giovedì 28 giugno 2012

La sensibilità indomabile dei viticci

Nel 1865 viene pubblicata la prima monografia particolareggiata sui viticci che inizia così:

"Fui tratto a questo soggetto da uno scritto breve, ma interessante, del professore Asa Gray sui movimenti dei viticci d'alcune piante Cucurbitacee. Le mie osservazioni erano giunte più che alla metà prima ch'io apprendessi avere Palm e Hugo von Mohl osservato lungo tempo fa il fenomeno sorprendente delle rivoluzioni spontanee degli steli e dei viticci delle piante rampicanti, ed essere questo fenomeno stato successivamente il soggetto di due Memorie di Dutrochet. Nondimeno credo che le mie osservazioni, fondate sull'esame d'oltre a cento specie viventi assai distinte, contengano novità sufficienti per giustificarne la pubblicazione."

I movimenti e le abitudini delle piante rampicanti
Charles Darwin






La gracilità che potrebbe essere considerata superficialmente un limite, rappresenta per la natura un elemento di diversità che trova nella complicità con l'altro l'essenza della sua esistenza come si osserva nelle piante che per dare sostegno e reggere il proprio fusto delicato si protendono attraverso i viticci* verso legami d'amore che ricambiano con affettuosi abbracci, questi filamenti sono così sensibili che se vengono sfiorati si girano ad accogliere il nuovo incontro avvolgendosi intorno a lui 

Viticci*= I viticci di origine caulinare che nascono cioè sul fusto si differenziano dai cirri che si originano alla base delle piante


Sciarada 






Vetta, o Tralcio di vite, che s'avvolticchia innanellandosi; ed anche quel Rimessiticcio, che fa la vite dal piè del tronco. Lat. capreolus, clavicula. Gr. ἕλιξ ἀμπέλου.

§. I. Dicesi anche d'altre Piante.

§. II. Figuratam. Certo sostegno, quasi braccio, che fatto uscire da corpo di muraglia, o simile serve per sostener lume, o altro.

Vocabolario degli Accademici della Crusca






" Constantine, otto anni, stava lavorando nell'orto di suo padre e pensava al proprio, un quadrato di granito polverizzato che aveva recintato e rastrellato nella parte più alta della proprietà di famiglia. Per prima cosa sarchiò i filari di fagioli del padre, poi strisciò fra i nodi e i ceppi del vigneto, legando di nuovo ai paletti i viticci ribelli con della ruvida corda marrone che secondo lui aveva esattamente il colore e la consistenza di un nobile sforzo destinato a fallire. Quando suo padre parlava di "ammazzarsi di lavoro per mantenersi vivi", Constantine immaginava questa corda, ruvida e forte e grigiastra, elettrizzata dai suoi stessi fili vaganti, che avvolgeva il mondo in  un goffo pacchetto riluttante a restare legato, proprio come i viticci che continuavano a liberarsi e guizzar fuori in estatiche inclinazioni verso il cielo. Occuparsi dei viticci era uno dei suoi compiti, ed era arrivato a disprezzarli e a rispettarli per la loro indomabile insistenza. Avevano una loro aggrovigliata vita segreta, una torpida volontà, ma sarebbe stato lui, Constantine, a pagarla se non fosse riuscito a tenerli ordinati e palettati. Suo padre aveva un occhio spietato, capace di scoprire un'unica pagliuzza cattiva in dieci balle di buone intenzioni. "

Carne e sangue 
di Michael Cunningham







lunedì 25 giugno 2012

Vai, addestra e muori

Alle ore 8.50 circa, 6.20 ora italiana, di lunedì 25 giugno, il carabiniere scelto Manuele Braj, membro effettivo del 13° reggimento "Friuli Venezia Giulia", ha perso la vita in Afghanistan a soli trent'anni a causa di un attentato rivendicato dai mujaddin ai danni di una base di addestramento della polizia afghana ad Adraskan; un razzo Rpg da 107 millimetri, di cui sono stati trovati i frammenti, ha sventrato la garitta di osservazione vicino la linea di tiro del poligono per poi colpire Manuele.  


Manuele Braj 
Galatina - Lecce


domenica 24 giugno 2012

Matisse 7

Guardate gli occhi innocenti di questo angioletto che pur avendo a disposizione una "piantagione" di erba gatta si è divorato tutte le foglie di una pianta di papiro


giovedì 21 giugno 2012

Meriggiare pallido e assorto

In un pomeriggio di calda estate del 1916 Eugenio Montale, in un orto cintato di mura, si tende meditante verso i suoni della natura che si rincorrono tra melodie e fruscii, porge il suo orecchio in ascolto sostenuto dai suoi occhi  che osservano sul terreno il movimento delle formiche rosse che si incontrano e si sfuggono in una danza frenetica; il sole che arde e abbaglia gli permette di intravedere con un'emozione pulsante le scintillanti onde del mare, ode il canto delle cicale che proviene dalle montagne, ma non può raggiungere quell'immensità e isolato e prigioniero coglie tutto il disagio di una vita indecifrabile che si arrampica su una muraglia coronata da cocci aguzzi di bottiglia.

Vicia - Veccia

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia*
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole biche*.

Osservare tra i frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi*
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Dalla raccolta Ossi di Seppia
Eugenio Montale

veccia* =  leguminosa dai piccoli semi neri , che viene coltivata come biada
biche* =  piccoli cumuli di terra  ammucchiati dalle formiche all'ingresso delle loro gallerie , per allargare  il loro formicaio
scricchi* =  friniti, canti

martedì 19 giugno 2012

Iris al primo raggio

" Come in un gran velario di nebbie, tutto inonda una tinta diafana e indecisa ; è l'incertezza del primo raggio, ma gradatamente poi, ecco, i primi albori che si diffondono rispecchiandosi in scintille adamantine entro a le rugiade sui fiori, sulle erbe ! Nel piccolo giardino di Iris, i fiori, come curiosi bimbi, levano i visi dalle chiomate corolle e guardano ad oriente. La casetta di Iris è ancora chiusa dentro alle sue stuoie colorate e ai suoi battenti di quercia. "

Iris
Opera in tre atti di Luigi Illica
Musica Pietro Mascagni








giovedì 14 giugno 2012

La Bella Dormiente

"Avverto intorno a me tutto questo germogliare, mi rallegro per gli arbusti di cerfoglio, su cui sono posate nuvolette di minuscoli insetti neri, per i fiori bagnati di rosso dell'acetosella, per gli steli sottili che s'inclinano a Oriente."

 La breve vita di Sophie Scholl*
Hermann Vinke

*Sophie Magdalena Scholl = Scrittrice tedesca, attivista non violenta del gruppo antinazista della Rosa Bianca, fu arrestata il 18 febbraio 1943 mentre distribuiva volantini all'Università di Monaco e ritenuta colpevole di tradimento  per aiuto alla Resistenza fu ghigliottinata il 22 febbraio del 1943 a soli 22 anni insieme al fratello Hans e all ' amico Christoph Probst.


La Bella Dormiente che per proteggersi dal vento, dalla pioggia e dalla notte, piega le sue foglie sopra i suoi steli,  


nel Medioevo veniva usata per insaporire le insalate e le salse apportando alle pietanze un sapore acidulo che le ha conferito il nome scientifico di Oxalis Acetosella* dal greco oxys - acuto/pungente e  hals - sale, le  foglie venivano anche ingerite in mancanza d'acqua per il loro potere dissetante, manifestando le loro proprietà astringenti, diuretiche, depurative, febbrifughe, rinfrescanti e disinfettanti del cavo orale; 

*Oxalis Acetosella = Quest'erba officinale è conosciuta anche con altri nomi quali Agretta, Erba brusca, Lambrusca, Pentecoste, Trifoglio dormiente ed ha molte varietà, quella delle foto è l'Oxalis Brasiliensis


per il suo alto contenuto di acido ascorbico - vitamina C veniva somministrata a chi soffriva di scorbuto, però se usata in grandi quantità provocava calcolosi a causa del biossalato di potassio che contiene.


Oggi si sa che è assolutamente controindicata per chi soffre di disturbi epatici e intestinali, di gastrite, di gotta, di litiasi renale e biliare;


la mucillagine di cui è ricca invece ha una funzione antinfiammatoria, decongestionante ed emolliente sulla pelle.


La Bella Dormiente assomiglia nella forma delle foglie al Trifoglio ma i fiori sono completamente diversi e nel linguaggio dei fiori per la caratteristica delle foglie di chiudersi di notte e durante le intemperie, rappresenta l'amore materno e la protezione. 

martedì 12 giugno 2012

Premio Colors

"Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro."

Perché
La presenza di Orfeo
Alda Merini


Il mio Dolce Sorriso: "Gianna" del blog Gianna il bene in noi mi ha affettuosamente donato il Premio Colors con l'augurio di vivere una vita colorata ed io lo accetto con grande piacere 

Dovrei elencare tre lavori che mi sarebbe piaciuto fare ma preferisco citare tre caratteristiche che avrebbero dovuto avere ovvero la creatività, l'indipendenza e il rispetto

Devo scrivere il titolo di una canzone che mi piace in modo particolare:
Allegria

Allegria
Come un lampo di vita
Allegria
Come un pazzo gridar
Allegria
Del delittuoso grido
Bella ruggente pena
Serena
Come la rabbia di amar
Allegria
Come un assalto di gioia

Allegria
Vedo un lampo di vita
Allegria
Ascolto il canto di un giovane menestrello
Allegria
Bellissimo urlo
Di gioia e dolore
Così estremo
C'è amore in me che infuria
Allegria
Una gioiosa magica sensazione

Allegria 
Come la luce della vita
Allegria
Come un pagliaccio che grida
Allegria
Dello stupendo grido
 Della tristezza pazza
Serena
Come la rabbia di amar
Allegria 
Come un assalto di felicità 

Dovrei passare il premio ad altri 12 blog ma visto che non è una regola ferrea e visto che per me, come ho dichiarato più volte, ogni persona    è una sfumatura unica di colore che arricchisce il tutto in maniera esclusiva con il suo esserci, lo offro a tutti voi che in questo caso non potete essere rappresentati da 12 prescelti.

mercoledì 6 giugno 2012

Il Congresso degli Arguti - Marforio

Marforio deve il nome alla sua originaria sede di collocazione nel Foro Romano, nella zona vicino l'Arco di Settimio Severo denominata erroneamente "Foro di Marte*" per la presenza del Tempio di Vespasiano ritenuto  nel Rinascimento il Tempio di Marte Ultore* e conosciuta anche con il nome di Marfori o Marfoli - per la nobile famiglia Marfoli - Marfuoli che abitava nei pressi del Carcere Mamertino, 
oppure all'iscrizione presente sulla statua: "Mare in Foro",  di cui oggi non si trova traccia, ma che è citata in un antico documento.

Foro di Marte* e Tempio di Marte Ultore*= Il Tempio di Marte si trova nel Foro di Marte che fa parte del Foro di Augusto distante dal Carcere Mamertino che è invece vicino al Foro Romano dove Marforio sembra esser raffigurato in un'incisione di Antonio Lafréry del 1550 


Di tutte le Statue parlanti Marforio è la più colossale e la meglio conservata, fu trasferita nel cortile interno di Palazzo Nuovo in Campidoglio sede di un'ala dei musei Capitolini, dopo una serie di peregrinazioni:



nel 1588 per volere di Sisto V venne posta a piazza San Marco priva della sua originale vasca rotonda che dotata da Giacomo Della Porta di una nuova bocchetta a forma di mascherone, venne adibita ad abbeveratoio e poi nel 1816 venne installata alla base della statua dei Dioscuri con obelisco a piazza del Quirinale;



nel 1594, Giacomo Della Porta progettò di usare Marforio come decorazione per una sua fontana da addossare al muro di sostegno dell'Aracoeli in Campidoglio e ne commissionò il restauro a Ruggero Bascapè che le ricostruì parte del viso, il braccio destro con la mano che regge la conchiglia e il piede destro; 


e nel 17° secolo per volere di Innocenzo X  la statua fece un'altro giretto per il Campidoglio  a causa degli sbancamenti necessari per la costruzione di Palazzo Nuovo dove fu posizionata a fine lavori nel 1679, su progetto di Filippo Barigioni che solo nel 1734, sotto Clemente XII, la inserì in una nicchia - prospetto. 


Questa figura gigantesca della seconda metà del 1° secolo d.C., adagiata su un fianco rappresenta sicuramente una divinità marina o fluviale, secondo alcuni è il dio Oceano secondo altri l'allegoria del fiume Tevere e per altri ancora l'allegoria del Nera affluente del Tevere.


Marforio è il libero pensatore di pietra, spalla prediletta di Pasquino e quando le due fontane alimentate dall'acquedotto dell'Acqua Vergine che si trovano alle due estremità di piazza Navona, furono circondate da una cancellata, ironizzando sui costumi del tempo 
Marforio disse:" Oh acqua infelicissima! L'hanno chiusa tra cancelli di ferro! "  e 
Pasquino rispose:" Non c'è da meravigliarsi era pura! "







Post dedicati al Congresso degli Arguti

1 Pasquino
3 Il Facchino
4 Madama Lucrezia
5 L'Abate Luigi
6 Il Babuino

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