venerdì 7 maggio 2010

L'Italia è un'altra cosa

L'Italia pulsa nel profondo delle mie vene,  trasuda da ogni singolo poro della mia pelle e si manifesta attraverso la mia voce. Adoro questo paese, sono dispiaciuta, ferita e arrabbiata per come viene maltrattato, calpestato, infangato, oppresso e schiacciato dal peso di individui, che con tanta superficialità, senza ritegno, senza scrupoli, senza vergogna, tramano, trafficano, complottano facendo i furbi in modo illecito, arraffando denaro e potere. "L'Italia è un'altra cosa", è quella della gente come mia madre e mio padre, che hanno consacrato la loro vita al sacrificio per offrire alla loro famiglia serenità e tranquillità. E' quella della gente con il fiato in gola, che non sa come andare avanti, ma non molla, continua con fatica, costanza e coraggio. E' quella della gente che si alza a notte fonda per garantire a tutti l'uso di un servizio. E' quella della gente senza voce, che lavora onestamente nel silenzio della quotidianità e costituisce la struttura portante di questo meraviglioso paese.


© Sciarada

P.S. Auguro a tutti i greci di poter superare velocemente,   questo momento di estrema difficoltà.

1 commento:

  1. Spesso mi sono chiesta come mai mi trovo ancora in questo paese. Si insomma perché non me ne sono ancora andata. E' ormai evidente che non è in grado di garantire, a me come a tutti gli altri, un avvenire decente. E allora cerco di analizzarne le motivazioni.
    Innanzitutto non me ne vado perché qui ci sono tutti i miei affetti: la mia famiglia, i miei amici, il mio ragazzo.
    Non me ne vado perché effettivamente non ho delineato un progetto di vita in un'altra parte del mondo.
    Ma non me ne vado anche perché sono curiosa, voglio vedere come andrà a finire, cosa ancora devo aspettarmi.
    E poi non me ne vado perché qui ci sono nata e non so se saprei ambientarmi in un altro posto, sicuramente sarei divorata dalla nostalgia. Nostalgia di tutto ciò che conosco, che mi è familiare, che sento mio.
    Potrei anche dire - Non me ne vado perché, cavolo, sono in Italia, la terra dei santi, dei poeti, dell'arte, della buona tavola, del clima mite- intavolando chissà quale profondo panegirico sulle bellezze di questo paese, nascondendomici dietro per giustificare la mia scelta. E invece credo, e di questo sono convinta, che anche il peggiore dei luoghi possibili, il meno ospitale, il più corrotto, sia intimamente amato dai propri abitanti. E'una questione di radici, un groviglio di sentimenti complesso e inestricabile che spinge ogni essere umano ad amare profondamente il proprio luogo natio e a soffrire enormemente ogni volta che lo si vede svilito, offeso e deturpato dall'egoismo imperante della Storia. Tutto ciò mi ricorda il mito di Sisifo, costretto a portare in cima ad una rupe un pesante masso che puntualmente poi ricade giù: tutto da capo, tutto da rifare, per l'eternità. Una rivolta cosciente, e senza nessuno scopo,ma proprio per questo più avvincente, più vera come diceva Camus. E allora, per riprendere le fila del discorso: non me ne vado, resto, e parlo, scrivo e manifesto che "ci può essere vergogna ad essere felici da soli" (A. C.).
    P. S. Leggendo questo blog si ha come l'impressione di averti qui davanti: per chi ti conosce risulta evidente il tuo "marchio di fabbrica" che è meraviglioso.

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