisione: la casa e fuori. La casa è la vita; tutta la vita presente, tutti i germi della vita futura si sono raccolti in casa.

Le pigne e la legna nel caminetto prendono importanza, sembrano le uniche pigne e le uniche legna rimaste al mondo, e servono a mantenere nella casa la vita. 

Chi le avrebbe notate le pigne perdute tra i cespugli del bosco prima che le raccattassero i ragazzi e le mettessero in un corbello per portarle a casa col vischio e il pungitopo? E quegli enormi tronchi di legno dove il fuoco scava archi e volte e gallerie a spirale, non erano che ramoscelli secchi d'una pianta perduta fra molte altre. E quelle provviste di mele e di castagne, di conserve e di farine (considerate un giorno miseri raccolti) ora riempiono la casa d'opulenza e di conforto. 

Fuori, tutto è diventato a un tratto lontano, freddo. Da questo contrasto fra l'umana intimità della casa e la solenne purezza d'una notte in cui tutto ciò che è piccola e confusa voce terrestre è rimasto fulminato e ammutolito dall'ordine assoluto, è nata e venuta a noi la poesia del Presepio. Dentro, l'alito caldo d'un bue, fuori, freddezza di stelle e mistici canti celesti. "

Fabio Sanminiatelli,
in arte Bino Sanminiatelli 

Scrittore e produttore di vini






P.S. Per un impegno personale il 21 sera non potrò aggiornare i link del Calendario dell'Avvento quindi già da domani mattina troverete attivate le finestre del 21 e del 22 - Grazie a tutti

giovedì 17 dicembre 2015

Un sorriso incastonato tra due guance soffici


Veder entrare Alessandro, con Claudia, nella nostra scuola San Giuseppe, era sempre una gioia. Ci raccontava dove era andato con i suoi genitori, quali animali avrebbe visto con Mina nel pomeriggio e mentre parlava la bocca sembrava un gioiello incastonato tra le guance soffici che accarezzavamo con infinita tenerezza. I primi tempi lo zainetto era troppo ingombrante per lui così piccino e allora si divertiva a trascinarlo, ma lo faceva con una certa eleganza che ben si abbinava al cappottino blu (quante volte l'ho abbottonato!) e che lo rendeva un vero " damerino". Giocava con i compagni, ma amava anche chiacchierare con noi e nonostante fosse così piccolo, aveva una spiccata proprietà di linguaggio, riusciva a sostenere lunghe conversazioni con gli insegnanti e le rendeva più interessanti di molti adulti! Per un certo periodo Claudia, sempre protettiva nei suoi confronti, ha avuto paura che gli accadesse qualcosa di male, che si perdesse tra la gente, senza poterlo ritrovare...oggi sembra quasi un presagio. Il ricordo di Ale qui è forte nei pensieri e ora nelle lacrime di chi lo ha conosciuto e presto la sua presenza sarà ancora più tangibile grazie a un quadro a lui dedicato: oltre a colori e immagini conterrà una frase tratta da "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry "Tu avrai delle stelle come nessuno ha. Quando la notte guarderai il cielo, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai delle stelle che sanno ridere!"
Siamo in Avvento, tempo di attesa di un Dio bambino, nato di notte perché crediamo che possa illuminare qualsiasi realtà, e che come promesso nell' Apocalisse ( capitolo 21 versetto 4) " asciugherà ogni lacrima, non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno".

Ad Alessandro.
La maestra Enrica.

Scuola dell'Infanzia San Giuseppe
Castelfiorentino (FI)


Passo il testimone a Leonardo del blog Sirio - note in libertà

lunedì 14 dicembre 2015

Buon Natale a quel bambino


Buon Natale buon Natale,
buon Natale a tutti quanti, 
a li preti senza santi
alle banche e a li banchieri
con i figli ai ministeri.

Alle zoccole de strada
 che so sante e benedette
con un Parlamento de mignotte.*
Buon Natale ai terroristi
con la faccia indifferente che massacrano la gente.

Buon Natale buon Natale...


Buon Natale  a quel bambino
che guardanno* questo monno* 
così piccolo e meschino
s' è chiamato un cherubino e... 
è tornato dar Divino

Golconda

mignotte* = non è riferito a una distinzione di genere
guardanno* = guardando
monno*  = mondo


Un ciao a te Alessandro da un uomo che avrebbe voluto che questo mondo offrisse di più a te, a Claudia e ai tuoi genitori


Passo il testimone ad Azzurro Cielo del blog  UnAzzurroCielo

domenica 6 dicembre 2015

Il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche

Consegnare i regali  a tutti i bambini durante l'intera stagione natalizia è un compito davvero difficile, per questo c' è chi indossa gli abiti di Babbo Natale e lo aiuta, Marcovaldo che ha un' eccellente esperienza come Un uomo di neve adesso diventa il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche.



" Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo dell'industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L'unico pensiero dei Consigli d'amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d'augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s'inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po' abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino danno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d'affari le grevi contese d'interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale.

Alla Sbav quell'anno l'Ufficio Relazioni Pubbliche propose che alle persone di maggior riguardo le strenne fossero recapitate a domicilio da un uomo vestito da Babbo Natale.

L'idea suscitò l'approvazione unanime dei dirigenti. Fu comprata un'acconciatura da Babbo Natale completa: barba bianca, berretto e pastrano rossi bordati di pelliccia, stivaloni. Si cominciò a provare a quale dei fattorini andava meglio, ma uno era troppo basso di statura e la barba gli toccava per terra, uno era troppo robusto e non gli entrava il cappotto, un altro troppo giovane, un altro invece troppo vecchio e non valeva la pena di truccarlo.

Mentre il capo dell'Ufficio Personale faceva chiamare altri possibili Babbi Natali dai vari reparti, i dirigenti radunati cercavano di sviluppare l'idea: l'Ufficio Relazioni Umane voleva che anche il pacco-strenna alle maestranze fosse consegnato da Babbo Natale in una cerimonia collettiva; l'Ufficio Commerciale voleva fargli fare anche un giro dei negozi; l'Ufficio Pubblicità si preoccupava che facesse risaltare il nome della ditta, magari reggendo appesi a un filo quattro palloncini con le lettere S, B, A, V. 

Tutti erano presi dall'atmosfera alacre e cordiale che si espandeva per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo, questo soprattutto - come ci ricorda il suono, firulí firulí, delle zampogne -, è ciò che conta. 

In magazzino, il bene - materiale e spirituale - passava per le mani di Marcovaldo in quanto merce da caricare e scaricare. E non solo caricando e scaricando egli prendeva parte alla festa generale, ma anche pensando che in fondo a quel labirinto di centinaia di migliaia di pacchi lo attendeva un pacco solo suo, preparatogli dall'Ufficio Relazioni Umane; e ancora di più facendo il conto di quanto gli spettava a fine mese tra " tredicesima mensilità " e " ore straordinarie ". Con qui soldi, avrebbe potuto correre anche lui per i negozi, a comprare comprare comprare per regalare regalare regalare, come imponevano i più sinceri sentimenti suoi e gli interessi generali dell'industria e del commercio. 

Il capo dell’Ufficio Personale entrò in magazzino con una barba finta in mano: - Ehi, tu! - disse a Marcovaldo. - Prova un po' come stai con questa barba. Benissimo! Il Natale sei tu. Vieni di sopra, spicciati. Avrai un premio speciale se farai cinquanta consegne a domicilio al giorno. 

Marcovaldo camuffato da Babbo Natale percorreva la città, sulla sella del motofurgoncino carico di pacchi involti in carta variopinta, legati con bei nastri e adorni di rametti di vischio e d'agrifoglio. La barba d'ovatta bianca gli faceva un po’ di pizzicorino ma serviva a proteggergli la gola dall'aria. 

La prima corsa la fece a casa sua, perché non resisteva alla tentazione di fare una sorpresa ai suoi bambini. " Dapprincipio, - pensava, non mi riconosceranno. Chissà come rideranno, dopo! " 

I bambini stavano giocando per la scala. Si voltarono appena. 

- Ciao papà. 
Marcovaldo ci rimase male. -Mah... Non vedete come sono vestito? 
- E come vuoi essere vestito? - disse Pietruccio. - Da Babbo Natale, no? 
- E m'avete riconosciuto subito? 
- Ci vuol tanto! Abbiamo riconosciuto anche il signor Sigismondo che era truccato meglio di te! 
- E il cognato della portinaia! 
- E il padre dei gemelli che stanno di fronte! 
- E lo zio di Ernestina quella con le trecce! 
- Tutti vestiti da Babbo Natale? - chiese Marcovaldo, e la delusione nella sua voce non era soltanto per la mancata sorpresa familiare, ma perché sentiva in qualche modo colpito il prestigio aziendale. 
- Certo, tal quale come te, uffa, - risposero i bambini, - da Babbo Natale, al solito, con la barba finta, - e voltandogli le spalle, si rimisero a badare ai loro giochi. 
Era capitato che agli Uffici Relazioni Pubbliche di molte ditte era venuta contemporaneamente la stessa idea; e avevano reclutato una gran quantità di persone, per lo più disoccupati, pensionati, ambulanti, per vestirli col pastrano rosso e la barba di bambagia. I bambini dopo essersi divertiti le prime volte a riconoscere sotto quella mascheratura conoscenti e persone del quartiere, dopo un po' ci avevano fatto l'abitudine e non ci badavano più. 
Si sarebbe detto che il gioco cui erano intenti li appassionasse molto. S'erano radunati su un pianerottolo, seduti in cerchio. 
- Si può sapere cosa state complottando? - chiese Marcovaldo. 
- Lasciaci in pace, papà, dobbiamo preparare i regali. 
- Regali per chi? 
- Per un bambino povero. Dobbiamo cercare un bambino povero e fargli dei regali. 
- Ma chi ve l'ha detto? 
- C'è nel libro di lettura. 
Marcovaldo stava per dire: " Siete voi i bambini poveri! ", ma durante quella settimana s'era talmente persuaso a considerarsi un abitante del Paese della Cuccagna, dove tutti compravano e se la godevano e si facevano regali, che non gli pareva buona educazione parlare di povertà, e preferì dichiarare: 
- Bambini poveri non ne esistono più! 
S'alzò Michelino e chiese: - È per questo, papà, che non ci porti regali? 
Marcovaldo si sentí stringere il cuore. 
- Ora devo guadagnare degli straordinari, - disse in fretta, - e poi ve li porto. 
- Li guadagni come? - chiese Filippetto. 
- Portando dei regali, - fece Marcovaldo. 
- A noi? 
- No, ad altri. 
- Perché non a noi? Faresti prima. 
Marcovaldo cercò di spiegare: - Perché io non sono mica il Babbo Natale delle Relazioni Umane: io sono il Babbo Natale delle Relazioni Pubbliche. Avete capito? 
- No. 
- Pazienza -. Ma siccome voleva in qualche modo farsi perdonare d'esser venuto a mani vuote, pensò di prendersi Michelino e portarselo dietro nel suo giro di consegne. 
- Se stai buono puoi venire a vedere tuo padre che porta i regali alla gente, - disse, inforcando la sella del motofurgoncino. 
- Andiamo, forse troverò un bambino povero, - disse Michelino e saltò su, aggrappandosi alle spalle del padre. 
Per le vie della città Marcovaldo non faceva che incontrare altri Babbi Natale rossi e bianchi, uguali identici a lui, che pilotavano camioncini o motofurgoncini o che aprivano le portiere dei negozi ai clienti carichi di pacchi o li aiutavano a portare le compere fino all'automobile. E tutti questi Babbi Natale avevano un'aria concentrata e indaffarata, come fossero addetti al servizio di manutenzione dell'enorme macchinario delle Feste. 
E Marcovaldo, tal quale come loro, correva da un indirizzo all'altro segnato sull'elenco, scendeva di sella, smistava i pacchi del furgoncino, ne prendeva uno, lo presentava a chi apriva la porta scandendo la frase: 
- La Sbav augura Buon Natale e felice anno nuovo,- e prendeva la mancia. 
Questa mancia poteva essere anche ragguardevole e Marcovaldo avrebbe potuto dirsi soddisfatto, ma qualcosa gli mancava. Ogni volta, prima di suonare a una porta, seguito da Michelino, pregustava la meraviglia di chi aprendo si sarebbe visto davanti Babbo Natale in persona; si aspettava feste, curiosità, gratitudine. E ogni volta era accolto come il postino che porta il giornale tutti i giorni. 
Suonò alla porta di una casa lussuosa. Aperse una governante. 
- Uh, ancora un altro pacco, da chi viene? 
- La Sbav augura... 
- Be', portate qua, - e precedette il Babbo Natale per un corridoio tutto arazzi, tappeti e vasi di maiolica. Michelino, con tanto d'occhi, andava dietro al padre.
La governante aperse una porta a vetri. Entrarono in una sala dal soffitto alto alto, tanto che ci stava dentro un grande abete. Era un albero di Natale illuminato da bolle di vetro di tutti i colori, e ai suoi rami erano appesi regali e dolci di tutte le fogge. Al soffitto erano pesanti lampadari di cristallo, e i rami più alti dell'abete s'impigliavano nei pendagli scintillanti. Sopra un gran tavolo erano disposte cristallerie, argenterie, scatole di canditi e cassette di bottiglie. I giocattoli, sparsi su di un grande tappeto, erano tanti come in un negozio di giocattoli, soprattutto complicati congegni elettronici e modelli di astronavi. Su quel tappeto, in un angolo sgombro, c'era un bambino, sdraiato bocconi, di circa nove anni, con un'aria imbronciata e annoiata. Sfogliava un libro illustrato, come se tutto quel che era li intorno non lo riguardasse. 
- Gianfranco, su, Gianfranco, - disse la governante, - hai visto che è tornato Babbo Natale con un altro regalo? 
- Trecentododici, - sospirò il bambino - senz'alzare gli occhi dal libro. - Metta lí. 
- È il trecentododicesimo regalo che arriva, - disse la governante. - Gianfranco è cosí bravo, tiene il conto, non ne perde uno, la sua gran passione è contare. 
In punta di piedi Marcovaldo e Michelino lasciarono la casa. 
- Papà, quel bambino è un bambino povero? - chiese Michelino. 
Marcovaldo era intento a riordinare il carico del furgoncino e non rispose subito. Ma dopo un momento, s'affrettò a protestare: 
- Povero? Che dici? Sai chi è suo padre? È il presidente dell'Unione Incremento Vendite Natalizie! Il commendator... 
S'interruppe, perché non vedeva Michelino. Michelino, Michelino! Dove sei? Era sparito. 
" Sta’ a vedere che ha visto passare un altro Babbo Natale, l'ha scambiato per me e gli è andato dietro... " Marcovaldo continuò il suo giro, ma era un po' in pensiero e non vedeva l'ora di tornare a casa. 
A casa, ritrovò Michelino insieme ai suoi fratelli, buono buono. 
- Di' un po', tu: dove t'eri cacciato? 
- A casa, a prendere i regali... Si, i regali per quel bambino povero... 
- Eh! Chi? 
- Quello che se ne stava cosi triste.. - quello della villa con l'albero di Natale... 
- A lui? Ma che regali potevi fargli, tu a lui? 
- Oh, li avevamo preparati bene... tre regali, involti in carta argentata. 
Intervennero i fratellini. Siamo andati tutti insieme a portarglieli! Avessi visto come era contento! 
- Figuriamoci! - disse Marcovaldo. - Aveva proprio bisogno dei vostri regali, per essere contento! 
- Sí, sí dei nostri... È corso subito a strappare la carta per vedere cos'erano... 
- E cos'erano? 
- Il primo era un martello: quel martello grosso, tondo, di legno... 
- E lui? 
- Saltava dalla gioia! L'ha afferrato e ha cominciato a usarlo! 
- Come? 
- Ha spaccato tutti i giocattoli! E tutta la cristalleria! Poi ha preso il secondo regalo... 
- Cos'era? 
- Un tirasassi. Dovevi vederlo, che contentezza... Ha fracassato tutte le bolle di vetro dell'albero di Natale. Poi è passato ai lampadari... 
- Basta, basta, non voglio più sentire! E... il terzo regalo? 
- Non avevamo più niente da regalare, cosi abbiamo involto nella carta argentata un pacchetto di fiammiferi da cucina. È stato il regalo che l'ha fatto più felice. Diceva: " I fiammiferi non me li lasciano mai toccare! " Ha cominciato ad accenderli, e... 
-E...? 
- …ha dato fuoco a tutto! 
Marcovaldo aveva le mani nei capelli. - Sono rovinato! 
L'indomani, presentandosi in ditta, sentiva addensarsi la tempesta. Si rivesti da Babbo Natale, in fretta in fretta, caricò sul furgoncino i pacchi da consegnare, già meravigliato che nessuno gli avesse ancora detto niente, quando vide venire verso di lui tre capiufficio, quello delle Relazioni Pubbliche, quello della Pubblicità e quello dell'Ufficio Commerciale. 
- Alt! - gli dissero, - scaricare tutto; subito! 
" Ci siamo! " si disse Marcovaldo e già si vedeva licenziato. 
- Presto! Bisogna sostituire i pacchi! - dissero i Capiufficio. - L'Unione Incremento Vendite Natalizie ha aperto una campagna per il lancio del Regalo Distruttivo! 
- Cosi tutt'a un tratto... - commentò uno di loro. Avrebbero potuto pensarci prima...
- È stata una scoperta improvvisa del presidente, - spiegò un altro. - Pare che il suo bambino abbia ricevuto degli articoli-regalo modernissimi, credo giapponesi, e per la prima volta lo si è visto divertirsi... 
- Quel che più conta, - aggiunse il terzo, - è che il Regalo Distruttivo serve a distruggere articoli d'ogni genere: quel che ci vuole per accelerare il ritmo dei consumi e ridare vivacità al mercato... Tutto in un tempo brevissimo e alla portata d'un bambino... Il presidente dell'Unione ha visto aprirsi un nuovo orizzonte, è ai sette cieli dell'entusiasmo... 
- Ma questo bambino, - chiese Marcovaldo con un filo di voce, - ha distrutto veramente molta roba?
- Fare un calcolo, sia pur approssimativo, è difficile, dato che la casa è incendiata... 
Marcovaldo tornò nella via illuminata come fosse notte, affollata di mamme e bambini e zii e nonni e pacchi e palloni e cavalli a dondolo e alberi di Natale e Babbi Natale e polli e tacchini e panettoni e bottiglie e zampognari e spazzacamini e venditrici di caldarroste che facevano saltare padellate di castagne sul tondo fornello nero ardente. 
E la città sembrava più piccola, raccolta in un'ampolla luminosa, sepolta nel cuore buio d'un bosco, tra i tronchi centenari dei castagni e un infinito manto di neve. Da qualche parte del buio s'udiva l'ululo del lupo; i leprotti avevano una tana sepolta nella neve, nella calda terra rossa sotto uno strato di ricci di castagna. 
Uscì un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un'impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi. 
C'era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là. 
Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto. Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo uscì dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento. 
Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando. 
È qua? È là? no, è un po' più in là? 
Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina. "


I figli di Babbo Natale - Marcovaldo

mercoledì 25 novembre 2015

Eco d'amore


Eco d'amore
si propaga nel tempo
senza confini

© Sciarada Sciaranti

Tantissimi auguri Raggio di Sole da me e Sorellina !

sabato 21 novembre 2015

I fili del destino



 " ... non sospettava punto qual diabolico ragno tesseva intorno a lei i fili del suo destino! "

I suicidi di Parigi
Ferdinando Petruccelli della Gattina
Giornalista e  scrittore


P.S.
I partecipanti  che hanno scelto di non prenotare possono controllare il loro giorno di pubblicazione cliccando su Calendario dell ' Avvento del Focolare dell ' Anima - II Edizione 2015 , a breve vi spedirò una mail con il nostro logo e il link del blog amico a cui passare il testimone, grazie ragazze e ragazzi .

mercoledì 4 novembre 2015

" Fuochi in novembre "


" Bruciano della gramigna
nei campi
un’allegra fiamma suscitano
e un fumo brontolone.
La bianca nebbia si rifugia
fra le gaggie
ma il fumo lento si avvicina
non la lascia stare.
I ragazzi corrono attorno
al fuoco
con le mani nelle mani
smemorati,
come se avessero bevuto
del vino.
Per lungo tempo si ricorderanno
con gioia
dei fuochi accesi in novembre
al limitare del campo. "

Fuochi in Novembre

Attilio Bertolucci

Felice novembre

P.S. per aderire e prenotare cliccare su : Calendario dell'Avvento del Focolare dell' Anima - II Edizione 2015 , 5 posti liberi e 16 prenotabili

sabato 31 ottobre 2015

" Il vero amore è per sempre "


" Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l'anima non poteva riposare in pace. Così a volte ma solo a volte, il corvo riportava indietro l'anima perché rimettesse tutto a posto.
Un palazzo viene dato alle fiamme tutto quel che ne rimane è cenere, prima pensavo che questo valesse per ogni cosa: famiglie, amici, sentimenti, ora so che se l'amore è vero amore niente può separare due persone fatte per stare insieme. Se le persone che amiamo ci vengono portate via perché continuino a vivere, non dobbiamo mai smettere di amarle: le case bruciano, le persone muoiono ma il vero amore è per sempre. "

Il Corvo

Buona festa di Samhain
Buon Halloween
Buon Ognissanti e Commemorazione dei Defunti a tutti voi

 Per ulteriori informazioni:


Aggiornamento 2 - 11 - 2015

Il testo su citato è tratto dal film Il Corvo
P.S.

Per aderire e prenotare cliccare su: Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - II Edizione 2015 - 6 posti liberi e 17 prenotabili

lunedì 26 ottobre 2015

Noci d' autunno


" I mattini sono più miti di com'erano -
Le noci stanno diventando marroni - "

Emily Dickinson

P.S.
Se dipendesse esclusivamente da me, verrei a prendervi uno per uno perché sarebbe una gioia ricostituire il gruppo dell'anno scorso e ampliarlo anche con nuovi amici, ma non conosco le dinamiche delle vostre vite che sono più importanti e una richiesta diretta e personale potrebbe essere fastidiosa e inopportuna. Un abbraccio a tutti ! 

martedì 20 ottobre 2015

Riverbero d'amore

Come fiaccola
riverbero d'amore
scuote l'anima

© Sciarada Sciaranti


venerdì 16 ottobre 2015

Una storia letta su un fiore

Ogni tanto vi tocca aver a che fare con la mia vena immaginativa alquanto folle; or dunque dame e cavalieri in quest'immagine sfumata voi riuscite a leggere la storia che leggo io ?


1) Il serpente fece capolino dal suo nascondiglio per annusare 2) la sinuosa signora in abito da sera che si voltò per l' arrivo 3) dell' alieno che mise in allerta 4) il segugio che per dare l'allarme gli salì in testa appoggiando la coda 5) sulla statua del Buddha sulla quale riposava sottosopra 6) la farfalla che disturbata dal trambusto 7) spiegò le ali e prese il  volo per andare a posarsi 8) sulla conchiglia dalla quale 9) la nonnina che non riusciva più a reggere il candelabro sentiva il mare in cui nuotava 10) Il dentice rosso .

Ecco nei dettagli e buon divertimento :


1 - Il serpente


2 - La signora sinuosa in abito da sera solo leggermente, leggermente in obliquo


3 - L' alieno 


4 - Il segugio


5 - La faccia del Buddha con annessa nonnina


6 - La farfalla sottosopra 


7 - La farfalla con le ali spiegate


8 - La conchiglia


9 - La nonnina


10 - Il dentice rosso con la testa in su

giovedì 1 ottobre 2015

" Un glorioso ottobre, tutto rosso e oro "


" ...Era di nuovo ottobre… un glorioso ottobre, tutto rosso e oro, con mattine dolci in cui le valli sono piene di nebbie delicate, come se lo spirito di autunno le avesse versate per mitigare il sole – nebbie color ametista, perla, argento, rosa, e fumo-blu.
Le rugiade erano così intense che i campi brillavano come tela d'argento e nella cavità di molti boschi ad alto fusto c'erano mucchi di foglie fruscianti a correre vivacemente da parte a parte... "

Anna dai verdi abbaini - Anna dai capelli rossi

lunedì 28 settembre 2015

Luna d'ambra

Raggi di Sole
Oltre ombra di Terra
Luna di ambra

Sciarada Sciaranti

Cosa succede quando il Sole, la Terra e la Luna si allineano?

Il Sole irraggia la Terra, la Terra fa ombra alla Luna e la Luna si eclissa, ma a causa della rifrazione della luce alcuni tenaci raggi del Sole raggiungono ugualmente la Luna che, con la complicità dell'atmosfera che assorbe le lunghezze d'onda della gamma dei blu e rilascia quelle della gamma dei rossi , appare di un bel colore ambrato, se poi l'orbita ellittica della Luna è al perigeo 356,700 km di distanza dalla Terra e non all'apogeo 406,300 Km, il sipario si alza su una spettacolare eclisse di " Superluna " dai toni ambrati .
Alle 2.11 la Luna ha iniziato a entrare nella zona di penombra della Terra , alle 3.07 si è tuffata nella zona d'ombra e ha raggiunto la totale immersione tra le 4.07 e le 5.23 per poi riemergere dalla zona d'ombra e uscire dalla zona di penombra alle 7. 23 .
Il cielo di Roma coperto da nuvole non è stato generoso, quindi niente fasi da seguire, una sola immagine in rappresentanza del tutto e adesso buongiorno a voi e buonanotte a me!


mercoledì 23 settembre 2015

Equinozio d'autunno tra le stelle del Triangolo estivo

" ... Lascia la cupidigia
Dell’uva acerba: fra poco il vario
Autunno a te i lividi grappi
Tingerà di purpureo colore ... "

Carmina- Libro II - V
Quinto Orazio Flacco


" ... Letti i versi di Orazio Sasha si fermò un attimo , chiuse gli occhi per abituarli all'oscurità della notte, li aprì dopo qualche minuto e  volse lo sguardo verso il cielo, individuò quello che le interessava e tracciò idealmente le linee che formavano " il triangolo estivo* " ; la temperatura dopo aver fatto tanto patire si era addolcita come per dare il benvenuto all' equinozio d'autunno , ma l'estate era ancora lì dipinta sul firmamento , partì da Vega " l'avvoltoio planante " della costellazione della Lira e scese verso Altair " l' aquila volante "  della costellazione dell'Aquila per poi raggiungere Deneb " la coda " della costellazione del Cigno che predominava su Gienah  " l'ala orientale " , Sadr " il busto " e Rukh " l'ala occidentale " ; Interior ammaliata da queste vestigia , memorie ancestrali dell'universo , ebbe un fremito e ricordò a Sasha  che entrambe facevano parte di tutto ciò ... "

triangolo estivo* = Definito così nell'emisfero boreale , è noto nell'emisfero australe come " triangolo invernale " 

Sasha nel cuore di Interior
Sciarada Sciaranti


Felice equinozio d'autunno a tutti voi !

Per ulteriori informazioni