martedì 12 febbraio 2013

Coriandoli e Stelle Filanti

L'uso carnevalesco propiziatorio, ben consolidato nel  Medioevo, di spargere sulla gente mascherata arance, grano e granturco, gusci di uova colmi di essenze profumate, monete e anche petali di fiori, con l'andar del tempo gradatamente si polarizza più sul lancio dei diavoloni:

"Volgarmente si da tal nome ad una sorta di zuccherini, composti specialmente con essenza di cannella, garofani, menta, e simili; perciò di sapore acutissimo, riscaldanti e eccitanti"

Accademia della Crusca

"Un tempo, nome di certi grossi confetti con l'anima di cannella, che venivano lanciati nei corsi mascherati"
 Treccani


Sul finire del XVI secolo seguono altri confetti, aromatizzati con i semi di coriandolo:

"Cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti, rompono le ventosità del ventre mangiati dopo pasto, e rendono buon odore e fanno buon fiato masticati in bocca; e verdi le sue foglie nelle mescolanze d'insalata non fanno male."

Il trattato della cultura e dei giardini
Giovanvettorio Soderini


però sono sostituiti successivamente da confetti di gesso amalgamato sempre ai semi di coriandolo:

"certe pallottoline di gesso, che si fabbricano a posta in alcune città d'Italia, da gittarsi addosso per sollazzo nelle feste di carnevale"

Tommaseo - Bellini


questi confetti di gesso vengono accantonati a loro volta nel 1875 per la nascita dei coriandoli di carta promossa dal Cavalier Enrico Mangili di Crescenzago, un industriale possessore di una filanda che pensa bene di riciclare i dischetti  ricavati dagli scarti dei fogli forati utilizzati per la lettiera dei bachi da seta, che più leggeri dei confetti si prestano ad essere trasportati dal vento creando un vortice di sensazioni avvolgenti per un'atmosfera decisamente suggestiva, che il Cavalier Mangili arricchisce ancora di più con i nastrini di carta dei messaggi telegrafici che diventano stelle filanti.

"i coriandoli di carta ... furono una trovata di certo Mangilli di Crescenzago (Milano), traendo profitto dei dischetti che risultavano dalle carte forate pei bachi. Sostituirono il gesso e la terra dei tramontati carnevali ambrosiani, e i confetti usati anteriormente"

Alfredo Panzini


Ma in un'intervista del 1957 per Rai radio,  è l'ingegner Ettore Fenderl che rivendica l'invenzione dei coriandoli, sostenendo che nel 1876 aveva ritagliato dei triangolini di carta perché non possedeva i soldi necessari per comprare i confetti di gesso con cui si festeggiava il Carnevale.


Allegro martedì grasso

8 commenti:

  1. Cara Sciarada, guardando, le tue belle foto, e poi giro lo sguardo sulla finestra, quel che vedo mi fa subito chiudere gli occhi! Ora posso sognare le tue belle foto e pensare di esserci:)
    Tomaso

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  2. Foto stupende!

    A me il Carnevale non piace, non mi diverte...

    Buon Carnevale a voi, mia Diletta.

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  3. Bella la storia dei coriandoli. A Milano, neve permettendo facciamo ancora in tempo a lanciarli:-)
    buona giornata, un abbraccio
    enrico

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  4. Interesting history of confetti! I had thought it was always paper.

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  5. That's lots of confetti, it looks like fun!

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  6. ...leggendo il tuo post, gentile Signora, mi rendo conto di quante cose so di non sapere, ma anche di quante altre non abbia vissuto....bè, le tue foto sono straordinarie, migliori di quelle scattate con una obsoleta Olympus digitale....un sincero abbraccio..

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  7. molto bella questa associazione confetti e coriandoli non ci avevo mai pensato

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