mercoledì 11 dicembre 2013

Uno scambio silente di doni

"... nessun dono dovrebbe essere offerto come spettacolo. Non appena è offerto allo sguardo, il dono diventa precario e sospetto ... "

A piene mani
Jean Starobinski
Critico letterario


Calzolaio di Norimberga
Registro dei Dodici Fratelli di Mendel
 XVI secolo

Un calzolaio, non per colpa sua, era diventato talmente povero che gli rimaneva solo il cuoio per fare un paio di scarpe. La sera tagliò la tomaia per metterla in lavorazione il giorno dopo e, con la coscienza pulita andò tranquillamente a letto, si raccomandò a Dio e si addormentò.
La mattina, dopo aver detto le sue preghiere, voleva mettersi al lavoro, ma le scarpe erano sul deschetto belle e pronte. Si meravigliò e non sapeva cosa dire. Prese le scarpe in mano per osservarle meglio ed erano fatte così bene che nemmeno un punto era sbagliato, proprio un capolavoro come doveva essere.
Subito dopo entrò un cliente e le scarpe gli piacquero talmente che le pagò più del solito. Con quella somma il calzolaio poté acquistare il cuoio per due paia di scarpe. La sera le tagliò per mettersi al lavoro la mattina di buona voglia, ma non ce ne fu bisogno: quando si alzò le scarpe erano già finite e non mancarono i compratori che gli diedero tanto denaro da acquistare il cuoio per ben quattro paia di scarpe. Di buon mattino trovò pronte anche queste altre quattro paia e così andò via. Quello che tagliava la sera era pronto al mattino così che ben presto egli poté di nuovo vivere più che bene e finì per diventare un uomo benestante.
Ora accadde che una sera, era vicino il Natale, l’uomo preparò le scarpe tagliate e, prima di andare a letto, disse alla moglie: "Cosa diresti se questa notte stessimo svegli per vedere chi ci aiuta con mano così generosa?". La donna acconsentì, accese una candela e si nascosero dietro gli abiti che erano appesi nella stanza e cominciarono a fare la guardia. A mezzanotte arrivarono due omini nudi, si misero al deschetto, presero tutto il cuoio preparato, cominciarono coi loro ditini a forare, cucire e battere talmente in fretta che il calzolaio non poteva distogliere lo sguardo dalla meraviglia. E non si smisero finché non furono alla fine, con le scarpe belle e pronte sul deschetto, poi svelti se ne andarono. La mattina dopo la donna disse: "Quegli ometti ci hanno fatto diventare ricchi e noi dovremo essere loro riconoscenti. Vanno in giro con niente addosso e devono aver freddo. Sai cosa? Cucirò per loro una camicina, una giacca, un panciotto e un paio di calzoncini e tu aggiungi un paio di scarpine". L’uomo rispose: "D’accordo". La sera quando ebbero tutto finito, misero sul deschetto i regali al posto del cuoio e si nascosero per vedere che faccia avrebbero fatto gli gnomi.
A mezzanotte arrivarono saltellando e volevano mettersi al lavoro ma, invece del cuoio, trovarono i bei vestitini. Prima si stupirono, poi mostrarono una gran gioia. A tutta velocità li indossarono, se li sistemarono e cantarono:
Non siamo forse giovanotti belli e gai? Basta fare i calzolai!
Poi saltarono e ballarono e fecero capriole sulle sedie e sulle panche. Infine, ballando, giunsero alla porta. Da allora in poi non tornarono più, ma il calzolaio se la passò bene ed ebbe fortuna in tutto ciò che faceva.



Gli gnomi
Jacob Ludwig Karl e Wilhelm Karl Grimm

10 commenti:

  1. ciao Sciarada, grazie per questa bella storia, molto istruttiva , aiutare le persone spesso ci gratifica, vedendo la loro contentezza, senza aspettarci nulla in cambio, restituire la gentilezza poi viene spontaneo, ciao grazie buona giornata rosa,baci

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  2. Ciao Sciarada mi piace questo racconto. È bello fare dei doni per il semplice piacere di farli, senza aspettarsi in cambio nulla!
    Buona giornata, un amichevole abbraccio
    enrico

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  3. Bellissima storia educativa, mia Diletta.

    Regalare in silenzio...che bellezza!

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  4. Una bellissima fiaba, con la speranza che i sogni divengano realtà, e che tanta gente possa trovare lavoro, e benessere per sé me per i propri cari.

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  5. Probabilmente io non avrei guardato in faccia, seppur di nascosto, chi mi faceva il dono delle scarpe già confezionate. Avrei messo il mio dono sul tavolo e sarei andata a letto nella speranza che il mio dono fosse gradito al mio benefattore.
    I benefattori non dovrebbero avere un volto.... :o) hanno un cuore grande al posto della carta di identità.
    Un abbraccio grandissimo
    Joh

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  6. Cara Sciarada, con questa bella fiaba, fai un po noi tutti sognare, di un'epoca dove era tutto possibile...
    Grazie cara amica di averla condivisa, un abbraccio forte..
    Tomaso

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  7. E' bello talvolta leggere le fiabe come questa,..si ritorna un po' bambini.
    Grazie per averla pubblicata.
    Ciao un abbraccio!

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  8. Una bella favola,e forse anche accanto a noi le favole prendono vita:anche un sorriso può essere un grande regalo,dare senza chiedere,e spesso dare è già un regalo per chi da.

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  9. Una favola ideale in tempi natalizi! La migliore ricompensa per un regalo è vedere la gioia nello sguardo di chi lo riceve.

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  10. Buongiorno Sciarada,
    trovo questa favola deliziosa, perché in un certo senso materializza quello che è il sogno inconfessato di ogni essere umano: vedere esauditi al risveglio i propri desideri e risolti i problemi.
    Credo che i Grimm abbiano scritto questa favola, dal sapore vagamente medievale, per sottolineare la discrezione e la riservatezza nel dono, ma allo stesso tempo esaltare il valore della mutua solidarietà.
    Un caloroso saluto.

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